Ieri sera ho visto un film coreano uscito l’anno scorso: No Other Choice (Non c’è altra scelta). Si tratta di un adattamento del romanzo The Ax di Donald Westlake, già adattato in precedenza da Costa-Gavras. Ho letto una recensione che dice che “è un film genuinamente divertente, che fa proprio sghignazzare”. Vi sono indubbiamente delle scene pulp e satiriche, ed è bello ridere un po’ della merda in cui viviamo; tuttavia, a me il film non ha suscitato nemmeno un sorriso.
La prima sequenza ci presenta un ampio giardino di una villetta borghese. In sottofondo la musica del concerto K 488. C’è un uomo che sta cucinando al barbecue delle anguille omaggio della sua ditta, un’industria cartaria diventata di proprietà di una multinazionale americana. Suo figlio è seduto a tavola e sta smanettando su un computer. Chiede al padre se ciò che sta cucinando siano dei serpenti. La piccola figlia sta suonando il violoncello. La moglie sta servendo dei piatti in tavola. La famiglia si siede e consuma il pasto. Al termine del pranzo, l’uomo chiama a sé i familiari, li abbraccia tutti insieme. Pronuncia estasiato una frase: “Sapete cosa sento ora? Che non mi manca niente”. Ultime note del concerto in La maggiore.
Scena successiva: il protagonista, il medesimo che nella scena precedente vantava che nella sua vita non gli manca niente, dopo 25 anni di lavoro viene licenziato. Riduzione di personale, sostituzione dello stesso con delle macchine. Il film racconta in quale abisso ognuno di noi potrebbe precipitare: licenziato, umiliato, relegato all’inutilità. È una critica cupa del capitalismo sfrenato e delle pressioni sociali che sulla spinta dell’innovazione tecnologica esso imprime sulle persone. Un sistema economico che schiaccia gli individui, che li porta alla perdita della propria identità e dignità, fino a spingerli verso una violenza individuale estrema.
Il finale è certamente originale, ma il film può veicolare anche l’idea che il capitalismo sia inevitabile, il mercato una forza al di fuori del nostro controllo e alla quale dobbiamo adattarci. No Other Choice, traduzione letterale: Non c’è alternativa. Fu lo slogan della campagna elettorale dell’ex premier Thatcher.
«Difendere la disuguaglianza sociale come un prezioso valore».
RispondiEliminaTINA,TINA,TINA. Lo Stato è il problema, NON la Soluzione.
“È più facile ingannare le persone che convincerle di essere state ingannate”. Mark Twain
Mi sono visto anch'io li film incuriosito da questo post.
RispondiEliminaAngoscioso, irritante, per nulla divertente.
Credo che sia il primo film in cui un pluriassassino improvvisato e pasticcione la fa franca e vive felice e contento. Spero non sia profetico piu di tanto.
Ho saputo recentemente che la spesa procapite per beni di lusso dei coreani del sud è la piu alta al mondo o quasi. Hanno un ossessione patologica generalizzata per tutto quanto è lusso da esibire. Non mi stupisce che facciano poi dei film così.
😉
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