domenica 13 settembre 2026

Le nuove forme della guerra

 

Durante la prima guerra mondiale, il fronte occidentale si presentava come un infinito groviglio di filo spinato, un sistema di trincee e di ricoveri sotterranei. Mitragliatrici e artiglieria a tiro rapido costrinsero milioni di uomini a scavare letteralmente nella terra come talpe, a posare filo spinato, cementificare e fortificare interi paesaggi.

I soldati trascorrevano le loro giornate nelle viscere della terra, nel fango, nell’acqua, tra i topi e gli escrementi, nel tanfo di muffa e di morte. La nuova situazione tecnica determinava automaticamente la forma della guerra. Il tiro rapido e il fuoco concentrato rendevano qualsiasi spostamento senza protezione in campo aperto estremamente costoso; migliaia di soldati morivano o restavano mutilati in ogni assalto.

In Italia, a Udine, ogni mattina al generale Cadorna venivano raccontati i numeri del massacro mentre lui inzuppava i suoi adorati savoiardi nel caffellatte. Dopo colazione, dalle otto e mezzo fino alle nove, il Generale usciva a passeggio, accompagnato dal suo ufficiale d’ordinanza. Così racconta Angelo Gatti, il capo ufficio storico dello stato maggiore di Cadorna, che dopo Caporetto lo seguì anche a Versailles: nel mezzo di un’importantissima discussione del Consiglio di guerra, Cadorna cominciò ad innervosirsi, a muoversi, e disse rivolto ai presenti: «Sono già le dodici, che cosa stiamo a fare? Mi fanno ritardare la colazione!».

Sul fronte francese, a Neuve-Chapelle, nel marzo del 1916, le truppe britanniche, dopo un breve e concentrato bombardamento di artiglieria, riuscirono a sfondare rapidamente le linee tedesche; l’assalto iniziale travolse le posizioni avanzate in poche ore. Ma lo slancio si dissolse. Le linee telefoniche si interruppero sotto il bombardamento, il comando britannico riceveva solo un quadro frammentario e ritardato della situazione, i rinforzi arrivarono troppo tardi. Nel mentre, i tedeschi guadagnarono tempo per far affluire i rinforzi e colmare la breccia. Lo sfondamento ebbe successo, ma la sua continuazione in una vera e propria offensiva fallì.

Nella battaglia di Loos, nel settembre dello stesso anno, questo schema si ripeté in forma ancora più grave: le riserve arrivarono esauste e in ritardo, e il successivo attacco non ebbe un supporto di artiglieria sufficiente. I difensori sfruttarono il tempo guadagnato per riorganizzarsi. Stesso problema persisteva sulla Somme, nonostante un massiccio aumento delle risorse.

Piani di tiro, rilievi topografici, armi specializzate per la fanteria ed enormi quantità di munizioni per l’artiglieria erano pensati per collegare più strettamente i movimenti alla propria potenza di fuoco, ma tutto ciò si scontrava con un sistema difensivo profondo e praticamente impenetrabile. In tutte le battaglie emergeva lo stesso schema: il sistema offensivo era concepito per una situazione statica, non dinamica.

Più l’attacco si rivelava efficace, più il sistema che lo supportava cominciava a collassare. In Gran Bretagna e in Francia, ci si pose il problema di trovare la chiave per superare la rigidità del sistema. Qualcosa che si adattasse perfettamente a questa nuova situazione bellica: un mezzo mobile atto ad attraversare terreni devastati, protetto da resistere al fuoco delle armi di reparto, sufficientemente armato da spezzare immediatamente la resistenza.

La tecnologia non diventava più semplicemente un elemento impiegato sul campo di battaglia: il campo di battaglia stesso diventava una costruzione tecnologica. Centodieci anni fa, sulla Somme, trovò posto una nuova invenzione: il carro armato. Questo mezzo corazzato e cingolato che avrebbe rivoluzionato la guerra, fu testato per la prima volta sul campo di battaglia a Flers-Courcelette.

I carri armati avrebbero dovuto avanzare in piccoli gruppi, superare il filo spinato e le postazioni fortificate nemiche e aprire la strada alla fanteria che seguiva. Tuttavia, dei 49 veicoli previsti, meno della metà fu effettivamente utilizzata in modo efficace; molti rimasero bloccati nelle trincee e nei crateri delle granate o subirono guasti meccanici. A livello locale, l’idea funzionò comunque: Flers fu conquistata, i singoli carri armati penetrarono in profondità nelle linee tedesche e causarono notevole scompiglio in alcune zone della difesa.

Ma la cooperazione con la fanteria non era ancora coordinata: a volte, la fanteria superava i lenti veicoli e di conseguenza finiva di nuovo sotto l’intenso fuoco delle mitragliatrici. Il carro armato venne relegato a un vecchio e familiare ruolo: come un ariete destinato a sfondare le porte di una fortezza assediata. Flers fu conquistata, ma oltre, l’avanzata si arrestò prima di raggiungere l’obiettivo decisivo.

A Cambrai, nel 1917, gli inglesi schierarono i carri armati in massa; contemporaneamente, un nuovo sistema analogico di controllo del tiro per l’artiglieria permise attacchi a sorpresa senza lunghe fasi di fuoco. La penetrazione raggiunse diversi chilometri di profondità, ma la mancanza di riserve, le scarse comunicazioni e le perdite umane impedirono ancora una volta una svolta decisiva.

Allo stesso tempo, i tedeschi reagirono. I cannoni da campo iniziarono a ingaggiare direttamente i carri armati; nel 1918 fu introdotto il cannone da 13 mm, un’arma anticarro appositamente sviluppata.

La battaglia di Amiens del 1918 rappresentò l’apice dell’impiego dei carri armati nella prima guerra mondiale: circa 2.000 pezzi di artiglieria, oltre 500 carri armati e veicoli specializzati, e un massiccio impiego dell’aviazione operarono in sinergia con la fanteria, la ricognizione e il controllo del fuoco, provocando un crollo generalizzato del fronte tedesco.

Tuttavia, anche in questo caso, il carro armato non riuscì a ottenere la svolta da solo. Iniziò a plasmare il campo di battaglia, ma rimase un’arma di supporto all’interno di un sistema strettamente integrato di fanteria, artiglieria e aviazione. Il carro armato non divenne decisivo in quella guerra (*).

Nelle battaglie terrestri della seconda guerra mondiale, il carro armato, rimodulato secondo nuovi criteri di velocità, manovrabilità, dinamica, corazzatura e volume di fuoco, divenne decisivo (vedi la battaglia di Kursk). La Germania fu la prima a sperimentare le divisioni corazzate nella Blitzkrieg, mentre la Francia, superiore per numero di carri, non seppe tradurre la quantità in qualità, disperdendo i carri tra le divisioni di fanteria (1.600 mezzi) e alle divisioni di cavalleria (altri 800). Ciascuna delle tre sole divisioni corazzate francesi aveva solo la metà dei carri delle divisioni tedesche. Durante il conflitto mondiale, in combinazione con l’aviazione, l’impiego delle unità corazzate mutò le forme della guerra (**).

Oggi, il carro armato, che non va certo in pensione ma ne verrà rimodulato l’utilizzo, ha perso una parte della sua centralità a causa del rapporto costi/benefici, ossia principalmente a causa dell’impiego di piccoli ed economici velivoli armati gestiti da remoto (ne ho già parlato in dettaglio qui) e dei missili controcarro. A ciò si aggiungerà l’impiego della IA. Chi irride, per esempio, le difficoltà incontrate dall’esercito russo in Ucraina (ma ciò vale, per contro, anche per gli ucraini e le loro annunciate e sempre disattese “campagne di primavera”) dimostra la sua ignoranza e superficialità. Perché non tiene conto che la guerra sul campo di battaglia ha cambiato decisamente volto e tono.

Anche un’eventuale guerra contro la Cina, se mantenuta sul piano delle armi convenzionali (ossia non nucleari), porterà, senza decisive svolte a favore dell’uno o dell’altro contendente, a un prolungato stallo. Inoltre, rispetto al passato, il territorio degli Stati Uniti non potrà più considerarsi immune da attacchi. Ecco perché il rischio nucleare è così alto: la forte tentazione di uscire dall’impasse e usare l’arma ritenuta decisiva.

È pertanto ipotizzabile che un conflitto tra superpotenze possa trovare il suo luogo di sfida nel controllo di alcuni chokepoints (come sta avvenendo con Hormuz e il Mar Rosso) e nello spazio extra-atmosferico. Quest’ultima non è una battuta: il dominio/controllo dello spazio extra-atmosferico (e della Luna) si tradurrà anche nel controllo delle comunicazioni e dei traffici sul pianeta. Questa è già una sfida aperta e in atto.

(*) Ironia della storia: già nel 1911, l’ufficiale austriaco Gunther Burstyn progettò un “cannone motorizzato” (Motorgeschütz) che anticipava, in una forma sorprendentemente moderna, il futuro carro armato. Il suo punto di partenza fu lo studio della guerra russo- giapponese del 1904-05. Questa guerra rappresentò già la nuova forma del campo di battaglia che avrebbe dominato l’Europa pochi anni dopo. Burstyn interpretò questo scenario e ne trasse ispirazione. L’esercito austro-ungarico, strutturalmente conservatore, respinse il suo progetto. Burstyn presentò il progetto anche in Germania, ma anche qui senza successo.

Dopo la prima guerra mondiale, Burstyn scrisse diverse istruzioni tattiche per l’impiego delle forze corazzate, prima per l’esercito federale austriaco e successivamente per la Wehrmacht.

(**) De Gaulle, sebbene all’epoca fosse solo tenente colonnello, ricopriva una posizione strategica nella segreteria generale del Consiglio Supremo di Difesa Nazionale, grazie al maresciallo Pétain, che lo aveva nominato. De Gaulle intuì che il futuro della guerra sarebbe stato dominato dalla velocità, dal motore e dalla manovra concentrata. Nel 1934, scrisse un saggio intitolato Vers l’armée de métier. Propose la creazione di ampie unità corazzate (divisioni meccanizzate) indipendenti, capaci di agire in autonomia anziché essere frammentate a sostegno dei fanti. Teorizzò lo sfondamento delle linee nemiche ottenuto grazie alla combinazione di masse di carri e bombardieri tattici.

La leggenda del De Gaulle stratega si consolidò nel maggio del 1940, quando la Germania travolse la Francia proprio usando la tattica della Blitzkrieg, basata sulle Panzerdivisionen. La narrativa popolare successiva costruì un paradosso perfetto: De Gaulle aveva inventato la guerra corazzata moderna, lo Stato Maggiore francese lo aveva ignorato, e i generali tedeschi (in particolare Heinz Guderian) avevano letto il suo libro per sconfiggere la Francia. A sostegno di questa tesi si citano spesso le prove sul campo: quando nel maggio 1940 al colonnello De Gaulle fu finalmente affidato il comando della 4a divisione corazzata (4e DCR), egli riuscì a contrattaccare con successo i tedeschi a Montcornet e Abbeville, dimostrando l’efficacia delle sue teorie pur con pochissimi mezzi a disposizione.

La realtà storica fu ben più complessa. Anzitutto va rilevato che già nel primo dopoguerra la questione dell’impiego dei mezzi corazzati divenne centrale nell’ampio dibattito tra gli specialisti. Dunque è vero i tedeschi conoscevano il lavoro di de Gaulle (che fu effettivamente tradotto in Germania nel 1934), ma lo sviluppo della dottrina corazzata tedesca fu indipendente e attinse in particolare dagli scritti dei teorici britannici.

Per quanto riguarda le “vittorie” del colonnello De Gaulle nel maggio 1940, va rilevato che la 4a divisione corazzata esisteva solo sulla carta e si andava costituendo mentre uomini e mezzi arrivavano dai treni. Molti equipaggi non avevano mai sparato un colpo con i nuovi carri e non c’erano radio sufficienti per coordinare i mezzi. De Gaulle attaccò il nodo logistico tedesco di Montcornet, mettendo in fuga le retroguardie e i convogli di rifornimento tedeschi. La sortita causò pesanti perdite ai francesi (più di 20 carri armati distrutti) senza arrestare in modo significativo l’avanzata tedesca verso il Canale della Manica. Fu un successo tattico molto limitato, conseguito per una questione di prestigio. De Gaulle fu costretto a ordinare la ritirata in serata.

Il 21 maggio 1940, da Savigny-sur-Ardres, De Gaulle registrò un discorso (trasmesso da Le quart d'heure du soldat) in cui affermava che “grazie a questo, una vittoria è già stata ottenuta su un punto del fronte”.

La battaglia di Abbeville (27 - 30 maggio 1940). De Gaulle ricevette l’ordine di attaccare con circa 140 carri armati, supportati da elementi di fanteria e artiglieria, la piazzaforte di Abbeville, difesa dalla 57a divisione di fanteria tedesca. Dopo ripetuti assalti, subendo pesanti perdite, il 30 maggio, esausta e ridotta a meno della metà dei suoi carri efficienti, la divisione di de Gaulle fu sostituita dalle truppe britanniche. L’obiettivo strategico di eliminare la testa di ponte tedesca fallì.

La Germania schierò 141 divisioni sul fronte occidentale tra il 10 maggio e il 25 giugno 1940, con circa 2.445 carri armati e 5.638 aerei della Luftwaffe (i francesi schierarono circa 3.000 carri e circa 1.200 aerei). Le poche decine di carri della pur coraggiosa 4a divisione corazzata francese non poterono ritardare nemmeno di un solo giorno l’avanzata tedesca e l’esito della guerra.

Nei primi giorni di giugno, il primo ministro Paul Reynaud promosse de Gaulle a generale di brigata e, pochi giorni dopo, lo nominò Sottosegretario di Stato alla Guerra. Sarà proprio questa fama di unico “vincitore” sul campo a dare a de Gaulle, riparato a Londra, l’autorità per proclamarsi capo della Francia Libera. Già dal 17 giugno 1940, due celebri stelle del varietà francese, Suzy Solidor e Lucienne Boyer, cantavano in un locale degli Champs- Élysées affollato di ufficiali della Wehrmacht. A posteriori, queste azioni del maggio 1940 furono ingigantite fino a diventare il preludio alla Resistenza, oscurando la realtà di una rapida sconfitta della Francia, la cui Assemblea Nazionale si ritirava a Vichy dove venne costituito il nuovo Stato francese riconosciuto dalla Germania, dagli Stati Uniti e dalla Russia.

2 commenti:

  1. E' possibile, anzi probabile che in una guerra futura i carri armati, i droni e perfino le armi nucleari risultino tecnicamente superati. In superprotetti laboratori, negli Stati Uniti, in Russia e probabilmente in altri paesi, sono conservati ceppi virali e batterici molto speciali. Appositamente "ingegnarizzati" per scatenare epidemie incurabili. Un solo esempio: sono stati ricombinati il DNA dell'enefalomielite e della peste associati ai geni delle endorfine. Che sono neurotrasmettitori in grado di provocare euforia e desiderio di socializzazione. Un solo individuo infetto quindi moltiplica i contagi con la massima efficienza.
    (Annie Jacobsen - Biological War - Penguin Random House, 2026)

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  2. Bellissimo, da applausi, lo dedico a mio nonno che si fece 2 anni di trincea zone Monte Grappa e medaglia d'argento al valore militare, che a lui non fece mai dimenticare quello che aveva visto e sopportato, della guerra non parlava mai. Morì quando avevo 3 anni troppo pochi per ricordare. Grazie
    Mauro

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