Le persone sagge e ben informate, le quali comprendono e sperimentano cosa sia il totalitarismo quotidiano al quale siamo sottoposti, sanno cosa riserva il futuro: niente di buono. Questo è un motivo più che sufficiente per una riflessione radicale sullo stato delle cose, non per trarne soluzioni miracolose, ma per agire sul mondo attuale e riflettere su quello che verrà.
Il modo di produzione capitalistico, da sistema che ha fornito, pur nelle sue immanenti e laceranti contraddizioni, una spinta propulsiva inedita allo sviluppo economico e civile, si è trasformato ormai da tempo in un Saturno che divora i suoi figli, ossia come il più minaccioso ostacolo allo sviluppo pacifico e sostenibile dell’umanità.
Il fondamentalismo di mercato ci ha trascinati nell’abisso finanziario, politico, bellico, ecologico ed etico. Lo stesso cogito umano è a rischio. Non basta, ad esempio, sancire solennemente la centralità del lavoro, bisogna dire in quali condizioni e forme reali prende corpo il lavoro e ciò che ne deriva.
Gran parte dell’umanità resta schiava di coloro che si sono resi proprietari delle fonti dell’esistenza e delle condizioni materiali del lavoro. Il risultato è che si può vivere solo col permesso dei proprietari. Se questi decidono di spostare una fabbrica per trarne un maggior profitto, chi ci lavora si trova per strada a qualsiasi età.
Tra l’altro, la proprietà privata preclude, specie a molte persone giovani, di poter offrire, nell’abito delle attività scientifiche, culturali e produttive, il proprio contributo secondo le loro capacità e attitudini se queste non si conformano ai bisogni di guadagno del capitale.
Dovunque constatiamo come questo sistema determini precarietà, insicurezza e povertà dal lato di chi lavora, e invece ricchezza senza precedenti dal lato di chi non lavora. Siamo arrivati al paradosso che il sistema non riesce nemmeno più a garantire un’adeguata riproduzione sociale, con le conseguenze demografiche e migratorie ben note.
Quanto all’istruzione, alle cure mediche e all’assistenza, esse sono sistematicamente indirizzate sempre più alla privatizzazione. È impressionante constatare la strada che è stata percorsa un tempo e quanto siamo poi regrediti in ogni situazione. E di ciò i partiti sedicenti di sinistra portano una responsabilità storica decisiva per aver condiviso il bavoso liberalismo e l’abbraccio del cattolicesimo chiagni-e-fotti.
La sinistra parlamentare, sposando le fandonie ideologiche che compiacciono la borghesia, si è completamente allontanata dalla storia del movimento operaio. Ha rinunciando al suo bagaglio storico e teorico invece di liberarlo dalle macerie dei marxismi novecenteschi. In tal modo è andata incontro a un fallimento intellettuale ed elettorale senza precedenti e dal quale non si riprenderà.
Questo è uno dei motivi, ma non certo un motivo secondario, per cui le influenze reazionarie sono così forti oggi: perché non hanno più un avversario credibile e capace di contrastarle.
La più chiara alternativa al capitalismo esiste e si chiama socialismo. Per socialismo s’intende un sistema economico che, sotto controllo pubblico, pianifica le attività connesse alla produzione di beni, garantendo le migliori condizioni materiali d’esistenza ad ogni persona.
Non si tratta di uno scenario utopico o di un espediente narrativo. Riguarda in principio poche solide cose, essenziali diritti e tutele già formalmente sancite dalle più avanzate costituzioni statuali, che però nella realtà concreta dominata dai rapporti sociali capitalistici trovano una revoca nell’azione oppositiva generata dagli interessi della proprietà privata in generale e da quella monopolistica in particolare.
Vero è che quelle “poche solide cose”, non contemplerebbero ancora la scomparsa della subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, né l’uscita completa dall’angusto orizzonte giuridico borghese, ma se non altro con quelle “poche solide cose” saremmo a un primo significativo passo in tal senso.
La parola socialismo è stata sputtanata dall'esito del "socialismo reale" del secolo scorso, un sistema che alla fin fine non ha garantito migliori condizioni materiali d’esistenza rispetto al sistema concorrente, a parte per i dirigenti del partito unico, e che non ha garantito minime libertà personali come quella d'espressione, vedasi le pesanti censure nella letteratura, nel cinema, nella musica e così via. Forse la causa primaria sarà stata lo stalinismo, vincente nella battaglia ideologica in casa e soprattutto nella Seconda guerra mondiale. Perché il primo esperimento di stato socialista in Europa in breve tempo si trasformò nello stalinismo? Perché c'è stato un Pol Pot in Asia? Perché il maoismo in Cina sostanzialmente fallì?
RispondiEliminaDirei che da tutto questo non si scappa.
Saluti,
Carlo.
non è baalmente questione di stalinismo, è cosa molto più complicata; non si può fare il socialismo in un solo paese per quanto grande e ben rifornito; la Russia era un paese arretrato con soli 3 milioni di operai e 80 milioni di contadini la maggior parte poveri; fu assediato per decenni e dovete combattere per rimanere libero. Dunque lo stalinismo fu la risposta del sistema inizialmente politicamente socialista a questa complessa situazione, Molti anni prima dello "stalinismo" e appena dopo la vittoria politica Lenin scriveva ripetutamete dei problemi e del rischio dim rimanere internazioalmente isolati; il fascismo e il nazismo furono questo il tenativo riuscito di isolare il movimento comunista; e non solo germania e italia; negli USA il movimento degli IWW fu fisicamente decimato con azioni puramente fasciste assassini mirati; insomma la situazione è diversa; anche Cuba è un ottimo esempio di rivoluzione sociale con blocco che dura da 70 anni; sta a noi nei paesi avanzati fare la rivoluzione socialista: nei compiti immediati, un testoi scritto nel 1918 Lenin scrisse: in ogni rivoluzione socialista - e, di conseguenza, anche nella rivoluzione socialista da noi iniziata in Russia il 25 ottobre 1917 - il compito principale del proletariato e dei contadini poveri da esso diretti è il lavoro positivo o creativo per fondare un sistema estremamente complesso e delicato di nuovi rapporti organizzativi, che abbracciano la produzione e la distribuzione pianificate dei prodotti necessari all’esistenza di decine di milioni di uomini. Questa rivoluzione può essere realizzata con successo solo se la maggioranza della popolazione, e innanzitutto la maggioranza dei lavoratori, è capace di un’attività storicamente creativa e autonoma. Solo nel caso in cui il proletariato e i contadini poveri sappiano trovare in sé sufficiente coscienza, forza ideale, abnegazione e tenacia, la vittoria della rivoluzione socialista sarà garantita. Creando un nuovo tipo di Stato, lo Stato dei soviet, che offre alle masse lavoratrici e oppresse la possibilità di partecipare nel modo più attivo di quanto finora mai visto all’edificazione autonoma della nuova società, noi abbiamo adempiuto soltanto una piccola parte di un difficile compito. La difficoltà principale è nel settore economico: compiere dappertutto il più severo inventario e controllo della produzione e della distribuzione dei prodotti, elevare la produttività del lavoro, socializzare di fatto la direzione della produzione. E questo spiega parecchio, non si può fare il socialismo dei poveri, il socialismo si costruisce laddove l'umanità ha toccato il suo apice. NOn possiamo abdicare al nostro compito oggi fare la rivoluzione, adesso o diventare un vicolo cieco della storia naturale
EliminaGentile Anonimo, la tua citazione di Lenin finisce con le parole "direzione della produzione". Lo evidenzierei chiaramente, nel tuo stesso interesse: così prenderesti in prima persona il merito di avere previsto l'imminenza della rivoluzione.
EliminaMi sembra presto per il de profundis al capitalismo nel mondo. Più facile il te deum a noi incapaci di rovesciarlo.
RispondiEliminaQuello che scrivi mi sembra si attagli bene all’Italia dove vige un socialismo tutto particolare
Il 6 agosto 1945 a Hiroshima la strage, che la narrazione dominante considerava necessaria per far finire la guerra ma più tardi qualcuno ha sollevato obiezioni a questa versione - potevano farne a meno, poiché i Giapponesi stavano per capitolare, ma la bomba atomica serviva per dire al mondo, in particolare ai Sovietici, che da quel momento erano loro i dominatori.
RispondiEliminaIl 29 agosto 1949 - agosto è un mese caldo - i Sovietici testarono con successo la loro prima bomba atomica e si asciugarono il sudore freddo dalla fronte.
Nato a fine 45, da bambino avevo curiosità per le targhe automobilistiche. Un giorno ne incontrammo una con la targa AFI. American Force of Italy. Dal modo in cui ricevetti la risposta capii che non era una targa come le altre.
Da più grande, andando a Capri, col traghetto passammo sotto la mole grigia della Forrestal ancorata nel golfo con tutto il contorno di navi da guerra ed elicotteri di scorta: Napoli e il suo golfo erano deturpati da quella presenza gigantesca e minacciosa.
Molti avvenimenti avvenuti in Italia nel corso della mia vita hanno portato quella targa AFI, e la presenza minacciosa della Forrestal non ha deturpato solo Napoli e il suo golfo.
La lettura degli accordi presi a Yalta mi fece sentire ingannato. Non capivo, e non so, se l'inganno, il silenzio, del PCI fu necessario. Non credo, ma non importa più.
Il nascondimento metodico della realtà da parte dell'apparato cattolico e statale sempre più apertamente anticomunista è stato un effetto della guerra ideologica. Ma non c'è stato solo questo.
Il maggior successo del capitalismo odierno è l'aver convinto il pubblico che non c'è altenativa, attraverso la propaganda e la criminalizzazione delle vere opposizioni, quelle extraparlamentari.
RispondiEliminaPietro