lunedì 9 febbraio 2026

Promuovere la pace mentre si prepara la guerra


La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali è stata venerdì un grandioso spettacolo. La sola sfilata delle nazioni è durata un’ora e mezza, suddivisa in quattro sedi: la sede vera e propria della cerimonia di apertura, lo stadio di calcio di San Siro, e le sedi satellite di Cortina (sci alpino femminile – Bormio quello maschile –, bob e slittino, curling), Predazzo (salto con gli sci, combinata nordica) e Livigno (snowboard, freestyle).

Le modelle vestite in modo futuristico che portavano i blocchi di ghiaccio (?) con i nomi delle nazioni a San Siro hanno sicuramente attirato l’attenzione, eccetera. I fischi si sono fatti sentire quando il vicepresidente statunitense J.D. Vance è apparso sullo schermo dello stadio. Ciò che era ovvio per i telespettatori di tutto il mondo è passato inosservato negli Stati Uniti, laddove NBC ha fatto in modo che non venissero uditi. I regimi autoritari fanno di tutto per non farsi notare.

I discorsi pronunciati alla cerimonia di apertura sono stati insipidi come sempre, e il messaggio di pace pronunciato dall’attrice sudafricana-americana Charlize Theron è stato semplicemente imbarazzante. Per il resto, balli, musica e due leggende dello sci italiano, Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno acceso la fiamma olimpica.

Nuova disciplina olimpica: la falange azzurra in azione.

Sabato c’è stato un certo movimento per le strade di Milano, un’ampia rappresentanza di coloro che non gradiscono i Giochi. Alcuni chiedevano la promozione degli sport di base invece dei milioni spesi per le Olimpiadi, mentre altri lamentavano il conseguente danno ambientale (vedi esempio Cortina). Personalmente avrei protestato anche per la rottura di palle dovuta ai blocchi sulla statale Alemagna per via dei lavori, tuttavia la deviazione per Auronzo e Misurina ha il vantaggio di offrire paesaggi estivi e invernali incantevoli.

Insomma, ognuno dice la sua e a modo suo. A Milano alcuni manifestanti hanno lanciato qualcosa (arance?) contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni, inseguimenti, furiose randellate e sei arresti. La polizia ha segnalato 100 agenti feriti; la natura delle ferite lamentate rimane poco chiara (stipsi, voglia di vacanze con certificato medico, cause di servizio ed indennizzi?). Oscure rimangono anche le cause, attribuite ad atti di sabotaggio, che hanno paralizzato, più del solito, alcune tratte della rete ferroviaria.

I Giochi olimpici non sono mai stati apolitici, tanto che nel 392, quando i riti non cristiani furono vietati nell’Impero, i Giochi caddero nell’oblio. Nel corso del XIX secolo furono fatti diversi tentativi di far rivivere i Giochi olimpici in Grecia, Francia e Inghilterra. Tutti fallirono. La riscoperta del sito di Olimpia tra il 1875 e il 1881 da parte dell’archeologo Ernst Curtius convinse un barone francese a far rivivere la macchina olimpica.

Equitazione, scherma, tiro a segno, nuoto e corsa campestre sviluppano tutte le qualità utili in guerra. Pierre de Coubertin ne era consapevole: il barone citò l’immagine di un ufficiale di collegamento che, perdendo il cavallo in territorio nemico, dovette difendersi con spada e pistola, attraversare a nuoto un fiume e correre a rifugiarsi nel proprio accampamento (1912).

Una cosa è certa: i Giochi moderni mai impedirono o sospesero le guerre! Quelli del 1916 furono annullati, così come quelli del 1940 e del 1944. Dopo il 1918, Germania, Austria, Ungheria, Turchia e Bulgaria furono escluse dai Giochi di Anversa nel 1920; le nazioni sconfitte nel 1945, Germania e Giappone (ma non l’Italia!) non furono invitate ai Giochi di Londra nel 1948. Altro caso di esclusione, la Jugoslavia, a cui non fu permesso di partecipare ai Giochi di Barcellona nel 1992 a causa della guerra nei Balcani e delle sanzioni imposte dall’ONU.

A parte la solita citazione dell’uso strumentale che ne fecero i nazisti nel 1936, va ricordato il boicottaggio a Melbourne nel 1956, dove sei paesi arabi non parteciparono per protestare contro l’occupazione anglo-francese del Canale di Suez. Il Sudafrica fu escluso dal 1962 al 1992 a causa dell’apartheid. Gli Stati Uniti boicottarono le Olimpiadi di Mosca nel 1980 dopo l’intervento in Afghanistan, e i sovietici boicottarono quelle di Los Angeles quattro anni dopo.

Nel 1988 non ci fu alcuna tregua olimpica tra le due Coree. La Corea del Nord scelse di boicottare i Giochi di Seul, citando il rifiuto della sua candidatura a ospitare metà degli eventi. Trent’anni dopo, l’atmosfera tra le due Coree sembrava cambiata: quella del Nord e quella del Sud hanno concordato di marciare insieme sotto la stessa bandiera, in rappresentanza di una Corea unita, alle Olimpiadi invernali di PyeongChang del 2018. È servito a qualcosa?

Nel febbraio 2022, gli Stati Uniti, Regno Unito e Canada hanno boicottato diplomaticamente le Olimpiadi invernali di Pechino per protestare contro la politica repressiva della Cina contro gli uiguri (ai curdi invece puoi torcere il collo “a gratis”, anzi ti premiano). A Parigi nel 2024, gli atleti russi e bielorussi sono stati ammessi con un escamotage: solo come atleti individuali neutrali, senza bandiera, inno o simboli nazionali, a causa della guerra in Ucraina (ciò non vale per i direttori d’orchestra e i ballerini nei teatri).

Lo sport costituisse uno strumento politico su scala globale. I Giochi olimpici sono un riflesso del potere degli Stati che si estende ai campi sportivi. La stessa idea originaria dei Giochi, quella di una tregua olimpica è ambigua. Interrompere una guerra per poi riprenderla in seguito, ha molto senso?


Prossimo cambio di regime a Kiev?

 

Nella notte tra sabato e domenica la Russia ha nuovamente attaccato la rete di fornitura elettrica dell’Ucraina, in particolare le linee di uscita di due centrali nucleari nei distretti di Rivne e Khmelnytskyi, nonché la più grande sottostazione d’Europa nella regione di Leopoli. Le centrali nucleari, tecnicamente integre, hanno dovuto ridurre la loro potenza a scopo precauzionale per evitare il surriscaldamento.

Secondo fonti di Kiev, solo un decimo del deficit di energia provocato dagli attacchi russi alla rete di produzione e distribuzione è compensato dalle importazioni di elettricità dalla Polonia.

Le conseguenze di questo attacco sono state la disattivazione di corrente anche nella capitale, per cui i residenti hanno avuto elettricità per due ore al mattino e un’ora e mezza la sera durante il fine settimana. I media russi hanno attribuito l’attacco a una rappresaglia per il tentato omicidio di Vladimir Alexeyev, vice capo del servizio di intelligence militare GRU, avvenuto venerdì.

Di là di questa versione sui motivi dell’attacco, vale quanto ho scritto recentemente in questo post. Bastano due conti: se l’Ucraina attualmente ha solo il 50% della sua capacità di generazione di energia elettrica, ma gli abitanti di Kiev ricevono elettricità solo per un sesto della giornata, allora si può stimare approssimativamente quale percentuale del consumo di elettricità sia destinata all’approvvigionamento della popolazione civile: vale a dire, un terzo. Il resto viene utilizzato per lo sforzo bellico. L’attacco persegue anzitutto un obiettivo militare.

Sempre secondo fonti russe, il presunto autore dell’attentato al generale Alexeyev è stato arrestato a Mosca e un complice a Dubai. Un terzo sospettato sarebbe fuggito in Ucraina. Il governo ucraino ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, ma ci sarebbe di mezzo il leader di Azov, Denis Prokopenko. Alexeyev è vice capo delegazione russa ai colloqui di Abu Dhabi. Chiaro lintento di sabotare i colloqui.

Secondo l’agenzia Reuters, che cita diverse fonti “a conoscenza della situazione” sul fronte ucraino, gli Stati Uniti puntano a raggiungere un cessate il fuoco entro marzo e poi di indire nuove elezioni e un referendum a maggio su possibili condizioni di pace, come la cessione alla Russia della regione del Donbass. Donald Trump vorrebbe ottenere un successo tangibile in vista delle elezioni di medio termine.

Sergej Lavrov, ministro degli Esteri, ha dichiarato in un’intervista che la Russia non vuole “necessariamente” occupare l’Ucraina o porre fine alla sua sovranità, ma è sufficiente un rapporto di vicinato “permanente e benevolmente neutrale”. È evidente che per raggiungere un simile risultato è necessario un cambio di regime a Kiev. A tal fine vi sarà sottotraccia un braccio di ferro tra una importante frazione dei poteri europei (e della Nato) e chi attualmente comanda a Washington. In gioco vi è molto di più di ciò che appare.

domenica 8 febbraio 2026

Lolita Express

 

Il 19 novembre scorso, in seguito alle notizie della stampa americana e messo alle strette dalla sua stessa base a riguardo di una lettera di sostegno da lui inviata a Jeffrey Epstein, Donald Trump non ha avuto scelta e ha firmato una legge che rende pubblico il fascicolo giudiziario del più noto molestatore sessuale del mondo. È stata così resa pubblica una prima ondata di documenti, che rivelano il suo interesse per le minorenni e come sapeva circondarsi delle persone giuste.

Un passo indietro nel tempo: è il 24 marzo 2018, Trump è alla Casa Bianca da oltre un anno ed è già riuscito a emanare diversi ordini esecutivi inquietanti, tanto che Epstein invia un messaggio a Steve Bannon, ex braccio destro di Trump: “Si sente solo ed è pazzo! L’ho detto a tutti fin dall’inizio. Molti pensavano che non dicessi sul serio, ma è ovvio che potrebbe crollare”. I due, Trump ed Epstein, si conoscevano bene, dunque il giudizio di Epstein su Trump non è da sottovalutare (*).

Personaggio ricchissimo, Epstein sviluppò un vero e proprio sistema per reclutare ragazze minorenni e costruì anche una vasta rete di contatti. Fu condannato nel 2008 per aver avuto rapporti sessuali con una prostituta minorenne. Imprigionato nel 2019 in attesa di processo per traffico di esseri umani a scopo sessuale dopo la testimonianza di centinaia di vittime, fu trovato morto nella sua cella.

Recentemente, la Commissione di vigilanza della Camera statunitense ha pubblicato una nuova serie di documenti, tra cui quasi 20.000 e-mail e messaggi di testo inviati o ricevuti da Epstein. Cosa rivelano? Non molto sul suo impero del sesso, a dire il vero, tuttavia l’esame di questi messaggi rivela quanto Epstein sapesse circondarsi delle persone giuste. Primo fra tutti, Steve Bannon.

A stretto contatto durante il primo mandato presidenziale, Trump ed Epstein si divertivano a diffondere voci e a ideare strategie per aiutare il consigliere Bannon a implementare il suo programma populista in tutto il mondo. Epstein fornì ripetutamente a Bannon assistenza finanziaria. “Com’è avere l’agente di viaggio più pagato della storia?”, scherzò Epstein in un messaggio prima di chiarire a Bannon che i “massaggi” non erano inclusi.

Sebbene i messaggi scambiati con Steve Bannon siano i più rilevanti della lista, vi sono molti altri interessanti destinatari di queste e-mail. Ad esempio Larry Summers, ex Segretario al Tesoro degli Stati Uniti ed ex Presidente dell’Università di Harvard e consigliere economico di Barack Obama, il quale chiedeva a Epstein di aiutarlo a “dormire” con una docente di economia di 30 anni più giovane di lui. Summers, che lavorava presso la sede centrale di OpenAI, è stato rimosso dopo la scoperta di queste e-mail.

Quello tra Jeffrey Epstein e suo fratello Mark, sono tra le e-mail più suggestive. Mark gli chiede: “Cosa sta facendo il tuo amico Donald?” Risponde Jeffrey: “Va tutto bene. Bannon è con me”. “Chiedigli se Putin ha il filmato di Trump che fa un pompino a Bubba”, ribatte Mark. Chi è questo famigerato “Bubba”? Leggendo le altre email, si scopre che questo soprannome appartiene a ... Bill Clinton. C’è solo da farsi una bella risata, ma ciò non toglie che Trump è impegnato a diffondere sui social media le foto di sé stesso mentre bacia la moglie Melania per dimostrare di essere eterosessuale. Certo, questa è la cosa più importante.

Che cosa si coglie da questa storia? Che personalità di alto profilo economico e sociale erano felicissime di accompagnarlo ai suoi festini pedofili: membri del parlamento, senatori, uomini d’affari, giornalisti, star del cinema, scienziati di fama, rettori e presidi universitari, primi ministri, principi e principesse (il suo aereo fu soprannominato Lolita Express dai controllori di volo). Un sistema ramificato a tal punto che oggi il “caso Epstein” contiene una serie di elementi inquietanti, a cominciare dal profilo della sua maitresse, Ghilaine Maxwell, figlia di una spia del Mossad, Robert Maxwell, che aveva acquistato testate giornalistiche britanniche per Israele.

Dunque è un sistema che incarna il sospetto che numerosi maschi dell’élite più esclusiva non sarebbero altro che dei puttanieri a caccia di minorenni, probabilmente ricattati (nella residenza parigina di Epstein tutte le stanze erano dotate di microspie e telecamere). Si è cercato di liquidare la cosa come “teoria del complotto”, tuttavia resta il fatto che questo è uno dei più grandi scandali che coinvolge una organizzazione che sfruttava la prostituzione minorile.

(*) Epstein è stato insegnante di fisica e matematica, musicista di talento, bancario alla Bear Stearns, della quale divenne socio in accomandita semplice, quindi fondò una società di consulenza con lo scopo di aiutare i clienti a recuperare denaro rubato da intermediari e avvocati fraudolenti. Di origini ebraica, ha avuto stretti rapporti d’affari con Ehud Barak, già primo ministro israeliano, ministro della difesa e capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane, quindi con Amir Elihai, ufficiale delle forze speciali, e Pinchas Bukhris, che era anche direttore generale del Ministero della difesa e comandante dell’unità informatica IDF 8200. È stato anche molto altro e l’hanno definito un predone finanziario. In realtà, si tratta di un personaggio losco che si era trasformato in un magnaccia specializzato al servizio esclusivo degli ultra-ricchi e onnipotenti.

sabato 7 febbraio 2026

Cecil Beaton


In attesa del ritorno della luce, dopo un lungo letargo nel quale ci siamo ubriacati di vin brulè e di banalità televisive imperdibili, sto leggendo una selezione dei diari di Cecil Beaton nel volume pubblicato sul finire dell’anno scorso da Neri Pozza.

Il diarista inglese è piuttosto famoso nel mondo anglo-americano per essere stato un fotografo ben pagato ma soprattutto una persona eccentrica e pettegola che ha conosciuto molta gente troppo famosa. Leggo che i suoi diari (1922-1974), pubblicati originariamente in sei volumi, sarebbero superiori ai diari di Harold Nicolson, che ho letti l’anno scorso. Prima impressione: propendo per un giudizio più cauto e articolato.

Un esempio: Beaton nel dicembre 1929 è negli Stati Uniti, ebbene ci si aspetterebbe almeno un cenno sul crollo di Wall Street, sul disastro finanziario e i primi morsi della crisi. Invece non c’è una parola al riguardo, ma frasi come: “ballammo intorno a un falò, cademmo nel fango e brindammo al futuro con lo champagne”.

C’è il sarcasmo (vedi la “forte detonazione” a p. 103) e il solito badinage: “Andammo insieme ad applaudire gli Astaire, comprammo dischi, ascoltammo opere, concerti e orchestre da ballo ad Harlem”. Neanche la fotocopia di The Sound and the Fury, di William Faulkner, pubblicato negli Stati Uniti proprio nel 1929. Indimenticabile: “L’uomo è la somma delle sue esperienze climatiche”!

Il meglio di Beaton è nella descrizione minuta dei volti e degli ambienti dei personaggi del suo tempo (li ha incrociati tutti), da Picasso a Jean Cocteau, da Winston allo scià di Persia, dalla contessa Morosini all’immancabile Capote, con il quale passava “ore di svago”, quindi da Wallis a Greta (con la quale il bisessuale Cecil ebbe una relazione): “Sdraiata sulla schiena fumava una Old Glod in un paio di calzoncini bianchi attillati e reggipetto” (p. 285). Insomma descrizioni d’incontri molto ravvicinati e godibili sia per i lettori e le lettrici Old England così come per quelli Vecia Padania.

Ciò che non mi attrae è legato all’attualità fatta di sfacciate assurdità. I protagonisti della scena politica, mediatica e artistica odierna, quasi tutti a quattrozampe, sono spesso posseduti da un turbine di risentimento, come direbbe Nietzsche. Un mondo dove la stupidità ha preso il potere e dove tutti sperano di rimanere illesi correndo ciechi nel tunnel.

Per contro, mi piacciono i racconti autobiografici di protagonisti che non esistono più. La loro lettura mi dice più cose di corposi e densi saggi storici. Nel caso di Beaton, Nicolson e altri testimoni, pur nella temperie segnata da due guerre mondiali, leggo di un’epoca che negli stili di vita, certamente borghesi ma senza eccessive leccature, era capace di distinguere il buon gusto dalla trivialità. 

venerdì 6 febbraio 2026

Quello che fa più paura al governo

 

È sufficiente il semplice sospetto per essere “fermati”. Chi decide se sei sospetto sono gli stessi che hanno fermato Federico Aldrovandi, come quelli della caserma Diaz, insomma quella roba lì, che non ti tortura e non ti uccide per strada come capitò a Giorgiana Masi, ma le “stimolazioni” preferisce fartele con comodo in questura.

Sospinti da questa escalation senza limiti, con un singolare gusto del paradosso, vogliono “evitare il ritorno delle Brigate rosse”. Così ha detto un ministro (il cui muso mi ricorda quello di Carrero Blanco), del quale la “prova del palloncino” ci potrebbe rivelare molte cose. Non c’è da aspettarsi altro da chi mette sotto sorveglianza chi porta dei fiori laddove è stata assassinata Mara Cagol.

Ebbene sì, le Brigare Rosse, che fu un movimento di massa con migliaia di persone, fanno ancora paura, ma rievocarle oggi provoca un effetto surreale e straniante. È solo una scusa per creare un clima di sospetto parossistico e di ossessione investigativa senza freni.

C’è chi sostiene che manca la volontà di comprendere cosa stia accadendo e perché. Non è così: sanno benissimo, sono degli esperti della “strategia della tensione”, che fu una strategia Nato con manovalanza fascista con raccordo dei servizi segreti.

Questo governo, che vuole dimostrare in ogni sua azione la sua superiorità su corpo e vita altrui, annovera amici e sodali tra i camerati degli “anni delle bombe”, ministri che vogliono, per esempio, arrivare alla “Verità” sulla strage di Bologna, che è stata sicuramente una strage fascista. Quello che fa più paura a questo governo di facinorosi ed eversori è la Storia.