Cosa si fa per non morire (politicamente)
I media italiani, abituati a mentire sapendo di mentire, nelle ultime ore hanno “scoperto” alcune cose straordinariamente risapute: 1) l’Italia è una colonia, al pari e anche meno di un qualsiasi Venezuela; 2) ciò avviene nonostante l’Italia non sia un paese produttore ed esportatore di petrolio; 3) gli Stati Uniti e la Nato sono tossici (come i media italiani).
I media italiani l’hanno “scoperto”, ma non possono dirlo. Cadrebbe la foglia di fico. Non che gli altri Paesi europei siano messi molto meglio, ma è un fatto che l’Italia è quella messa peggio. È storia ormai antica e riguarda i trattati segreti (Air Technical Agreement, Bilateral Infrastructure Agreement e vari “codicilli”) e altre cose che sono accadute e ad evocare le quali si passa per complottisti (dio non voglia).
Altra questione, che sembra completamente avulsa da tali considerazioni, ma che avulsa (perdonate il termine) proprio non è. Ieri sera, vedendo la partita, solo la differenza delle maglie mi ha consentito, al primo colpo d’occhio, di distinguere la squadra tedesca da quella ivoriana (che ai punti meritava quantomeno di pareggiare). La Germania si è assicurata il passaggio del turno nel mondiale grazie a due gol messi a segno da un giocatore di origini curde. Certo, quel giocatore, come altri in quella squadra, è più tedesco di molti tedeschi biondi e dai cognomi che a pronunciarli schioccano come un colpo di frusta. Non è questo il punto.
Il mio commento è razzista? Può essere, la cosa non mi tange (direbbe Stefania Sandrelli). Per me è solo una presa d’atto. La vera notizia è che quel giocatore, prima di diventare un professionista del pallone, lavorava in fabbrica per 150 euro. Chi vuole intendere, intenda.
Sono state fatte in Europa delle scelte politiche ed economiche. Non solo quelle recenti. In un caso come quello dei giocatori della nazionale tedesca (francese, olandese, italiana, ecc.), tali scelte stanno producendo effetti positivi. In altre situazioni, non calcistiche, si riscontrano dei “problemi”. Del resto, politici, padroni e matrone ci ricordano: se non ci fossero gli immigrati, chi cucinerebbe, servirebbe e pulirebbe? Anche in tal caso, si tratta di una presa d’atto ineccepibile (o quasi).
Si dice che Winston Churchill leggesse ogni giorno una paginetta della Storia della decadenza e caduta dell’Impero romano del Gibbon. Sia vero o falso, non ha importanza.


Qualche tempo fa fece "scalpore" la "bella favola" di Junior Messias che prima di arrivare in serie a faceva il fattorino per poche centinaia di euro. Se arriva il principe azzurro chi bada più alla strega cattiva?
RispondiEliminaPietro
non fa un plissè, ma rammenta la canzonetta di Morandi
EliminaOramai nei fatti le nazioni con i loro rigidi confini di Stato non esistono più. A Roma, Napoli, ecc, vivono romani o napoletani i cui loro genitori sono srilankesi, ucraini, russi, romeni, indiani, bengalesi, pakistani. Vivono qui, parlano italiano e frequentano scuole italiane. Addirittura conosco cinesi nati in Italia che non conoscendo la loro lingua madre, prendono lezioni di cinese da loro connazionali che conoscono bene la lingua cinese.
RispondiEliminaLo Stato/Nazione è superato nei fatti della realtà sociale!
Non confondiamo. Non lo stato-nazione è superato, ma la sua composizione etnica si sta trasformando. Leggi e intendi bene quanto scrivo nel post, senza farti abbagliare da concetti e fraseologie pseudomarxiste.
EliminaEra magari Dalla? Attenti al lupo? 🙂
RispondiEliminaMa nooo
EliminaUno su mille
EliminaSignora Olympe de Gouges, cosa ne pensa del famoso saggio di Giuseppe Giarrizzo intitolato Edward Gibbon e la cultura europea del settecento?
RispondiEliminaè passato quasi mezzo secolo, forse tra qualche settimana lo rileggerò. lo metto in coda per non fargli perdere la priorità acquisita. tuttavia, non penso che il mio giudizio possa pesare nemmeno un'oncia su un saggio del genere (e io sono una delle persone meno modeste al mondo).
Elimina"Non lo stato-nazione è superato, ma la sua composizione etnica si sta trasformando."
RispondiEliminaQuindi non sarebbe la "composizione etnica" a caratterizzare lo stato-nazione (almeno non in Occidente, se intendo). Io - come l'Anonimo qui sopra - ho sempre pensato banalmente il contrario, cioè che proprio un alto livello (magari solo preteso o sbandierato, come durante il ventennio fascista) di omogeneità etnico/culturale autorizzasse i tromboni nazionalisti a parlare di stato-nazione. E pensavo anche, di conseguenza, che i nazionalisti di oggi suonino molto più ipocriti, tromboni e malintenzionati rispetto agli omologhi di un secolo fa.
Può essere che finora mi sia sbagliato. Ammetto l'ipotesi. Ma allora, se oggi "non lo stato-nazione è superato", cos'è che invece lo mantiene in vita, cos'è che individua o definisce la condizione lo stato-nazione di un paese?
Più che la composizione etnica e dunque socio-culturale, prevalgono gli interessi di classe. se questi sono trasversali alle diverse etnie, come per esempio negli Stati Uniti, lo stato-nazione non è superato storicamente. Nel board della Federal Reserve, oggi non badano più al colore della pelle, al tuo credo religioso e ai tuoi gusti sessuali (legali).
EliminaIn altri termini, finché esisteranno società di classe, negli stati-nazione, oppure delle macro aree di interessi come la UE, sopravvanza l'ideologia del profitto rispetto alle idiosincrasie di matrice etnica. Non è stato sempre così, perciò parlo di "trasformazione".
Certo, tutto ciò non prescinde totalmente da taluni aspetti di natura sociologica, ma questo rientra nelle normali contraddizioni di un mondo ancora dominato da differenze di tipo culturale e religioso, da retaggi razzisti. Ma più si sale nella scala dei poteri e più si stemperano o fossilizzano tali differenze, mentre ciò che accomuna sono gli uguali interessi in gioco.
Sono d'accordo anche sulle virgole. Tuttavia, credo ancora che le parole restino pietre. Per questa ragione io direi che agli stati-nazione, almeno ai più potenti che guidavano il mondo un tempo ormai lontano, si siano sostituite appunto società di classe dove il potere è concentrato in centrali meramente, e sottolineo meramente, finanziarie e ideologicamente svuotate. Entità che appunto non guardano ai colori della pelle, alla gioventù/millenarietà delle culture, alla moralità/immoralità delle persone, all'ubbidienza politico/ideologica/religiosa (*). Ma proprio per questo non mi sogno di chiamarli ancora "stati-nazione", che sopravvivono solo nelle trombonate dei moderni nazionalisti. Potrei azzardare e suggerire il termine "stati conformati", dove a decidere è la ricchezza dei soggetti, sempre più disumanizzati, e dove tuttavia non c'è paria di condizione così infima che possa essere lasciato realmente libero e che non sia in grado, piuttosto, di tributare il suo infinitesimo mattoncino alla piramide della plutocrazia.
Elimina(*) Rimane significativa l'antica barzelletta di quel tizio cui l'impiegata di banca rifiuta l'apertura di un conto e il relativo versamento perché privo delle dovute formalità burocratiche. Il tizio va a protestare dal direttore, il quale gli conferma che l'impiegata si è comportata del tutto correttamente e che quelle formalità sono indispensabili. Poi gli chiede, così, quasi per curiosità: "Quale somma intendeva versare?". Il tizio risponde: "20 milioni di €". E il direttore: "Ah, e che le ha detto quella puttana stronza?".
Solo sulla barzelletta: in relatà si tratta di una scena tratta da un film, se non ricordo male con Pozzetto.
EliminaNo, conosco quel film, ma è molto più recente della barzelletta, che sentivo raccontare già quando avevo i calzoni corti (primi anni '60). Del resto infinita e prolifica è la stirpe degli sceneggiatori che, in mancanza di estro o talento tout court, hanno saccheggiato a piene mani l'archivio delle barzellette, quand'anche siano di remotissima origine, tanto più se duttili e adattabili.
EliminaE' indubbio che gli interessi di classe "stemperino" i pregiudizi razziali, religiosi, etnici ma non li elimino totalmente. Credo che l'argomento più coerente nel capire l'evoluzione degli stati/nazione sia la cittadinanza. Chi "arriva da fuori", pur riuscendo a lavorare e integrarsi spalando la merda che chi è "nato dentro" non vuole fare, non ne ha il diritto. Il migrante è visto sempre più come l'abbassatore naturale del proprio stipendio, stile di vita, diritti acquisiti. Utilissimo al capitale per aumentare i margini produzione/profitto, nefasto per interi quartieri che subiscono passivamente una contaminazione culturale troppo veloce e non gestita. Il calcio è il gratta e vinci per diventare un cittadino a tutti gli effetti. 292 giocatori del mondiale non sono nati nella nazione che rappresentano. Il calcolo e l'opportunismo ha deciso più della bandiera e dell'inno nazionale. E' sulla cittadinanza che le destre ottengono consenso perché intercettano quelle paure (reali) sopra elencate a cui dare una risposta socialista richiederebbe un cambio di paradigma socio-economico che a quelli che si riuniscono al tavolo delle peggiori osterie italiane non conviene affatto.
RispondiEliminaLa storia degli immigrati che rubano lavoro ai locali è la più antica della fregnacce che da sempre mettono in giro coloro che invece hanno anzi un forte interesse a disporne, reclutarli e infine ricattarli. Sempre per la stessa ragione, quella economica, unica discriminante cara al potere oggi vigente (la storia dei calciatori migrati ce lo racconta bene). Nella fattispecie, pagarli poco o nulla e tener sempre di più per sé ogni genere di pecunia. Per dimostrare la fondatezza di questo infame pregiudizio si sono inventati tutta un'ulteriore e altrettanto infame pletora di fregnacce, date in pasto al popolo servo, proprio allo scopo di nascondere le dirette responsabilità del potere economico in merito agli inconvenienti indotti dai migranti. Non si adattano, non imparano la lingua, non han voglia di lavorare, sono geneticamente criminali o idioti, portano malattie, vogliono imporci la loro cultura e la loro religione. Fregnacce, appunto, sostanzialmente tutte prive di fondatezza fattuale. Piuttosto, a ben guardare ci aiuterebbero parecchio quando volessimo definire il comportamento che l'Occidente ha mantenuto per secoli proprio, semmai, nelle terre di loro origine.
Eliminasulle generali posso essere d'accordo, ma sugli "inconvenienti indotti dai migranti" userei più cautela e soprattutto non li chiamerei "inconvenienti".
EliminaPensavo fosse chiaro che intendessi riferirmi "pretesi inconvenienti" di cui si blatera quotidianamente su certi giornali e certe televisioni. Penso anch'io che le opportunità che possono venirci e che comunque ci vengono dall'immigrazione sono molto, molto più decisive di quanto non lo siano le questioni che essa pone. Questioni che poi, in realtà, non sono neanche tali, visto che non sono non sono altro che le stesse esigenze postulate dagli stanziali: istruzione, formazione, organizzazione, abitazione, sanità, ecc..
EliminaLo stato nazione esiste con qualsiasi composizione etnica perché è una gerarchia
RispondiEliminaè una gerarchia di che tipo?
EliminaSì, scusa.
EliminaPrima di tutto è una gerarchia fine a se stessa. Indifferente a chi occupa posizioni purché le occupi. In secondo luogo è strumento borghese, per i suoi interessi , le proprietà, i soldi, icommerci), “fondata sul lavoro” ecc
In italia molti italiani “etnici” rivendicano nazione perché si sentono belli borghesi anche se poi vai a vedere e non lavorano affatto o lavorano proprio per il mantenimento della gerarchia stessa. E basta. Senza produrre alcunché.
In effetti, a ogni gerarchia interessa solo il potere. Raccontare cazzate come le pretese nazionalità, purezza razziale, eredità storica, superiorità culturale, ecc. è un prezzo ben conveniente da pagare. Specie quando puoi bastonare i pochi non disposti a bersele. Mussolini ci assimilava agli antichi Romani, ai santi, ai poeti e ai navigatori di un antichissimo passato per ammaestrarci per bene. La flotta inglese e gli sherman USA non se la bevvero, però. E in fondo in fondo non ce la siamo bevuta neanche noi. Perché è vero, abbiamo subito il fascismo senza lamentarci granché, ma non siamo mica più coglioni degli altri. Ci fregò la furbizia, che però frega tutti in pari misura, quando ti affidi a lei. Come il ripetere le cazzate sugli immigrati finirà per fregare chi ha vomitato il cervello nel cesso preferendo dar ad intendere di esserne convinto.
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