venerdì 30 novembre 2018

A mano libera



Se questi sono i librai, figuriamoci gli altri. E gli altri sono questi qui sotto:


Ieri pomeriggio su radiotre il conduttore che intervistava il critico d’arte Flavio Caroli ne storpiava il nome, tanto che l’interessato doveva correggerlo. Lo stesso conduttore se ne venne fuori con un’opera dipinta da Raffaello nel 1574 (sic!), tanto che lo stesso Caroli emise un: “Nooo!”.

E veniamo all’inserto del Corriere della sera, diretto da una delle migliori intelligenze italiche, il quale informa di come stiamo messi male a 370° (cit.) in questo meraviglioso paese:




Per soprammercato il povero Gramsci non può nemmeno rigirarsi nella tomba ("Cinera Gramsci").



domenica 25 novembre 2018

Domanda e risposta


Venerdì a tarda sera, sul canale televisivo Nove, un certo Scanzi ha intervistato Pierluigi Bersani, ex segretario del Partito democratico e fondatore del disciolto partito Liberi e uguali, cioè di quel partito che si proponeva di andare “nel bosco per recuperare pezzi del popolo di sinistra” e vi ha invece trovato la Boldrini e Grasso. Bersani, giammai comunista, poiché il comunismo è quello dei gulag, amava definirsi liberale fino a pochi mesi or sono. Ora si dichiara socialdemocratico, che è un bel passo avanti.

Le interviste televisive ai politici avvengono tutte con la stessa modalità: domandina innocua del giornalista, comizietto libero e spontaneo dell’intervistato. Bersani sostiene e ripete che bisogna creare una “cosa” nuova, tornare alle radici popolari, di sinistra. Un rassemblement largo e plurale per fermare la destra, questo è il claim. Per tornare a fare cosa? Il riformismo di prima, o rivisto e corretto, comunque un riformismo che aggiusti qualcosa qui e ora e poi prometta qualcosa più in là?

Bersani è fuori tempo massimo se pensa di recuperare il voto sulle promesse di una più equa distribuzione della spesa pubblica o sulle “lenzuolate”. Il Novecento ci ha mostrato alcune cose che non dovremmo ignorare, per esempio che il “popolo” non è né di sinistra né di destra. Sta con chi sa illuderlo meglio, e non c’è miglior illusionista di chi gli promette tutto e subito.

In soldoni: chi lavora vuole pagare meno imposte, chi non lavora vuole un reddito. Le due cose sono inconciliabili, anche perché saranno sempre di meno coloro che avranno un lavoro, tanto più se si tratta di un impiego stabile. I conti non tornano, la mucca in corridoio si farà mungere per un turno elettorale o due. E poi? Questo è il timore di Bersani, l'unica cosa che mi sento di condividere.

venerdì 23 novembre 2018

L’uno e l’altra


Target 2 è un gioco, molto simile al gioco dell’oca, oppure una piattaforma elettronica per il regolamento dei pagamenti in euro tra i Paesi della Ue? L’uno e l’altra. Ovvero la piattaforma si comporta come un gioco. Pericoloso.

Supponiamo che un’azienda italiana acquisti della merce da un’impresa tedesca per un valore di 100 €, saldando con un bonifico. Il trasferimento del corrispondente importo avviene elettronicamente. Poniamo dalla banca italiana Intesa (BI), la quale chiede alla Banca d’Italia (BdI) di disporre il saldo dal proprio conto di riserva che essa vi detiene. A sua volta la BdI chiede alla Banca Centrale Europea (Bce), della quale le banche centrali dei paesi europei sono divenute, con l’unione monetaria, semplici succursali, di effettuare il trasferimento, tramite sistema Iterlinking (rete telematica che collega i sistemi di pagamento fra il sistema bancario nazionale e la Bce), di 100 € presso la Bundesbank (Buba), e da questa alla banca presso cui l’impresa tedesca ha il conto, per esempio Deutsche Bank (DB).

Vi sembra assurdo? Non ha importanza. Ciò che conta è che dal conto dell’azienda italiana sono registrati a debito 100 €, e nel conto dell’impresa tedesca è accreditato un pari importo. L’operazione di pagamento tra le due società è andata a buon fine.

Senonché la BdI, che detiene presso la Bce un proprio conto di riserva, si vede addebitare 100 €. Sembra ancora più assurdo? Tranquilli, Salvini e Di Maio (quando avrà finito di stampare tessere) ci spiegheranno il perché e il percome. Poi Enrico Mentana ci apparecchierà una maratona. Dopo le elezioni europee. Per ingannare l'attesa Giovanni Floris riassumerà in dieci puntate la differenza tra promesse elettorali e voto di scambio.

Attualmente, a seguito di questi pagamenti Target 2, la Banca d’Italia si trova ad avere un passivo Target 2 di circa 500 miliardi di euro. La Germania, dal canto suo, è arrivata a luglio scorso a registrare un credito di 976,3 miliardi di euro nei confronti degli altri paesi (Italia e Spagna su tutti).

Target 2, piattaforma elettronica per il regolamento dei pagamenti in euro tra i Paesi della Ue, non fa che registrare i rapporti di forza economici (surplus commerciale), ed ecco quindi spiegato il perché alla fine del giro i 100 € pagati dall’azienda italiana a quella tedesca in realtà figurano a debito dell’Italia.

Funziona così da una decina d’anni. Prima, i saldi T2 dei Paesi erano intorno allo zero, e questo avveniva perché gli istituti commerciali (Intesa - Deutsche Bank ecc.) si scambiavano direttamente fra loro moneta elettronica (riserve bancarie, per essere più esatti) sul mercato interbancario, un’operazione che andava ad annullare i trasferimenti T2.

Semmai vi prendeste la briga di saperne di più, cliccate qui.

giovedì 22 novembre 2018

Un unico scopo lo anima


Nessuno crede che lo sviluppo storico segua una linea retta e continua. Nondimeno i fatti storici dimostrano un accrescimento che se non altro è dato dall’aumento demografico e dunque dalla crescita della produzione e degli scambi. In altri termini, si tratta dello sviluppo delle forze produttive, cioè di quelle forze del lavoro sociale che sole possono fornire, in prospettiva, la base materiale di una libera società umana (*).

Sappiamo che l’essenziale si presenta sempre in forma specifica. E l’essenziale, per quanto riguarda questo discorso, è prima di tutto il processo d’industrializzazione che alla lunga s’impone e supera necessariamente la produzione artigianale. Proprio per questo le idee di un ritorno a una decrescita felice (Marx le definiva robinsonate) sono utopistiche (**).

Se la produzione non avesse creato la base materiale per soddisfare non solo i bisogni sociali ma per assicurare, con il suo plusprodotto, tutti gli strumenti necessari alle attività non strettamente produttive, non vi sarebbe stato sviluppo umano. Nel creare il fondamento materiale di tutte le attività non direttamente produttive e la soddisfazione di tutti i bisogni non materiali, la produzione ha avuto e continuerà ad avere un ruolo fondamentale.

Per i “marxisti” d’antan è appena il caso di ricordare che in tutto il passato storico, e cioè fino agli albori del XX secolo, le trasformazioni dei rapporti economici si sono realizzate spontaneamente. Ciò non significa, a priori, che tali rapporti non possano essere trasformati con la lotta di classe, anzi. A ben vedere è proprio questo uno degli aspetti essenziali e decisivi delle trasformazioni storiche; tuttavia ciò non è mai avvenuto e mai accadrà sulla base della semplice azione consapevole e variamente motivata degli individui. Non con esiti stabili e positivi. Infatti, tale aspetto della dinamica storica, la trasformazione dei rapporti di produzione, deve sempre scaturire dallo sviluppo delle forze produttive. Il movimento storico non è quello del salto della quaglia.

domenica 18 novembre 2018

I padroni d’allora e di sempre


Nella generalizzazione teorica che segue, va tenuto conto che essa si esprime necessariamente con concetti attraverso i quali si cerca di dare conto della sostanza generale di una quantità di fenomeni storici che altrimenti analizzati in profondità e ampiezza non troverebbero posto in un post.

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Partiamo da degli esempi concreti.

Cuba, dopo la rivoluzione castrista, si trovò ad affrontare problemi economici di difficile soluzione, e non solo a causa del blocco economico e commerciale decretato dagli Usa, che ebbe comunque effetti assai negativi e persistenti. Due problemi assillavano in particolare la dirigenza del paese: le scarse risorse disponibili per gli investimenti da un lato e la scarsa produttività del lavoro dall’altro. Va tenuto presente che all’interno del gruppo dirigente, per dirla sbrigativamente, vinse la linea che puntava prevalentemente sullo sviluppo dell’agricoltura (Castro), mentre uscì sconfitta quella che puntava sull’industrializzazione (Che Guevara).

Per ottenere capitali e dunque anzitutto valuta da destinare agli investimenti si puntò sulla vendita dei tradizionali prodotti dell’agricoltura (canna da zucchero, tabacco) e della zootecnia (un cospicuo patrimonio bovino), nonché sugli aiuti economici e tecnici dei paesi del blocco sovietico e della Cina. Prima dall’allora lo zucchero veniva acquistato dagli Stati Uniti d’America a un prezzo di favore; in seguito venne venduto ai paesi “fratelli” a un prezzo notevolmente inferiore a quello di favore.