L’11 aprile scrivevo: «Non è casuale che il governo iraniano rischi una nuova ondata di guerra contro il proprio paese insistendo su negoziati con gli Stati Uniti solo a condizione che il Libano sia incluso nell’attuale cessate il fuoco, come originariamente concordato. È in Libano che si gioca la partita, per opposti interessi; lo Stretto di Hormuz è solo uno strumento di guerra, di ricatto.»
Il 18 aprile, ne spiegavo i motivi: «Il Libano funge per l’Iran come avamposto contro Israele, ma c’è almeno un altro motivo importante per il quale Israele vuole occupare il Libano meridionale. Il Libano rappresenta un’eccezione in una regione dove l’acqua scarseggia e lo rende davvero oggetto di desiderio. È attraversato da oltre trenta fiumi, di cui tre sono i principali: il fiume Litani e il Wazzani, affluente dell’Hasbani, il quale a sua volta alimenta il fiume Giordano, che è il principale immissario del lago di Tiberiade, unica grande risorsa d’acqua dolce in superficie della Palestina. Il Litani scorre interamente in territorio libanese, i fiumi Wazzani e Hasbani si trovano in gran parte in territorio libanese a monte del fiume Giordano.»
In queste ore, l’Iran insiste per includere il Libano in un cessate il fuoco, dopo che domenica Israele aveva bombardato il quartiere di Dahiya, per la prima volta dal rinnovo del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, in vigore da soli tre giorni. Dal punto di vista dell’Iran, Israele ha oltrepassato una “linea rossa”. L’esercito iraniano ha lanciato una salva di missili balistici contro Israele, e Tel Aviv ha risposto al fuoco, rendendo così il cessate il fuoco ciò che era stato fin dall’inizio: inutile.
L’Iran ha stabilito un suo principio: se attaccate Beirut, noi attaccheremo Israele. Dal punto di vista iraniano, un accordo con Washington non può essere separato dal Libano, da Gaza e dagli altri teatri di aggressione israeliani. E però l’accordo di coalizione di Netanyahu codifica come dottrina di Stato che il popolo ebraico ha un diritto esclusivo e inalienabile su tutte le parti della “Terra d’Israele”. Per il momento, a livello ufficiale, tale “diritto” si estende dal Mediterraneo al fiume Giordano, senza nemmeno un’ombra di autodeterminazione palestinese.
Ieri, Israele ha chiuso i valichi di frontiera di Kerem Shalom e Rafah alle evacuazioni mediche e alle consegne di aiuti a Gaza. Si sono avute altre decine di morti, la strage continua. Ma la base dell’attuale politica del governo israeliano va anche oltre e riguarda le ambizioni di un Grande Israele che si estenda dal Nilo all’Eufrate. Ambizioni che dal punto di vista della propaganda sono legittimate dalla Torah. Il disegno sionista è questo. Non dimentichiamoci che hanno dio dalla loro parte, lo stesso che inviò l’angelo sterminatore nell’Antico Egitto.
L’Iran, pur non essendo un paese arabo, ha ben chiara la minaccia.



