lunedì 16 ottobre 2017

L'11 settembre di Das Kapital / 1


Il primo libro de Il Capitale: Critica dell’economia politica, è stato pubblicato nel 1867, ossia giusti 150 anni or sono. Dell’anniversario di questa pubblicazione non se ne sono occupati in molti, anzi, quasi nessuno. Ed è un bene, poiché il più delle volte di Marx e della sua opera si scrivono banalità, infamie e cazzate. Karl Marx è sicuramente l’uomo più calunniato di sempre. La sua opera principale, unitamente a L’origine delle specie, sono tra le opere più citate e meno lette. Per un primo semplice motivo: tutti credono di sapere di che cosa si tratti. Nel caso del Capitale non di rado si sente dire che non vale la pena leggerlo.

Un esempio. Horold Wilson, il primo ministro britannico, si vantava di non averlo mai letto: “Sono arrivato solo alla seconda pagina, dove c’è una nota che prende quasi una pagina intera. Ho pensato che due frasi di testo e una pagina di note fossero troppo”. Inutile dire che l’unica nota un po’ lunga si trova a conclusione del primo capitolo, aggiunta alla seconda edizione. Invece è proprio curioso il caso de L’origine delle specie, laddove Darwin già al termine della prima pagina presenta una nota analoga, per lunghezza, a quella che si trova alla fine del primo capitolo del Capitale, e un’altra nota abbastanza lunga al termine della seconda pagina. E tuttavia possiamo giudicare il valore di un’opera scientifica su questo stupido genere di considerazioni?



Il Capitale, fu pubblicato dall’editore Otto Meissner di Amburgo, ma stampato presso un certo Otto Wigand di Lipsia, che cominciò il lavoro tipografico il 29 aprile 1867. Poco si sa anche sul giorno nel quale l’opera fece la sua comparsa nelle librerie. Il 14 settembre 1867, apparve una nota nel Börsenblatt che includeva tra le novità libraie un libro dal titolo Das Kapital. Da questo fatto, i redattori del Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA) hanno dedotto che “il primo volume del Capitale è uscito l’11 settembre 1867”.

E tuttavia proprio l’11 settembre, in una lettera ad Engels, il Moro scriveva “Mi sembra che la gente di Meissner a Lipsia mandi le cose molto per le lunghe per far uscire il libro. Ancora nessun annuncio in nessuna parte”. Ancora il 12 settembre Marx scriveva al suo amico lamentandosi dell’increscioso ritardo dell’editore. Evidentemente a Londra non era ancora giunta notizia della pubblicazione. Questa prima edizione è stata battuta recentemente sul mercato antiquario a 1,5mln di euro. Marx ebbe a dire a suo genero Paul Lafargue che “Il Capitale non mi farà guadagnare abbastanza per pagare i sigari che ho fumato mentre lo scrivevo”. Profetico.

Il manoscritto, la cui redazione era costata tanto studio e innumerevoli notti insonni, fu portato personalmente da Londra all’editore di Amburgo dal suo Autore. È interessante e anche esilarante leggere, nella corrispondenza con Engels, il racconto del viaggio sia dell’andata che quello del ritorno. All’andata il vapore a vela trovò un tempo straordinariamente orribile e burrasca, “tra fulmini e tempeste”. Compagni di viaggio di Marx furono, tra gli altri, un mercante di bestiame londinese, un capitano di mare tedesco, un orologiaio di Londra, pure lui tedesco, e un altro tedesco del Texas, personaggio principale, che da 15 anni andava girando la parte orientale del Perù. Come appendice, un personaggio femminile (le altre signore tutto in preda al mal di mare e vomitanti stavano nel reparto femminile). Questa signora, che parlava un bello hannoverese, era figlia d’un ministro e da lungo tempo era una raddrizzatrice di uomini, pietista, piena di bellezza spirituale. Proprio quando la tempesta era più violenta, questa combriccola di uomini se ne stava a sbevazzare, mentre la signora giaceva su un canapè di dove di tanto in tanto il movimento della nave la scaraventava sul pavimento in mezzo alla cabina. “Che cosa teneva incatenata questa bellezza in tali penose condizioni? Perché non si ritirava nella sala delle donne?” Il giramondo tedesco, prosegue Marx nella lettera, quello del Perù, “raccontava con vero gusto tutte le porcherie sessuali dei selvaggi. Voilà le charme per la donna delicata, pura, fine”.

Non si deve credere che Marx fosse un carattere cupo, arcigno, sempre immerso nei suoi pensieri “sul comunismo”. Tutt’altro. Secondo la testimoniaza di Freedich Lessner, Marx “era di una compagnia straordinaria, che affascinava e incantava chiunque venisse a contatto con lui. Il suo umorismo era indistruttibile, la sua risata straordinariamente cordiale”. Secondo un’altra testimonianza, per conoscere Marx bisognava vederlo in mezzo alla sua famiglia e, la sera della domenica, in mezzo alla cerchia dei suoi amici, quando aveva messo da parte libri e quaderni. “Allora si dimostrava uomo di piacevolissima compagnia, pieno di umorismo e di spirito, pronto a ridere di tutto cuore. I suoi occhi neri, ombreggiati da folte sopracciglia, brillavano di allegria e sprizzavano ironia quando ascoltava un motto spiritoso o una risposta sagace”.

Tra l’altro, nel corso del suo viaggio in Germania nel 1867, mentre era in attesa delle bozze a stampa del libro, Marx partecipò a un ricevimento dato dal maestro di scacchi Gustav R.L. Neumann. Ci è rimasta la trascrizione dell’unica partita che Marx giocò quella sera contro un certo Mayer: Marx muove per primo, dopo la 28^, il nero abbandona.

Marx, a riguardo del suo viaggio col manoscritto, e poi del libro che si andava stampando, temeva gli agenti segreti bismarkiani. Le sue non erano paranoie, dato il fatto, per esempio, che se possediamo una descrizione dettagliata dell’interno dell’abitazione della casa di Marx lo dobbiamo proprio a questo genere di rapporti della polizia segreta. Al riguardo è significativa la lettera che Engels scrive il 1° settembre a Marx: “È una fortuna che il libro [il Capitale], per così dire, abbia per palcoscenico quasi soltanto l’Inghilterra, altrimenti interverrebbe il paragrafo 100 del Codice penale prussiano […] e si trarrebbe dietro la confisca. […] Una proibizione del libro in Germania sarebbe dunque sempre possibile, ma nelle attuali circostanze comunque senza effetto”.


Curiosissima l’avventura, per così dire, che vede protagonista Marx e una signora sul battello (e poi una volta giunti a terra) di ritorno da Amburgo a Londra. Il racconto denota anche un lato del carattere di Marx. Ne farò cenno nel prossimo post, nel quale dirò qualcosa anche a proposito delle edizioni italiane de Il Capitale. E degli svarioni di traduzione.

[continuazione]

3 commenti:

  1. Marx ce lo vedo troppo in questa descrizione. In fondo una filosofia così profondamente pervasa di umanesimo ed etica non può che venire da un uomo che amasse profondamente la vita.

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  2. Queste note di colore sono deliziosamente godibili.
    Abbastanza infrequenti da essere molto desiderate...

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