lunedì 18 agosto 2025

La svolta di Trump non è una “politica di pace”

 

Tra poco il Valvassore ucraino sarà ai piedi dell’Imperatore. Sarà accompagnato (scortato) dal Vassallo pro tempore della marca tedesca, dal balivo di Francia, dal Landed gentry inglese, dalla Valvassina dell’agro pontino, dalla Presidente delle lavandaie e dal Sergente della Tavola rotonda.

Zelensky ha definito “una decisione storica” quella di Putin di concedere alla derelitta Ucraina una specie di scudo tipo art. 5 della Nato. Putin non concederà nulla gratis. Chiederà anzi garanzie scritte su tutto il capitolo “sicurezza”. Oltre a un po’ di terra, visto che sono più di tre anni che la sta facendo zappare a proprie spese.

Qualunque cosa dichiarino pubblicamente questi gaglioffi europei senza dignità, la realtà è che senza il placet e il sostegno concreto degli Stati Uniti, la prosecuzione della guerra in Ucraina diventa insostenibile.

Ciò che diventa evidente (non ai più, ovviamente) è che la Nato andrà sfaldandosi. È solo questione di tempo. Al suo posto, tra qualche anno, troveremo la Germania governata da quelli che pensano (e non lo pensano soltanto) che ottant’anni di limbo son stati fin troppi.

La classe dirigente americana è orientata alla contesa nel Pacifico e al confronto con la Cina, perciò ha bisogno di allentare l’allineamento di Mosca con Pechino, peraltro in linea con la dottrina dell’ultimo Kissinger.

Henry Kissinger, negli anni Settanta pensò bene di allearsi con la Cina contro l’Unione Sovietica. Benché in ottimi rapporti con la dirigenza cinese, l’ex ministro degli esteri statunitense nei suoi ultimi scritti propendeva di rovesciare la sua antica dottrina e di fare il contrario.

La svolta di Trump sull’Ucraina non è una “politica di pace”, ma una decisa sterzata nella strategia americana. Non senza conflitti all’interno dell’establishment americano (su cui contano molto i deficienti europei col cappello in mano).

Mosca e Pechino sono state costrette a unirsi dalla guerra in Ucraina. La fine delle ostilità (sarà davvero la fine?) riaprirebbe il discorso geostrategico complessivo (vedi la firma del trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian).

Ciò che otterranno Zelensky e i menarrosto che l’accompagnano è subordinato a questo realismo degli interessi americani in gioco. Quanto al resto la Casa Bianca è interessata a cosa indosserà l’ucraino per l’incontro con Trump. Andrà bene giacca senza cravatta. La divisa di un débarrasseur in un hotel ucraino a tre stelle.

domenica 17 agosto 2025

Scoperto qualcosa in cui credere

 

Sul Sole 24 ore di oggi, Simone Filippetti intervista la signora del Big Tech. Inizia con questa frase di senso incompiuto: «Nel tritacarne globale dei social media, una mattina di qualche tempo fa era apparso un video dove Donald Trump e l’ex amico Elon Musk».

Subito dopo, attacca: «Che fosse un falso era abbastanza facile da “sgamare”. Ma molto meno, però, quello che Trump ha pubblicato mesi dopo: l’ex presidente Barack Obama viene arrestato dall’FBI che lo sbatto in galera: non è vero ma è talmente realistico che molte persone ci sono cascate». Molte, quali? Ipotizzo una persona a caso: la zia di Filippetti.

Chi è dunque la signora del Big Tech? È tempo di svelarlo: Kate Burns. Una Maria Rossi nata nell’Ontario e poi trasferitasi con la famiglia a Londra. Non si stente né canadese né inglese: «io mi sento pan-europea». Sognava di fare l’attrice, ma i suoi genitori la volevano avvocato. «Alla fine abbiamo trovato una via di mezzo con la linguistica, ricorda sghignazzando.» Eh sì, tra l’avvocatura e la recitazione la via di mezzo d’elezione è proprio la linguistica.

La signora del Big Tech dichiara di avere “molte vite alle spalle”. Non tutte parallele, poiché le capitò di lavorare per Rupert Murdoch, «in una boller room (letteralmente il “locale caldaie” ma – precisa – è un’espressione per indicare attività fraudolente, al limite della legalità». Alla mancata avvocatessa andrebbe ricordato che le attività fraudolente non sono “al limite della legalità”, sono per definizione degli imbrogli, dunque attività illegali.

Specialista nella pubblicità online, Burns agli inizi di questo secolo ha lavorato per Daily Motion (sito di video online), dirigente di Bebo, il social media di AOL dedicato agli adolescenti, Buzzfeed e Google (2001). In una sua vecchia intervista a Business Insider, si esprimeva così: «Ogni giorno salto giù dal letto e mi spacco il culo”, dice raggiante».

Burns perde però «l’occasione di diventare ultra-milionaria a meno di 30 anni, ma avrà altre soddisfazioni». «Giovanissima divento capo di un intero continente», si legge nell’intervista di Filippetti. Povera Meloni, anche lei ha studiato lingue, al liceo, ma non ha la “cazzimma” di Burns per diventare leader di un intero continente. Dice Burn: «mi ritrovo a dover chiudere divisioni e licenziare centinaia di persone».

Ora ha aperto una società che si chiama IdentifAI. «È una società innovativa nata appena un anno fa a Milano: l’hanno messa in piedi Marco Ramilli e Marco Castaldo. Il primo è un ex dirigente di Tinexta. L’idea di «un programma intelligente che riconosce i deepfake, i falsi sofisticati, gli era venuta due anni prima, il giorno di Marzo del 2023 in cui i social media venne invaso da una foto inusuale di Papa Francesco: E lo scomparso Bergoglio indossava un bianco piumino Moncler. Un falso clamoroso».

Avete capito di che cosa si occupa IdentifAI diretta da Kate Burns? Sviluppare “un modello proprietario che ci permette di identificare i cosiddetti deepfake con il 94% di successo”. Dicono che stanno ricevendo un sacco di denaro di finanziamenti. C’è anche il lato altruistico: in tal modo si «vuole garantire che le tecnologie emergenti servano il bene comune e non diventino strumenti di destabilizzazione, anche grazie a tecnologie altrettanto efficaci in grado di limitare questi rischi». Puro evergetismo.

Ah, dimenticavo. Kate si dice preoccupata dal fatto che le nuove generazioni «Vivono in un senso di smarrimento continuo, non sanno più a cosa credere». Eppure al Giubileo dei Giovani erano presenti a milioni che credono nei vangeli e nei papi.

P.S.: Nella versione web la frase d'apertura è stata completata:

sabato 16 agosto 2025

Tutto il resto è noia (e guerra)

 

Che cosa pensereste se la stampa russa scrivesse che due aerei militari russi hanno intercettato due caccia italiani lungo la costa calabrese? Pensereste che a Mosca stanno soffrendo un caldo anomalo e lo combattono con grosse dosi di vodka ghiacciata.

Indottrinati a consumare stupidaggini non facciamo quasi più caso a ciò che realmente accade.

È esattamente questa la situazione dei colloqui tra Trump e Putin, almeno per quanto riguarda l’Ucraina e dintorni. Da quattro anni e più Putin sta dicendo che non è possibile minacciare la Russia sull’uscio di casa senza che Mosca reagisca.

Questa è la sintesi dei colloqui avvenuti in Alaska la notte scorsa. Tutto il resto è dettaglio.

Trump non deve convincere Putin a porre termine alla guerra, deve invece convincere le fazioni della borghesia americana ed europea che vogliono far propria la preda russa ad ogni costo. Una vittoria impossibile. Deve convincere quelle fazioni della borghesia europea, quella che sta dichiarando apertamente di armarsi per fare la guerra.

Trump non è remissivo con Putin, ne comprende le ragioni. Poi ai media deve dare ogni giorno la pappa, il consumo quotidiano di stupidaggini di cui sopra. Buon appetito.

venerdì 15 agosto 2025

Problemi che non saranno in grado di risolvere

 

Se un’IA governasse gli Stati Uniti, la Russia e la Cina quale sarebbe il risultato? Se in Alaska invece d’incontrarsi Trump e Putin s’incontrassero due robot? E se un terzo robot rappresentasse Zelens’kyj? Siamo sicuri che quei robot non si prenderebbero a mazzate e infine decidessero di scatenare una guerra nucleare?

Le auto si guidano da sole; le macchine diagnosticano i melanomi meglio dei dermatologi basandosi su fotografie di nevi scattate con i cellulari; i robot combattono al posto degli umani; e le linee di produzione nelle fabbriche stanno diventando sempre più automatizzate.

Queste applicazioni dell’IA interessano quasi tutti i settori di attività, in particolare quello industriale, bancario, assicurativo, sanitario e della difesa: infatti, molte attività di routine vengano automatizzate, il che trasforma molte professioni e ne elimina altre. Insomma, una vera rivoluzione, che non ha paragone nella storia.

Ma se chiedete a ChatGPT il risultato di 1+1, vi dirà 2 non perché abbia eseguito il calcolo, ma perché ha osservato che nella stragrande maggioranza dei dati rilevanti che ha assimilato, il carattere più frequente dopo “1+1=” è 2. Crea una bella illusione, ma non le permette di risolvere nuovi problemi.

Quando deleghiamo la nostra capacità di ragionamento alla macchina, finiamo per perderla. Questo non sorprende, ed è stato dimostrato empiricamente.

Un input scadente produce output scadenti perché un’IA è priva di pensiero critico e logico. È quindi una potenziale causa di allucinazioni o di un allineamento scadente (sono termini tecnici relativi all’IA).

Una cosa è giocare con pochi gigabit o terabit di dati tabulati ed etichettati, un’altra è quando il set di dati è composto da petabit (10 15 byte) di file disordinati senza un formato predefinito o, peggio ancora, dall’intera rete Internet pubblica nel caso di ChatGPT.

Ma non si stratta solo di input scadenti.

La domanda è: saremo in grado di inserire la logica astratta nel deep learning? Forse, ma a prima vista sembra un compito titanico. Quindi, a prima vista, un’IA in grado di causare una “esplosione di intelligenza”, non sembra essere per domani e nemmeno per dopodomani.

Tuttavia, non si tratta nemmeno di “esplosioni di intelligenza” e di logica astratta.

La prima cosa che sappiamo è che gli algoritmi non saranno mai in grado di risolvere tutti i problemi, e lo sappiamo dal 1936, l’anno in cui Alain Turing creò la cosiddetta macchina universale. Ma prima di creare la macchina universale, dimostrò che gli algoritmi non possono fare tutto. Sia sulla sua macchina o su qualsiasi altra.

L’insieme dei problemi che vogliamo risolvere è più grande dell’insieme degli algoritmi che ci permetterebbero di risolverli. Quindi ci diciamo: “ma l’insieme degli algoritmi è infinito” (poiché un algoritmo è composto da procedure, si basa su un alfabeto ...).

Anche l’insieme dei problemi è infinito. Ma gli infiniti non sono tutti uguali. L’insieme degli algoritmi è infinito ma infinitamente più piccolo dell’insieme dei problemi. Lo sappiamo dal 1936 che gli algoritmi non saranno in grado di fare tutto. Possono risolvere un numero infinito di problemi, e sappiamo che ci sono problemi molto importanti e molto interessanti che non saranno in grado di risolvere.

giovedì 14 agosto 2025

Il realismo di Trump

 

Dicono a Bruxelles, che Ursula, da quando è rientrata da Washington, non possa più sedersi a causa di un forte bruciore.

Quello che passa per essere un clown, ha fatto il culo all'Europa continentale, dalla quale non può temere nulla. 

Non solo dazi, ma ha ottenuto l'impegno per copiosi investimenti europei negli Usa, acquisti in misura folle di armamenti americani e, orgasmo finale, acquisti di gas liquido ben al di là dei consumi europei e pagato il triplo del prezzo di mercato. 

Che altro poteva fare di diverso l'Europa continentale oltre che porsi a 90 gradi? Semplice: denunciare il Trattato Nord Atlantico, stringere accordi con la Russia e spartirsi con essa l'Ucraina. 

Si potrà dire che ciò appartiene alle mere velleità,  alle chiacchiere da bar. No, si chiama realismo politico. 

Che cosa impedisce alla UE di adottare questo approccio realistico in politica estera? Il fatto di avere tra i piedi i soliti cattofascisti polacchi, ma soprattutto Francia e Germania che ognuna per proprio conto coltivano ambizioni e sogni mai sopiti.

Poi c'è da dire che a sfregarsi le mani ci sono le fazioni della grande borghesia europea (quella che Alessandro Profumo per pudicizia chiama "massoneria") legata a doppio filo con la lobby ebraica anglo-americana.

Ma questo è un altro discorso, che per essere chiarito un poco ha bisogno d'indagine "su per li rami" (genealogica, societaria e patrimoniale). Insomma, una realtà che, come dichiarato dallo stesso Profumo, sfugge ai più. 

Sarebbe curioso che ciò che sembra velleitario per l'Europa, alla fine riuscisse a Trump.