Stavo scrivendo il post per l’indomani quando è squillato il telefono. Ho ancora quello fisso, finché dura io non m’arrendo. Mi stava chiamando il solito a cui piace imitare Trump. Che palle. Comincia col dire che invierà 5mila marines in Medio Oriente. Poi cambia idea: non invierà soldati di terra, ma solo di mare, dell’aria e qualche camicia nera. Trump ha chiesto a Svizzera, Austria, Liechtenstein e San Marino d’inviare al più presto le proprie forze navali nello stretto di Hormuz. E avanti così, finché arriva a fare un paragone storico con Pearl Harbor. Dice: “gli Stati Uniti hanno utilizzato l’elemento sorpresa nell’attacco all’Iran. Chi ne sa più del Giappone in fatto di sorprese?”.
La prendo per una battuta venta male, e invece è accaduto davvero nello studio ovale, ricevendo una delegazione nipponica guidata dalla premier giapponese Sanae Takaichi. Non basta, Trump ha chiesto alla delegazione: “Perché non mi hanno detto nulla di Pearl Harbor?”. Takaichi, visibilmente tesa, si è raddrizzata sulla sedia e ha guardato la sua delegazione con gli occhi spalancati. Avrà pensato che certe persone sono stupide unicamente per bisogno di parlare.
È difficile distinguere tra pura improvvisazione e ciò che fa parte di uno scenario scritto a Broadway, dove il cocchiere del destino non è altro che uno spregevole e pericoloso buffone.
Gli scienziati del Bulletin of Atomic Scientists hanno annunciato l’ora attuale segnata dall’Orologio dell’Apocalisse: mancano 85 secondi alla mezzanotte. Nonostante tutte le colombe che si vedono in giro con i becchi pieni di rami d’ulivo. E noi a trastullarci con un referendum dove giudice sarà un popolo ingenuo e confuso.







