venerdì 11 settembre 2026

La lezione fondamentale


Venticinque anni fa, quando i terroristi trasformarono quattro aerei di linea dirottati in bombe volanti e colpirono il World Trade Center e il Pentagono, gli attacchi costarono 3.000 vite. Gli attentatori di al-Qaeda erano un prodotto della politica estera statunitense della Guerra Fredda: la CIA reclutò, armò e sostenne i guerrieri jihadisti contro l’esercito sovietico in Afghanistan. Ma ora queste forze stavano mordendo la mano che le aveva nutrite.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 segnarono una svolta: gli Stati Uniti potevano legittimare le proprie guerre come “azioni antiterrorismo”. La NATO invocò l’articolo 5 per la prima volta nella sua storia. Il 20 settembre, Bush dichiarò la “guerra globale al terrorismo”. Il 7 ottobre, Stati Uniti e Gran Bretagna attaccarono l’Afghanistan. Nel 2003 seguì l’invasione dell’Iraq, che com’è ormai noto non poteva essere minimamente giustificata dall’11 settembre.

La “Guerra al Terrore” scatenata da Washington non fu concepita come risposta a ciò che accadde in quel giorno di fine estate, ma si trattava di un piano volto principalmente a portare il Medio Oriente sotto il controllo statunitense. Un piano in fase di elaborazione da tempo, tanto che il direttore della CIA, George Tenet, presentò la sua “Matrice di Attacco Mondiale” (Worldwide Attack Matrix) appena quattro giorni dopo.

Tenet arrivò al luogo del briefing, Camp David, con una valigetta piena di documenti e piani top secret, il culmine di oltre quattro anni di lavoro su Osama bin Laden, la rete di al-Qaeda e il terrorismo globale. Questi documenti, a quanto pare, non erano stati sufficienti a prevenire i devastanti attacchi, ma fornirono un’ottima base per “una campagna antiterrorismo segreta in 80 paesi del mondo”, che avrebbe conferito ai servizi segreti esteri statunitensi “i poteri più estesi e letali della sua storia”, commentò il Washington Post in data 31 gennaio 2002.

Oltre all’Iraq e all’Afghanistan, ulteriori “interventi” statunitensi ebbero luogo in Nord Africa, Africa trans-sahariana, Corno d’Africa e Mar Rosso, Pakistan, Yemen, Siria e Filippine. Secondo il Costs of War Project, le guerre statunitensi dal 2001 hanno causato circa 4,6 milioni di morti tra conseguenze dirette e indirette; almeno 38 milioni di persone sono state sfollate.

L’11 settembre, fornì anche il pretesto per la creazione del campo di tortura statunitense di Guantanamo Bay a Cuba. Ma di questo i volenterosi democratici europei chiudono un occhio, e anzi ringraziano Stati Uniti e Israele di fare il “lavoro sporco”.

La lezione fondamentale di 25 anni di “Guerra al Terrore” è questa: i terroristi più pericolosi si trovano a Washington.

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