martedì 8 settembre 2026

Nuove evidenze strumentali dell'esistenza di Dio

 

Alle 15:22 e 39 secondi del 16 giugno 2023, a più di un chilometro e mezzo di profondità sotto le Black Hills del South Dakota, negli Stati Uniti, si è generato un improvviso lampo di luce. Il segnale anomalo è a un livello di 2,6 sigma, mentre la fisica richiede 5 sigma per certificare una scoperta ufficiale.

La notizia è emersa a fine agosto 2026 perché i fisici del detector LZ (Lux-Zeplin) hanno ripescato e isolato un evento anomalo nei dati raccolti in 220 giorni di misurazioni sotterranee.

Che cosa stanno cercando? Rinculi nucleari della materia oscura, ossia prove dell’esistenza della materia oscura, finora solo ipotizzata, utilizzando il rivelatore Lux-Zeplin. 5,7 tonnellate dell’elemento chimico xeno in forma liquida sono state collocate in un grande contenitore cilindrico, che funge da rivelatore, per rilevare la collisione della materia oscura con atomi di xeno. In questo caso, le particelle si disperderebbero, dando luogo a piccoli lampi di luce osservabili.

Uno studio pubblicato sulla rivista Physical Review Letters descrive l’interazione rilevata tra un atomo di xeno e un’altra particella, che si ritiene essere una WIMP (particella di materia bianca). Le particelle massive debolmente interagenti (WIMP) rimangono un candidato altamente motivato per la materia oscura, ma di candidati a tale ruolo ne esistono parecchi. Alcuni semplicemente inventati, come per esempio l’assione.

Altri candidati sono teoricamente più concreti (viviamo un’epoca di ossimori), per esempio quelli con masse inferiori a 9 GeV=c2 (neutrini solari – del boro-8 – ad alta energia che subiscono scattering elastico coerente neutrino-nucleo: CEνNS) si dice siano ben motivati. I calcoli teorici sull’universo primordiale indicano che una particella con la massa di una WIMP e con interazioni deboli verrebbe prodotta spontaneamente nella quantità esatta necessaria a spiegare la materia oscura che osserviamo oggi.

In concreto: la materia visibile che conosciamo costituisce solo circa il 5% di tutta la materia presente nell’universo. Il resto è costituito dalla presunta materia oscura (e dall’energia oscura, leggi più avanti), che non emette né riflette luce ed è quindi invisibile. La sua esistenza deve essere ipotizzata, poiché senza di essa la maggior parte degli effetti gravitazionali nell’universo non potrebbe essere spiegata (è ciò che si ritiene). Si ritiene che interagisca con la materia ordinaria solo in casi estremamente rari. Tuttavia, i ricercatori stanno cercando di rilevare questa interazione sporadica al fine di trovare una prova dell’esistenza della materia oscura.

Insomma, i fisici teorici non si fanno mancare nulla, soprattutto i fondi per le loro complesse e costosissime ricerche. Sempre meglio – molto meglio – che buttare soldi in armi. Sanno che la materia oscura esiste (come un prete giura sull’esistenza di Dio), e che è la componente di massa preponderante del cosmo (come la presenza di Dio, d’altronde), ma non sanno come identificarla (e dunque la cercano, come un credente cerca il suo Dio).

P.S. : si suppone che esista una quantità di materia oscura quasi sei volte maggiore rispetto a quella ordinaria (5,5). Sembra una grande quantità, ma, essendo la materia ordinaria (detta luminosa o barionica) solo il 5% del totale, la materia oscura sarebbe soltanto il 27%. E il restante 68% circa dove si dovrebbe trovare? Nessuno lo sa, anche se la comunità dei cosmologi è orientata verso l’ipotesi dell’energia oscura, considerata responsabile dell’accelerazione della velocità di allontanamento delle galassie (stranezza della quale si sono ormai persuasi, redshift cosmologico alla mano). Quanto lontano hanno guardato gli osservatori che hanno rilevato l’accelerazione della velocità di allontanamento delle galassie? Se hanno guardato molto indietro nel tempo, non ci si dovrebbe stupire che abbiano individuato un’accelerazione invece di un rallentamento. L’accelerazione non sarebbe altro che una conseguenza dei successivi collassi (a cominciare da quelli che riguardano le gigantesche nubi di gas d’idrogeno che hanno probabilmente originato i superammassi), molto frequenti diversi miliardi di anni fa.

E se invece il contributo alla materia oscura mancante non venisse da una misteriosa energia oscura, ma semmai dall’energia potenziale gravitazionale della materia oscura degenerata, in successivi collassi (come piccoli big bang hanno prodotto molteplici spinte repulsive), nella forma di massima densità della materia? Com’è noto, ogni galassia ha al suo centro il suo “buco nero”, il quale altro non è che la massa oscura tanto cercata, residuo di un collasso che ha prodotto in quella forma la massima densità della materia.

Un unico big bang (posto che l’origine dell’universo sia data da una singolarità) non poteva garantire una energia repulsiva sufficiente a far espandere la materia cosmica per quasi dieci miliardi di anni (si suppone l’accelerazione sia cominciata circa 5mld or sono), se consideriamo l’azione frenante della gravitazione. Ci volevano, di conseguenza, ulteriori spinte, che solo collassi gravitazionali di grandi dimensioni potevano produrre. E a questi collassi è attribuibile anche la formazione di enormi masse di materia degenerata alla massima densità: la materia oscura.

lunedì 7 settembre 2026

Apparenti paradossi

 

La stampa polacca sta riflettendo sulla vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt, ma convenientemente dimentica quanto la Polonia stessa sia da decenni orientata a destra. Quando pensi di essere più a destra di tutti, c’è sempre qualcuno che ti scavalca (Vannacci dixit).

Rinfreschiamo la memoria: nel 1998, l’Unione Popolare Tedesca (DVU, Deutsche Volksunion), anche più nazista dell’AfD, fondata da Gerhard Frey (la cui ascesa editoriale meriterebbe essere raccontata in dettaglio, ma da non confondere con la figura di un omonimo matematico), entrò nel parlamento federale della Germania con quasi il 13% dei voti.

Il neofascismo non è certo una novità in Germania (e nemmeno in Italia). Faceva già parte del panorama politico della vecchia Repubblica Federale. Basta leggere i puntuali editoriali di Ulrike Meinhof su Konkret (1959-1969), quando la giornalista era una specie di Giorgio Bocca tedesco.

Un anno dopo, il governo federale, una coalizione tra SPD e Verdi, partecipò alla guerra di aggressione contro la Jugoslavia con i bombardieri tedeschi, e quegli stessi “antifascisti” rimasero in silenzio. Ancora oggi, la guerra non è considerata di destra.

L’AfD, il cui co-presidente si era unito alla richiesta di una spesa militare del 5% ancor prima di Friedrich Merz, ha sfruttato il sentimento pacifista e ha vinto. La demagogia è il loro mestiere, e l’esperto Elon Musk si congratula giustamente con loro per la vittoria elettorale.

L’AfD è sostanzialmente la CDU/CSU degli anni ‘60 e ‘70, ovvero principalmente anticomunista. Uno degli slogan della campagna elettorale era: “Chi vota per la CDU si ritrova con i comunisti”.

Non esiste nessun altro partito più accondiscendente nei confronti dello Stato fascista di Germania della Linke, e che approvi senza riserve ogni decisione in cambio di incarichi ministeriali e stipendi parlamentari.

Chi finge di essere socialmente impegnato per i “diritti” mentre è costantemente complice degli attacchi antisociali, i fascisti finisce per ritrovarseli addosso in casa propria. Vedrete, così come in Italia, anche in Germania riusciranno a trasformare la merda in caramelle.

Germania, ancora una volta non cambierà nulla


In Sassonia-Anhalt (ex DDR), Alternative für Deutschland ha più che raddoppiato i propri voti rispetto al 2021. Ha votato poco più di 1,7 milioni gli elettori, una percentuale dell’80 per cento. Il partito al governo ha più che dimezzato la sua quota di voti, ottenendo solo circa il 17,5%. I socialdemocratici sono al 9,2 per cento. La Linke all’8,6%, i Verdi 8,9%, il partito di Sahra Wagenknecht supera lo sbarramento del 5% per un soffio; FDP (Freie Demokratische Partei), il Partito Liberale Democratico, con il 2,5% resta fuori dal parlamento regionale.

Secondo le analisi elettorali, l’AfD prende voti in tutte le fasce d’età, conquistando la maggioranza assoluta dei voti tra gli elettori di età compresa tra i 35 e i 59 anni. Perché i tedeschi dell’Est sono così insoddisfatti? Non sono mai stati così bene. Chi si pone una domanda/risposta del genere ignora ciò che la maggior parte dei tedeschi dell’Est già sapeva nel 1990, quando Helmut Kohl annunciò la prosperità: dove non c’è industria, crescono erba e cespugli.

Secondo l’Istituto di ricerca economica di Halle, più di cinque milioni di persone sono emigrate. Un calo demografico simile non si vedeva dalla Guerra dei Trent’anni (1618-1648). Nelle zone scarsamente popolate tra il Mar Baltico e i Monti Metalliferi, poche auto circolano sulle nuove autostrade e tangenziali. L’emigrazione è ormai un fenomeno europeo nelle regioni periferiche, ovunque un motore del successo elettorale dei partiti di destra.

Ma allora perché anche gli elettori della Germania Ovest hanno votato per l’AfD alle elezioni federali del 2025? Dei 10,3 milioni di tedeschi che hanno votato per l’AfD, oltre 7 milioni sono quelli occidentali. Evidentemente le differenze tra le due parti del paese non bastano a spiegare il perché l’AfD è da tempo diventato un fenomeno pantedesco.

Agli elettori poco importa che l’AfD sia dominata da professori benestanti, sia divisa sulla politica pensionistica e abbia poco da offrire in termini di riforma del sistema sanitario, che il suo programma non è pensato per la gente comune. È dunque un voto di protesta? Sicuramente, ma non solo.

La Germania sta attraversando forse la sua trasformazione più profonda dalla riunificazione. Non riesce ad uscire dalla sua crisi e subisce sempre più la concorrenza cinese. Nei periodi di crisi, la fiducia in chi detiene il potere diminuisce fino a crollare. Per la prima volta da decenni, le persone stanno vivendo crisi fondamentali, non solo per motivi economici. Inoltre, non solo in Germania, chi è al potere ripete ostinatamente che cambiamenti radicali sono impossibili perché l’Unione Europea non lo permette.

Che ci sia bisogno di un cambio di rotta radicale, in Germania così come nel resto d’Europa, è evidente. Non essendo disponibile un’alternativa credibile, dal lato elettorale c’è rottura consapevole con il sistema e i partiti tradizionali. Gli elettori dicono basta, non vogliono più giocare a questo gioco. Basta con la UE, basta con l’immigrazione, basta licenziamenti e sottoccupazione, basta con la guerra contro la Russia e i miliardi ai corrotti dell’Ucraina, basta con il riarmo e tagli alla spesa sociale.

Quando i partiti di estrema destra arrivano al potere, dimostrano anch’essi la loro impotenza. Il fatto è che poi quel potere non lo vogliono più lasciare. Al grande capitale sta bene così, lo si vede negli Usa, dove ai “democratici” in fondo Trump non dispiace finché se la prende con gli immigrati e l’Europa. 

domenica 6 settembre 2026

Lo “zuppone” domenicale

 

Uno degli sketch comici più esilaranti del cinema italiano (del tempo che fu, poiché oggi non esiste più nulla) è quello del duo Tognazzi-Gassmann nel film ad episodi I nuovi mostri. L’episodio s’intitola Hostaria, con l’acca, che fa tanto antico e rustico nei nomi delle trattorie. Tognazzi e Gassmann impersonano rispettivamente un cuoco e un cameriere. Il locale è una tipica bettola “scoperta” da una comitiva di personaggi decisamente “in”.

Vado a memoria: della comitiva fanno parte l’immancabile “architetto”, che fa da cicerone e guida gli altri; il giornalista che ne decanterà le gioie culinarie a Montanelli, una vecchia troia altolocata e via di seguito. Il gruppo ordina piatti tipici e “veraci”, tra cui lo “zuppone alla porcara” e il vino della casa.

Mentre i clienti al tavolo decantano la bontà dello “zuppone alla porcara”, il cuoco e il cameriere litigano furiosamente in cucina per gelosia e vecchi rancori. La lite degenera in una zuffa violenta dove volano insulti, sputi e avanzi di cibo di ogni tipo, finendo per “insaporire” proprio il minestrone in cottura.

L’episodio è da vedere e non da raccontare. Ad ogni modo, mi ritorna in mente puntualmente ogni domenica leggendo le recensioni enogastronomiche di Luca Cesari e di Davide Paolini su Il Sole 24ore. Un tempo vi scriveva anche Camilla Baresani, che poteva vantare di essere amica dell’allora responsabile dell’inserto domenicale.

Mai una critica del ristorante dove hanno mangiato cose, a dir poco, “miracolose”. Più che uno stomaco scafato, ci vuole davvero un gran culo per non incappare in un ristorante o trattoria dove il pesce non sia surgelato o di allevamento (e non solo durante il fermo-pesca); quindi carni da discount e ortaggi in busta, quindi dessert conservati a -18° C. per mesi.

Scrive oggi Cesari: «E solo con il miracolo economico, spezzata la memoria della fame, che quella miseria viene riverniciata a “cucina della nonna” e il piatto tipico diventa il perno attorno a cui costruire identità, bilanci e carriere amministrative: un caso da manuale dell’invenzione della tradizione descritta da Eric Hobsbawm, osservata qui in corpore vili tra i capannoni delle feste.»

Sta parlando di Danilo Gasparini, autore del libretto Dal bianchetto alla sagra. Mangiare e bere nelle Venezie tra medioevo ed età contemporanea. A proposito di ristorazione in età contemporanea, racconto quanto segue: la recensione di Cesari l’ho letta subito dopo aver terminato lo spoglio delle recensioni relative a: “dove mangiare a Sant’Erasmo di Venezia”.

Nell’isola di ristoranti ve ne sono davvero pochi, a ragione (e per fortuna) che gli itinerari turistici canonici portano le greggi in luoghi celebrati, più comodi e molto cari della Laguna. Per non farla lunga, preannuncio che, tra qualche giorno, mio malgrado, mangeremo sì a Sant’Erasmo, ma sarà una frugale colazione al sacco. Non per avarizia e nemmeno per parsimonia. Qui sotto il grafico relativo alle recensioni del locale più noto dell’isola. In tal senso, gli altri due gli fanno leale concorrenza.

Il 44,9 per cento delle recensioni viaggia tra “scarso” (15,2%) e “terribile” (29,7). Anche prendendo le recensioni più sfavorevoli con beneficio d’inventario (può sempre esserci chi si duole che il bicchiere per il vino non era quello giusto), è difficile, leggendole, non farsi un’idea ancor più “terribile”. Il 14,4 per cento, invece, ha votato per “eccellente”. Si tratta di architetti e giornalisti.

sabato 5 settembre 2026

Volubili e volatili siete "voi"

 

Non è difficile concordare con questa analisi, profonda e superficiale ad un tempo, e ovviamente con la sua conclusione.

Sennonché il collega blogger Massimo Mantellini parla dei cosiddetti flussi elettorali, dunque di chi al seggio ci va. Non s’interroga su chi invece non vota, ossia tra il 40 e il 50 per cento dell’elettorato. La chiamano “astensione”, un termine neutro che non vuol dire nulla, salvo il fatto che sono elettori che non votano. Se solo il 20% degli astenuti decidessero di votare, l’esito del voto potrebbe essere completamente diverso.

Ma chi ha davvero interesse a prendersi cura di questa consistente massa di non votanti o almeno di una sua parte? Poniamo dei potenziali votanti di sinistra. Nessun partito o coalizione di sinistra perché ciò comporterebbe, almeno sul piano programmatico, una critica radicale del sistema sociale vigente e un programma politico conseguente.

Significherebbe, per esempio, dire della UE le cose che andrebbero dette e fino in fondo. Oppure sul riarmo e le spese folli per la “difesa”. Sul fatto che la NATO è un’organizzazione di stampo fascista che ha scopi incompatibili con la pace. Quindi sui tagli alla sanità e la sua privatizzazione. Sui profitti di petrolieri e banchieri. Sulla rinazionalizzazione dei servizi pubblici: energia, acqua, telefonia, banche, eccetera. Insomma, servirebbe quantomeno che un PD – partito per il quale vota Mantellini – fosse davvero un partito convintamente riformista e socialista. Un cambiamento che dovrebbe partire dal nome.

Mi chiedo: i vari Mantellini sarebbero d’accordo nell’abbandonare il liberismo o il liberalismo, o come cazzo vogliono chiamare questo stato di cose, e di abbracciare il socialismo? Dico il socialismo riformista, giammai – orrore – il comunismo!