Domani sarò al cimitero e dunque anticipo il post (*).
Dopo la Francia e la Spagna tocca al Belgio. I giornaloni italiani lo scopriranno domani (forse). I trasporti pubblici hanno subito interruzioni in diverse zone del Paese e l’aeroporto di Bruxelles (Zaventem) prevedeva la cancellazione di 140 voli.
I sindacati belgi hanno mobilitato per una giornata di protesta nazionale nella capitale, Bruxelles. Qui, la coalizione di cinque partiti guidata dal Primo Ministro Bart De Wever stava negoziando il bilancio, che prevede tagli per dieci miliardi di euro entro il 2029.
La scorsa settimana le proteste si sono diffuse dalla Francia alla Vallonia, la regione francofona del Belgio. A Liegi, si sono verificati violenti scontri con la polizia per diversi giorni, che hanno portato a decine di arresti. Le autorità di Liegi avevano imposto il divieto di assembramenti di oltre tre persone per la giornata di venerdì (viva la democrazia).
Anche in Italia la situazione è molto tesa, al limite della rivoluzione sociale: il monarca del Quirinale aveva un mese di tempo per promulgare la legge elettorale approvata ieri dalla Camera, oppure di porre il veto e rinviarla al Parlamento, ma già questa mattina all’alba, ancora in pigiama, l’ha firmata (**).
Leonardo Maria Del Vecchio si confessa a Fedez: «Ho fatto l’amore con duemila donne». È uno che usa molto ... la testa.
(*) In visita.
(**) Il primo presidente, provvisorio, era un galantuomo che non volle mai mettere piede al Quirinale, vivendo in un modesto appartamento.
Il secondo presidente, un economista borghese, sempre defilato durante il fascismo e che “non aveva mai partecipato in vita sua ad alcuna lotta veramente politica, se non come uomo della Monarchia” – secondo le parole di un suo autorevolissimo compagno di partito e vicino di seggio in Parlamento – era divenuto famoso per la sua parsimonia. Come ministro delle finanze minacciò tagli a destra e a manca, tagliando però sempre dalla stessa parte (serve specificare quale?). Nel 1948 la sua conversione fu istantanea, da “italiano più monarchico” a più alto rappresentante della repubblica. Ed essendo monarchico il distacco dalla monarchia gli riuscì bene, ma non quello dai fasti e dalle spese tipiche di quei regimi. Ed infatti, eletto presidente della repubblica, andò ad abitare al Quirinale, succedendo alla monarchia anche nello sfarzo dei riti e dei costumi, senza tema del ridicolo.
Nonostante le distruzioni del conflitto bellico e la miseria vera in cui versava il “popolo sovrano” di allora, la dotazione presidenziale fu la folle somma di 180 milioni l’anno (escluse le spese del segretario generale della presidenza che rimanevano a carico del bilancio dello Stato), più un milione al mese quale assegno personale. Lo stipendio medio mensile di un operaio non superava le 20-25mila lire. Insomma si trattava di un appannaggio enorme “e senza alcun paragone coi maggiori assegni dei presidenti della repubblica di paesi meno poveri o assai più ricchi di noi”, ebbe a scrivere allora un ex presidente del consiglio.
Al Quirinale il presidente parsimonioso si ritrovò tra decine di corazzieri e staffieri, ereditati dal precedente regime, e tra uno stuolo di servitori in livrea rossa e blu (le stesse uniformi dei Savoia), impiegati, funzionari e faccendieri. Una vanità burlesca e dispendiosa che superava quella del precedente monarca. Nel tempo le cose sono andate peggiorando, il numero degli “addetti” è aumentato e le spese sono cresciute senza eguali nel mondo, cioè centinaia di miliardi di lire che solo l’escamotage dell’euro riduce in milioni a tre cifre (il Quirinale oggi ha un appannaggio di circa 235 milioni di euro, corrispondenti a 455 miliardi di lire l’anno!
L’apposita commissione parlamentare, ai tempi di Luigi Einaudi, ebbe a scrivere: «Il Presidente di una repubblica democratica fondata sul lavoro non ha bisogno di attingere il suo prestigio al fasto che si accompagna alle corti». Ma è giustappunto perché si tratta di una repubblica fondata sul lavoro (altrui) che i presidenti della stessa (e le relative corti) possono vivere come monarchi rinascimentali.
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