Prendiamo atto che più importanti delle stragi e degli assassinii premeditati sono i prezzi della borsa, quelli del carburante, il contraccolpo sulla produzione a causa della guerra, le ultime dichiarazioni di Trump sul futuro della NATO o il blocco da parte di un giudice della costruzione della sua sala da ballo alla Casa Bianca.
Che Benjamin Netanyahu stia applicando in Libano lo stesso principio della guerra di Gaza, rendendo il Paese inabitabile senza curarsi delle conseguenze, o che venga sancita la pena di morte per legge esclusivamente per i palestinesi, sono tutte cose che non interessano a molti degli eroi da scrivania europei. Tipo Chiaberge, per esempio. Rispondono: e Putin allora?
Sono come quei vegani che per Pasqua dipingono le patate e non le uova. Dunque non solo esponenti del blocco nazional-clericale e i partiti di estrema destra, storicamente i Comitati civici di Gedda, l’atlantismo della DC e del MSI, poi l’area di CL, organizzazioni del neofascismo come Europa Civiltà, ma fluiscono nella stessa cloaca, provenienti da uno scolo diverso, anche i liberali alla Calenda, che rappresentano una parte della classe dirigente (?) che non ha imparato nulla dalla storia ma vuole radicare la russofobia nella popolazione.
Ecco dunque, da ultimo, un autocrate machiavellico che, da Mosca, sogna di indebolire la libertà e la democrazia occidentali; servizi segreti onnipotenti che ordiscono sinistre macchinazioni ed estendono i loro tentacoli in tutto il mondo; un paese asiatico e barbaro, gente tendente all’intrigo, che rappresenta una minaccia per la civiltà occidentale.
Del resto, quella patacca dei Protocolli dei savi di Sion non viene comunemente attribuita all’Okrana, la polizia segreta zarista? Alla fine delle guerre napoleoniche il generale britannico Robert Wilson, nel suo A Sketch of the Military and Political Power of Russia, riproponeva un documento falsificato: “Il testamento di Pietro il Grande”. Conteneva un piano dettagliato per la conquista russa dell’Europa e del mondo, in particolare attraverso l’espansione verso l’India e il Medio Oriente.
Di questa robaccia qua si nutrono i russofobi. “La russofobia è uno stato d’animo, non un complotto”, scriveva tempo fa un giornalista svizzero; ma è anche razzismo: affermazione della superiorità occidentale (la nostra democrazia, ovviamente) e ricorso a delle griglie interpretative stereotipate.

