Il prof. Massimo Cacciari, sempre più ecumenico, sostiene che bisogna usare la parola “fascismo” con molta
parsimonia, anzi, che è preferibile non usarla affatto. Sostiene anche che, pur non
condividendo una sillaba delle posizioni di CasaPound e simili, è necessario confrontarsi
con queste frange estremiste (che non definisce “fasciste”, per via della parsimonia di cui
sopra), altrimenti, nel negarsi, nel respingerli, si fa il loro gioco, ossia si dà loro visibilità e si
fanno passare per vittime della nostra chiusura e intolleranza.
So bene che quelli di CasaPound e gli esponenti del partito della Meloni non sono i soli
fascisti, ma solo quelli più visibili. Con la differenza che i primi (CasaPound e simili) hanno
il coraggio o meglio l’impunita impudenza di definirsi fascisti e di comportarsi come tali;
per contro, gli esponenti politici di Fratelli d’Italia, al momento, non vogliono esporsi più di
tanto, e ciò per opportunità politica o anche per viltà.
Se non li definisci fascisti, quale altro termine usare? Vogliamo sostituire la parola fascismo
con totalitarismo, autoritarismo o altro ancora? Non ritengo totalitarismo un aggettivo
equipollente, né altrettanto chiaro e comprensibile a tutti, poiché totalitarismo è un termine
applicabile a situazioni e comportamenti anche molto diversi tra loro. Che il fascismo abbia
un’anima totalitaria è pacifico (non bisogna commettere l’errore di Hannah Arendt, che
escluse il fascismo dalla categoria del totalitarismo), ma il fascismo è anche qualcosa di
diverso, di più perfido e insinuante.
Da un punto di vista storico, è stato (ed è tutt’ora) un errore far passere l’idea che il regime
fascista si basasse essenzialmente sul mito di Mussolini, capo di una minoranza
radicalizzata che aveva preso il potere con la forza e lo aveva mantenuto esclusivamente
attraverso la repressione e la propaganda, con la complicità degli strati sociali dominanti,
della passività delle masse, e così via.
C’è molto di vero in questo, ma non basta. Se il fascismo fosse stato essenzialmente quello
descritto, allora gli attuali epigoni che governano e siedono in parlamento non sarebbero
dei fascisti o neofascisti, ma dei semplici parvenu giunti al potere per via legale e pacifica,
che puntano alla poltrona e allo stipendio. Cosa anche questa effettiva, ma solo in parte. C’è
la zampa dei grandi poteri, ma lo zoccolo duro è dato, per motivi diversi, da molti altri
ambiti trasversali alla società.
È proprio sulla base di questo errore (*), ossia dell’immagine dei “buoni italiani” vittime del
fascismo, che le questioni sull’eredità del fascismo nell’Italia del dopoguerra furono
considerate irrilevanti, poiché la realtà del consenso veniva negata. Non vi fu una
defascizzazione, tantomeno nel settore della pubblica amministrazione e degli apparati.
Ed è perciò illusorio pensare che questo rigurgito di schiuma fascista sia destinato ad essere
riassorbito non appena la crisi economica e sociale si aggraverà (o causa l’esito negativo di
un voto referendario). Questa schiuma è il prodotto della crisi di un establishment che non
sa rispondere sul piano politico, sociale e culturale alle profonde trasformazioni indotte
dalla nuova fase del capitalismo e dai nuovi e dirompenti rapporti geopolitici.