martedì 15 settembre 2026

Questo lo possiamo ancora fare

 

Tutto lascia presagire che entreremo presto in una nuova povertà: quella energetica. A causa della guerra in Medio Oriente i prezzi della benzina e del diesel continuano a salire, raggiungendo un nuovo massimo storico. Anche i prezzi del gas e del gasolio da riscaldamento sono in forte aumento, e di riflesso quelli della legna da ardere e del pellet. È la logica del mercato capitalistico, di una forte speculazione che può agire indisturbata. E se aumentano i prezzi dei carburanti, aumenta la spesa alimentare e tutto il resto (*).

Non si intravede una fine all’impennata dei prezzi, ma la causa non riguarda solo ciò che sta accadendo in Medio Oriente. Sebbene il blocco dello Stretto di Hormuz e il conflitto per lo Stretto di Bab al-Mandab rappresentino dei problemi, la percentuale di petrolio consumato in Europa proveniente dalla regione del Golfo è storicamente e strutturalmente minoritaria. Dato che negli Stati Uniti i prezzi del carburante sono attualmente mantenuti bassi, le compagnie devono guadagnare altrove, e questo significa farlo qui, in Europa.

I primi tre fornitori dell’UE sono gli Stati Uniti, il Kazakistan e la Norvegia, ciascuno dei quali copre una quota compresa tra il 12% e il 15% del totale delle importazioni. I paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) – tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrain – forniscono complessivamente solo il 7% circa del greggio importato dall’UE. Anche includendo l’Iraq (che si attesta intorno al 5-6%), la quota totale della regione del Golfo oscilla tra il 12% e il 15%.

Prima del 2022, la Russia era il principale fornitore dell’Europa con oltre il 25% delle quote. A seguito delle sanzioni, l’UE ha azzerato quasi del tutto la dipendenza da Mosca (scesa a circa il 2%). Eccolo qui il problema, c’entra la guerra in Ucraina, alimentata dall’invio di armi e soprattutto di soldi alla criminalità statale ucraina. C’è anche da dire che per fortuna la Russia ha le armi nucleari, altrimenti l’Europa sarebbe già in guerra. In tal caso, volenti o nolenti, i nostri rampolli muniti di elmetto andrebbero a godersi l’inverno dell’Europa orientale, proprio negli stessi luoghi dove i loro antenati morirono congelati.

Il fatto che l’Ucraina sia tra le 20 maggiori economie mondiali è finora passato inosservato alle statistiche. E però Zelensky si è auto-invitato all’incontro del prossimo vertice del G20 a Miami. Sostiene di voler incontrare Putin a margine del vertice. In tale sede può ancora una volta tendere la mano per ottenere denari e favori. Tale sfrontatezza non è una novità per un governo che sostiene di lottare per la sopravvivenza del Paese, ma che in realtà cerca solo di commercializzare il proprio ruolo di mercenario nella guerra contro la Russia.

Ad ogni modo, le nuove generazioni impareranno, presto o tardi, che non si muore per la patria o altre cazzate del genere; si muore per il capitale. Impareranno che la guerra è la follia del capitale nella sua forma più intensa, a causa del suo insaziabile appetito di profitti e nuovi sbocchi. Che progresso umano attraverso la scienza, la tecnologia e uno stile di vita improntato a un conformistico benessere, sono solo il prodotto quasi accidentale di un processo che ha un solo scopo assoluto e immanente: l’accumulazione.

La guerra è un bene e la pace è un male, di questo ci faranno convinti, e perfino i pacifisti attuali si faranno convinti. Ci penseranno gli specialisti della propaganda alla mobilitazione ideologica, a mettere in moto i meccanismi del conformismo e della follia collettiva. È risaputo che le società moderne dipendono dai propri media, che in genere la gente non pensa, si limita a ripetere ciò che legge o ascolta. Un vero e proprio doping: menzogne legittimate dalla presunta giusta causa, doppi standard sistematici, eccetera.

L’abbiamo sperimentato: l’esercito ucraino è sempre sull’orlo di una svolta, quello russo sull’orlo della sconfitta. Chi non è amico della guerra è nemico. Non ci sono spettatori, come è successo in Siria o a Gaza, come succede in Ucraina e altrove. La soppressione compulsiva delle atrocità di guerra e la diffamazione delle critiche, considerate come una presa di posizione a favore del nemico.

Sono sempre degli individui legati all’alta finanza capitalistica a rendere necessaria la follia della guerra, a iniziarla e a prolungarla. Già in un recente passato, ne fecero la loro causa, investirono enormi risorse sociali, i profittatori ne ricavarono immensi margini, i leader politici vi si dedicarono con tale fervore da annientare almeno un paio di giovani generazioni e ridurre in macerie tutta l’Europa.

Nel primo e nel secondo dopoguerra nacque la convinzione che il futuro avrebbe riconosciuto quella follia e quelle menzogne per quello che erano. Chiediamoci perché quella speranza si rivelò illusoria allora e perché la stessa storia si sta preparando adesso con tanta facilità. Ebbene sì, nella nostra quasi generale indifferenza, si prepara il terreno per la storia. È perciò necessario fermare il partito trasversale delle armi. Questo lo possiamo ancora fare.

(*) Meloni, se vuole puntare a conservare il potere, più ancora dei casini con la propria coalizione, il prossimo inverno dovrà affrontare (si fa per dire) la questione dell’inflazione e del caro energia. Non basterà agire su qualche centesimo delle accise. Quanto all’accozzaglia di centro-sinistra, inciampa su ogni questione già prima di affrontare l’ostacolo. Anche sul famigerato “programma” ne vedremo delle belle.

4 commenti:

  1. Fermare il partito trasversale delle armi. Ohibó, come? Chiedo per un amico!

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    1. Faccia chiedere direttamente al suo amico dicendogli di metterci anche un nome e vedrà che, ohibò, gli risponderò.

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  2. Ultim'ora: Fuggito dall'Ucraina Ruslan Kravchenko il Procuratore Generale accusato di corruzione e amico di Zelensky.

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