Da decenni si discute animatamente su quando verrà definitivamente raggiunto il picco della produzione petrolifera. Nessuno lo sa e nessuno lo può sapere, tuttavia il punto di massima estrazione di petrolio si verificherà prima o poi, dopodiché la curva di produzione si appiattirà.
Da circa un secolo il petrolio ha svolto un ruolo centrale anche nelle guerre. Per gli Stati Uniti questo ruolo è ancora più importante poiché non si tratta solo del petrolio in sé, ma anche della valuta in cui viene venduto, per loro è una questione fondamentale che venga scambiato a livello globale in dollari.
Nel 2003, quando l’Iraq iniziò a vendere petrolio in euro, iniziarono i preparativi per la guerra. Gli Stati Uniti utilizzano il petrolio anche come strumento geopolitico, ad esempio per rovesciare il governo cubano attraverso l’inasprimento del blocco. L’aggressione contro il Venezuela e l’Iran rappresenta contemporaneamente un attacco ai principali partner commerciali e fornitori di petrolio della Cina, e quindi al cuore dell’alleanza BRICS.
La guerra contro l’Iran non riguarda solo e principalmente il petrolio. La forza trainante è stata Israele, che vuole rimodellare l’intero Medio Oriente per diventarne la potenza egemone indiscussa. Il governo israeliano persegue da tempo piani di regime change nella regione, non solo in Iran ma anche in altri paesi.
Che un cambio di regime potesse essere ottenuto solo con bombardamenti aerei era fuori discussione. Storicamente non è mai successo, nemmeno con l’uso delle atomiche sul Giappone, anche se in tal caso si tratta di un discorso bellico diverso e più ampio.
Per quanto riguarda la Cina, Pechino procede molto cauta, persegue una strategia a lungo termine con una prospettiva molto ampia. Nella regione del Golfo ha già svolto un ruolo diplomatico importante, ad esempio, nel ristabilire le relazioni tra Arabia Saudita e Iran. Molti Stati della regione stanno iniziando a mettere in discussione i loro stretti legami con gli Stati Uniti. Hanno avuto la prova che le basi militari statunitensi non rendono la regione più sicura, bensì più instabile.
Nel mondo arabo serpeggia un notevole risentimento nei confronti della politica americana, e ciò consente alla Cina di posizionarsi come attore stabilizzatore. Il suo è un grande esempio di efficacia diplomatica se si pensa, per esempio, che nei giorni scorsi ha firmato un contratto con Kiev per la fornitura di grano ucraino. La Cina, d’altro canto, ha una tradizione storica diversa: per secoli, la sua politica estera si è basata principalmente sul commercio piuttosto che sull’azione militare.
Ora gli Stati Uniti stanno progressivamente ritirandosi dallo scacchiere europeo per concentrare le proprie forze sull’Asia. La contesa con la Cina è una questione di vita o di morte, come del resto conferma la storia dell’imperialismo, non solo quello moderno: quando gli imperi sono in declino, spesso cercano di consolidare la propria posizione militarmente e di fermare le potenze emergenti.
Pechino cerca di evitare il confronto, ad esempio attraverso progetti come la Belt and Road Initiative, al fine di aggirare un blocco navale statunitense. Questa potrebbe essere un’opportunità per scongiurare un confronto bellico diretto e dunque una guerra di vaste proporzioni. Almeno finché la Cina non si sentirà militarmente pronta sul piano del confronto convenzionale, anche se parlare oggi di armamenti convenzionali può risultare fuorviante.
Quanto ai negoziati tra Iran e Stati Uniti, penso che alla fine si raggiungerà un compromesso poiché il rischio di una crisi energetica, economica e finanziaria colpirebbe ogni Paese del mondo, accelerando al contempo dei cambiamenti geopolitici molto pericolosi anche per Washington. Salvo l’imprevedibilità di quel manicomio che è diventata la Casa Bianca e le sue adiacenze.
Beh la Russia è diventata un partner strategico per Pechino in termini di fornitura di gas e petrolio innanzitutto. E se gli States pensavano di isolare sia Pechino sia la Russia hanno ottenuto l'effetto contrario, proprio grazie al biondo gangster.
RispondiEliminaF. G