giovedì 2 aprile 2026

Come le patate di Pasqua

 

Prendiamo atto che più importanti delle stragi e degli assassinii premeditati sono i prezzi della borsa, quelli del carburante, il contraccolpo sulla produzione a causa della guerra, le ultime dichiarazioni di Trump sul futuro della NATO o il blocco da parte di un giudice della costruzione della sua sala da ballo alla Casa Bianca.

Che Benjamin Netanyahu stia applicando in Libano lo stesso principio della guerra di Gaza, rendendo il Paese inabitabile senza curarsi delle conseguenze, o che venga sancita la pena di morte per legge esclusivamente per i palestinesi, sono tutte cose che non interessano a molti degli eroi da scrivania europei. Tipo Chiaberge, per esempio. Rispondono: e Putin allora?

Sono come quei vegani che per Pasqua dipingono le patate e non le uova. Dunque non solo esponenti del blocco nazional-clericale e i partiti di estrema destra, storicamente i Comitati civici di Gedda, l’atlantismo della DC e del MSI, poi l’area di CL, organizzazioni del neofascismo come Europa Civiltà, ma fluiscono nella stessa cloaca, provenienti da uno scolo diverso, anche i liberali alla Calenda, che rappresentano una parte della classe dirigente (?) che non ha imparato nulla dalla storia ma vuole radicare la russofobia nella popolazione.

Ecco dunque, da ultimo, un autocrate machiavellico che, da Mosca, sogna di indebolire la libertà e la democrazia occidentali; servizi segreti onnipotenti che ordiscono sinistre macchinazioni ed estendono i loro tentacoli in tutto il mondo; un paese asiatico e barbaro, gente tendente all’intrigo, che rappresenta una minaccia per la civiltà occidentale.

Del resto, quella patacca dei Protocolli dei savi di Sion non viene comunemente attribuita all’Okrana, la polizia segreta zarista? Alla fine delle guerre napoleoniche il generale britannico Robert Wilson, nel suo A Sketch of the Military and Political Power of Russia, riproponeva un documento falsificato: “Il testamento di Pietro il Grande”. Conteneva un piano dettagliato per la conquista russa dell’Europa e del mondo, in particolare attraverso l’espansione verso l’India e il Medio Oriente.

Di questa robaccia qua si nutrono i russofobi. “La russofobia è uno stato d’animo, non un complotto”, scriveva tempo fa un giornalista svizzero; ma è anche razzismo: affermazione della superiorità occidentale (la nostra democrazia, ovviamente) e ricorso a delle griglie interpretative stereotipate.

mercoledì 1 aprile 2026

Omologie

 

Durante la prima lettura a novembre, erano stati offerti dolciumi, ma alla terza e ultima votazione alla Knesset, lunedì sera, Itamar Ben-Gvir ha servito alcolici. Il ministro della Sicurezza Nazionale festeggiava l’approvazione della pena di morte per i palestinesi da parte del parlamento israeliano. “Presto li conteremo uno per uno”, sono state le sue parole. Un piccolo cappio d’oro era appuntato al bavero del ministro e dei parlamentari che lo circondavano. L’impiccagione è “una delle opzioni” per l’esecuzione della condanna, ha detto il sionista, insieme alla sedia elettrica e all’”eutanasia”: alcuni medici si sono già offerti di collaborare.

Ben-Gvir si può considerare come l’omologo di Hans Frank (1900-1946), che non era un caso isolato nel Terzo Reich, così come Ben-Gvir non è un caso isolato in Palestina.

La legge, che gode di ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica israeliana (B’Tselem), stabilisce che la pena di morte diventerà la pena standard per i palestinesi residenti nella Cisgiordania occupata, condannati da un tribunale militare per un attentato “terroristico” mortale. Non si applicherà agli israeliani di origine ebraica che uccidono palestinesi. La legge prevede che la sentenza venga eseguita entro 90 giorni. I condannati saranno detenuti in isolamento fino all’esecuzione e le visite saranno vietate. La legge esclude appelli o grazia per i casi trattati dai tribunali militari. Analogamente, per i prigionieri processati dai tribunali civili sionisti, la legge prevede l’ergastolo o la pena di morte per atti “volti alla distruzione dell’esistenza di Israele”. Dunque, con ampio margine interpretativo e non sarà più necessario che i giudici raggiungano una decisione unanime.

La legge legalizza di fatto ciò che già accade: secondo l’organizzazione ebraica per i diritti umani B’Tselem, almeno 84 prigionieri sono morti dietro le sbarre a causa di torture sistematiche dall’ottobre 2023. Segnala inoltre un’ulteriore intensificazione di quello che un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani di metà marzo ha descritto come un “regime istituzionalizzato di discriminazione, oppressione e violenza sistematiche”. Per gli israeliani di origine ebraica, l’impunità regna sovrana in Cisgiordania: dal 2020, nessuna persona è stata processata per attacchi mortali. È quanto emerge da un’indagine sui dati giudiziari e dei registri pubblici condotta dal quotidiano britannico The Guardian.

Nello stesso periodo, secondo i dati delle Nazioni Unite, almeno 1.100 civili sono stati uccisi da coloni o soldati, un quarto dei quali bambini. Al contrario, circa il 96% dei palestinesi processati dai tribunali militari viene condannato, ha riferito B’Tselem domenica scorsa. In molti casi, ciò si basa su “confessioni” estorte con torture durante gli interrogatori.

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Il 25 marzo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che riconosce la schiavitù e la tratta transatlantica degli schiavi come il “crimine più grave contro l’umanità”. 123 Stati hanno votato a favore, tra cui Cina e Russia. Stati Uniti, Israele e Argentina hanno votato contro, mentre 52 Paesi si sono astenuti, tra cui quelli dell’Unione Europea e del Regno Unito.