giovedì 29 gennaio 2026

Una domanda inevitabile

 

Tutto questo era inevitabile? È una domanda che ci dovremmo porre. Per ciò che è accaduto e per ciò che si prefigura nel prossimo futuro, quella dell’inevitabilità è una domanda che si porranno le generazioni future, o ciò che eventualmente resterà della nostra specie dopo il grande disastro che ci aspetta (*).

Sarebbe semplicistico addossare in astratto al capitalismo ciò che sta accadendo, oppure a coloro che vedono la democrazia come pericolo. Il capitalismo, quale formazione economico sociale della nostra epoca storica, procede per suo conto e secondo le proprie leggi di sviluppo. Quanto accade è responsabilità di coloro che hanno usato il liberismo come randello sociale, e di coloro che hanno creduto, o hanno finto di credere, che fosse possibile controllare e ordinare le dinamiche capitalistiche secondo criteri decisi a tavolino.

Per quanto ci riguarda da vicino, la maggiore responsabilità del riemergere della schiuma fascista e fascistoide è di coloro che, per opportunismo e viltà, si fanno scrupolo di chiamare le cose con il loro nome. Non basta dire: vengono da quella cosa là; bisogna dare nome e cognome alla cosa”. Di dire appunto che si tratta del rigurgito di un fascismo che non se ne è mai andato, che è stato amnistiato, sdoganato e reso legale fin dal primo dopoguerra. Perché faceva comodo alla sinistra averlo come spauracchio e avversario e, per i centristi, anche come stampella a sostegno dei loro governi.

(*) Sto forse sostenendo che si può predire il futuro? Non per quanto riguarda il dettaglio dei singoli fenomeni, poiché la causalità non può esistere a livello del singolo caso; oggetti e rapporti singoli di sistemi complessivi non possono essere determinati da leggi rigorose e necessarie, per la semplice ma decisiva ragione che essi appartengono alla sfera del caso. Tuttavia è grazie alla casualità dei singoli eventi che si origina la necessità del fenomeno complessivo. Una coppia d’individui, maschio e femmina, s’incontra e s’accoppia e procrea in modo del tutto casuale; nell’insieme degli individui di una specie ciò avviene secondo le leggi della necessità.

Friedrich Hayek, nel suo Studi di filosofia, politica ed economia, ediz. Rubettino, a pagina 92, scrive: “la teoria economica è destinata a descrivere i tipi di modelli, che si presenteranno se verranno soddisfatte certe condizioni generali, ma raramente, se non addirittura mai, potrà derivare da tale conoscenza la predizione di fenomeni specifici”. Hayek sembra aver chiaro il rapporto dialettico tra caso e necessità, e come il caso regni sovrano in ogni aspetto della singolarità individuale. Tuttavia, poi scrive: “nel campo dei fenomeni complessi, il termine ‘legge’, allo stesso modo dei concetti di causa ed effetto, non è applicabile senza la modifica che la privi del suo ordinario significato” (p. 103). Per quanto riguarda i concetti di causa ed effetto ha ragione, ma Hayek trascura il fatto che è a partire dalla casualità degli infiniti movimenti dei singoli elementi materiali che si manifesta, come conseguenza da nessuno voluta, la necessità dei processi naturali che la scienza può rappresentare mediante leggi. Appena il caso relativo ai singoli elementi materiali si manifesta, esso produce casuali complessi che comportano la necessità. Qualcosa immediatamente si fissa come necessità e diventa la base di un ulteriore sviluppo: è un processo universale continuo e senza sosta. Hayek ha trasformato la necessità relativa dipendente dal caso in una necessità assoluta indipendente e sussistente in sé. Da ciò in buona sostanza nasce la sua “metafisica”, che applica alla statistica, alla linguistica, alla società.

mercoledì 28 gennaio 2026

L'accordo commerciale tra UE e India

 

India e UE hanno raggiunto un accordo di libero scambio, che impatta anzitutto sui dazi reciproci. Infatti, l’accordo tra l’Unione Europea e il Paese più popoloso del mondo (5a potenza economica), finalizzato ieri, è destinato a eliminare o ridurre i dazi su oltre il 96% dei beni scambiati. L’interscambio 2025 è stato 136,5 miliardi di dollari. L’UE prevede che le sue esportazioni di beni verso l’India raddoppieranno entro il 2032.

L’Italia esporta per quasi 5 miliardi l’anno (macchinari, prodotti chimici, metalli, tessile/abbigliamento, apparecchi elettronici e prodotti per il trattamento dei rifiuti). Importa per circa 9 miliardi (2024). Il saldo commerciale è dunque notevolmente sbilanciato a favore dell’India.

L’India ha già annunciato investimenti miliardari nel settore della difesa nei prossimi anni. Pochi anni fa, il ministero della Difesa indiano ha revocato il divieto di accesso a Leonardo, che era scattato soprattutto a causa dell’arresto dei due soldati italiani per la nota vicenda. C’era stato anche lo scandalo della Agusta Westland, e controllata da Finmeccanica, accusata di aver pagato tangenti per accedere alla commessa per l’acquisto di 12 elicotteri. Nel 2023 è stato firmato un accordo di cooperazione. 

Il volume degli scambi commerciali tra Francia e India nel 2024 ha raggiungendo i 17 miliardi di euro. La Francia segna nel 2024 un calo del 20% delle sue esportazioni farmaceutiche verso l’India, e allo stesso tempo, le importazioni di telefoni e apparecchiature per le telecomunicazioni continuano a crescere, trainate dall’aumento delle attività di assemblaggio in India. La bilancia commerciale rimane in deficit, raggiungendo 1,6 miliardi di euro nel 2024, in riduzione grazie alle significative esportazioni aeronautiche (Airbus A350 ad Air India), che però sono drasticamente diminuite nel secondo semestre 2024.

Gli scambi commerciali tra Germania e India nel 2024 hanno raggiunto un volume di circa 30 miliardi di euro. La bilancia commerciale indiana è in negativo nel 2024 di circa 3 miliardi con quella tedesca, ma preannunciata quasi alla pari nel 2025. Le esportazioni tedesche consistono principalmente di macchinari e prodotti chimici, mentre l’India fornisce abbigliamento, prodotti tessili e, in misura crescente, prodotti petroliferi.

Più in generale, finora, per esempio e per quanto riguarda l’industria automobilistica europea, l’India ha protetto il suo mercato con dazi elevati, fino al 110% sulle importazioni dall’UE, più alti che in qualsiasi altra grande area economica. In India, con una popolazione di 1,4 miliardi di persone (ha superato la Cina due anni fa), si vendono solo quattro milioni di auto l’anno. L’obiettivo è di arrivare a sei milioni entro il 2030.

Le case automobilistiche europee detengono complessivamente una quota di mercato inferiore al 4% in India. Il produttore giapponese Suzuki Motor è al primo posto, seguito dalle case automobilistiche nazionali Mahindra e Tata. Ciò è dovuto a diverse ragioni. In primo luogo, le auto a prezzi accessibili, che i produttori UE non offrivano, sono molto richieste in India.

Quando si parla dell’auto europea ci si riferisce principalmente all’industria tedesca. Per aggirare parzialmente questi costi, BMW, Mercedes e VW gestiscono i propri stabilimenti di assemblaggio in India. Nel 2025, Volkswagen ha venduto poco più di 70.000 auto in India. A titolo di confronto, Volkswagen l’anno scorso ha venduto più di 85.000 Golf in Germania, poco più di 70.000 auto in India. Quasi 20.000 veicoli ciascuna BMW e Mercedes.

L’accordo prevede che le aziende dell’UE possano esportare in India 250.000 auto l’anno a tariffe ridotte, di cui 160.000 con motore a combustione interna e 90.000 elettriche. Le tariffe per i veicoli con motore a combustione interna scenderanno gradualmente al 10% entro dieci anni e per le auto elettriche entro 14 anni. I dazi sui ricambi auto saranno completamente eliminati. Pertanto, non è difficile prevedere che per le industrie tedesche orientate all’esportazione, in primis quella automobilistica, l’India rappresenti il mercato del futuro.

L’accordo riguarda anche l’agricoltura, dunque anche la Francia e i Paesi mediterranei. I dazi sui prodotti agricoli provenienti dall’UE saranno ridotti, tuttavia, esclude prodotti agricoli come carne bovina, riso e zucchero. I dazi sul vino saranno ridotti dall’attuale 150% al 20% per i vini più costosi e al 30% per quelli più economici. I dazi su olio d'oliva, pasta e cioccolato saranno completamente eliminati.

Per contro, l’India potrà esportare più prodotti tessili e farmaceutici. Questo ha immediatamente fatto salire le azioni dei produttori tessili indiani. Inoltre, il commercio di servizi sarà liberalizzato e si prevede che la delocalizzazione per i lavoratori qualificati sarà facilitata. E questo ci dovrebbe preoccupare. L’UE ha concesso alle aziende indiane un’esenzione dai dazi sull’acciaio: potranno esportare 1,6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno verso l’UE in esenzione da dazi, una quota significativamente inferiore ai precedenti volumi di importazione dall’India.

L’accordo sarà ora sottoposto a revisione giuridica. Successivamente, entrambe le parti dovranno ratificarlo. All’interno dell’UE, ciò richiede una maggioranza qualificata di 15 Stati membri, che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’unione. Anche il Parlamento europeo deve approvare l’accordo; in tal caso è sufficiente una maggioranza semplice.

Disastri umani

 

È stata effettuata la perizia da parte di un geologo prima di rilasciare le concessioni edilizie?

Alla fine di gennaio del 1985, lo Space Shuttle Discovery era decollato a meno undici gradi Celsius. Durante l’esame dei suoi razzi di lancio, recuperati dall’Oceano Atlantico, furono scoperte debolezze causate dal gelo nelle guarnizioni (gli O-ring). Furono trovati fuliggine e segni di bruciatura. Un altro millimetro e gli O-ring si sarebbero bruciati completamente.

Nel gennaio 1986, un ingegnere, nel corso di una conference call con i funzionari della NASA al Kennedy Space Center, aveva messo in guardia sulle criticità provocate dal gelo negli O-ring, e aveva proposto di rinviare il nuovo lancio di Challenger. Gli risposero di “togliersi i paraocchi da ingegnere e pensare come un manager”. Il giorno dopo, il 28 gennaio, si procedette al lancio con sette membri di equipaggio, tra i quali c’era l’insegnante Christa McAuliffe, che stava per diventare il primo civile nello spazio.

La notte precedente il lancio, come molti altri, Christa dormiva profondamente. I suoi figli attendevano con ansia due lezioni programmate di storia che l’insegnante avrebbe dovuto dare dallo spazio. Fin da piccola Christa era affascinata dalle donne pioniere negli Stati Uniti, era diventata presidente del sindacato degli insegnanti del New Hampshire, aveva fatto domanda per il programma Teacher in Space della NASA ed era stata selezionata nel luglio 1985 tra 11.000 candidati.

Milioni di americani erano incollati agli schermi la mattina del 28 gennaio 1986, e centinaia di altri riempivano le tribune a cinque chilometri dalla rampa di lancio. Lo Space Shuttle Challenger, insieme a Columbia, Discovery, Atlantis ed Endeavour, era uno dei cinque space shuttle riutilizzabili della NASA. Era il 25° lancio di uno space shuttle e il 1986 era destinato a diventare “l’anno più importante dall’inizio dell’era spaziale”.

Challenger aveva completato dieci voli dal 1983. Il lancio era stato posticipato di una settimana a causa del maltempo. Dopo anni di tagli al bilancio e di calo dell’interesse pubblico, ci si aspettava che i voli di routine dello Space Shuttle nello spazio riaccendessero la passione della nazione.

L’intera rampa era ghiacciata, con ghiaccioli lunghi metri che pendevano ovunque. Non si era mai verificato un decollo con un freddo così intenso. Sperando che il ghiaccio si sciogliesse, il centro di controllo decise di aspettare due ore.

Tutto andò secondo i piani. I motori si accesero. Lo strano pacchetto, composto da due razzi di lancio, il serbatoio color ruggine alto 46 metri, pieno di ossigeno e idrogeno, e la navetta agganciata, si levò in aria. Dopo una virata controllata, venne raggiunta la traiettoria leggermente inclinata e il Challenger accelerò fino a una velocità di 1.600 chilometri orari. Poi la spinta fu ridotta; a un’altitudine di 11.000 metri, raggiunsero il Max Q, il punto più critico. Se la navetta avesse volato troppo velocemente, la pressione dinamica dell’aria avrebbe potuto distruggere l’intero velivolo. Ma anche questo non si rivelò un problema. Negli strati d’aria più rarefatti che seguirono, i motori furono portati alla massima potenza. La navetta, per superare la gravità terrestre, avrebbe dovuto raggiungere i 28.000 chilometri orari.

Al momento non si registrò nessuna perdita termica, né un incendio alle guarnizioni fragili e una conseguente esplosione. Ma all’improvviso, lo Challenger esplose in una palla di fuoco, seguita da lunghe scie di condensazione bianca. I detriti dello shuttle, compresa la cabina separata con gli astronauti, precipitarono nell’Oceano Atlantico. Ci fu un breve silenzio nel centro di controllo della NASA prima che lo speaker annunciasse con involontaria ironia: “Abbiamo un grave malfunzionamento”.

La CNN, l’unica rete a trasmettere in diretta il lancio e a mostrare la tribuna VIP, aveva inquadrato in quel momento i volti dei genitori di Christa. Il mondo intero ha assistito alla loro iniziale gioia trasformarsi in incredulità e orrore. Anche gli scolari dell’insegnante, con i cappellini da festa, sono stati mostrati in diretta televisiva. Lo spettacolo doveva continuare.

Il presidente Reagan nominò una commissione d’inchiesta. Tra i suoi membri figurava il premio Nobel per la fisica Richard Feynman, che un paio di settimane dopo confermò, dopo un semplice esperimento, quanto l’ingegnere aveva testimoniato nelle udienze iniziali in merito ai suoi disperati avvertimenti alla dirigenza: usando un bicchiere d’acqua ghiacciata, dimostrò che la plastica degli O-ring del razzo a propellente solido destro aveva perso la sua elasticità a temperature inferiori a zero gradi Celsius.

Le riprese cinematografiche e televisive confermarono: appena 0,678 secondi dopo l’accensione, un piccolo fungo di fumo nero emerse dal razzo di lancio destro. Dopo 58,8 secondi, si trasformò in un getto di fiamma. Questo crebbe in pochi secondi fino a diventare un getto di fuoco che distrusse rapidamente il supporto del grande serbatoio. Ma solo 73 secondi dopo il lancio l’esplosione fu visibile sia agli spettatori che ai dipendenti della NASA.

L’intero programma Space Shuttle fu sospeso per due anni.

Il programma Space Shuttle, sviluppato a partire dagli anni ‘70, mirava a rendere i voli spaziali significativamente più economici rispetto ai lanciatori tradizionali, riutilizzando i componenti del sistema. Divenne cruciale per la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), poiché consentiva il trasporto di grandi moduli nello spazio. Permise inoltre la riparazione e il miglioramento del Telescopio Spaziale Hubble. Tuttavia, il programma fallì a causa dei costi sempre crescenti di ricondizionamento degli orbiter e dei lanciatori.

Dopo la conclusione del programma nel 2011, gli astronauti statunitensi dovettero raggiungere la ISS utilizzando le capsule russe Soyuz. Questo fu uno dei motivi per cui la NASA lanciò il Commercial Crew Program per promuovere le aziende private. Nel 2020, SpaceX, la società di Elon Musk, ha lanciato con successo un veicolo spaziale con equipaggio (missione Crew Dragon Demo-2)). Da allora, l’azienda conduce i voli di rifornimento con equipaggio della NASA verso la ISS con la sua navicella spaziale Dragon 2 e, dal 2021, effettua anche voli spaziali turistici.

lunedì 26 gennaio 2026

Una questione di volume e di potere

 

“Diranno che hanno inviato le loro truppe in Afghanistan, ed è anche vero, ma sono rimasti un po’ indietro, un po’ lontani dalla linea del fronte”, ha dichiarato Trump, riferendosi all’intervento della Nato in Afghanistan. Le parole di Trump hanno suscitato un putiferio tra i leader europei, ma costoro avrebbero fatto meglio a tacere.

La guerra condotta dalla Nato in Afghanistan ha causato principalmente la morte di civili afghani; centinaia di migliaia di persone ne sono state vittime. Le truppe occidentali hanno commesso numerosi crimini di guerra. Soprattutto personale militare e agenti statunitensi hanno torturato e assassinato prigionieri afghani; le incursioni notturne su villaggi e fattorie, in cui intere famiglie sono state massacrate, sono state innumerevoli. In definitiva, la guerra ventennale in Afghanistan, con tutte le sue atrocità contro la popolazione civile, si è rivelata il metodo più omicida immaginabile per riportare i talebani al potere. Ma le vittime afghane, le vittime della popolazione soggiogata, sono, come al solito nelle dispute tra imperialisti, del tutto irrilevanti.

La faccenda è andata fuori strada anche sotto un altro aspetto. Chiunque giudichi Trump e i suoi compari in base alla veridicità delle loro dichiarazioni ha già commesso il primo errore. Nell’era di X e di altre piattaforme la verità è meno importante che mai; è una questione di volume e potere. Quando Trump dà dei codardi ai soldati europei, lo fa per affermare il dominio degli Stati Uniti e suo personale.

I problemi con Trump e con il suo consiglio mondiale per la pace sono solo all’inizio. Il mondo da cui veniamo non esiste più, e questo è un ottimo pretesto per aumentare le spese militari, per reintrodurre la coscrizione, insomma per prepararci alla guerra. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz al Forum ha presentato un programma di militarismo, riarmo e nazionalismo economico che si inserisce perfettamente nella tradizione delle mire tedesche di potenza mondiale.

Né va rimosso il fatto che il fulcro della discussione al World Economic Forum, oltre al disgustoso spettacolo di Trump, è stata l’intelligenza artificiale. Il CEO di Anthropic (Claude), Dario Amodei, ha sostenuto che l’IA aumenterà drasticamente la disoccupazione (che mi pare una cosa oltrettutto ovvia). L’IA potrebbe portare a una rapida crescita, ma questo non andrebbe a vantaggio di tutti, bensì solo di una piccola élite. Che mi pare una conseguenza altrettanto ovvia. Quel libello del 1848 bisogna leggerlo bene: aveva anticipato tutto.