Questa foto ritrae la manifestazione di sabato scorso a Tirana. I media italiani hanno ricevuto l’ordine di trattare sottotono la notizia. Eppure queste manifestazioni vanno avanti da un mese e non sono più solo contro un resort di lusso che la famiglia del presidente degli Stati Uniti intende costruire, ma contro il duopolio dei partiti socialista e democratico che governa da tre decenni.
Tutto è iniziato lontano da Tirana, sulla costa meridionale dell’Adriatico. Il 23 maggio, residenti locali e ambientalisti si sono riuniti nel villaggio di Zvërnec dopo che una parte della laguna protetta di Vjosa Narta era stata recintata con filo spinato. Sull’isola disabitata di Sazan e sul tratto di costa adiacente è prevista la costruzione di un resort di lusso, per un costo di circa 1,4 miliardi di euro: un progetto di Affinity Partners, la società di Jared Kushner, genero e inviato speciale del fascista americano Donald Trump.
Il progetto è stato reso possibile dalla Legge n. 21/2024, un emendamento alla Legge sulla tutela della natura del 2017. Dal febbraio 2024, tale legge ha consentito la costruzione di resort a cinque stelle superior, anche nelle zone centrali delle aree protette. La legge non è stata introdotta dal governo, bensì da un gruppo di parlamentari, una manovra che ha aggirato la necessaria valutazione d’impatto e l’udienza pubblica. Il governo ha inoltre concesso al resort lo status di “investimento strategico”, sulla base di una legge del 2015 che prevede permessi accelerati e agevolazioni fiscali.
L’operazione immobiliare avviene per mezzo di una struttura fiduciaria olandese dietro la quale si celano proprietari anonimi; le controversie sulla proprietà dei terreni nell’area del progetto sono in corso da anni; nel frattempo, le spiagge che prima erano accessibili a tutti vengono chiuse. La laguna ospita il fenicottero rosa, da cui il nome dato al movimento dai media albanesi: Rivoluzioni dei Fenicotteri.
A seguito delle proteste di massa, il 1° giugno la procura anticorruzione ha avviato un’indagine sull’acquisizione dei terreni e sullo status di tutela, e il 17 giugno il Parlamento europeo ha chiesto una moratoria e il ritiro dell’emendamento. Tuttavia la rivolta è andata oltre la vicenda immobiliare che ha per oggetto la laguna. Gli striscioni rivelano il vero obiettivo: il rovesciamento del duopolio tra il Partito Socialista di Rama e il Partito Democratico di Berisha, che si sono alternati al potere per oltre trent’anni.
Rama ha smantellato lo stato sociale, limitato diritti e tutele dei lavoratori, ignorato la povertà e spinto decine di migliaia di giovani albanesi all’emigrazione: il Paese è infatti il più povero dell’Europa occidentale e l’esodo, soprattutto giovanile, ha spopolato intere regioni. Berisha, a sua volta, si limita a sfruttare il malcontento per reinventarsi, vuole prendersi il merito del movimento, pur essendo lui stesso parte del sistema.
Rama sta portando avanti a ritmo serrato privatizzazioni e le cosiddette “riforme di mercato” per raggiungere l’obiettivo dell’adesione all’UE entro il 2030. Si è autodefinito un “fanatico dell’UE”. Se Rama si dimettesse e Berisha prendesse il suo posto, non cambierebbe nulla. Contro l’oligarchia c’è una sola opzione: scendere in piazza ogni sera e sabotare il sistema. La prima azione efficace di resistenza e non collaborazione è quella di ritirare in massa tutti i propri soldi dalle banche. Se le banche pongono resistenza, occuparne le sedi centrali e la borsa. Questo è un modo concreto per svelare il vero volto della democrazia capitalista.


La prima azione efficace di resistenza e non collaborazione è quella di ritirare in massa tutti i propri soldi dalle banche. Se le banche pongono resistenza, occuparne le sedi centrali e la borsa. Questo è un modo concreto per svelare il vero volto della democrazia capitalista.
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