mercoledì 21 ottobre 2026

Chi decide cosa

«Ci sono due parole delle quali non parla più nessuno e che spiegano quello che sta accadendo: disuguaglianza sociale.» Valter Banale, La7, 20 ott. 2026.

Sono settimane che i media parlano di disuguaglianza sociale, dunque dove vive costui? Oltre a tutto, questo pesce della Findus non riesce a capire che la “disuguaglianza sociale” non spiega ciò che sta accadendo, se non in modo superficiale, e in fondo solo in parte la disuguaglianza fornisce la causa della protesta giovanile.

Esempio, la rivoluzione del 1789 non può essere spiegata semplicemente con le disuguaglianze sociali. Queste ultime possono spiegare il fenomeno alla sua superficie, ma in profondità agirono cause ben più decisive delle mere disuguaglianze sociali, le quali peraltro esistevano da secoli e avevano punteggiato con delle rivolte la storia di Francia.

Che cosa spinge un sedicenne a scendere in piazza e nelle strade per protestare rischiando di essere malmenato e anche ferito dalla polizia? Soggettivamente la sua condizione sociale; ma ciò non è oggettivamente sufficiente a spiegare un movimento giovanile di protesta tanto largo e massiccio.

Ad ogni modo soffermiamoci sul lato più soggettivo, più individuale della faccenda. Che cosa risulta sempre più incompatibile nella vita dei giovani a fronte delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dall’inedita capacità delle forze produttive? Ciò che vogliono, per esempio (e non ha importanza se ciò non fosse eventualmente chiaro alla loro coscienza), è una vita fondata sulla scelta e la creatività e non sul lavoro sfruttato e precario.

Questa società ha svuotato di significato la vita di ognuno di questi giovani e nessun modello di comportamento autorizzato riesce a offrire loro una vera attualità del vissuto quotidiano. La loro vita è ridotta, come quella di tanti adulti, al puro squallore del ripetitivo, combinata all’assorbimento obbligatorio di distrazioni ugualmente ripetitive.

I giovani studenti non vogliono solo aule decenti, ma una scuola che esalti il meraviglioso invece di ucciderlo con retaggi gentiliani. Né le giovani generazioni cercano semplicemente un maggior potere d’acquisto, ma una vita proiettata al godimento di sé e del mondo, dunque una vita spogliata dall’obbligo, dallo scambio, dal senso di colpa, dalla dipendenza e dalla noia di ruoli astratti e successivi.

Ma tutto ciò Valter Banale, il merluzzo della Findus, non può capirlo data la sua posizione sociale ed ideologica.

Infine e in definitiva, detto in breve altrimenti il discorso mi porterebbe lontano, l’attuale crisi capitalista non sta portando tanto all’abolizione formale della democrazia, bensì alla sua trasformazione. L’obiettivo è una trasformazione totale della società e non semplicemente l’approvazione di qualche legge. Pertanto, la sopravvivenza della democrazia borghese non è decisa dalla destra reazionaria, bensì dai calcoli di potere della classe dominante.

10 commenti:

  1. Ci sono almeno due crisi in atto. Interconnesse ma di diversa natura: 1 crisi stato borghese, dovuta innanzitutto a poco lavoro produttivo, demografia e stato di diritto compromesso (la legge non è uguale per tutti); 2 crisi modelli di vita: la nuova generazione non vorrebbe mai la vita di questo Valter Banale (che non so chi sia). Non mi dilungherei su cosa vogliono veramente.
    Però attenzione: è la logica del capitale che porta a questa separazione, da una parte la rappresentazione formale sociale, dall’altra la vita reale, e può esserci un tentativo imminente estrema destra di far mediare questa distanza alle famiglie… se non alla chiesa… Per fortuna abbiamo Mattarella che vigila.

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  2. https://www.officinadeisaperi.it/agora/nuove-generazioni/la-rivolta-degli-ultimi-o-dellumano-nella-sua-interezza-da-il-manifesto-e-il-fatto/

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  3. Walter Banaloni, così si capisce meglio di chi anzi, di cosa stiamo parlando.

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    1. Ah, grazie, certo, Veltroni. Chi non vorrebbe avere la vita di Walter?? Sulle “diseguaglianze sociali” ce ne sono ancor di più fra qui e l’Africa, per esempio, per questo dovremmo andare in Africa.

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    2. Lui è lì già da molti anni, così come aveva promesso

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    3. Ara che è come quel detto di Maometto che se non ci va lui in Africa è l’Africa che viene qua

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  4. Ci vorrebbe qualche buon "cattivo maestro" per aiutare quasta gioventù, faremo quel che potremo.
    Pietro

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  5. La trasformazione della democrazia è già in atto da almeno un ventennio, per capirci dal post tangentopoli e l'avvento del berlusconismo sapientemente raccontato nel libro Postdemocrazia di Colin Crouch. La fase di spogliazione del significato delle sue istituzioni mantenendo la facciata formale è quasi completa. Parlamento ormai ininfluente, corte costituzionale permissiva o tardiva (vedremo quanto ci metterà per dire se la nuova legge elettorale sia costituzionale o meno), leaderismo fatto accettare come unica forma di consenso, comuni ormai scavalcati nella gestione del territorio da leggi regionali/nazionali (tenete monitorata la situazione data-center sarà un altro fronte esplosivo nei prossimi anni), blocco alla nascita di nuove forze politiche (attraverso la burocrazia delle firme valide) e quindi soppressione della rappresentatività sociale a scapito della governabilità della minoranza (ricca). L'humus per nuove proposte politiche di alternative di società sta fermentando, ci vorranno parecchi decenni ma da questa protesta trasversale europea qualcosa nascerà.

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    1. Su un unico punto non sono d'accordo: o i tempi di reazione saranno più brevi o la natura delle cose ci sprofondera' in un baratro senza uscita.

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