«Sono ebrea e ho avuto una educazione borghese. Questa educazione borghese mi ha istillato alcune idee false. Devo avere in qualche modo respirato, nell’infanzia, l’idea che gli ebrei e i borghesi avevano diritti e superiorità sugli altri. [...] Nei confronti degli ebrei di Israele, credo di aver pensato che essi avevano diritti e superiorità sugli arabi. A un certo momento questa mi è sembrata un’idea mostruosa. L’ho strappata e calpestata con furia. [...] Il dolore e le stragi di innocenti che abbiamo contemplato e patito nella nostra vita, non ci danno nessun diritto sugli altri e nessuna specie di superiorità. Coloro che hanno conosciuto sulle proprie spalle il peso degli spaventi, non hanno il diritto di opprimere i propri simili con denaro o armi, semplicemente perché questo diritto non lo ha al mondo anima vivente. [...] Non eravamo affatto preparati a vederli diventare una nazione potente, aggressiva e vendicativa. Speravamo che sarebbero stati un piccolo paese inerme, raccolto, che ciascuno di loro conservasse la propria fisionomia gracile, amara, riflessiva e solitaria, forse non era possibile. Ma questa trasformazione è stata una delle cose orribili che sono accadute. Quando qualcuno parla di Israele con ammirazione, io sento che sto dall’altra parte. Ho capito a un certo punto, forse tardi, che gli arabi erano poveri contadini e pastori. So pochissime cose di me stessa, ma so con assoluta certezza che non voglio stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere dei contadini e dei pastori. Il nostro istinto ci spinge a stare da una parte o dall’altra. Ma in verità è forse impossibile oggi stare da una parte o dall’altra. Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni strane, rapidissime e orribili. La sola scelta che a noi è possibile è di essere dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente. Si dirà che è una scelta facile, ma forse è l’unica scelta che oggi ci sia offerta» (Natalia Ginzburg, articolo dal titolo “Gli ebrei”, pubblicato su La Stampa, 14 settembre 1972).
RispondiEliminaTanti criticano il PCI. E anch'io, certamente. Obbediente a Stalin, Kruscev, Breznev. E come no? Ma poi leggi cose così, e senti il respiro egemonico. Non puoi non ammirarlo. Convincere un ricco che lui è comunista, convincere un comunista che i Patti Lateranensi sono belli, convincere un'ebrea...
E senza bisogno di fare una seduta di lavaggio del cervello: semplicemente facendo alitare il vento che viene dal Cremlino.
Altro che il PD.
convincere un'ebrea... a non stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere, di stare invece dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente
EliminaGià. I contadini e i pastori.
EliminaL’articolo di N.G. è del 1972. All’epoca la maggioranza della popolazione palestinese era attiva in agricoltura, nonostante l’occupazione delle loro terre da parte dei coloni (!) ebrei e delle truppe con la svastica ebraica. Quanto all’attualità, vedi questo rapporto OXFAM:
Eliminahttps://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2025/04/OXFAM_Report-Cisgiordania_WEB-3.pdf
Ma si sa che quelli di OXFAM sono tutti terroristi antisemiti. Del resto dio ha già i suoi eletti.
Va bene, va bene. Avevo promesso di astenermi, e non ho mantenuto. Il fatto vero è che Natalia è una provocazione viven... ops, hai capito. Diciamo che è la dimostrazione plastica che i pregiudizi sugli ebrei sono falsi anche se positivi ("sono più intelligenti").
EliminaComunque quello che ho scritto sul PCI e gli intellettuali organici sarà ironico, ma è vero. Come è vero che l'istruzione di invertire le preferenze già in favore di Israele data dal 1956 (crisi di Suez) mentre la "scoperta" dell'esistenza di un popolo palestinese data dal 1967, o più precisamente dal 1970
Il pacifista Trump ha iniziato a bombardare il Venezuela!
RispondiElimina1- “… so con assoluta certezza che non voglio stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere dei contadini e dei pastori. Il nostro istinto ci spinge a stare da una parte o dall’altra. “ (Ah, ma allora è possibile stare da una parte o dall’altra, chissà perché Olympe titola di no…)
RispondiElimina2_ “… Ma in verità è forse impossibile oggi stare da una parte o dall’altra.” (Ma come? E l’assoluta certezza? Ah, ecco, è arrivato il “forse”.)
3- “… Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni strane, rapidissime e orribili.” (Rapidissime no, non rapidissime, almeno individualmente, se no è dubbio paralizzante.)
4- “… La sola scelta che a noi è possibile è di essere dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente.” (Si torna alla certezza: la realtà è tale da non presentare scelte alternative possibili.)
5- “... Si dirà che è una scelta facile, ma forse è l’unica scelta che oggi ci sia offerta.” (Di nuovo "forse". Non è il forse degli scienziati, è quello di Amleto. Forse, dunque, forse, è l’unica scelta offerta dalla realtà. Ma Olympe non ci crede.)