Ciò che allontana le persone è semplicemente ciò che pensano e ciò in cui credono. E da
dove viene questa roba? Dal sistema economico e finanziario che ha promosso le industrie
della comunicazione sostenendo la proliferazione e la mobilità delle reti, creando una
società dell’intrattenimento, nella quale siamo trascinati in una spirale di stupidità,
inseguendo come criceti che corrono su una ruota una quantità astronomica di “notizie” di
scarsa qualità (eufemismo).
Se controlli la comunicazione, direttamente o con l’intimidazione, è chiaro che controlli il
processo politico e il consenso. Si dirà che giornali e tv hanno perso rilevanza, che è roba di
fascia geriatrica. Non è così. La maggior parte delle notizie veicolate e amplificate dai social
ha come base ciò che viene pubblicato dalla stampa e trasmesso dalle tv.
Per una analisi più soggettiva, va rilevato che non c’è nessuno, o quasi, che nella stampa o
in tv abbia il coraggio di dire le cose per come sono, di chiamarle con il loro nome. Nessuno,
per esempio, afferma che il riarmo e la guerra sono mezzi per sfuggire alla cronica crisi
economica dell’Occidente. La coalizione pragmatica ed elettorale tra Partito Democratico e
Movimento Cinque Stelle, ha forse una posizione chiara e univoca sulla questione della
guerra e della pace?
Oppure, nel rispondere a una domanda su questo o quel personaggio politico non c’è
nessuno che evochi la parola “fascista”. Pierluigi Bersani arriva a dire che questi nostalgici
vengono “da quella roba là”. A quale legame storico allude? Oltre non va, non s’azzarda a
dare del fascista a gente che siede nei più alti scranni della repubblica e però esibisce con
orgoglio il busto di Mussolini. Come se questi non fosse stato il maggior alleato di un certo
Adolf Hitler!
Mai una parola sulle forze sociali ed economiche che spingono verso questa deriva
populista, autoritaria e fascista. Quali interessi economici e finanziari sono coinvolti in
questa situazione di crisi ormai avanzata? E anche quando si fa menzione della
disuguaglianza sociale o della crescita dell’oligarchia miliardaria, sembra si parli degli
omini verdi di Marte.
Negli ultimi due decenni, i governi che si sono succeduti hanno fatto sì che i salari in Italia
fossero tra i più bassi d’Europa e, nonostante l’inflazione, in termini di potere d’acquisto
siano inferiori a quelli di 20 anni fa. Lo dice la CGIL, che però ha ripreso le sue vecchie
pratiche, ovvero negozia contratti quadriennali pessimi per i lavoratori che prevedono
aumenti salariali irrisori.
La sinistra liberale e democristiana rimane intrappolata nel sistema esistente, non ne mette
in discussione la logica. Nulla da dire sulla trasformazione tecnologica capitalista e la reale
sottomissione della forza-lavoro attraverso la disoccupazione e il precariato strutturale, la
competizione permanente tra i lavoratori (immigrazione e delocalizzazione,
dequalificazione), eccetera. Il campo largo, per farne cosa?
Presentano il mercato, ossia il capitalismo, come un ordine naturale della società, intriso di
coerenza ontologica (la catallassi di Hayek!). Ci parlano di democrazia, che è una parola vuota quando la stragrande maggioranza della popolazione non conta nulla. Di libertà, che
è una parola falsa quando si è obbligati a lavorare per la sopravvivenza arricchendo chi a
suo capriccio ti sfrutta o ti licenzia. Questa è violenza consolidata.