Dovrebbe stupire l’assoluta impreparazione dell’Europa a riguardo del prezzo del petrolio e del gas. C’erano state le minacce esplicite, le flotte posizionate e altri preparativi bellici statunitensi, per certi versi piuttosto dilettanteschi. Quindi Trump e Netanyahu a mani libere. Non ci voleva Nostradamus per immaginare che un attacco all’Iran avrebbe provocato innanzitutto una crisi negli approvvigionamenti di idrocarburi.
È chiaro che, anche nell’eventualità di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz, le forniture non torneranno immediatamente ai livelli prebellici: ci vorranno settimane, se non mesi, per riavviare e rimettere in funzione gli impianti di produzione di GNL e petrolio.
I 32 paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, tutti occidentali o filo- occidentali, hanno immagazzinato riserve di emergenza pari a circa 1,2 miliardi di barili (circa 190 miliardi di litri) di petrolio. Secondo il Financial Times, esperti statunitensi hanno raccomandato di rilasciare 400 milioni di barili, una cifra considerevole corrispondente al 30% delle riserve totali.
“Stiamo anche rinunciando ad alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi”, ha detto Trump in conferenza stampa, dopo i colloqui avuti con il presidente russo Vladimir Putin. Citando il presidente cinese Xi Jinping, il tycoon ha aggiunto che “rimuoveremo le sanzioni finché la situazione non si risolverà”.
Chiaro che ha pestato il merdone e ora Trump vuole pulirsi le scarpe da qualche parte. Ma nessuno potrà togliergli la puzza di merda che ha addosso. Non ha voluto riconoscere la responsabilità americana nella strage alla scuola elementare iraniana in cui sono morte più di centosessanta bambine tra i 7 e i 12 anni. Quando gli hanno fatto notare che nelle immagini si vede un missile a lungo raggio Tomahawk, di quelli in dotazione agli Stati Uniti, Trump ha risposto: “I Tomahawk sono usati anche da altri, numerose altre nazioni le hanno e le hanno comprate da noi”.
Questo è quanto riporta il quotidiano sionista Repubblica. Il New York Times, scrive: «L’esercito statunitense è l’unica forza coinvolta nel conflitto che utilizza missili Tomahawk». Poi: «Sabato, alla domanda di un giornalista del Times se gli Stati Uniti avessero bombardato la scuola, il presidente Trump ha risposto: “No. A mio parere, e in base a quanto ho visto, è stato l’Iran”. Ha poi aggiunto: “Come sapete, sono molto imprecisi con le loro munizioni”».
Il quotidiano americano filoebraico (*), è intervenuto sulla vicenda del video pubblicato da Bellingcat, sostenendo che il missile sarebbe caduto sulla scuola elementare di Shajarah Tayyebeh durante «un attacco di precisione avvenuto contemporaneamente agli attacchi alla base navale gestita dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica». Così prosegue l’articolo: «Il Times ha identificato l’arma vista nel nuovo video come un missile da crociera Tomahawk, un’arma che né l’esercito israeliano né quello iraniano possiedono».
Riporto quanto precede per offrire un’idea di quale cloaca sia sempre stata l’informazione che si ammanta di essere “libera e indipendente”.
(*) Sebbene il Times sia una società pubblica dal 1969, è ancora controllato da una famiglia le cui esperienze come ebrei continuano a plasmare il giornale che leggiamo oggi. Ari Goldman, ex giornalista religioso del giornale, potrebbe affermare, come ha fatto in un articolo sulla Jewish Week, che “leggere il Times è diventato parte dell’essere ebrei in America”.
[...] Nei sette anni in cui abbiamo dedicato la ricerca a una biografia degli Ochs e dei Sulzberger, è diventato sempre più evidente che l’immagine di sé della famiglia come ebrei ha profondamente plasmato il giornale. [...] abbiamo scoperto che le qualità che hanno permesso a tanti ebrei tedeschi di raggiungere posizioni di rispettabilità e rilievo – orgoglio, cautela, ambizione e patriottismo energico – furono, in gran parte, responsabili di aver reso il Times il forum unico dell’establishment che è oggi. [...] Ancora oggi, il dibattito se il Times sia “troppo ebreo” o “non abbastanza ebreo” continua, e gran parte delle discussioni sono stimolate da domande sulla “giudaicità” dei proprietari del giornale, che sul punto sono estremamente cauti.
(Tratto da: “La famiglia. Come l’essere ebreo ha plasmato la dinastia che dirige il Times”, di Susan E. Tifft, pubblicato sul The New Yorker il 12 aprle 1999).

Dopo 20 pacchetti di sanzioni, dopo aver mandato armi e
RispondiEliminamiliardi all'Ucraina per indebolire o tentare di sconfiggere
la Russia, dopo avergliene dette di ogni.
Dopo aver seminato tonnellate di Russofobia, dopo aver
escluso atleti e artisti Russi arrivando anche a scagliarsi
contro i gatti, Putin apre ancora una volta a quegli
imbecilli dell'Unione Europea.
Ha appena detto che la Russia è pronta a garantire ai
Paesi della Ue le forniture di petrolio e gas necessarie per
stabilizzare la situazione disastrosa a seguito delle
azioni criminali di Usa e israele. Aspetta soltanto un
segnale dai servi di Bruxelles.
Oltre al fatto che queste dichiarazioni andrebbero accolte
immediatamente; qua siamo davanti a un'umiliazione
enorme, l'ennesima, per quei nani che governano nell'UE.
Sì, è un'umiliazione storica. Perché consegna al mondo
intero la pochezza politica, anzi la nullità politica che è
diventata l'Unione Europea e coloro che siedono nelle
cancellerie europee.
G. Salamone
Il magnifico leader sembra già in fase TACO, però deve dichiarare vittoria come a giugno scorso. Prepariamoci alle contorsioni e convulsioni della stampa e degli "esperti" proni. Zio Vlad con i popcorn è impagabile. Cari saluti, Morvan.
RispondiEliminaMadame, leggo nel post qui sotto che definisce guerra di aggressione quella contro l'Iran, ohibò, ma non era solo quella di zio Vlad una aggressione da condannare, sanzionare ecc.ecc.ecc. forse ho capito male io, sarà l'aria primaverile che fa sognare.
RispondiEliminaSfatiamo un truismo: la guerra ucraina non è iniziata nel 2022, ma otto anni prima. Secondo me anche molto prima.
EliminaImmaginate se invece che coltivare russofobia da decenni la Russia fosse stata integrata come membro della comunità europea. Oggi l'Europa sarebbe il continente più potente della terra.
RispondiEliminaDavide. C.
Effettivamente molte nazioni a cui li hanno venduti dispongono di quei missili. Non penso sia particolarmente difficile fare ricerche e avere un elenco delle nazioni che ne hanno acquistati, per quanto poco affidabile.
RispondiEliminaDirei che è piuttosto certo che l'Iran non ha mai avuto occasione di acquistarlo.