Come va con la meritocrazia? La mobilità sociale è il fatto di non occupare lo stesso posto nella gerarchia sociale dei propri genitori (se il loro scalino era in basso, ovviamente). Il nostro è uno dei paesi più sclerotici, e quindi anche uno dei più inefficienti perché dei giovani brillanti riescano a salire la scala sociale (il famoso ascensore è riservato a pochissimi e selezionatissimi, per esempio a quelli che indovinano, termine appropriato, tutte le risposte di quiz demenziali).
È storia vecchia, ma il fossato ora è diventato un canyon. Solo un altro paese è classista aristocratico come l’Italia, e questi sono ovviamente gli Stati Uniti, dove la possibilità dei ragazzini poveri di adire alle più prestigiose professioni sono inferiori che in qualsiasi altro posto nel “mondo libero”.
Qui non si tratta nemmeno del prestigio e della remunerazione, ma del fatto molto più semplice che una decisiva criticità è rappresentata dall’alto tasso di abbandoni precoci che si associa a rischi di esclusione dal mercato del lavoro. Si tratta di oltre mezzo milione di 18- 24enni con al massimo la licenza media.
Che cosa dice l’Istat nell’ottobre 2023? La dispersione scolastica è associata alle caratteristiche socio-economiche della famiglia di origine: se il livello di istruzione dei genitori è basso, l’incidenza degli abbandoni precoci è molto elevata. Chi l’avrebbe mai sospettato?
Quanto elevata tale incidenza? Se i genitori hanno un basso livello di istruzione, un giovane su quattro abbandona precocemente gli studi e uno su 10 raggiunge il titolo terziario. Con almeno un genitore laureato, le quote sono, rispettivamente, meno di tre su 100 e circa sette su 10. Malthusianamente.
Appena la metà dei giovani che conseguono il diploma s’immatricolano all’università nello stesso anno! Poco più di un terzo dei 25enni consegue un titolo universitario. Le ragazze, che più frequentemente proseguono gli studi e si laureano, sono comunque penultime in Europa. Nel Mezzogiorno lo svantaggio è particolarmente accentuato (incredibile se non lo confermasse l’Istat).
La cosa divertente è che l’Italia e gli Stati Uniti condividono la stessa spiegazione (tautologica) per questa sclerosi sociale, ossia la difficoltà di accesso all’istruzione superiore. Ma l’università non è gratuita in Italia, la Cost. all’art. tot non dice di promuovere ... ? Ebbene no, ci sono le tasse d’iscrizione, il nuovo computer, nuovi libri e dispense. E poi spese per alloggio, cibo, trasporto, eccetera.
Bisogna orientarsi nella selva oscura della cosiddetta offerta di formazione, poi devi osare, ossia permetterti di fare “studi lunghi”, e quando vieni da un ambiente di ristrettezze economiche e in cui gli adulti non hanno il diploma di maturità, tutto diventa più difficile. E poi, come puoi avere successo negli studi, soprattutto in certi corsi di laurea, quando devi lavorare venti ore a settimana?
Risultato: non ci sono abbastanza laureati, non tutti rimangono e pochi tornano dall’estero. Nel nostro Paese le opportunità occupazionali rimangono più basse di quelle medie europee anche per i laureati e dal 2008 si è avuta una perdita netta complessiva di 259 mila giovani di 25-34 anni, con saldi costantemente negativi (Istat 2021). Cazzo, vuoi vedere che la madre di tutte le riforme per rilanciare “lo sviluppo e la crescita” ha a che fare con queste robe qui? E vuoi vedere che la carenza di personale medico nelle corsie ospedaliere e nei servizi territoriali ha a che fare con mancata programmazione, carriera e stipendi?
Certo, il modello economico che diventa un modello valoriale che s’impone a tutti, che viene vissuto e subìto come unico orizzonte possibile, ma ciò non basta a spiegare la nostra remissività. C’è dell’altro: siamo sotto ipnosi.



