Mi torna in mente con una certa frequenza un episodio che mi accadde a scuola, dunque molto tempo fa. L’insegnante ci diede da svolgere un tema dal titolo: Descrivi esattamente una mela. Per tutto il tempo in cui scrissi il tema non riuscivo a scacciare di mente una domanda: perché nel titolo l’insegnante aveva usato l’avverbio “esattamente”? Lo trovavo incongruo e pleonastico, e del resto in quel momento non ebbi modo, né io ed eventualmente nemmeno altri, di chiedergliene il motivo.
L’interrogativo mi frullò in testa per tutta la durata in cui svolsi il compito: la mela che dovevamo descrivere non l’avevamo davanti a noi, potevamo solo immaginarla e ognuno di noi diversa da ogni altra. Poteva essere rossa, verde, gialla o con delle striature di un colore diverso. Una grossa mela oppure piccola, con buccia spessa o sottile, con il picciuolo o senza, la polpa compatta o granulosa. Eccetera. Al termine consegnai il compito e il pressante interrogativo svanì insieme alle variegate risposte che nel frattempo mi ero date.
La settimana successiva, l’insegnante consegnò i compiti con le correzioni e il voto. Tranne che a me. Infatti mi chiamò presso la cattedra e mi chiese che cosa avessi mai scritto nel tema. Che cosa c’era di così strano in ciò che avevo scritto? Di scatto mi allungò il foglio protocollo. Scorsi il testo. Era accaduto un fatto singolare, paradossale, incredibile, direi assurdo. Non avevo descritto una mela, ma una pera! Lascio immaginare dapprima lo stupore e subito dopo l’ilarità dell’intera classe quando l’insegnante dichiarò il fatto. Devo ammettere che ne risi anch’io, ma non fu dello stesso avviso la professoressa. Fu assai severa nel suo giudizio, già commentato e vidimato con la penna rossa.
Chiesi all’insegnate perché avesse impiegato quell’avverbio nel titolo del tema. Stizzita mi disse di tornare al mio posto. Era una scuola d’altri tempi. Dopo più di mezzo secolo, mi capita ancora d’interrogarmi sul motivo di quell’avverbio e di escogitare delle risposte, a volte semplici (esattamente: con precisione di dettaglio) e altre volte più complicate (una mela reale, non mitopoietica). Ma sul perché descrissi esattamente una pera invece di una mela rimane il mistero più profondo. E se l’avessi fatto apposta?
Antesignana WOKE: La mela si sentiva una Pera.
RispondiEliminaÈ saltato Esattamente:
RispondiEliminaLa mela si sentiva "Esattamente" una Pera.
Forse gli spiriti liberi sono inclini, anche inconsciamente, a combattere l'imbecillità. Mi ha ricordato quanto ho sofferto fino a sedici anni e non voglio pensarci, mi sale la pressione. Comunque in molti casi ancora persiste, gli imbecilli non sono stati espulsi dal corpo docente, purtroppo. Cari saluti, Morvan.
RispondiEliminaNe sono stati immessi più di prima. Ciao
EliminaForte!... dal racconto, e il fatto che anche tu ridesti sorpresa depone per l'ipotesi che lo scambio tra mela e pera era stato inconsapevole. Forse con un'insegnante così l'eventuale opposizione è ben comprensibile.
RispondiEliminaMa come si fa a descrivere una pera un modo così facilmente distinguibile da una mela? Fosti davvero esatta nel descrivere la pera: non riesco infatti facilmente a immaginare quale particolare aspetto della pera descrivere per farla riconoscere pera pur chiamandola mela.
La tua domanda sull'aver fatto lo scambio in modalità oppositiva è in linea col comportamento dell'insegnante, che evidentemente pensò tu lo avessi fatto apposta. Era sicura delle tue capacità cognitive, o non capace di porsi domande in proposito, per cui non si preoccupò, si indispettì. Stizzibile, la prof, rigida e limitata. Non valeva una pera.
La differenza? Semplice, basta chiamare pera una mela.
EliminaEsattamente. 😀
Come hai detto tu, ti sembrava troppo facile descrivere una mela per te, allora. A pensarci bene, a me sembra un ottimo Tema da svolgere in classe, in una eta' cosi giovanile.Ti ricordi di aver descritto il gusto della pera? Cosa descriveristi della mela oggi.
RispondiEliminaE' severamente vietato gettare oggetti dal finestrino ...
RispondiEliminamah!