martedì 9 giugno 2026

L’angelo sterminatore

 

L’11 aprile scrivevo: «Non è casuale che il governo iraniano rischi una nuova ondata di guerra contro il proprio paese insistendo su negoziati con gli Stati Uniti solo a condizione che il Libano sia incluso nell’attuale cessate il fuoco, come originariamente concordato. È in Libano che si gioca la partita, per opposti interessi; lo Stretto di Hormuz è solo uno strumento di guerra, di ricatto

Il 18 aprile, ne spiegavo i motivi: «Il Libano funge per l’Iran come avamposto contro Israele, ma c’è almeno un altro motivo importante per il quale Israele vuole occupare il Libano meridionale. Il Libano rappresenta un’eccezione in una regione dove l’acqua scarseggia e lo rende davvero oggetto di desiderio. È attraversato da oltre trenta fiumi, di cui tre sono i principali: il fiume Litani e il Wazzani, affluente dell’Hasbani, il quale a sua volta alimenta il fiume Giordano, che è il principale immissario del lago di Tiberiade, unica grande risorsa d’acqua dolce in superficie della Palestina. Il Litani scorre interamente in territorio libanese, i fiumi Wazzani e Hasbani si trovano in gran parte in territorio libanese a monte del fiume Giordano.»

In queste ore, l’Iran insiste per includere il Libano in un cessate il fuoco, dopo che domenica Israele aveva bombardato il quartiere di Dahiya, per la prima volta dal rinnovo del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, in vigore da soli tre giorni. Dal punto di vista dell’Iran, Israele ha oltrepassato una “linea rossa”. L’esercito iraniano ha lanciato una salva di missili balistici contro Israele, e Tel Aviv ha risposto al fuoco, rendendo così il cessate il fuoco ciò che era stato fin dall’inizio: inutile.

L’Iran ha stabilito un suo principio: se attaccate Beirut, noi attaccheremo Israele. Dal punto di vista iraniano, un accordo con Washington non può essere separato dal Libano, da Gaza e dagli altri teatri di aggressione israeliani. E però l’accordo di coalizione di Netanyahu codifica come dottrina di Stato che il popolo ebraico ha un diritto esclusivo e inalienabile su tutte le parti della “Terra d’Israele”. Per il momento, a livello ufficiale, tale “diritto” si estende dal Mediterraneo al fiume Giordano, senza nemmeno un’ombra di autodeterminazione palestinese.

Ieri, Israele ha chiuso i valichi di frontiera di Kerem Shalom e Rafah alle evacuazioni mediche e alle consegne di aiuti a Gaza. Si sono avute altre decine di morti, la strage continua. Ma la base dell’attuale politica del governo israeliano va anche oltre e riguarda le ambizioni di un Grande Israele che si estenda dal Nilo all’Eufrate. Ambizioni che dal punto di vista della propaganda sono legittimate dalla Torah. Il disegno sionista è questo. Non dimentichiamoci che hanno dio dalla loro parte, lo stesso che inviò langelo sterminatore nellAntico Egitto.

L’Iran, pur non essendo un paese arabo, ha ben chiara la minaccia.

lunedì 8 giugno 2026

Il Papa cieco

 

Le loro encicliche generano più clamore di una grande scoperta scientifica. I loro viaggi, chiamati pellegrinaggi e coperti da media adoranti, attirano decine di migliaia di inebetiti. Ci sarebbe da chiedersi il perché, se la risposta non fosse già stata data da un mio amico di Treviri, quella che vede la comparsa dell’uomo produttore e prodotto della merce, ossia vittima della congiunzione tra schiavitù economica e religiosa (vedi alla voce “alienazione”).

Troppo spesso si dimentica che il Papa cattolico è tra i massimi rappresentanti a livello mondiale del pensiero irrazionale, quel pensiero che rappresenta la codardia di coloro che vi si rassegnano, quelli che hanno una vera passione per la sofferenza, che sacralizzano, e provano un vero amore per la povertà altrui: “C’è qualcosa di bello nel vedere i poveri accettare il loro destino e soffrire come Cristo durante la sua Passione”.

Questi fanatici della dimensione metafisica, di scienza ne capiscono meglio di chiunque altro. Infatti ritengono che “la fede nella creazione offra la spiegazione più completa e migliore di tutte le altre teorie”. Misogini, questi falsi eunuchi (Mt 19,12) impartiscono lezioni sui comportamenti sessuali degli altri. Esperti delle problematiche della famiglia, pur non avendone una loro, sono pedagogisti insuperabili per quanto riguarda l’educazione dei figli (degli altri), ma insuperabili anche nel molestarli sessualmente.

Custodi della sacralità della “vita”, rivendicano il ruolo di istruire e guidare, di avere le competenze necessarie a garantirne la sicurezza etica e morale del mondo intero. Fino al punto di definire “sicari” i medici che praticano l’interruzione di gravidanza, un “crimine abominevole”, laddove già da subito l’ovulo fecondato avrebbe statuto di soggetto giuridico. E del resto, già chi si masturba commette peccato, per fortuna scontato a caro prezzo, ossia con la cecità.

sabato 6 giugno 2026

La faccia come il culo

 

Zelensky ha invitato Putin per un incontro. Le trattative di pace, secondo il fascista ucraino, dovrebbero aver luogo con la partecipazione della UE, dunque anzitutto con la presenta del cosiddetto Alto rappresentante per gli affari esteri, vale a dire con quella ignorante russofoba della Kaja Kallas. La quale ha appena avanzato ancora una volta richieste massimaliste del tutto irrealistiche che presuppongono la sconfitta della Russia.

Zelenskyj è ancora una volta interessato alla propaganda e per nulla alla pace. Vuole scaricare la responsabilità della continuazione della guerra sull’altra parte. Con l’obiettivo di assicurarsi ulteriori miliardi in aiuti dall’Occidente, proprio mentre la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, con i voti dei Democratici e di alcuni Repubblicani, ha appena approvato un nuovo pacchetto di sanzioni e aiuti contro la Russia e a favore della corrotta cricca che tiene per la gola l’Ucraina.

È vero: la nuova offensiva ucraina con i droni contro l’entroterra russo e le vie di rifornimento verso la Crimea ha destato una certa apprensione nell’opinione pubblica russa. È altrettanto vero che la Russia sarà praticamente incapace di prevenire tali attacchi: coprire un tratto di autostrada di 600 chilometri con reti anti-drone o schierare una batteria anti- drone ogni dieci chilometri non può scongiurare definitivamente la minaccia.

Secondo fonti russe, gli attacchi vengono effettuati utilizzando droni Hornet di fabbricazione statunitense. Come sa bene ogni giardiniere, l’unico modo efficace per eliminare i calabroni è affumicare i loro nidi. Tuttavia, anche questo metodo ha una durata limitata alla stagione successiva. La domanda, quindi, è: in caso di tregua o di accordo, quali garanzie di sicurezza potrà ottenere la Russia contro future provocazioni ucraine? L’accesso a questi droni a lungo raggio indurrà molti in Ucraina a non considerare un cessate il fuoco lungo la linea del fronte come la soluzione definitiva. E la Russia non potrà permettersi di fare affidamento sugli Stati Uniti o sull’UE come garanti di una potenziale soluzione di questo tipo.

Repubblica, il giornale satirico più letto in Europa

Un drone ucraino è esploso nel porto rumeno di Costanza. Il portavoce ucraino ha dichiarato che il drone ha perso il controllo ed è deviato dalla rotta a causa di segnali di disturbo russi. Costanza si trova quasi al confine con la Bulgaria. Dunque a molte centinaia di chilometri dalla “rotta”. Inoltre, quel tipo di droni si autodistruggono in caso di perdita di contatto con l’operatore. Difatti, il Ministero della Difesa rumeno ha dichiarato venerdì che il drone si è autodistrutto alle 10:30 ora locale (07:30 GMT), “circa quattro ore dopo che era stata segnalata la sua presenza”. Raed Arafat, capo del Dipartimento rumeno per le situazioni di emergenza (DSU), ha dichiarato che il drone è stato segnalato per la prima volta intorno alle 6 del mattino. Il drone si è autodistrutto dopo che l’area era stata messa in sicurezza ed evacuata, e non si sono registrati feriti.

Secondo il presidente rumeno Nicuor Dan, quattro droni della marina ucraina erano sfuggiti al controllo e si sono poi autodistrutti: uno nel porto di Costanza, un altro al largo sotto la sorveglianza della Guardia Costiera e altri due a circa 145 chilometri a est di Costanza. Dunque non di un drone solo la marina ucraina avrebbe perso il controllo, ma di almeno altri quattro droni, come riportano i media rumeni.

Zelensky ha annunciato che l’Ucraina invierà squadre di specialisti anti-drone in Romania e negli Stati baltici. Dunque, aspettiamoci altre sorprese “russe”.

Non potendo negare questi fatti, Ursula Albrecht ha dichiarato che la guerra della Russia sta diventando sempre più una minaccia diretta per i paesi che si affacciano sul confine orientale dell’Europa. Della serie: la faccia come il culo.

venerdì 5 giugno 2026

Cristo s'è fermato a ebola

Pur di avere bollette meno care, va bene anche il nucleare. Naturalmente a debita distanza da casa nostra. Che si sa, il fallout radioattivo è ancora più fastidioso del polline. Quanto alle scorie, ci pensiamo poi (continuiamo a pagare i costi del vecchio nucleare in bolletta alla voce “oneri di sistema”). C’è per esempio l’Albania. Ma anche il Sudan, se i costi di trasporto non sono troppo alti. E poi le centrali nucleari le hanno tutti. I più coraggiosi (proprio così: “coraggiosi”) sono i nipponici.

La zona di interdizione a Fukushima riguarda ancora circa 309 kmq. Intere sezioni delle città di Tomioka, Okuma, Futaba, Namie, Katsurao, Iitate e Minamisoma sono ancora off-limits. Eh, ma lì è stata sfiga.

Acquistare il gas e petrolio russo a prezzi stracciati invece non va bene, che i russi sono invasori e ci hanno l’ebola.

La "lettera" di Zelensky a Putin

 

Durante un incontro con i capi delle principali agenzie di stampa mondiali al Forum economico internazionale di Pietroburgo, Putin ha detto ieri che Mosca è pronta al dialogo con l’Unione Europea e non ha alcuna intenzione di entrare in guerra con la NATO. Se Kiev accettasse un compromesso, il conflitto potrebbe essere risolto pacificamente. Un accordo si baserebbe sugli accordi raggiunti con il presidente statunitense Donald Trump in Alaska nell’agosto del 2025.

La lettera aperta di Zelensky al Presidente della Federazione Russa, apre con un insulto al quale fa seguire subito una minaccia: «La stragrande maggioranza degli ucraini vede di buon occhio la visita dei nostri droni a lungo raggio all’inaugurazione del vostro forum a San Pietroburgo, che hanno percorso una distanza di oltre 1.000 chilometri. Come ben sapete, questa distanza non rappresenta il limite delle nostre capacità.»

Già questo dà la misura dell’iniziativa di Zelensky: è una provocazione e un bluff. Prosegue con un falso storico: «Hai trascorso quasi metà dei tuoi 26 anni al potere in Russia a fare guerra all’Ucraina». Non contento, Zelensky ci aggiunge un altro carico: «Qualunque cosa tu possa dire sulla NATO, sulla geopolitica o sulla lingua russa, questa guerra è una tua scelta personale: una guerra senza una vera causa. È così che la storia la ricorderà».

Zelensky dà esplicitamente del codardo a Putin: «Sentiamo spesso dire che lei non ha problemi con questa guerra. Certo, non quando si tratta della sicurezza della sua residenza a Valdai o della sua parata a Mosca. La sua stessa vita è preziosa per lei». È questo il modo per aprire un dialogo, una trattativa?

La lettera, in realtà un comunicato stampa pieno di insulti, falsità e recriminazioni prosegue: «Ma ora possiamo tutti constatare che i russi stanno finalmente iniziando ad accettare con meno serenità questa realtà, ovvero il fatto che la guerra stia portando conseguenze sempre più negative alla Russia.

A loro non piacciono i nostri droni e i nostri missili. Non gradiscono la carenza di benzina e l’aumento costante dei prezzi. Non gradiscono le restrizioni costanti.

Non gradiscono la tua intenzione di lanciare una seconda ondata di mobilitazione per estendere la guerra in un’altra direzione in Ucraina o per usarla contro altri paesi confinanti con la Russia. Non gradiscono il fatto che la vostra guerra non stia per finire.

Sì, è ancora possibile costringere i russi a vivere in questo modo. Ma le risorse a disposizione si stanno riducendo drasticamente. Non avrete abbastanza denaro o capitale politico per continuare ad acquistare la lealtà dei russi come avete fatto negli ultimi 26 anni.»

Poi, altra dose di propaganda: «Ieri ho ricevuto un rapporto sulle perdite del vostro esercito sul fronte ucraino durante il mese di maggio. Ancora una volta, il numero di soldati russi uccisi e gravemente feriti ha superato i 30.000. Noi manteniamo questo livello mese dopo mese e abbiamo prove video di ciascuna delle vostre perdite: non si tratta di affermazioni vuote.

Sappiamo che il 63% delle perdite sul campo di battaglia è dovuto ai morti, mentre solo il 37% ai feriti. Nel XXI secolo, nessun esercito può permettersi un simile rapporto. E la percentuale di morti continuerà a crescere.»

Zelensky non sta scrivendo a Putin, scrive rassicurando i suoi e a chi sostiene in Europa la sua guerra: «Stiamo perdendo i nostri cari e ogni perdita è dolorosa per noi. Anche quando il rapporto tra le perdite ucraine e quelle russe è di uno a cinque o di uno a sei, la differenza rimane enorme.»

Un messaggio falso e denigratorio: «Abbiamo portato la guerra sul vostro territorio e non sareste stati in grado di affrontarla senza l’aiuto della Corea del Nord. Siete il primo leader della Russia a rivolgersi a Pyongyang per chiedere assistenza. E oggi dipendete completamente dalla Cina, cosa che non si verificava nella storia della Russia.»

Ancora un attacco personale di Zelensky a Putin: «E ora è proprio te che i tuoi funzionari, uomini d’affari e propagandisti guardano con evidente stanchezza. Il mondo intero lo vede.

Il mondo non si è stancato dell’Ucraina, come a lungo speravate. Ma cresce la stanchezza nei confronti della Russia, persino tra coloro che, nel resto del mondo, vi aiutano a eludere le sanzioni e a mantenere a galla la vostra economia. È impossibile non notarlo. Dopo 26 anni al potere, l’età comincia a farsi sentire. E con il tempo, la stanchezza non farà che aumentare.»

La verità è un’altra e si legge tra le righe della lettera: «Basta con la guerra. L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra. Ciò deve essere fatto onestamente, con dignità e con garanzie che la guerra non venga riaccesa. Constatiamo che gli Stati Uniti sono pienamente concentrati sulla questione iraniana, e sarebbe un errore aspettare semplicemente che la guerra in Europa torni al centro della loro attenzione. L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un incontro.»

Zelensky propone a Putin un incontro, ma esclude pregiudizialmente gli accordi di Anchorage. La trattativa dovrebbe avvenire tra la Russia e dall’altra parte l’Ucraina e i Paesi europei, «ovvero coloro che hanno realmente la capacità di influenzare la situazione». Ossia i Paesi europei che tramite l’Ucraina sono in guerra con la Russia. È probabile che questa lettera sia stata sollecitata dalla Germania e da altri Paesi coinvolti in considerazione della crisi energetica ed economica che si profila sempre più minacciosa.

Zelensky non può che ubbidire, ma la butta in caciara, accusando ancora la Russia: «La vostra guerra ha diviso per sempre l’Ucraina e la Russia. [...] Ma anche voi dovrete lottare molto più duramente per la vostra stessa esistenza, non per quella della Russia, ma per la vostra. E questa non è una minaccia da parte mia o dell’Ucraina. È un fatto della storia russa che conoscete bene: quando la Russia si stanca, arriva il cambiamento.»

Chiede il cessate il fuoco per potersi rifornire di armi e di uomini: «L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati». Quindi, l’ultima minaccia personale rivolta a Putin: «Se personalmente non giungerete alla conclusione che è ora di porre fine a questa guerra, l’Ucraina continuerà a lottare per la propria sopravvivenza. Avremo coloro che ci sosterranno.»

Non manca, in una lettera così diretta e personale a Putin, un saluto fraterno: «Gloria all’Ucraina!».

I media occidentali, spudoratamente come è loro costume, potranno dire che Putin ha rifiutato la proposta di trattativa lanciata pubblicamente da Zelensky. Il quale ha solo una speranza per rimanere al potere e ricevere denaro da chi lo sostiene: che la guerra continui.