domenica 18 gennaio 2026

La grande illusione

 

«È più facile resistere all’inizio che alla fine»

Leonardo da Vinci

Segnalo un articolo pubblicato su Nature, a firma di tre ricercatori dell’Università Nazionale di Taiwan, nel quale si descrive un robot, ovvero un framework di robotica cognitiva impiegato su Chat GPT-4. La macchina, denominata Mobi, ovviamente antropomorfizzata (compresa una telecamera di profondità, un pannello touch, bracci robotici e un telaio), sarebbe in grado di simulare e migliorare le “dinamiche conversazionali e l’esperienza utente”, quindi di manifestare “una capacità cognitiva e una coscienza simili a quelle umane”.

Siamo ancora una volta sulla scia di una rappresentazione mitica del robot, che consiste nel considerare le macchine come doppi dell’uomo, attribuendo loro un’esistenza separata e autonoma.

La versione GPT-4 del chatbot di OpenAI ha potenziato e migliorato le capacità di testo, visione, audio e analisi delle emozioni umane, e nel corso della ricerca ha dimostrato di poter andare oltre la simulazione di una personalità ed entrare nella sfera predittiva: “Grazie alla conoscenza dei ricordi, dei tratti della personalità e dei modelli linguistici di un individuo, [...] può prevedere il discorso e le decisioni di quella persona” e dunque può adattarsi “all’evoluzione degli stati emotivi e del contesto sociale dell’utente”.

Che è un po’ quello, in definitiva, che fanno i cartomanti con i loro clienti.

La chiave di tutto è ovviamente il cervello umano, il quale “costruisce un modello predittivo dell’attenzione altrui, dotando gli individui di notevoli capacità sociali per anticipare gli stati mentali e i comportamenti dei loro coetanei. Di conseguenza, ciò facilita la ricostruzione delle proprie emozioni, convinzioni e intenzioni”.

In particolare, “Quando una persona esprime un’affermazione, questa è sempre orientata a una certa conoscenza a causa dell’intenzione della sua coscienza. [...] Un robot può svolgere funzioni di coscienza, come la teoria della mente (ToM), realizzando l’intenzione, che orienta il suo comportamento al proprio intento, alle proprie emozioni e produce una conversazione più direzionale. Inoltre, il comportamento passato e altre variabili del comportamento pianificato, l’intenzione di agire, così come l’intenzione di astenersi dall’agire, influenzano l’intenzione di agire”.

La Teoria della mente (ToM) si riferisce alla capacità (in tal caso della macchina) di dedurre e attribuire stati mentali (ad esempio credenze, intenzioni, sentimenti) agli altri. Un robot con ToM può comprendere il pensiero dell’utente e comportarsi in modo più simile a quello umano. È una teoria in origine sorta presso gli etologi sulla base delle osservazioni dei comportamenti empatici dimostrati dagli scimpanzé!

Per il resto, l’articolo è molto tecnico, ma in sintesi questo Mobi è un agente conversazionale in grado di simulare una personalità completa con –dicono – cognizione incorporata. Tutta questa faccenda della somiglianza tra umano e robot è una impostura ideologica, molto diffusa nei discorsi transumanisti della Silicon Valley. Procede ignorando la diversità essenziale tra le funzioni socio-culturali e quelle psicofisiologiche, affidando in ultima analisi la soluzione semplicemente al dominio di queste ultime (**).

Andando col discorso sulla struttura e le performance concrete delle cosiddette intelligenze artificiali generative, esse si basano, com’è noto, su grandi modelli linguistici che consentono la produzione industriale di parole e testi attraverso calcoli statistici eseguiti su enormi quantità di dati digitalizzati. Come oggetti tecnici, rimangono materia inorganica che reagisce a calcoli probabilistici. Noiosa predeterminazione su base matematica, anche quando ci sorridono, ci chiamano per nome e “indovinano” il nostro stato d’animo e la nostra prossima risposta.

Però questo è solo l’aspetto più apparente, che non deve trarci in inganno: questi oggetti tecnologici non rivoluzionano più solo l’automazione del lavoro manuale o delle attività gestuali o fisiche, ma anche l’automazione del lavoro intellettuale, delle attività mentali e psicologiche. Sono strumenti psicologici che trasformano profondamente le funzioni psichiche, le strutture mentali e i modi di pensare degli utilizzatori.

La questione, come solito, sta nel loro impiego, che non è quello dichiarato in etichetta. Già con l’espressione “intelligenza artificiale”, oppure “cervello artificiale” o “coscienza artificiale”, eccetera, un modello di ricerca scientifica è stato convertito in una macchina di propaganda ideologica al fine di nascondere la presenza di decisori, non neutrali, dietro l’anonimato della macchina.

La domanda che dobbiamo quindi porci nel contesto attuale non è se le macchine saranno in grado di imparare o pensare (di diventare intelligenti e coscienti), ma piuttosto quali effetti avrà questo processo di automazione testuale, linguistica e simbolica sulle nostre menti e sulle nostre società.

È palese il rischio di un’ulteriore sterilizzazione culturale e manipolazione sofisticata, poiché l’espressione linguistica, testuale o simbolica è la facoltà che ci consente di pensare con la nostra testa e anche di connetterci collettivamente attraverso un ambiente culturale condiviso. Inoltre, è evidente a chiunque che il passaggio dai media cartacei a quelli digitali ha cambiato, specie per quanto riguarda le nuove generazioni, le pratiche di scrittura e lettura. A mio avviso, tale cambiamento non può non avere, nel tempo e nello sviluppo dell’individuo, effetti a livello neuronale e cerebrale, e dunque sulle stesse connessioni sinaptiche.

Questo passo indietro (ripeto: evidente specie nella formazione dei più giovani) dovrebbe consentirci di cogliere le questioni antropologiche e di civiltà legate alla digitalizzazione e all’automazione delle pratiche espressive che ci riguardano oggi (non si tratta meramente di una questione legata alle forme di “comunicazione”!). Pertanto, fino a che punto queste tecnologie algoritmiche e linguistiche trasformeranno i nostri cervelli e, più in generale, le nostre vite psichiche (influenzando identità e decisioni) e collettive (avanzamento implacabile dei poteri di controllo, disciplinari, eccetera)?

Per chiudere (tornerò sull’argomento), dal lato del significato politico si tratta di un’ulteriore prova che il capitale tende alla totalità, a non lasciare nulla fuori dal proprio orizzonte, dal proprio respiro, dal proprio dominio.

(*) Non sono io a sostenerlo: Elon Musk e altri, nel marzo 2023, sollevarono la questione del rischio dell’avvento di “menti digitali” che minacciano il futuro dell’umanità, in seguito al rilascio della prima “intelligenza artificiale generativa” accessibile al grande pubblico, prodotta dalla società OpenAI e denominata ChatGPT.

(**) Raymond Kurzweil, fondatore del movimento transumanista e direttore dell’ingegneria di Google, pubblica libri sulle “macchine intelligenti” o “macchine spirituali e immortali” (che aumentano autonomamatente le proprie prestazioni) dagli anni Novanta e mobilita anche l’idea di “singolarità tecnologica”, secondo la quale una superintelligenza artificiale (o “intelligenza artificiale generale”) in grado di superare le capacità umane sarebbe sull’orlo del futuro attraverso l’aumento della potenza di calcolo.

sabato 17 gennaio 2026

La profezia che si avvera

 

Il 2025 è stato un anno in cui tutto è cambiato, i danni strutturali si riveleranno in tutta la loro gravità troppo tardi per mettervi riparo. Ne è un sintomo evidente il prezzo dell’oro. Ha raggiunto il massimo storico di 4.500 dollari l’oncia troy (31,1 g) la vigilia di natale. Questo ha segnato il maggiore aumento annuo del prezzo dell’oro dal 1979, pari al 71%. L’aumento appare leggermente meno pronunciato in euro (+54%) rispetto al dollaro, perché l’euro si è apprezzato rispetto al dollaro del 12-13% (un aumento del cambio che va ad aggiungersi ai dazi). Tuttavia, il rapido aumento del prezzo del metallo non è iniziato nel 2025, ma è in corso da diversi anni, segno che il dollaro statunitense non è considerato affidabile da diversi anni. Le mattane di Trump hanno solo accelerato questa tendenza.

Tuttavia, anche per motivi facilmente intuibili ed esperienze storiche maturate, il metallo prezioso non è adatto come valuta globale di scambio. Il dollaro è diventato moneta mondiale dopo la seconda guerra mondiale; potrà trovare la fine del suo ruolo solo dopo la terza guerra mondiale, oppure dopo un crac finanziario mondiale d’inedita dirompenza. Le due cose potrebbero essere legate.

L’economia globale è più fragile di quanto suggeriscano i principali indicatori, a cominciare dalla fragilità del settore dell’intelligenza artificiale, vale a dire il divario tra le altissime valutazioni dell’IA e i rendimenti effettivi dell’IA. Ora a dare una mano arriverà la pubblicità su OpenAI. Pagheremo caro, pagheremo tutto: mai slogan è stato più profetico.

L’ideologia dominante ha tutto l’interesse di capovolgere la realtà, ossia di far apparire le contraddizioni e le “disarmonie” del sistema come causa dello sviluppo tecnologico, e non come causa dei fini reali perseguiti nell’impiego delle nuove tecnologie. Domani un post chiaro e semplice sugli effetti dell’IA sulle nostre menti e sulle nostre società.

venerdì 16 gennaio 2026

[...]

 

Gli onori stanno arrivando fitti e veloci: dopo aver ricevuto ieri il premio Nobel per la pace da Maria Machado, Donald Trump ha ricevuto oggi la pornostar Larissa Love, che gli ha consegnato il certificato di record mondiale per il maggior numero di pompini in 24 ore.

Il tempo utile sta scadendo

 

Quando il discorso pubblico oscilla tra due estremi, è difficile posizionarsi senza scontentare gli uni o gli altri. Come già succede per Gaza, la continua copertura mediatica della guerra tra Russia e Ucraina sta gradualmente desensibilizzando l’opinione pubblica (esiste?), afflitta da ogni sorta di “notizia” e, salvo eccezioni, da un’inestinguibile apatia per tutto ciò che sta ad un metro dal culo di ognuno di noi.

Personalmente ritengo di non avere di questi problemi e dunque, se da una parte sostengo che l’Ucraina è sempre più pedina nella politica di potenza globale, dall’altra non penso si possano tacere le condizioni in cui è costretta a vivere la sua popolazione dopo quattro anni di guerra. Va bene per le ragioni della Russia, mettiamoci anche quella dell’Ucraina, ma stiamo parlando di decine di milioni di persone, da una parte e dall’altra (ma più una parte che l’altra), che, strette nella morsa distruttiva della politica di potere globale, patiscono il perdurare di un conflitto sulla propria pelle senza speranza di una via d’uscita. Le finte dichiarazioni di pace oscurano i veri obiettivi.

Sarebbe tempo di dire basta, ma per farlo serve prima un ricambio al vertice del potere politico e militare ucraino. E questo, vista l’impotenza e gli interessi europei in gioco, può venire solo dalla volontà di un uomo solo, piaccia o no. Parlo di interessi europei in gioco posto che, ultimo esempio, il prestito di 90 miliardi di euro, garantito dal bilancio dell’UE e da erogare in due anni, sarà utilizzato per due terzi per acquistare sistemi d’arma, preferibilmente all’interno dell’UE, come ha ammesso Emmanuel Macron. Solo in casi eccezionali il prestito dell’UE dovrebbe essere utilizzato per alimentare l’industria bellica statunitense. Immaginiamo la gioia di Trump.

In parole povere: l’UE sta stanziando diverse decine di miliardi di euro in più per la sua industria bellica, oltre a tutto ciò che già esiste nei programmi pertinenti. È quasi confortante sapere che l’Ucraina non sarà mai in grado di rimborsare i soldi che arrivano da Bruxelles, se non ipotecando ulteriori quote del proprio patrimonio. Prima o poi, il conto sarà presentato ai contribuenti europei, vale a dire salariati e pensionati (per gli altri vale il forfait discrezionale). Quousque tandem abutere patientia nostra?

Se un politico europeo, anche vagamente di sinistra e perfino centrista o di destra, negli anni ‘60 o ‘70 avesse proclamato che dovevamo portare le spese per le armi al 5% del Pil e di diventare “capaci di combattere”, sarebbe stato internato in un istituto psichiatrico. Quando, mi chiedo, a livello europeo e in coordinazione, milioni di persone scenderanno in piazza, con cadenza almeno settimanale, per dire: “basta con la guerra, stop al riarmo, tornatevene nelle fogne da dove siete venuti”? Il rischio è che quando lo si vorrà finalmente fare, non sarà più possibile farlo perché il tempo utile è scaduto.

Il gatto cinese

 

I dati dimostrano che l’economia mondiale sta entrando in una nuova era. La Cina ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale record di 1.189 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo e le importazioni stabili. Il record delle esportazioni della Cina va sui libri di storia. Non esiste un precedente storico per un simile predominio nelle esportazioni (*).

Volevano insegnare il capitalismo ai comunisti cinesi. Voilà. Quando impareremo noi a giocare a weiqi?

La Cina non è più solo la terra lontana e sottosviluppata la cui fenomenale forza lavoro fungeva da laboratorio esclusivo per la produzione di beni di bassa gamma destinati a un Occidente dotato di tecnologie all’avanguardia. Continua a inondare il pianeta di vestiti usa e getta, giocattoli di plastica a basso costo e aspirapolvere che si rompono dopo due mesi, ma ora si sta anche affermando come potenza leader in molti settori chiave del XXI secolo: elettronica, social network, auto elettriche, energia decarbonizzata, intelligenza artificiale, eccetera.

Un solo esempio: la società DJI (acronimo di Dà-Jiāng Innovations), con sede principale a Shenzhen, detiene una quota del 76% del mercato globale dei droni civili utilizzati in agricoltura e nei servizi di consegna. Poco prima di Natale, gli Stati Uniti hanno di fatto vietato la maggior parte dei droni stranieri. Questo divieto è rivolto principalmente a DJI. La giustificazione standard: aziende private come DJI sono obbligate a condividere i dati con lo Stato cinese. DJI sta rispondendo diversificando la sua gamma di prodotti e ora produce anche motori per biciclette elettriche e robot aspirapolvere.

L’UE importa tre volte di più di quanto esporti in Cina, con un deficit commerciale di oltre 300 miliardi di euro nel 2024. L’UE intende adottare misure simili a quelle degli Stati Uniti contro la concorrenza cinese. Nuova era, nuove guerre economiche. Dai divieti alle bombe il passo è breve. Pechino lo sa benissimo, ed infatti quest’anno ha nuovamente aumentato il suo bilancio militare del 7,2%, stanziando oltre 200 miliardi di dollari.

(*) A livello interno, con una domanda debole innescata dalla crisi immobiliare, i prezzi alla produzione sono in calo da tre anni e la deflazione è chiaramente visibile: un gelato a volte costa meno di 25 centesimi; le camere d’albergo negli hotel a quattro stelle in molte città costano appena 50 euro e i pasti spesso solo due o tre euro. Di conseguenza, i prodotti cinesi sono diventati sempre più economici all’estero, mentre l’elevata inflazione nei paesi industrializzati occidentali ha reso i loro prodotti significativamente più costosi.