Un raccontino estivo scritto nel gelo del febbraio di dieci anni fa. Anche questo a gratis.
Le plebi hanno lasciato i loro stazzi urbani e raggiunto lidi e monti. Spenderemo i nostri sudati risparmi per due o tre settimane di ozio, coniugando vorticosi divertimenti con agi all included. Così direbbe un Cicerone in sedicesimo descrivendo l’esodo estivo dei tempi nostri. Questo periodo di ferie retribuite si deve alla Carta del Lavoro (1927) e all’art. 36 della Costituzione (1948). Reliquie del XX secolo, ingombranti ostacoli a contrastare uno sfruttamento ancora più prolungato e intensivo.
Poi, concluso il periodo degli ozii, ci si incolonna per il rientro, accaldati e incazzati. Non mancheranno i rimpianti di ogni stagione e il rinnovo degli impegni solenni per la prossima. Si torna negli uffici, nelle fabbriche e in tutti gli altri loghi di lavoro. Ognuno mediamente per 40 ore settimanali (DL 66/2003). Chi un po’ di più e chi un poco di meno, tenendo presente che il limite massimo giornaliero fissato per legge è di 13 ore.
Com’è possibile, dato l’enorme aumento raggiunto dalla produttività del lavoro, che la settimana lavorativa “normale” sia ancora fissata per legge a 40 ore così come usava circa un secolo fa? A tale riguardo, si tira in ballo la famigerata “produttività”, tradotta in numeri e tabelle sulla competitività e altre amenità del genere.
Ma le ragioni della resistenza padronale a ridurre la giornata lavorativa sono solo di ordine economico o c’è, sottinteso, un altro motivo per così dire sociologico oltre che economico? I padroni vogliono anzitutto mantenere integra la specificità salariale del rapporto tra capitale e lavoro, quindi controllare il tempo dell’operaio e stabilirne uno stretto rapporto di subordinazione. Ciò serve a mantenere il dominio esistenziale capitalista sulla produzione e sul consumo attraverso il lavoro a tempo pieno.
La riconquista del tempo (l’autogestione del tempo di lavoro e di vita) diventa quindi una condizione essenziale per l’autonomia individuale e collettiva, e dovrebbe essere uno dei pilastri di un programma politico dei partiti di sinistra. Sennonché ci vene detto che si tratta di una questione insormontabile (vincoli strutturali dell’organizzazione globale della produzione, ecc.). Partiti di sinistra che non esistono se non nelle forme prostituite al servizio del capitale.
Il voto non paga, c’è solo una strada per l’abolizione del lavoro salariato e non passa dai parlamenti. Ma chi è disposto oggi a mettere in gioco la propria posizione sociale e il raggiunto relativo e sempre più precario benessere? «Hic Rhodus, hic salta»
Scrisse il vecchio Hegel in un impeto di sarcasmo: la guerra è lo stato in cui si mette in pratica il principio morale della vanità di tutti i beni terreni (Lineamenti di filosofia del diritto, § 324).
Kiev e Mosca sono nel pieno della guerra psicologica. Lo dimostra il bombardamento della russa Wildberries e quello della sua controparte ucraina Rozetka. Wildberries e Rozetka, proprio come Amazon, non sono venditori diretti, ma piattaforme per migliaia di piccole imprese che vendono ogni genere di prodotto attraverso il loro sistema digitale (marketplace online). È un sistema estremamente conveniente per tutti i soggetti coinvolti. Insieme ai magazzini Wildberries e Rozetka, anche le loro scorte vengono distrutte e migliaia di aziende rischiano la rovina, poiché nessuna assicurazione copre i danni di guerra.
L’esercito ha le proprie catene di approvvigionamento, in grado di consegnare qualsiasi cosa, dalle granate alle penne a sfera, perché nessuna di queste compagnie di spedizione consegna al fronte. Dunque, lo scopo degli attacchi ucraini è quello di portare la guerra “nelle case dei russi”. Il contrattacco russo a Rozetka è stata la risposta. Inoltre, la Russia sta sistematicamente bombardando le stazioni di servizio ucraine sulle strade principali, in modo che i trasportatori e i “volontari” rimangano senza carburante mentre si dirigono verso est e si chiedano se riusciranno a tornare indietro.
Alla luce dell’esperienza storica, l’efficacia militare di tali bombardamenti sulle infrastrutture è discutibile. Durante la II GM, gli Alleati occidentali ricorsero alla distruzione diffusa delle aree residenziali con lo scopo di spezzare il morale delle retrovie. Ciò ebbe effetti positivi in Italia, dove la guerra era vista con favore solo quando si trattava di gasare degli abissini o popolazioni che praticano “cinque pasti al giorno”.
Accadde l’opposto in Germania. I vigili del fuoco e gli ausiliari che accorrevano in aiuto dopo una notte di bombardamenti erano quelli con la svastica. La sensazione di dipendere da questo tipo di aiuto tende a rafforzare la lealtà delle persone verso il sistema, anziché indebolirla. Alla fine, sarà come la Guerra dei Trent’anni: una distruzione cieca e furiosa fine a sé stessa. Ciò è reso possibile da coloro che alimentano la guerra.
In seguito al ritrovamento di un drone all’aeroporto di Halle/Lipsia mercoledì sera, le circostanze restano come solito poco chiare. Ciononostante, si invocano consultazioni in seno alla NATO e Mosca viene apertamente accusata.
Valeriy Zalushnyj, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine e membro del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, attualmente ambasciatore a Londra, mercoledì durante un evento al Circolo Diplomatico di Kiev, davanti a una platea di ambasciatori occidentali, ha affermato che suo Paese ha ricevuto tutto ciò che la NATO aveva nel suo arsenale, tranne portaerei, missili da crociera Tomahawk e armi nucleari. Ma la Russia, ha aggiunto, ha sempre trovato una contromisura per ogni innovazione occidentale in breve tempo.
Zalushnyj è considerato il candidato più promettente per succedere al presidente Volodymyr Zelensky qualora quest’ultimo fosse costretto a indire nuove elezioni. Ma finché dura la guerra, Zelensky è in una botte di ferro.
La Russia è stata esclusa dal sistema satellitare Starlink solo all’inizio di quest’anno, il che ha causato problemi nell’acquisizione dei bersagli. La Russia ha quindi sviluppato un proprio sistema di comunicazioni spaziali, Rassvet (Alba), e l’ha già messo in funzione. Il regime di Kiev ha confermato che i missili e le bombe plananti russi sono diventati sempre più precisi.
Entrambe le parti in conflitto continuano ad attaccare obiettivi nelle retrovie nemiche. L’Ucraina ha colpito le raffinerie russe di Yaroslavl, a nord di Mosca, e di Ufa, nella regione degli Urali. Secondo fonti russe, almeno 1.200 droni sono stati impiegati simultaneamente contro Yaroslavl. La Russia, da parte sua, ha lanciato un attacco concentrato contro diversi centri logistici a Kiev e dintorni nella notte di mercoledì, distruggendo irrimediabilmente il magazzino centrale del rivenditore online Rozetka, vicino a Kiev. Questa selezione di obiettivi è stata una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro il rivenditore online Wildberries.
Sulla linea del fronte il conflitto ha assunto da tempo le forme di una guerra di posizione, di logoramento e annientamento. La UE e la NATO sono già in guerra con la Russia per il fatto che riforniscono il regime di Zelensky di armi, equipaggiamenti, specialisti e supporto tecnologico. E ciò avviene nonostante una clausola del trattato NATO escluda l’adesione degli Stati impegnati in guerre in corso.