mercoledì 16 settembre 2026

Guardiamoci intorno

 

Dopo la sconfitta del 1918, la moneta tedesca, il Reichmark, aveva perso valore nei confronti delle valute occidentali. L’inflazione raggiunse il culmine nel caos del 1923-24. Le cause per le quali la tempesta inflazionistica si trasformò in uragano iperinflazionistico, furono diverse, quali la necessità di pagare delle grandi riparazioni e di ricostruire una struttura industriale decimata.

Ma le premesse inflazionistiche possono essere rintracciate già nelle decisioni politiche del 1914: la sospensione dell’obbligo di convertire la cartamoneta in oro e l’emissione di obbligazioni di guerra e titoli di stato a breve termine per finanziare la guerra, anziché farlo attraverso le imposte, che in tal caso avrebbero colpito anche la borghesia e l’aristocrazia. Insomma, una situazione che ricorda molto la vicenda degli “assegnati” durante la Rivoluzione francese.

La risposta del governo tedesco fu quella di stampare moneta in modo che i padroni potessero pagare gli operai e le aziende potessero saldare i loro fornitori. L’emissione di cartamoneta, senza essere in grado di assicurare che questa corrispondesse a un valore di scambio effettivo, scatenò l’inflazione. Il fenomeno faceva aumentare drasticamente il prezzo delle importazioni innescando ulteriore inflazione. Un engrenage.

Ma il fattore decisivo fu un altro: il debito estero tedesco nel 1918 ammontava alla cifra astronomica di 154 miliardi di marchi. Il deprezzamento del Reichmark sul dollaro e le altre valute fu l’indicatore quotidiano della tragedia tedesca. L’effetto della svalutazione fu quello di vedere tale debito denominato in valuta estera. (*).

Da qui in poi vi furono diversi interventi deflazionistici, con licenziamenti di massa, specie nella pubblica amministrazione (tra il 1° ottobre 1923 e il 31 marzo del 1924 il governo tedesco licenziò 397.000 impiegati), riduzione di stipendi e salari, tagli alla spesa pubblica e incremento della pressione fiscale. Negli anni seguenti, il proletariato tedesco e la piccola borghesia scoprirono che se lo spauracchio dell’inflazione metteva paura, la deflazione poteva essere anche peggiore (**).

Per le solite dinamiche che riguardano il denaro e la speculazione, vi fu chi da tale situazione inflazionistica ebbe a guadagnare molto e chi invece perse tutto o quasi. Il valore nominale delle proprietà tedesche si moltiplicava di giorno in giorno, e poi di ora in ora, mentre il valore effettivo del marco scivolava sempre più in basso. Gli speculatori prendevano a prestito il denaro all’estero e con i dollari, le sterline e i franchi acquistavano case, fabbriche e tutte le aziende che riuscivano ad arraffare (***).

Nella Germania degli anni Venti, mentre gli speculatori si arricchivano smisuratamente, la classe media e finanche una frazione della borghesia diventavano sempre più povere. I loro conti in banca perdevano sempre più valore con il passare del tempo. Con i risparmi di una vita, alla fine non si riusciva più a pagare l’affitto di un mese. Il costo di un pasto poteva raddoppiare mentre lo si stava consumando. La spina dorsale della società tedesca era finita sul lastrico.

Non deve dunque sorprendere, al contrario, che Hitler e il generale Ludendorff nel 1923 tentassero un Putsch a Monaco. Che però fallì dopo qualche colpo di fucile. E però dieci anni dopo, quello stesso individuo con i baffetti alla Chaplin, divenne padrone assoluto della Germania e quasi riuscì nella conquista di mezzo mondo.

Sono le situazioni oggettive a determinare le azioni umane, indipendentemente dalle nostre volontà, oppure sono queste ultime a determinare gli eventi? In tale domanda noi troviamo un nesso logico, ma non dialettico. La logica formale è un sistema di banalità e pleonasmi (****). Invece la logica dialettica è una logica che non sviluppa dalla mente: è la logica che riposa nelle cose stesse, che possiamo scoprire sono nelle cose, nella realtà, non nella nostra mente.

Il caso Hitler, così come altri casi analoghi, dimostra come molte persone non vogliano farsi una ragione sul fatto che lo stesso contenuto può apparire in diverse forme, come per esempio nei totalitarismi, e nella stessa forma possono trovarsi molti contenuti, come nelle democrazie. La contraddizione tra forma e contenuto può far sì che il contenuto spezzi la forma. Rivoluzioni e grandi sconvolgimenti derivano dalla contraddizione di forma e contenuto. Il contenuto spezza la forma e assume una forma nuova. Vi sono anche ovviamente forme che non hanno più contenuto, si chiamano fossili. Guardiamoci intorno.

(*) La nostra moneta nazionale è stata sostituita da un’altra valuta, conseguentemente anche l’enorme debito italiano è stato denominato in quella nuova valuta. Una valuta forte, l’euro, non gestita in Italia. Un Paese che non ha più il controllo sulla propria valuta, non ha più il controllo su nulla.

(**) Bisogna anche tener conto che spesso il credito è psicologico e non necessariamente razionale. Se fosse razionale, ossia basato sul sottostante valore dell’oro o di altro equivalente di garanzia, il sistema capitalistico sarebbe finito da un pezzo.

Ogni nazione che stampa del denaro senza poter corrispondere il valore promesso dalle banconote, causa la perdita di valore della propria moneta e la rende gonfia come una mongolfiera (la parola inglese inflation, che ha dato l’italiano inflazione, deriva dal verbo to inflate, che significa gonfiare).

Ma anche questo non è sempre vero: per esempio gli Stati Uniti vivono di un credito quasi illimitato poiché il dollaro funge da mediatore universale degli scambi, anche se non è convertibile in oro dal 1971. Se il dollaro perdesse tale funzione, gli Stati Uniti cesserebbero di essere una federazione e sarebbero percorsi da una guerra civile ben più cruda di quella di Seccessione. A Washington e a Wall Street lo sanno bene.

(***) In scala molto più contenuta è quello che successe in Italia negli anni Novanta e poi anche in seguito ad opera di predatori nazionali e stranieri.

(****) Mi riferisco alla logica formale nella sua forma corrente, ossia catechistica, che va distinta dalla logica formale come dottrina del pensiero e delle sue leggi. Lo preciso a scanso di obiezioni catechistiche.

2 commenti:

  1. "Sono le situazioni oggettive a determinare le azioni umane, indipendentemente dalle nostre volontà, oppure sono queste ultime a determinare gli eventi? In tale domanda noi troviamo un nesso logico, ma non dialettico."

    "Oppure"... Una delle prime cose che imparai dalla psicoanalisi è che quasi sempre nelle faccende umane vale il principio di sovradeterminazione, per cui l'operatore logico "oppure" appare inadeguato per tentare di capire la realtà.
    "E" quasi sempre, non "oppure".

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    1. Una delle prime cose che imparai dalla psicoanalisi è di starne alla larga
      "oppure" è una coniugazione disgiuntiva, mentre "e" è copulativa, se usata al posto di "oppure" traviserebbe il significato della frase.
      ad ogni modo noto che lei di tutto il post ha posto in evidenza quella che ritiene una inadeguatezza semantica in forza dei suoi primi studi psicoanalitici.

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