giovedì 22 gennaio 2026

Finalmente ho capito Marx

 

Sul Corriere della Sera, Maurizio Ferraris spiega Karl Marx. Nel paragrafo intitolato Valore e plusvalore, finalmente mi è parso chiaro perché siamo arrivati al punto in cui siamo. E anche a che prezzo, è proprio il caso di dire.

«Al posto di Dio, Marx metterà la merce, l’oggetto dei desideri umani che la rendono quasi magica e comunque attraente. Al posto della religione, Marx metterà il Capitale, il sistema entro il quale ha luogo il sortilegio per cui un oggetto qualsiasi appare desiderabile per dei soggetti. E al posto dei credenti Marx metterà i lavoratori, ossia coloro che, con la loro fatica, producono la loro stessa alienazione: le merci, frutto del loro lavoro, che vengono vendute a un prezzo molto superiore a quello che viene pagato ai lavoratori che le producono. Ecco spiegato il motivo per cui gli operai sono poveri e i padroni delle fabbriche sono ricchi».

Ecco come, tra l’altro, un rapporto sociale, il dominio di classe e lo sfruttamento di un’altra, viene trasformato in un “sortilegio” della merce, in una questione di ... sovrapprezzo. Il plusvalore deriva dall’abilità e dalla furbizia del capitalista che sa vendere le proprie merci a un prezzo superiore al loro valore, non da una sottrazione di lavoro vivo. I rapporti di produzione capitalistici, basati sul sovrapprezzo, diventano struttura eterna e naturale dei rapporti umani. E Marx, l’autore di una rivoluzione scientifica, il primo pensatore dell’era tecnologica che non si confronta più con un mondo naturale – che sarebbe dato – ma con un universo artificiale – che viene prodotto, diventa per Ferraris un volgare affabulatore che ha sostituito Dio con la merce, che ha sostituito un’illusione con un’altra.

La crisi della sinistra, la nostra condizione ormai disperata, in buona sostanza è riconducibile a una grande mistificazione, che coinvolge tutto e tutti e che ha lo scopo di legittimare l’ordine esistente e riferire il superamento di questo sistema all’utopia. La mistificazione, che è un lavoro professionale, è il processo ideologico e formale mediante il quale la borghesia nasconde la realtà dello sfruttamento dietro “forme” apparentemente neutre e razionali (prezzo, profitto, mercato), rendendo il plusvalore un fenomeno incomprensibile alla sua origine. E ciò che vale per Marx e la sua critica, vale per tutto il resto.

«Un uomo che cerca di adattare la scienza (per quanto errata possa essere) a un punto di vista che non ha origine da essa stessa, ma a un punto di vista preso in prestito dall’esterno, a interessi che le sono estranei ed estrinseci, lo chiamo “vile” (Teorie sul plusvalore, II).»


mercoledì 21 gennaio 2026

Ultime da Davos

 

Grave violazione della sicurezza al World Economic Forum di Davos: un uomo anziano, mentalmente confuso, è riuscito ad accedere alla sala plenaria con mezzi ancora ignoti, dove ha parlato in modo incoerente per quasi un’ora.

Come è potuto accadere che un estraneo sia riuscito ad accedere al leggio e a esporre lì, senza impedimenti, i suoi deliri per quasi un’ora e mezza resta inspiegabile. Ma ancora più stupefacente risulta il fatto che alla fine abbai ricevuto degli applausi convinti da una larga parte della platea.

Il presidente Macron, sistemandosi gli occhiali da sole, ha esclamato: “Speravamo che si fermasse da solo dopo un po’, o che la sicurezza intervenisse, ma non è successo!”. Lilli Gruber avrebbe voluto intervistarlo, ma la giornalista aveva già preso un appuntamento con il chirurgo Massimo Popolizio.

Al contrario, il singolare soggetto salito sul palco si è lasciato andare alle più bizzarre fantasie, alternando vanterie e minacce. Ha affermato ripetutamente che la Groenlandia gli apparteneva di diritto, a volte confondendola con l’Islanda, in un caso con le Isole Vergini. Ha poi affermato di aver posto fine da solo a otto guerre e di godere di un’immensa popolarità.

Solo dopo più di 60 minuti lo strano vecchietto ha lasciato il podio. Non è ancora stato stabilito dove si trovasse nel frattempo il presidente degli Stati Uniti, il quale è poi giunto a Davos pilotando personalmente il suo cacciabombardiere invisibile. Questa sera riceverà in premio un fascinus d’oro per aver posto fine alla guerra in Ucraina un anno fa, il giorno dopo il suo insediamento.

La partita

 

Le cose in Italia vanno molto bene, salvo qualche retaggio dell’epoca comunista. E dunque parliamo di politica internazionale, campo nel quale, come il gioco del calcio, ci sentiamo quasi tutti molto ferrati, a cominciare dalla geografia, sia fisica che politica e lasciando da parte, per ora, quella sessuale. Che siamo forti in geografia ma anche in storia lo prova il fatto che tutti sanno furono i vichinghi ad approdare per primi in Groenlandia. Chi fossero i vichinghi è un altro capitolo molto frequentato del nostro dibattito quotidiano al distributore del caffè.

Del resto, Trump ha ragione: il fatto che siano giunti in Groenlandia con una barchetta, non li rende padroni di quell’isola. Né i normanni, che sempre vichinghi erano, possono avanzare pretese sulla Sicilia. E nemmeno gli arabi. Allora nemmeno gli ebrei sulla Palestina. E nemmeno Enea ...

E poi, quanto costa un essere umano? Secondo Donald Trump, 10.000 dollari, ovvero l’equivalente di 8.600 euro. Questa è la somma che intende pagare a ogni groenlandese per convincerlo a separarsi dalla Danimarca e unirsi agli Stati Uniti.

Quel prezzo laddove gli esseri umani non siano molto numerosi, altrimenti cala anche notevolmente fino a ridursi al costo di un proiettile. Fu il caso, ad esempio, del presidente James Polk, che nel 1848 spese la sbalorditiva cifra di 15 milioni di dollari per acquisire il Messico settentrionale (corrispondente agli attuali stati di California, Nevada, Utah, nonché parti di Arizona, Colorado, Wyoming e Nuovo Messico) – e la vita di circa 13.000 soldati statunitensi e altri 25.000 proletari messicani.

Vi do una notizia in anteprima: la Coppa del Mondo FIFA negli Stati Uniti, in Canada e in Messico avrà una nuova sede: la Federazione calcistica statunitense (USSF) ha annunciato oggi che la capitale della Groenlandia, Nuuk, sarà la sede di una partita del torneo: Stati Uniti vs Danimarca. La condizione posta è che quest’ultima giochi senza portiere.

La vendita dei biglietti inizierà immediatamente su: great-american-reich.com.

martedì 20 gennaio 2026

Il ritorno della reliquia barbarica

 

Nel 2024, sono state estratte fisicamente circa 3.600 tonnellate d’oro. Ulteriori 1.200 tonnellate provenivano dal riciclo. La produzione annua totale di 4.800 tonnellate, al prezzo medio del 2024 di 2.386 dollari l’oncia, equivale a un valore totale di circa 387 miliardi di dollari. Questa cifra è inferiore alla capitalizzazione di mercato di una qualsiasi delle più grandi aziende del mondo, come Apple o Nvidia, che valgono ciascuna diverse migliaia di miliardi di dollari.

Solo una piccola parte del metallo giallo estratto viene utilizzata, mentre una quota considerevole viene accumulata. Anche il cosiddetto consumo di gioielli serve in gran parte a questo scopo: l’oro riappare sul mercato in forma modificata e rifuso come metallo riciclato. I campioni mondiali dell’accumulo di oro sono le banche centrali. Delle circa 210.000 tonnellate prodotte finora, circa 37.700 tonnellate, pari al 18%, sono attualmente conservate nei forzieri delle banche centrali.

Ma perché il prezzo dell’oro in questi ultimi anni è schizzato verso l’alto e l’oncia troy (circa 31 grammi) sia avvia a raggiungere i 5.000 dollari? Si dice che è calata la fiducia nel dollaro statunitense, e questo è vero, ma la questione, come solito è un po’ più complessa. Sono sempre le banche centrali le maggiori responsabili del movimento del prezzo dell’oro, che si comportano come i classici accumulatori seriali. Rimangono passivi e raramente intervengono sul mercato acquistando o vendendo, tuttavia, quando lo fanno, soprattutto quando agiscono nella stessa direzione, hanno un impatto significativo sul mercato.

Il fenomeno comunemente visibile è questo: quando le banche centrali, come negli ultimi anni, acquistano massicciamente, speculatori e investitori seguono l’esempio. Ovvio l’effetto prezzo. La domanda di gioielli, si comporta in modo opposto. Quando i prezzi dell’oro salgono, dai cosiddetti “compro oro” e dai gioiellieri c’è la fila: vecchi gioielli e monete commemorative vengono riconvertiti in carta moneta.

La causa “nascosta” è tutt’altra e, nel caso attuale, c’entra prevalentemente la guerra che si combatte in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Come tutti sanno, la liquidità, se investita, produce interessi. Ciò è particolarmente vero per le banche ordinarie, che detengono la minor quantità possibile di liquidità, pur ricevendo un “tasso di deposito” basso (attualmente il 2,0%) come interesse sui loro conti presso la Banca Centrale Europea. La situazione è diversa per le banche centrali. Quando ricevono denaro nella propria valuta, questo cessa di esistere, proprio come viene creato dal nulla quando lo prestano alle banche.

Quando una banca centrale riceve valuta estera, questo avviene raramente sotto forma di banconote cartacee, ma prevalentemente come accrediti su un conto presso una banca estera. Poiché le banche centrali non possono diventare insolventi nella valuta che emettono, generalmente detengono i loro conti principalmente presso altre banche centrali. Di solito ricevono anche interessi su questi conti, ma questo è per loro di minore importanza. Il punto forte di queste riserve valutarie, in valuta estera, è che sono assolutamente sicure e prontamente disponibili in qualsiasi momento.

Come suggerisce il nome, le riserve valutarie non sono necessarie per le attività quotidiane, ma per le emergenze, soprattutto quando è necessario difendere la valuta nazionale sui mercati finanziari. Veniamo al punto, ossia le sanzioni alla Russia. Con il congelamento delle sue riserve detenute presso le banche centrali occidentali nel 2022 è stato infranto un tabù relativo alle consuetudini e delle pratiche consolidate del sistema finanziario e dei pagamenti internazionale. Si è trattato di un appello diretto a tutte quelle banche centrali del mondo affinché cercassero mezzi alternativi per detenere riserve.

Per molte banche centrali rimaneva solo il familiare e antiquato oro (la “reliquia barbarica” secondo Keynes), che hanno cominciato ad acquistare massicciamente. Un esempio concreto: non solo la Russia e la Cina, ma anche la Banca Centrale di Polonia, uno stato membro della NATO e dell’UE (ma conserva una moneta propria da proteggere) è stato negli ultimi due anni tra gli acquirenti di oro. Tra il 2023 e il 2025, gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali mondiali hanno superato annualmente le 1.000 tonnellate d’oro.

Va ricordato che qualsiasi valuta circolante come carta moneta rappresenta solo il segno del valore, non valore essa stessa. L’oro, da parte sua, ha valore non come titolo legale, ma come merce, soprattutto in situazioni di emergenza. Funge da equivalente universale, cioè è la merce sulla quale si misura il valore di tutte le altre merci. Il titolo di proprietà su questa merce particolare non è il fattore decisivo, quello che conta è il suo controllo effettivo. Non è la “fiducia” così spesso invocata dai banchieri a contare, ma il possesso effettivo.

La proprietà statale dell’oro, la cui consegna dipende dalla disponibilità di un’istituzione straniera a consegnarlo, per esempio la filiale di New York della Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra (in caso di emergenza, l’oro vale meno della metà del suo valore nominale). Per fare un esempio: nel luglio 2020, un tribunale britannico ha stabilito che il governo venezuelano non poteva più accedere alle sue 14 tonnellate d’oro depositate presso la Banca d’Inghilterra perché il governo britannico non riconosceva il governo venezuelano.

Le maggiori riserve auree sono gestite dalla Federal Reserve statunitense, con un totale di 8.133 tonnellate. Seguono a notevole distanza la Bundesbank tedesca (3.352), l’Italia (2.452), la Francia (2.437), la Russia (2.333) e la Cina (2.280). La Banca Centrale Europea 506 tonnellate, il FMI ne detiene 2.814 tonnellate.

In un’epoca di capitalismo finanziario, il ritorno in auge della “reliquia barbarica” la dice lunga sullo stato dell’arte. Un consiglio: se pensate di vendere una vecchia catenina o la fede nuziale approfittando dell’alto prezzo raggiunto dall’oro, non fatelo. Verranno tempi più grami degli attuali.

lunedì 19 gennaio 2026

La rottura dell’ordine

 

Ieri, quando ho messo gli occhi sulla prima pagina del Sole 24Ore, ho letto questo titolo: La rottura dell’ordine come metodo. Ho controllato che stessi leggendo il quotidiano dei padroni e non Lotta comunista ...

Ciò che sta accadendo e dovrà ancora accadere a proposito dei dazi minacciati da Trump per gli otto Paesi europei che hanno inviato un plotoncino simbolico di soldati (meno di niente) in Groenlandia è davvero interessante. Vedremo la borghesia europea fin dove è disposta ad arrivare oppure se, ancora una volta, riuscirà a perdere la faccia e non solo quella.

I fatti sostanzialmente sono noti: Donald Trump ha annunciato ulteriori dazi, oltre al dazio del 15% sui prodotti dell’UE concordato nel settembre 2025; a febbraio verrà aggiunto un altro 10% e a giugno il 25%, per tutti gli otto paesi (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Finlandia) che hanno inviato anche un solo soldato in Groenlandia per resistere almeno simbolicamente all’annessione dell’isola (sette volte la superficie dell’Italia) da parte degli Stati Uniti.

Le sanzioni tariffarie resterebbero in vigore fintanto che la Danimarca non accetterà di cedere la Groenlandia agli Stati Uniti. Sabato, Trump ha anche pubblicato una foto personale in bianco e nero sulla sua piattaforma Truth Social, autoproclamandosi “Re dei dazi”. Solo qualche anno fa tutto ciò sarebbe parso ridicolo e impossibile, ma si deve prendere atto che gli Stati Uniti hanno gettato la maschera e si mostrano per ciò che sono sempre stati.

Forse a Trump rode, oltre l’invio di una manciata di militari europei in Groenlandia, il recente accordo commerciale dell’UE con gli stati del Mercosur e le premesse di un accordo UE-India. Vai a sapere come stanno le segrete cose e gli intimi pensieri.

Se gli Stati europei dovessero cedere di nuovo – proprio come hanno fatto nella disputa sui dazi con Washington l’estate scorsa – non solo dimostrerebbero che, quando si arriverà al dunque, sono disposti a rinunciare prontamente alla propria integrità territoriale, ma anche che Trump potrà usare i dazi per estorcere concessioni a piacimento alla prossima occasione. Vale la pena ricordare che l’Europa è totalmente dipendente dagli Usa per le proprie comunicazioni web, le infrastrutture digitali e in particolare per i servizi cloud.

La Cina, in particolare, ha costretto Washington a fare marcia indietro; ma anche Brasile e India hanno finora resistito alla pressione statunitense. Questa resistenza ha un prezzo per le economie dei Paesi in questione. Tuttavia, si sta rivelando l’unico modo per fermare i saccheggiatori dell’amministrazione Trump. Inoltre, il mondo intero osserva con vivo interesse chi saprà resistere alle richieste degli Stati Uniti e chi si arrenderà.

Sulle contromisure economiche minacciate dalla UE, per bocca di Macron, contro gli Usa, non c’è da farsi troppe illusioni, e tuttavia si sta ampliando ulteriormente la frattura transatlantica e forse Washington sta sottovalutando le possibili conseguenze di un simile scontro aperto con l’Europa. Trump sta spingendo l’Europa davanti a sé, vedremo se l’UE saprà mostrare un sussulto di dignità, o se già oggi arriveranno i primi distinguo, per esempio da Roma.

L’Europa è sottoposta ai colpi di martello dell’imperialismo statunitense e dall’altra parte non trova che l’incudine dell’espansionismo commerciale e finanziario asiatico. Ciò deriva dal fatto che la borghesia europea, oltre ad aver abbandonato la lettura dei classici greco- latini (le radici semantiche e storiche, che sono le radici della civiltà europea), ha coltivato le proprie illusioni per troppo tempo e non ha riflettuto abbastanza sullo sfondo secolare dei problemi attuali.