martedì 20 gennaio 2026

Il ritorno della reliquia barbarica

 

Nel 2024, sono state estratte fisicamente circa 3.600 tonnellate d’oro. Ulteriori 1.200 tonnellate provenivano dal riciclo. La produzione annua totale di 4.800 tonnellate, al prezzo medio del 2024 di 2.386 dollari l’oncia, equivale a un valore totale di circa 387 miliardi di dollari. Questa cifra è inferiore alla capitalizzazione di mercato di una qualsiasi delle più grandi aziende del mondo, come Apple o Nvidia, che valgono ciascuna diverse migliaia di miliardi di dollari.

Solo una piccola parte del metallo giallo estratto viene utilizzata, mentre una quota considerevole viene accumulata. Anche il cosiddetto consumo di gioielli serve in gran parte a questo scopo: l’oro riappare sul mercato in forma modificata e rifuso come metallo riciclato. I campioni mondiali dell’accumulo di oro sono le banche centrali. Delle circa 210.000 tonnellate prodotte finora, circa 37.700 tonnellate, pari al 18%, sono attualmente conservate nei forzieri delle banche centrali.

Ma perché il prezzo dell’oro in questi ultimi anni è schizzato verso l’alto e l’oncia troy (circa 31 grammi) sia avvia a raggiungere i 5.000 dollari? Si dice che è calata la fiducia nel dollaro statunitense, e questo è vero, ma la questione, come solito è un po’ più complessa. Sono sempre le banche centrali le maggiori responsabili del movimento del prezzo dell’oro, che si comportano come i classici accumulatori seriali. Rimangono passivi e raramente intervengono sul mercato acquistando o vendendo, tuttavia, quando lo fanno, soprattutto quando agiscono nella stessa direzione, hanno un impatto significativo sul mercato.

Il fenomeno comunemente visibile è questo: quando le banche centrali, come negli ultimi anni, acquistano massicciamente, speculatori e investitori seguono l’esempio. Ovvio l’effetto prezzo. La domanda di gioielli, si comporta in modo opposto. Quando i prezzi dell’oro salgono, dai cosiddetti “compro oro” e dai gioiellieri c’è la fila: vecchi gioielli e monete commemorative vengono riconvertiti in carta moneta.

La causa “nascosta” è tutt’altra e, nel caso attuale, c’entra prevalentemente la guerra che si combatte in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Come tutti sanno, la liquidità, se investita, produce interessi. Ciò è particolarmente vero per le banche ordinarie, che detengono la minor quantità possibile di liquidità, pur ricevendo un “tasso di deposito” basso (attualmente il 2,0%) come interesse sui loro conti presso la Banca Centrale Europea. La situazione è diversa per le banche centrali. Quando ricevono denaro nella propria valuta, questo cessa di esistere, proprio come viene creato dal nulla quando lo prestano alle banche.

Quando una banca centrale riceve valuta estera, questo avviene raramente sotto forma di banconote cartacee, ma prevalentemente come accrediti su un conto presso una banca estera. Poiché le banche centrali non possono diventare insolventi nella valuta che emettono, generalmente detengono i loro conti principalmente presso altre banche centrali. Di solito ricevono anche interessi su questi conti, ma questo è per loro di minore importanza. Il punto forte di queste riserve valutarie, in valuta estera, è che sono assolutamente sicure e prontamente disponibili in qualsiasi momento.

Come suggerisce il nome, le riserve valutarie non sono necessarie per le attività quotidiane, ma per le emergenze, soprattutto quando è necessario difendere la valuta nazionale sui mercati finanziari. Veniamo al punto, ossia le sanzioni alla Russia. Con il congelamento delle sue riserve detenute presso le banche centrali occidentali nel 2022 è stato infranto un tabù relativo alle consuetudini e delle pratiche consolidate del sistema finanziario e dei pagamenti internazionale. Si è trattato di un appello diretto a tutte quelle banche centrali del mondo affinché cercassero mezzi alternativi per detenere riserve.

Per molte banche centrali rimaneva solo il familiare e antiquato oro (la “reliquia barbarica” secondo Keynes), che hanno cominciato ad acquistare massicciamente. Un esempio concreto: non solo la Russia e la Cina, ma anche la Banca Centrale di Polonia, uno stato membro della NATO e dell’UE (ma conserva una moneta propria da proteggere) è stato negli ultimi due anni tra gli acquirenti di oro. Tra il 2023 e il 2025, gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali mondiali hanno superato annualmente le 1.000 tonnellate d’oro.

Va ricordato che qualsiasi valuta circolante come carta moneta rappresenta solo il segno del valore, non valore essa stessa. L’oro, da parte sua, ha valore non come titolo legale, ma come merce, soprattutto in situazioni di emergenza. Funge da equivalente universale, cioè è la merce sulla quale si misura il valore di tutte le altre merci. Il titolo di proprietà su questa merce particolare non è il fattore decisivo, quello che conta è il suo controllo effettivo. Non è la “fiducia” così spesso invocata dai banchieri a contare, ma il possesso effettivo.

La proprietà statale dell’oro, la cui consegna dipende dalla disponibilità di un’istituzione straniera a consegnarlo, per esempio la filiale di New York della Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra (in caso di emergenza, l’oro vale meno della metà del suo valore nominale). Per fare un esempio: nel luglio 2020, un tribunale britannico ha stabilito che il governo venezuelano non poteva più accedere alle sue 14 tonnellate d’oro depositate presso la Banca d’Inghilterra perché il governo britannico non riconosceva il governo venezuelano.

Le maggiori riserve auree sono gestite dalla Federal Reserve statunitense, con un totale di 8.133 tonnellate. Seguono a notevole distanza la Bundesbank tedesca (3.352), l’Italia (2.452), la Francia (2.437), la Russia (2.333) e la Cina (2.280). La Banca Centrale Europea 506 tonnellate, il FMI ne detiene 2.814 tonnellate.

In un’epoca di capitalismo finanziario, il ritorno in auge della “reliquia barbarica” la dice lunga sullo stato dell’arte. Un consiglio: se pensate di vendere una vecchia catenina o la fede nuziale approfittando dell’alto prezzo raggiunto dall’oro, non fatelo. Verranno tempi più grami degli attuali.

1 commento:

  1. Bertrand Russell dell'oro diceva che gli uomini spendono energie per estrarre l'oro dalla terra per poi riseppellirlo nei caveau delle banche e che tanto valeva lasciarlo dov'era.

    RispondiElimina