Il grande caldo ha scatenato un’ondata di ansia. Non riusciamo più a sopportare temperature così elevate. Il nostro organismo ha già raggiunto i suoi limiti e si pensa di aver trovato la soluzione miracolosa: l’aria condizionata! Certo, è molto piacevole; possiamo respirare e svolgere le nostre attività, a patto che queste si svolgano al chiuso. Ma per le attività all’aperto? Potremmo semplicemente installare l’aria condizionata ovunque.
L’aria condizionata è diventata il Santo Graal che ci salva dall’inferno, e guai agli increduli che dubitano. Non è tanto la nostra resistenza biologica a essere messa alla prova dalle ondate di calore, quanto le nostre condizioni di vita. Morire di caldo può dipendere dall’età, dall’abitazione, dall’isolamento sociale e in definitiva dal reddito. Dall’attività lavorativa svolta.
Il mondo del lavoro è senza dubbio il vero sintomo della disuguaglianza: una cosa è essere sfiniti da una vita di lavoro a 60 anni in un cantiere o in una di fabbrica, altra cosa ... è provare empatia per i milionari e invocare il prolungamento dell’età lavorativa per gli altri.
Fanno parte di una strana razza di esseri umani, presente in tutto il mondo, convinta che quello che chiamano libero mercato e la tecnologia siano la soluzione miracolosa a tutti i problemi, anche quelli ambientali. Disgraziati, il clima non è solo una questione di natura, di ambiente, di caldo e di freddo. È una questione di economia e di profitto.
È una questione di economia e profitto. Va bene, ma la relazione nel concreto qual è?
RispondiEliminaProva suggerire che poi ti seguo
EliminaMi ricordo un film di Pupi Avati del 2005: si chiamava "Ma quando arrivano le ragazze?"
RispondiEliminaQuando avevamo vent'anni non ci fregava niente del caldo e del freddo: il problema di ogni sera era quello.
Di dove andare a dormire?
Elimina