mercoledì 27 dicembre 2017

Lo sperma fortunato



C’è una legge di natura alla quale nessuno può sottrarsi: quando giunge la nostra ora non possiamo nemmeno sceglierci l’albero, come invece pretese Bertoldo. Perfino l’immortale d’Artagnan, proprio nel momento in cui riceveva il bastone di maresciallo, in quel di Maastricht, dovette lasciare il passo. E, più recentemente, tra le lacrime d’insospettabili fans, sembra averci lasciati anche un certo Ciro di Marzio. Non vado oltre con i riferimenti culturali alti, anche se avrei potuto insistere ricordando Charlie Chaplin della cui scomparsa ieri l’altro cadeva il 40° anniversario.

Semmai c’è da brontolare sull’algoritmo, e a tal fine sarebbe interessante conoscere l’ammontare della vita media secondo status sociale e mestiere, ma sappiamo che simili cabale non fanno il gioco dei timonieri della nave schiavista.

Per i ricchi la sventura è doppia perché ciò che possiedono al sole o tesaurizzato in banca soggiace alla mannaia del fisco. Non in Italia, sia chiaro, poiché da noi la tassa di successione è meramente simbolica. In Giappone è al 55%, ma lì hanno gli occhi a mandorla e perciò vedono le cose diversamente.

Nel paese più esemplare del mondo, gli Stati Uniti d’America, secondo Roger Abravanel, che scrive di questo tema sul Corriere della sera, si tratterebbe del 40% dei beni di colui che anche oltreoceano i legulei chiamano de cuius. Perciò, scrive Abravanel, il solito Trump ha riproposto di abolire tali imposte dopo il tentativo fallito di George Bush.



Nell’articolo, non a caso, Abravanel tace sulla tassazione vigente negli altri paesi della UE (accenna alla Svezia quale "paese socialista"), la quale imposta non è meramente simbolica come nel Belpaese (solo il 4 per cento). Anzi, sostiene Abravanel, alzare l’imposta di successione nel nostro paese “sarebbe la ennesima proposta populista di tassare il patrimonio dei più ricchi che porterebbe molto meno risorse di una seria lotta all’evasione dell’imposta sul reddito che vale 150 miliardi l’anno”.

Chiedo: perché qualsiasi proposta di tassare le successioni secondo progressione sarebbe da considerarsi “populista” e scalda tanto gli animi? Propongo una sintetica soluzione del caso: questi signori si sentono al loro posto in un sistema che tollera qualunque livello di disuguaglianza, e presentano la “seria lotta all’evasione”, quale panacea di ogni nequizia nazionale, ben sapendo di poterla fare franca. Nessuno è tanto fedele sul piano dei sentimenti a questo genere di democrazia quanto lo sono loro.

Un’aliquota fissa del 4% sulle successioni (e donazioni), con una franchigia di un milione di euro, non è una seria elusione fiscale vidimata dalla legge? Proposta: se l’esempio di tassazione americano può sembrare esoso, adottiamo allora, parola per parola, la legislazione tedesca. Oppure quella francese. Piace di più quella inglese? Ok. Come detto, Roger Shylock non ne fa menzione nel suo articolo.

Sostiene Abravanel che nessun aumento dell’imposta sulle successioni in Italia avrebbe effetto, perché “se la elusione nei Paesi dove la tassa esiste è massiccia, da noi arriverebbe a livelli record”. Come avverrebbe tale evasione-elusione? Risponde Abravanel: con “donazioni e fondazioni”. Bravo. Ci racconta questa amenità con l’intima soddisfazione di quando s’incontra un’anima laica che non ha ancora letto Sainte-Beuve.

È ovvio che l’imposta dev’essere comune alle donazioni, alle polizze vita e a tutte le altre forme equivalenti e legali con le quali normalmente viene occultato sia il grosso che l’argent de poche. In tal modo l’evasione e l’elusione di questo tipo d’imposta diventerebbe molto più complicata. E non è assolutamente vero che il gettito per l’erario sarebbe minimo, tutt’altro. Quella sulle donazioni, successione ed affini, e stata storicamente l’imposta più temuta dai proprietari.

A tale riguardo, pur non volendo insistere troppo con i riferimenti storici, colgo l’occasione per segnalare ai distratti che la Rivoluzione francese fu nel suo furore poca cosa a confronto di quanto avvenne subito dopo, e cioè in forza ad una norma del codice napoleonico in materia di successione nella proprietà, sia essa mortis causa che inter vivos. Con essa veniva sancito un principio giuridico che ha di fatto mandato al macero intere biblioteche e mutato radicalmente il corso degli avvenimenti più di quanto non abbia fatto il diuturno lavoro della ghigliottina. Ciò è vero nella misura in cui tale norma è stata il risultato di un processo durato secoli (*).

*

Roger Abravanel ci racconta che l’imposta di successione non azzera i privilegi di nascita. Su questo ha ragione, anche se vorrei ricordargli quanto egli stesso riporta nel suo articolo citando due noti socialisti, e cioè Warren Buffett e Bill Gates, i quali sostenevano che togliere la tassa equivaleva a «scegliere il team che andava alle Olimpiadi del 2020 tra i figli di coloro che hanno vinto le Olimpiadi del 2000».

Che poi in Italia sia acuto il problema del nepotismo, si può concedere largamente, ma anche in questo caso vorrei ricordare che ovunque i figli di famiglie influenti non vestono in tuta blu e dunque Abravanel non ci venga a rompere con la meritocrazia. Sostiene che è stato per molti anni partner della McKinsey dove i figli dei partner, anche se eccellenti, non potevano fare domanda di assunzione.

I figli di Abravanel, posso metterci la mano sul fuoco, per educazione ed ambiente sociale di relazioni nel quale sono cresciuti, per le scuole e l’università che hanno frequentato, non hanno bisogno di un posto alla McKinsey, né d’inviare curricula per venire assunti in qualche grosso giro di alti stipendi. E ciò anche senza l’intervento del loro padre, Roger Abravanel, ammanicato con la finanza ebraica internazionale.

I figli di certa gente non sono il prodotto di uno “sperma fortunato”, ma il prodotto di una società di classe. Le classi sociali sono delle strutture oggettivamente motivate e determinate dalla base economica e dai rapporti complessivi storico-sociali, nei quali gli individui, volenti o nolenti, si generano e ricadono.

Pertanto, se c’è un’etichetta fittizia dietro la quale la borghesia nasconde il più miserabile dei ricatti, questa reca la parola “meritocrazia”. Che cosa dovremmo mai meritarci da una società fondata sulla schiavitù del lavoro e nella monotona estorsione del plusvalore? La propaganda borghese non sa far altro che presentarci la gara per un simile lavoro come l’unica avventura possibile nelle attuali condizioni d’esistenza.

Vero che il figlio di un meccanico può, in via eccezionale, salire la scala sociale che porta ad un alto reddito e al faticoso riconoscimento del suo talento; ma accade, per contro, che anche il figlio di un capitalista può gettarsi da un viadotto. Qui però non si tratta di considerare casi isolati, eccezionali, ma l’insieme dal lato della divisione sociale del lavoro. È la divisione del lavoro che diventa funzionale ai rapporti di proprietà vigenti. Non importa chi scende, chi sale e chi sta seduto sull’autobus: i posti sono predeterminati. Ciò che importa è la direzione dell’autobus.

(*) La ricca borghesia mercantile e usuraia «che possedeva la maggior parte del capitale francese», mirava a ottenere un riconoscimento politico equivalente al raggiunto potere economico. A tal fine occorreva colpire l'aristocrazia terriera proprio minando le basi del potere fondiario. Ed il momento propizio, in cui il bene si presenta più vulnerabile, è la successione (il trasferimento) nella proprietà, sia essa mortis causa che inter vivos.

Abolito l'istituto del maggiorasco, si stabilì che «al padre e alla madre succedono i figli o i loro discendenti, senza distinzione di sesso né di primogenitura […]. Essi succedono in eguali porzioni.» (Code Nap., art. 745, il quale riprende la legge del 17 nevoso anno II della Rivoluzione); era ragionevole sperare che in capo a poche generazioni, mediante la divisione ereditaria, sarebbero tornati a circolare porzioni consistenti di quelli che erano stati ingenti patrimoni familiari.

8 commenti:

  1. Lo dico a naso, ma - secondo me - conta molto anche il retaggio cattolico a impedire, nella maggioranza assoluta dei non abbienti (ovvero di coloro che, a parte la casa e pochi altri spiccioli, non hanno patrimonio ingente) se in Italia una posizione così splendidamente espressa come la tua non ha presa popolare. Detto altrimenti: è incomprensibile come un ottantenne con una casa di 4 vani e 50mila euro in depositi, la pensi come Berlusconi e si faccia convincere che qualsiasi legge "europea" in proposito sia l'equivalente del bolscevismo.

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    1. da notare che c'è una franchigia di un milione di euro, due miliardi di lire

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    2. E' esperienza, tutti sanno che quando in italia si invocano " per equità " sacrifici&tasse alla fine paga solo il piccolo ceto medio ( esempi banali: tagli sulle pensioni "ricche" , ticket sanitarii, la tassa su c.c. l' IMU sulla casetta in montagna del nonno ect. ect )
      ws

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    3. qualsiasi cattolico italiano che si rispetti preferisce bestemmiare Iddio ad avere una tassa sulla propria successione.

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  2. ...era ragionevole sperare che in capo a poche generazioni, mediante la divisione ereditaria, sarebbero tornati a circolare porzioni consistenti di quelli che erano stati ingenti patrimoni familiari

    oggi per ovviare al problema (che appunto in altra fase era una misura borghese progressiva) di una eccessiva diluizione del capitale si fa un figlio solo (inverno demografico e, per contro, immigrazione di plebei) per venire incontro -data l' incertezza di fondo, anche in momenti di ciclo espansivo- alle aspettative di relativa agiatezza e di permanenza nella classe di provenienza

    manco a letto si è in due a decidere

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    1. conosco il problema nei più reconditi dettagli
      un giorno, un vecchio mobiliere mi fece vedere una vecchia credenza tagliata a metà. una cosa incredibile a vedersi.
      ne aveva acquistata metà da un fratello e l'altra metà dall'altro fratello.

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  3. E se, come per le perdite bancarie, dagli esotici nomi di Sofferenze, Incagli, NPL,che possono essere venduti sul mercato con un certo % di perdita,si vendesse l'evasione fiscale al 50% a dei "Bounty Killers"?
    buon anno

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  4. le imposte di successione si eludono con i trust; oppure legalizzando i soldi per difetto (modello italiano).

    Se i figli di papà non potessero fare il lavoro trovato dal babbo (conflitto d'interessi) né contare sui "risparmi" di famiglia (imposta di successione) dovrebbero andare a lavorare, sarebbe terribile.

    è il combinato disposto conflitto d'interessi / imposte di successione / patrimoniale che mi permetterebbe di vincere le olimpiadi per merito.

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