Come siamo arrivati ai ciclofattorini, i cosiddetti reider, ossia persone che per pochi spiccioli, in bicicletta e con un enorme zaino sulle spalle, con ogni clima, di giorno e di notte, con orari sempre più lunghi, consegnano a casa dei clienti del cibo? Prima di chiederci chi sono questi fattorini è necessario chiedersi chi sono i clienti. Forse anche tu che stai leggendo queste righe utilizzi regolarmente e trai vantaggio dai servizi di consegna a domicilio in bicicletta. Mi chiedo: che razza di gente siete, come vivete, di quali schifezze vi nutrite, ma soprattutto non vi vergognate?
Quanto ai ciclofattorini, persone che evidentemente non hanno altra scelta per tirare a campare, leggo che “rappresentano un pilastro della gig-economy, svolgendo un lavoro faticoso, spesso all’aperto e gestito tramite app”, controllati in ogni momento con dispositivi da remoto. Come hanno fatto le persone ad accettare di essere assunte da entità sconosciute? Come è diventata la norma? Il bisogno, certo.
Ricordo di aver visto un film che ha avuto un notevole successo di pubblico: Come un gatto in tangenziale. La trama la si conosce, perciò vado alle conclusioni. Ebbene l’inclusione, la promozione sociale e altro, grazie alla UE e ai suoi contributi, sarebbe ottenuta proprio producendo e consegnando cibo spazzatura a domicilio?
Che repubblica fondata sul lavoro è questa? Ma di quale lavoro parliamo, questa non è la solita coercizione, ma è schiavitù vera e propria. Non schiavitù moderna, come leggo da qualche parte, ma il volto di una schiavitù allo stato più primitivo. Di quale civiltà europea, di società liberale e democratica parlano i soliti deficienti che traggono vantaggio dalle “sfortune” degli altri? La loro voglia di profitto sfruttando dei poveracci è ideologia antica.
Che cos’è il lavoro e il cosiddetto mercato del lavoro, questo è il punto. Ampie zone di enorme sfruttamento, sofferenza, emarginazione e rassegnazione. Dunque e parlando in generale: c’è da stupirsi che abbiamo alti tassi di criminalità urbana, malattie, una forte polarizzazione e un generale senso di infelicità e stress?
CAPOLARATO DEL DELIVERY
RispondiEliminaGLOVO ACCUSATA
Lo abbiamo denunciato molte volte di quanto
sfruttamento del lavoro ci sia dietro i colossi del delivery
con driver pagati pochissimo e costretti a fare turni
estenuanti sotto la pioggia e il sole cocente per pochi
spiccioli, così il colosso Glovo è è stata posta sotto
controllo giudiziario per caporalato dalla Procura di
Milano.
Secondo gli accertamenti effettuati, a circa 40mila
lavoratori sul territorio italiano, di cui 2.000 nell’area
milanese, sarebbero state corrisposte retribuzioni «sotto
la soglia di povertà», in alcuni casi inferiori fino al
76,95% rispetto a tale soglia e all’81,62% rispetto ai
minimi contrattuali nazionali.
Le accuse si basano su un’analisi approfondita del
modello operativo e sono frutto di decine di
testimonianze raccolte, che delineano un quadro di
sfruttamento. I rider, sebbene formalmente autonomi con
partita Iva, sarebbero di fatto sottoposti a una rigida
«etero-organizzazione algoritmica della prestazione
lavorativa». A governare l’intero ciclo è l’app di Glovo,
assegnando gli incarichi, geolocalizzando
costantemente.
L’analisi della procura ha rilevato che il 75% dei driver
analizzati percepiscono un reddito sotto la soglia di
povertà, con uno scostamento medio di circa 5.000 euro
annui lordi.
Dopo anni finalmente si smuove qualcosa, anche se
insufficiente perchè questo modus operandi viene
attuato da tutte le piattaforme di delivery e lo
sfruttamento dei driver lo abbiamo denunciato da anni.
Tutti i lavoratori hanno una dignità e non è pensabile che
nel 2026 vengano ancora sfruttati come dei veri e propri
schiavi.
Da: RESISTENZA POPOLARE
Non fare di tutta l'erba un fascio. Sia quelli che consegnano la merce a casa, sia i clienti che la ordinano non sono tutti schiavi e padroni allo stesso modo.
RispondiEliminaNel mio rione il più grande supermercato fa le consegne a domicilio con un furgoncino e due autisti. Me la portano fino alla porta di casa e hanno sempre 5 euro di mancia. Certo è vero: mi dovrei vergognare di non fare la spesa da solo ma a 88 anni proprio non ce la faccio, e un po' mi vergogno.
Quanto al cibo spazzatura: la salumeria viene da Parma (ma la mozzarella da Battipaglia) e quasi tutto il resto da una gastronomia di Bologna. Quanto al vino è un argomento troppo vasto e richiederebbe spazi adeguati.
Ecco che gente siamo :)
Con un quasi novantenne porto pazienza se non ha capito quello che c'è scritto letteralmente e allusivamente nel post.
EliminaMi dispiace di aver mandato il post anonimo. Quanto al resto "Con un quasi novantenne porto pazienza..." E' per questo che ti voglio bene :)
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Eliminahttps://www.officinadeisaperi.it/agora/politica-e-cultura/bella-ma-ignorata-come-applicare-la-costituzione-da-il-fatto/
RispondiEliminaCosa ne pensi?
RispondiEliminahttps://jacobinitalia.it/la-pianificazione-e-losteria-dellavvenire/
“la peculiare struttura dei rapporti distributivi iniqui che sono, invece, il riflesso dei rapporti di produzione e proprietà”.
EliminaNon sono semplicemente “iniqui”, valutazione etica e morale. Sono iniqui per chi li patisce, non per chi se ne avvantaggia. E tra questi ultimi c’è molta classe medio-alta. Non sono semplicemente il riflesso dei rapporti di produzione e proprietà, ma al contrario sono proprio questi ultimi, a partire dalla divisione sociale del lavoro, a dare il carattere di classe della società. Dunque, non si tratta semplicemente di distribuire “meglio” la “ricchezza”, ma di sovvertire la struttura sociale che è fonte e garanzia del dominio di una classe sulle altre.
“L’esistenza stessa di classi separate e sistematicamente ostili in termini di interessi «distributivi» è la radice di ogni società disuguale”.
Non sono gli interessi «distributivi» la radice di ogni società ineguale, poiché se ciò fosse vero basterebbe giungere ad una più “equa” distribuzione (chi decide che cos’è equo?) e tutto si risolverebbe.
Insomma, la solita merda ammantata di marxismo (o pseudotale).
Concordo, la solita merda
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