mercoledì 14 ottobre 2026

Noi ci abbiamo le primarie

 

Voi non ci crederete, ma le cose vanno bene. Il Fondo Monetario Internazionale ha certificato una crescita economica da modesta a robusta per le maggiori economie del sistema solare nel suo World Economic Outlook di ieri a Bangkok: l’economia statunitense dovrebbe crescere del 2,3%, la Cina del 4,5%, l’India del 7%, la Germania dell’1,3%, il Giappone dello 0,7%, che verrebbe dunque superato dall’Italia con uno straordinario e ipotetico 0,8% carpiato.

Tra un massaggio thai e numerosi bicchierini di yaa dong, i vertici dell’istituzione finanziaria, in un comunicato stampa, hanno celebrato l’attività economica globale che si è dimostrata ancora una volta “resiliente”, sottolineando la crescita globale del 3,1% quest’anno e la previsione del 3,4% per il 2027. Naturalmente, come spesso accade per queste previsioni, si tratta di pura speculazione soggetta a correzioni da parte della realtà.

Il Global Financial Stability Report, pubblicato sempre martedì come rapporto supplementare, certifica che in soli due anni la corsa ai data center ha portato la quota di obbligazioni di prima qualità di nuova emissione detenute da colossi come Amazon, Microsoft e Alibaba da meno dell’uno per cento al dieci per cento. La loro solvibilità è discutibile poiché si tratta di una fitta rete di finanziamenti circolari che ricorda la raccolta di figurine Panini.

Il gigante del settore OpenAI non ha ancora realizzato profitti e ha chiuso l’anno fiscale 2025 con una perdita di quasi 40 miliardi di dollari. Come spesso accade: un castello di carte. Questa scommessa redditizia ma rischiosa sulla IA, a sua volta compete con i titoli di Stato, esacerbando lo shock dei rendimenti in un momento in cui il mercato obbligazionario è già fragile a causa dei livelli storicamente elevati di debito pubblico.

La ricetta del FMI è sempre la stessa: innanzitutto tagli dei salari e della spesa pubblica. Quindi un aleatorio richiamo per maggiori controlli sulla speculazione privata e sulla sostenibilità patrimoniale delle banche.

Inoltre, quando dei grandi produttori di idrocarburi diventano epicentro delle feroci lotte di potere globali, e si trovano ad affrontare un calo economico del 16,7%, come il Kuwait, oppure come il Qatar e Bahrein, anch’essi in recessione a doppia cifra, vuol dire che la situazione in Medioriente è tutt’altro che tranquilla. E quando quella parte del mondo è in subbuglio a risentirne non è solo il prezzo dei datteri.

Nel complesso, la sensazione diffusa è che qualcosa di molto serio e di incognito debba ancora accadere e non solo a riguardo di un ordine economico fallimentare. I continui incitamenti all’offensiva bellica, come se la guerra si combattesse ancora con scudi e fionde, ha qualcosa di realmente patologico. A mio avviso non ci siamo ancora resi conto, Trump o non Trump, Putin o non Putin, che ormai basta un niente per dar fuoco a tutto.

Quanto al serpeggiante malumore sociale, già i giornaloni e le tv si sono stancati di darci adeguati resoconti sulle imponenti manifestazioni che stanno scuotendo la Francia, come quella di ieri. Non ci si capacita che degli studenti medi abbiano sfidato la repressione poliziesca e un’ondata di arresti di massa di oltre 6.000 giovani, in stragrande maggioranza minorenni. Purtroppo questo movimento giovanile finora non è riuscito a fare da leva per mobilitare la classe lavoratrice e preparare uno sciopero generale.

Eppure è la Francia che, ancora una volta, ci dirà quale direzione prenderà la storia europea prossima ventura. Di rincalzo la Spagna, mentre una Germania riarmata e decisa che è ad Est che si trova il suo Lebensraum economico, dovrebbe preoccuparci tutti. Quanto all’Italia, che ha già il problema degli arbitri di calcio, ci prepariamo alle “primarie” decise da quella accozzaglia di egolatri che senza vergogna si fanno chiamare “opposizione”.

«Qui su ‘sto punto siamo molto più sfortunati della merda, questa ostinazione a perseverare nel nostro stato costituisce un’incredibile tortura.» 

martedì 13 ottobre 2026

Leçons de style

 

Segnalo un commento dell’indimenticato e indimenticabile dott. Luigi Castaldi, alias Malvino, che dal suo buen retiro nell’Isola Alejandro Selkirk’, prende carta e penna (si sarebbe detto un tempo) e da par suo dà esempio di come s’impugna il calamo. Ma non è solo esercizio di stile (lo stile fa l’uomo: il primo paragrafo di Mantellini è sintatticamente sgangherato come un referto di un medico che dovrebbe smontare dal turno e fuori dalla porta ha ancora la coda di pazienti), ma è anche una lezione volta a ribadire che sui social (e non solo) chi di spada ferisce, di spada perisce (“non ci si può aspettare finezze – osserva Malvino – da chi sente che il proprio capobranco viene insultato”). Il post scriptum del dottor Castaldi è poi di una squisita galanteria d’epoca vittoriana. Buona lettura.

Simulazione degli ultimi giorni dell’umanità

 

Mentre noi questa mattina all’alba stiamo ancora a letto, aerei militari della NATO hanno cominciato a sganciare armi nucleari. I vertici della NATO sostengono che non sono contro la Russia. C’è da crederci, sono contro San Marino.

È cominciata l’esercitazione nucleare della NATO “Steadfast Noon”, che potremmo anche tradurre liberamente come mezzogiorno di fuoco. Durerà di quasi due settimane e quest'anno si svolge principalmente in Italia coinvolgendo unità di 17 eserciti della NATO.

La partecipazione di Svezia, Finlandia e Romania è considerata certa. Il dispiegamento consisterà principalmente in aerei da caccia e da ricognizione, insieme al relativo personale di terra.

L’ultimo trattato bilaterale sul controllo degli armamenti, concepito, almeno formalmente, per limitare gli arsenali nucleari di Russia e Stati Uniti, è scaduto a febbraio (ne avevo già accennato).

Alla fine di settembre, il governo russo – citando anch’esso le proprie armi nucleari – ha messo in guardia gli “estremisti europei” da possibili attacchi a Kaliningrad. Questa enclave russa ricorda molto da vicino una tristemente nota enclave tedesca: Danzica.

Nel 2022, quattro settimane dopo l’inizio ufficiale della guerra in Ucraina, il vertice speciale della NATO decise di non sostenere i negoziati di pace tra Russia e Ucraina. Il giorno dopo, l’allora Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin – durante la sua visita a Kiev – affermò che gli Stati Uniti volevano sfruttare l’opportunità per indebolire la Russia militarmente ed economicamente a lungo termine attraverso questa guerra.

Il 5 giugno 2024, al Parlamento di Berlino, il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, dichiarava: “Dobbiamo essere pronti alla guerra entro il 2029”.

Dunque, è Putin che vuole allargare il conflitto?


lunedì 12 ottobre 2026

Incontri e scontri

Forse non ve ne siete accorti per via della ripresa del campionato di calcio o altro, ma il cancelliere Merz è indignato per l’incontro tra l’ex cancelliere Schröder e quel satanasso di Putin, responsabile di “sofferenze incommensurabili, vittime civili, famiglie distrutte, morti e feriti”. Merz non incontra mai persone del genere, ossia quelle che fanno il “lavoro sporco” per nostro conto.

Dopo quasi cinque anni di guerra e decine di pacchetti di sanzioni contro la Russia, i 27 della UE hanno adottato un nuovo pacchetto di 1600 sanzioni (milleseicento). Che cosa si erano “dimenticati” di sanzionare finora? E soprattutto che cosa resta ancora da sanzionare?

Donald Trump se ne infischia della UE e di quel pagliaccio di Zelensky, infatti ha annunciato che gli Stati Uniti importeranno 300.000 tonnellate di gasolio dalla Russia questo mese, altre 500.000 tonnellate a novembre e fino a tre milioni di tonnellate in più entro la primavera. Quantitativi irrisori, se vogliamo, ma che hanno un preciso significato politico.

Finora non ci sono prove che Trump abbia interrotto o limitato la condivisione di dati satellitari statunitensi con l’Ucraina. Con questi dati, l’Ucraina può non solo determinare l’ubicazione precisa delle raffinerie russe, ma anche identificare la posizione dei sistemi di difesa russi, consentendole così di tracciare i percorsi meno pericolosi per i propri droni.

È evidente che qualcuno sta barando.

Nei primi nove mesi del 2026, i porti europei hanno ricevuto 12,18 milioni di tonnellate di GNL dal progetto russo Yamal (un aumento del 9,5% rispetto al 2025), per un valore stimato di circa 7,88 - 7,9 miliardi di euro. Quasi il 90% di tutto il GNL russo importato dalla UE è concentrato in tre soli Paesi: la Francia di Macron, la Spagna e il Belgio.

La Germania non importa direttamente GNL dalla Russia, giusto quando sostiene la ministra dell’Economia Katherina Reiche che ha affermato che la Germania non importa idrocarburi e prodotti petroliferi dalla Russia dal 2023. Salvo consumarne indirettamente una parte significativa, per esempio il gas via tubo, poiché circa il 45% delle sue importazioni totali arriva proprio dai gasdotti collegati a Belgio e Paesi Bassi.

Dal 2027 i Paesi UE non importeranno – dicono – nemmeno un metro cubo di gas russo. All’inizio di questo mese, i depositi di gas europei sono pieni solo al 72,4%. Si tratta del livello più basso per questo periodo dal 2011 (l’anno scorso erano all’83%).

A Bruxelles e Berlino lor signori si scalderanno sicuramente, e anche a Roma le loro eccellenze non patiranno freddo al sedere; quanto a noi probabilmente non soffriremmo troppo il freddo, ma non sappiamo ancora a quale prezzo. Per il prossimo anno, continuando il sostegno immarcescibile alla cricca di Kiev, si vedrà. 

domenica 11 ottobre 2026

“Pensare bene e come si deve”

 

Gianfranco Ravasi, nell’inserto de Il sole 24ore di oggi, sostiene che per “pensare bene e come si deve”, si deve pensare come lui, ossia come un prete. Per avvalorare il suo assioma, chiama sul banco dei testimoni il solito Blaise Pascal, il quale il 23 novembre 1654 ritrovò Dio durante una polluzione notturna.

Non contento del “cumulo di pezzi di carta” di cui fu autore Pascal, Ravasi evoca Goethe, mettendoci tutti sugli attenti: «La felicità suprema del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile». Fosse per Ravasi e la sua cerchia di chierici reazionari saremmo rimasti al sistema tolemaico: se la realtà ha un nucleo misterioso che non si può indagare, siamo condannati a rimanere passivi.

Che Goethe sia stato un poeta di straordinario talento, non ci piove, e fu pure disgustato dalla meschinità della vita tedesca, ma al contempo fu un filisteo di corte, un uomo che non ha saputo o voluto superare i limiti storici della Germania del suo tempo, vivendo integrato nel sistema burocratico-cortigiano di Weimar, rifugiandosi nella contemplazione e nel compromesso invece di lottare attivamente contro quel sistema feudale e arretrato.

Ravasi privilegia il Goethe e il consigliere privato, il burocrate accomodante che teme i grandi sconvolgimenti, che rifiuta la Rivoluzione Francese e che preferisce il compromesso politico alla rottura rivoluzionaria; ma esiste anche un altro Goethe, che distrugge i vecchi dogmi religiosi e morali, che celebra la natura e l’attività umana emancipata. Ravasi estrapola la frasetta goethiana e ci spalma la propria merda: le forze superiori o misteriose sono il perfetto paravento ideologico di ogni prete, con tonaca o senza.

Quando Goethe si arresta di fronte all’insondabile (das Unerforschliche) dicendo di volerlo “venerare”, compie un atto di capitolazione intellettuale. La contraddizione, il dualismo di Goethe, non è un semplice difetto morale o personale, quale è per un prete, ma è in realtà il riflesso dei limiti storici e sociali della Germania del suo tempo (la “miseria” tedesca di cui ebbe a dire molto anche Marx).

Goethe preferisce misticizzare anziché razionalizzare e combattere. È un suo atteggiamento tipico quello di tendere a rifugiarsi nella contemplazione pura e nella spiritualità naturale (il panteismo goethiano) ogniqualvolta la realtà storica circostante si faceva troppo minacciosa o complessa.

Viene in mente, a tale riguardo e per converso, Il nipote di Rameau di Diderot, un’opera in cui si riflette su quale debba essere la posizione dell’uomo di cultura in una società ipocrita e classista, dominata dal denaro e dal potere. Circolato inizialmente in modo manoscritto, il testo fu tradotto in tedesco proprio da Goethe nel 1805 e molto apprezzato da Hegel, che ne fece un punto chiave della sua analisi della coscienza divisa nella Fenomenologia dello spirito.

Hegel nota che il nipote parla una lingua ribaltata, cinica, in cui il bene diventa male e il male diventa bene. Questo linguaggio del nipote, per quanto scandaloso, è superiore a quello espresso dall’altro protagonista, il filosofo illuminista alter ego di Diderot, perché smaschera l’ipocrisia del mondo. Questa scissione e contraddizione profonda della coscienza è il motore necessario che permette di cambiare il mondo attraverso una lotta capace di disprezzo e ironia, ma anche di distruggere le vecchie illusioni morali. Altro che contemplazione e venerazione del cosiddetto “insondabile”.

In molti di noi si sono prodotti cambiamenti nei confronti dell’epoca e del mondo negli ultimi lustri, nei quali ha avuto luogo una transizione sociale che raramente ha riscontro in precedenti storici analoghi per la sua profondità, vastità e soprattutto repentinità. C’è chi s’è arreso e ha risposto a un simile cambiamento con la perfetta adesione, quindi chi con disperata rassegnazione e chi invece intende resistere, a suo modo e secondo le proprie forze, convinto che il miglior modo di “pensare bene e come si deve” sia quello di negare che vi siano misteri ontologicamente inaccessibili, ma solo porzioni di realtà e di storia non ancora comprese e non ancora trasformate dall’azione umana.