Nel post precedente avevo posto una domanda. Ho ricevuto un solo commento. Molto stimolante questa situazione per chi scrive un blog: porre domande e non ricevere risposte. Vero, peraltro, che nella nostra epoca non si pongono nemmeno più delle domande, a motivo del fatto che riteniamo di sapere già tutte le risposte.
Dove si trova, all’interno di un nocciolo di ciliegia, il progetto per la crescita dell’albero? Quale ingranaggio di un orologio aziona le lancette? Quale parte dell’orologio misura il tempo? In generale, il rapporto tra la parte e il tutto è molto più complesso di quanto sembri. Già aver ipotizzato che il mondo fosse composto da atomi e molecole non fu affatto facile da far accettare.
Il chimico Wilhelm Ostwald (1853-1932), ad esempio, aderiva alla teoria dell’energetismo, secondo cui tutto in ultima analisi è composto da energia fluida e infinitamente divisibile, piuttosto che essere “granulare” e costituito da minuscole particelle. Ciò non impedì che gli venisse conferito il Nobel per altri indubbi suoi meriti.
Nel 1902 brevettò un metodo per la produzione industriale di acido nitrico, fondamentale per la creazione di fertilizzanti ed esplosivi. Elly Schlein conosce a memoria il suo sistema di classificazione colorimetrico, mentre Karl Calenda è un esperto di livello universale della sua legge sulla diluizione.
Nel 1905, Albert Einstein spiegò il motivo per cui la polvere di polline sembra danzare nell’acqua al microscopio (moto browniano). Questo movimento è il risultato di collisioni casuali tra le molecole d’acqua e le particelle di polvere. L’anno successivo, le previsioni di Einstein su come il moto browniano dipendesse dalla temperatura e dalla viscosità del liquido furono confermate sperimentalmente, e con esse, l’esistenza delle molecole.
Ludwig Boltzmann, che aveva utilizzato la sua “meccanica statistica” per collegare il micromondo invisibile degli atomi in movimento con il macromondo visibile delle cose che ci circondano, si impiccò quello stesso anno. Qui vicino, a Duino. Come un personaggio di una tragedia classica, dove il messaggero con il messaggio di vittoria arriva troppo tardi.
Si deve a Boltzmann la prima prova concreta dell’esistenza degli atomi. Con una necessaria precisazione: mentre Boltzmann partiva dal moto delle particelle e derivava le grandezze macroscopiche (pressione, temperatura, ecc.) come valori medi di tale moto, Einstein interpretò il movimento ondulatorio delle particelle di polvere (di dimensioni quasi macroscopiche) come una fluttuazione nella media di numerose collisioni tra particelle di polvere e molecole d’acqua, deducendo da questa fluttuazione l’esistenza delle molecole.
In sostanza, Einstein partiva da un presupposto esattamente contrario a quello di Boltzmann. Ad ogni modo, fu proprio l’applicazione di metodi statistici alla descrizione della natura che portò al risultato. Ad esempio, una descrizione statistica della velocità delle molecole non specifica più la velocità con cui si muove ogni singola molecola, ma indica piuttosto con quale frequenza si verifica ciascuna velocità, ovvero quante particelle si muovono a quella velocità.
Boltzmann è noto anche per una più banale (giudizio di Schrodinger) osservazione, ossia quella secondo cui l’ordine ha la tendenza a trasformarsi spontaneamente in disordine, mentre non accade il fatto contrario. Solo che non esiste in natura uno stato “ordinato”. L’universo stesso parte da uno stato disordinato; se consideriamo l’evoluzione della materia, occorre partire dal disordine iniziale. Da questo disordine iniziale parte l’evoluzione, che produce le più diverse forme di relativo ordine.
A partire dall’originario disordine, dall’originaria energia, forniti dal big bang, le più diverse forme materiali (formazione delle galassie di stelle, dei pianeti, e tra questi, di un pianeta nel quale è potuta sorgere la vita, e la vita cosciente) altro non sono che un complesso di risultati statistici eccezionali fondati su grandi numeri. Occorre un enorme dispendio di energia perché possano sorgere dal disordine (dal caso), come risultati straordinari e statisticamente eccezionali, forme ordinate (la necessità).





