Tutto questo era inevitabile? È una domanda che ci dovremmo porre. Per ciò che è accaduto e per ciò che si prefigura nel prossimo futuro, quella dell’inevitabilità è una domanda che si porranno le generazioni future, o ciò che eventualmente resterà della nostra specie dopo il grande disastro che ci aspetta (*).
Sarebbe semplicistico addossare in astratto al capitalismo ciò che sta accadendo, oppure a coloro che vedono la democrazia come pericolo. Il capitalismo, quale formazione economico sociale della nostra epoca storica, procede per suo conto e secondo le proprie leggi di sviluppo. Quanto accade è responsabilità di coloro che hanno usato il liberismo come randello sociale, e di coloro che hanno creduto, o hanno finto di credere, che fosse possibile controllare e ordinare le dinamiche capitalistiche secondo criteri decisi a tavolino.
Per quanto ci riguarda da vicino, la maggiore responsabilità del riemergere della schiuma fascista e fascistoide è di coloro che, per opportunismo e viltà, si fanno scrupolo di chiamare le cose con il loro nome. Non basta dire: vengono da quella cosa là; bisogna dare nome e cognome alla “cosa”. Di dire appunto che si tratta del rigurgito di un fascismo che non se ne è mai andato, che è stato amnistiato, sdoganato e reso legale fin dal primo dopoguerra. Perché faceva comodo alla sinistra averlo come spauracchio e avversario e, per i centristi, anche come stampella a sostegno dei loro governi.
(*) Sto forse sostenendo che si può predire il futuro? Non per quanto riguarda il dettaglio dei singoli fenomeni, poiché la causalità non può esistere a livello del singolo caso; oggetti e rapporti singoli di sistemi complessivi non possono essere determinati da leggi rigorose e necessarie, per la semplice ma decisiva ragione che essi appartengono alla sfera del caso. Tuttavia è grazie alla casualità dei singoli eventi che si origina la necessità del fenomeno complessivo. Una coppia d’individui, maschio e femmina, s’incontra e s’accoppia e procrea in modo del tutto casuale; nell’insieme degli individui di una specie ciò avviene secondo le leggi della necessità.
Friedrich Hayek, nel suo Studi di filosofia, politica ed economia, ediz. Rubettino, a pagina 92, scrive: “la teoria economica è destinata a descrivere i tipi di modelli, che si presenteranno se verranno soddisfatte certe condizioni generali, ma raramente, se non addirittura mai, potrà derivare da tale conoscenza la predizione di fenomeni specifici”. Hayek sembra aver chiaro il rapporto dialettico tra caso e necessità, e come il caso regni sovrano in ogni aspetto della singolarità individuale. Tuttavia, poi scrive: “nel campo dei fenomeni complessi, il termine ‘legge’, allo stesso modo dei concetti di causa ed effetto, non è applicabile senza la modifica che la privi del suo ordinario significato” (p. 103). Per quanto riguarda i concetti di causa ed effetto ha ragione, ma Hayek trascura il fatto che è a partire dalla casualità degli infiniti movimenti dei singoli elementi materiali che si manifesta, come conseguenza da nessuno voluta, la necessità dei processi naturali che la scienza può rappresentare mediante leggi. Appena il caso relativo ai singoli elementi materiali si manifesta, esso produce casuali complessi che comportano la necessità. Qualcosa immediatamente si fissa come necessità e diventa la base di un ulteriore sviluppo: è un processo universale continuo e senza sosta. Hayek ha trasformato la necessità relativa dipendente dal caso in una necessità assoluta indipendente e sussistente in sé. Da ciò in buona sostanza nasce la sua “metafisica”, che applica alla statistica, alla linguistica, alla società.











