giovedì 9 aprile 2015

“Il sole non esiste più”


«Fin dal 1989, per citare una delle omissioni più clamorose, l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, impegnandosi a introdurre questo gravissimo reato anche nel nostro sistema penale, sancendone l’imprescrittibilità e l’inapplicabilità di misure come l’amnistia e la grazia. A distanza di venticinque anni non è stato fatto nulla, sicché gli atti di tortura che anche in Italia si commettono vanno inevitabilmente in prescrizione, perché manca una legge che punisca la tortura come tale, fissando pene adeguate alla sua gravità» (Relazione sull'amministrazione della giustizia per il 2013 del primo presidente della Corte di Cassazione, letta il 24 gennaio 2014 in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario).

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La Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano per «torture» per i fatti avvenuti nella scuola Diaz-Pertini di Genova durante il vertice del G8 del luglio 2001. Le torture sono quelle praticate dalla polizia di Stato su persone peraltro inermi e che avevano il solo torto di trovarsi in quell’edificio quando si decise di dare una “lezione” a quelle “merde” che avevano manifestato pacificamente quel giorno. I fatti sono noti, forse un po’ meno è che di aggressioni e torture in quel giorno non ci furono solo quelle alla scuola e alla caserma di Bolzaneto.

Nella sentenza pubblicata dal tribunale di Strasburgo, si condanna lo Stato italiano anche per non essersi dotato di una legislazione adeguata per punire il reato di tortura. Una proposta di legge che introduce nel codice penale il reato di tortura è all'esame del parlamento da quasi due anni: approvata dal Senato poco più di un anno fa, il 5 marzo 2014, dopo una discussione durata 8 mesi, ora è in seconda lettura alla Camera dove il 23 marzo scorso è approdata in Aula per la discussione generale.

Paradossale approvare una legge per il reato di “tortura” laddove vige nelle carceri italiane (alcune sono sui livelli di Guantanamo, si creda) l’applicazione del famigerato 41 bis. Vorrei ricordare il caso di una donna molto malata e ciò nonostante sottoposta per ben tre volte a quella forma di tortura che l’ha condotta a morte. E poi il caso di un’altra sepolta viva, che da oltre un decennio è in totale isolamento. Qualunque valutazione si voglia poi dare sui reati per i quali queste persone sono state condannate, il loro caso è emblematico di come la tortura sia affare corrente, a tutti i livelli della giurisdizione, come del resto confermano noti e tristi casi alla ribalta dei media (Stefano Cucchi, solo per citare).


I casi che vorrei segnalare sono quelli di Diana Blefari Melazzi, una delle decine di persone che ogni anno si suicidano in carcere, e poi quello di Nadia Lioce, più nota alle cronache, sottoposta a un regime carcerario che minerebbe l’equilibrio psichico di chiunque. Anche questa è tortura.

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mercoledì 8 aprile 2015

Paccotto


Ormai viviamo in un’epoca sul punto di assicurarci ogni comodità anche grazie alla potenza sovrana dei nuovi mezzi di comunicazione. Infatti, c’è qualcosa di ammirevole nel far coesistere nella parola “velocità” il bisogno di comunicare rapidamente e di poterlo fare senza sottoporci ad alcun disagio. Non deve sembrare paradossale osservare che una quantità crescente di comfort accede ai nostri bisogni e non viceversa. Dal che i bravi ideologi ricavano il principio che è un simile prurito a creare la domanda. Di qui Massimo Cacciari potrebbe arrivare a dire, nella trasmissione della Gruber, che la proletarizzazione dei consumi contamina tutti con la forza delle cose.

Ma non vorrei avventurarmi in qualcosa di troppo sofisticato e perciò rimetto i piedi per terra sulla mia solida trincea.

Ho acquistato, presso la Libreria Ceccherelli di Bologna, alcuni libri. Il libraio, gentilmente, mi ha comunicato che la spedizione è avvenuta il 3 aprile per la destinazione richiesta. Oggi pomeriggio rilevo che il pacco è finalmente partito da Bologna, dove si trovava fino a ieri. Ora è giunto a Torino, capitale del Regno di Sardegna. Spero che al più tardi domani venga instradato alla posta centrale di Vienna, per il successivo inoltro nella provincia veneta dell’impero. Non prima che vi siano apposte tutte le vidimazioni necessarie e salvo disguidi. Dopo di che, con il mio calesse e tempo permettendo, andrò a ritirare il paccotto.


Ecco spiegato a cosa serve la Lione-Torino-Trieste.



Gli affari, innanzitutto


Il video che ho messo ieri, quello in cui la deputata Sahra Wagenknecht (Die Linke) pronuncia il suo discorso al Bundenstag sulla politica estera tedesca, è interessante poiché ci dice, anzitutto, che il nazionalismo tedesco denota punti di vista diversi in termini d’interessi e di alleanze, e poi ci fa sentire qualcosa d’insolito, posto che per noi italiani la politica estera non è mai andata oltre l'interesse che abbiamo per tutto il resto.

Non ho inteso, proponendo il video, dar credito a un punto di vista piuttosto che a un altro, anche se rilevo che alcuni concetti espressi dalla deputata tedesca possono trovarmi d’accordo, a cominciare dal fatto che gli Usa rappresentano la più grave minaccia per la pace, poi che è interesse americano tenere divisa l’Europa dalla Russia, nell’ambito di quel disegno egemonico ben noto. Da notare però che la deputata non auspica un’alleanza tra l’Europa e la Russia, ma tra questa e la Germania, a formare un formidabile blocco economico-militare.

Illusioni, la Russia non avrà mai una politica militare comune con l’Europa se non in chiave antiamericana, così come gli Usa non avranno mai altra politica se non quella che interessa la loro supremazia mondiale. Dal canto suo l’Europa è troppo debole e divisa per poter compiere scelte diverse dalle attuali, e del resto l’Europa è anzitutto la Germania e poi l’asse franco-tedesco. Gli altri paesi sono solo dei vassalli. L'Italia potrebbe sicuramente giocarvi un ruolo, ma manca di una classe politica e dirigente nazionale che sappia vedere oltre gli affari correnti.

Non facciamoci dunque prendere da facili entusiasmi: i tedeschi restano tedeschi, in qualunque lato dell’emiciclo del Bundenstag essi possano sedere. 


Intanto va avanti il progetto di costruzione del “drone europeo”, che vede interessate Airbus (Germania, Francia), Dassault (Francia) e Finmeccanica, cioè Alenia Aermacchi (Italia). Gli affari, innanzitutto.

martedì 7 aprile 2015

Dibattito parlamentare sulla politica estera italiana

Gli eredi


Se c’è un aspetto nello studio della storia che ogni scolaro mal sopporta è quello della teoria infinita di monarchi e principi i cui nomi sono accompagnati di un numero romano. Poi ognuno aveva anche il suo soprannome, per rendere pratiche le cose in famiglia. Famiglie aristocratiche imparentate le une con le altre, nobili intrecci di destini che spesso finivano tragicamente.

Se citassi il nome, per esempio, di Carlo IV, frugare nei ricordi ormai estinti di scuola credo servirebbe a poco. Perciò è stata inventata Wikipedia, dio la benedica. Ma a questo punto di quale Carlo IV parliamo, quello di Francia, detto il Bello come suo padre Filippo, oppure Carlo IV di Spagna, o invece quell’altro, di Lussemburgo, nipote di quello francese? Wikipedia non basta.

A forza d’insistere, i nomi delle casate dei Plantageneti e dei Tudor d’Inghilterra, dei Vallois e dei Capeti di Francia, i Lussemburgo di Boemia, gli Asburgo d’Austria, i Wittelsbach di Baviera, gli Hohenzollern di Prussia, i Romanov di Russia, dei Castiglia e Aragona, dei Savoia, i Visconti di Milano, ci sono diventati, per così dire, familiari; più arduo il compito per le case di Navarra, i duchi di Bretagna, i conti di Fiandra, dello Hainaut, gli Orsini, i Colonna, i Duchi di Parma, gli Alfonso d’Este, eccetera.

Ci vuole vera passione per queste cose, avendo cura che non diventi ossessione.