lunedì 9 gennaio 2017

È già domani

Colpa (retroattiva ) del No al referendum

Venerdì scorso, i lavoratori italiani erano quasi tutti in festa per l’Epifania. Questi sfaticati. Non così negli Stati Uniti, laddove si sgobba, secondo i rigidi canoni calvinisti (salvo il 4 di luglio, poi a novembre per fare la festa a decine di milioni di tacchini). A tale riguardo apro una piccola parentesi storico-bibliografica. La Religionis christianæ institutio, più comunemente nota come Institutiones, opera del Calvino, fu edita per la prima volta nel 1534, rielaborata nel 1559, ebbe un’enorme diffusione nel mondo protestante, non meno della bibbia nella versione ginevrina, tanto che nel 1617 nella sola Inghilterra ne erano state fatte più di 100 edizioni! Quest’opera codificava i vari aspetti della teoria politica dal punto di vista del riformatore religioso ginevrino. È dunque un’opera molto importante per comprendere il modo in cui influenzò profondamente i primi coloni della Nuova Inghilterra.

Bando alle digressioni, veniamo ai numeri. L’US Bureau of Labor Statistics ha registrato una crescita di posti di lavoro più lenta del previsto nel mese di dicembre. Si sono aggiunti 156.000 posti di lavoro il mese scorso, la stragrande maggioranza nel settore dei servizi con bassi salari. Thomas Perez, segretario del Lavoro di Obama, ha salutato questo dato con la stessa enfasi con la quale qui da noi si celebrano gli scostamenti decimali in qualsiasi settore economico. Perez ha detto che ciò mostra la forza dell'economia americana. In realtà non vi è stato alcun recupero per milioni di americani che, vivendo da stipendio a stipendio e indebitati fino al collo, devono affrontare la costante minaccia della perdita del lavoro. Come del resto accade in Italia.

domenica 8 gennaio 2017

Senza che un figlio di puttana pendesse dal lampione


In nome di Marx sono state costruite società dove la libertà non era di casa. Marx non c'entrava nulla. Per me (noi) è cosa ovvia, ma per moltissimi altri non è così. Questi ultimi, la maggioranza, seguendo una mistificazione ben consolidata e diffusa a piene mani dai produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del nostro tempo, pensano che Marx abbia idealizzato e prescritto una ricetta del “comunismo”, magari ne Il Capitale, opera che però ha per sottotitolo: Critica dell’economia politica. Dove di comunismo non si parla e il termine non vi compare mai. Una sola vota compare “società comunista”, ma senza alcun’altra specificazione.

Tuttavia una riflessione su questo è necessaria, partendo da una domanda minima: su quali basi economico-sociali sono state costruite quelle società che si sono poi chiamate “comuniste” o del “socialismo reale”? Intendo la Russia zarista, la Cina dei signori della guerra, il regime cubano di Batista e le società postcoloniali africane e asiatiche, poggiavano su adeguate condizioni di sviluppo per un passaggio a una qualche forma di socialismo avanzato? La risposta è molto semplice: nessuna di queste società aveva una struttura economica, produttiva e di mercato, tale che si potesse immaginare di realizzarvi, attraverso una rivoluzione sociale, qualcosa che non fosse diverso da un’altra distribuzione della povertà e del lavoro.

La questione del lavoro, del tipo di attività e di come viene svolta, è fondamentale sotto tale profilo. Non è data rivoluzione sociale, contro le condizioni presenti dello sfruttamento, se non partendo da una diversa “qualità” del lavoro. Già in uno scritto giovanile, ossia nell’Ideologia tedesca, Marx aveva ben chiaro il problema: “in tutte le rivoluzioni sinora avvenute non è mai stato toccato il tipo dell’attività, e si è trattato soltanto di un’altra distribuzione di questa attività, di una nuova distribuzione del lavoro ad altre persone, mentre la rivoluzione comunista si rivolge contro il modo dell’attività che si è avuto finora …”.

Siamo giunti in un’epoca nella quale non solo si rende sempre più palese la trasformazione del modo dell’attività, indipendentemente dalla volontà dei capitalisti e bensì sotto la spinta della necessità (in sintesi: ridurre il tempo di lavoro contenuto nella singola merce), ma viepiù si palesa marcata la possibilità di regolare il lavoro in modo da sottrarlo allo sfruttamento a vantaggio di una classe (*).

E tutto ciò mentre si blatera della necessità di ripristinare “verità e realismo” e di riscoprire “l’idea di autorità”. L’autorità dei padroni di comandare sul lavoro c’è da sempre. Inoltre, per fare un solo esempio, non già l’idea ma la pratica concreta di licenziare a piacere chi per sopravvivere e riprodursi come schiavo salariato è costretto a lavorare per un padrone, è stata reintrodotta in pompa magna senza neanche un’ora di sciopero generale, senza una barricata nelle strade, senza un assalto alle armerie e ai palazzi del potere, senza che un figlio di puttana pendesse dal lampione con un cartello al collo con scritto: bischero!

Si tratta dunque della comprensione dei rapporti reali e non della conciliazione dialettica di concetti. L’autorità, intesa borghesemente come diritto del più forte, che è anch’esso un diritto, può vivere in varie forme, e ciò difatti avviene anche nello Stato di diritto.

(*) Solo degli sciocchi o gente in malafede può mettersi a discutere su chi cucinerà il pranzo o svolgerà il lavoro di badante in una società comunista. Anche perché la nuova società non è qui dietro l’angolo, non è cosa che si cala dall’alto, che si compie d’un solo passo, ma è necessariamente un lungo processo di lotta, di scontro, di tentativi, di successi e d’inevitabili fallimenti.

mercoledì 4 gennaio 2017

Stati Uniti: il paese più violento del pianeta


Almeno 1.152 persone sono state uccise nel 2016 dalla polizia negli Stati Uniti d’America, secondo il sito di monitoraggio killedbypolice.net. Il dato è leggermente più basso rispetto al 2015, quando se ne contarono 1.208.

Invece secondo il sito del quotidiano The Guardian, il dato del 2015 è inferiore da quanto riportato da killedbypolice.net: 1.077 persone uccise dalla polizia, delle quali 207 erano disarmate e 18 erano minorenni. Sempre secondo questo sito, nel 2016 le uccisioni della polizia negli Usa sono state 1.085. Il sito pubblica anche le foto e i nomi degli uccisi, suddivisi per anno e mese. Se ne potrebbe fare un bel calendario da appendere nelle redazioni dei telegiornali italiani.

I “neri” sono di gran lunga in testa alla classifica, seguiti dagli ispanici. Le uccisioni per mano della polizia americana sono mediamente circa 100 volte superiori a quelle della polizia tedesca, mentre nel Regno Unito, nel 2014, erano state uccise 14 persone dalla polizia.

La polizia Usa spara e uccide con un rapporto di 3,42 persone per milione di abitanti per anno. Al contrario, la Danimarca ha un rapporto di 0,187; la Francia 0,17; la Svezia 0,133; il Portogallo 0,125; la Germania lo 0,09; la Norvegia e i Paesi Bassi dello 0,06; la Finlandia 0,034; Inghilterra e Galles dello 0,016.


Domanda: la libera televisione italiana informa di questo stato di cose negli Usa? Giovanna Botteri, inviata del Tg3 negli Usa fa mai menzione nei suoi servizi a questo genere di dati, oppure alla faccenda dei food stamps con i quali sopravvivono quasi 50 milioni di statunitensi?

martedì 3 gennaio 2017

Deliberata falsificazione



La notizia dello pseudo attacco hacker alla rete elettrica dello Stato del Vermont ad opera dei “russi” è stata data con grande evidenza dalla stampa borghese. L’accusa era partita dalle pagine del Washington Post. Lo stesso foglio ieri ha pubblicato una smentita. L’avete letta sui fogliacci italiani?

Spesso il lavoro nei giornali è una mera faccenda di copia incolla del “foraggio” che passano le agenzie, di redazionali pubblicitari o lobbistici camuffati da articoli specialistici, di comunicati stampa governativi fatti di annunci volutamente contraddittori e di contraddittorie smentite, di prove tecniche di confusione per sondare le reazioni. È un comportamento conforme al mercato e necessario per garantirsi i contributi governativi per l’editoria.

Ma non sempre si tratta solo di insipienza, servilismo, marchette. Su talune questioni “scottanti”, “strategiche”, entrano in gioco gli specialisti della disinformazione, dell’intossicazione sistematica dell’opinione pubblica. Sanno che le successive smentite non avranno nemmeno lontanamente la presa che hanno avuto le menzogne. Il parlamento degli Stati Uniti, ossia Senato e Congresso, hanno appena stanziato decine di milioni di dollari per il Countering Disinformation and Propaganda Act, ossia per raccontarci la loro verità.


Non si spacci per giornalismo libero la sottomissione alle leggi di mercato, e l’arte della disinformazione come l’arte di portare la “verità” tra la gente. La libertà di stampa dei quotidiani, la libertà d’informazione delle tivù, venga riconosciuta per ciò che è: fattore di profitto, inganno ai lettori, quando non è, appunto, deliberata falsificazione, oppure opportunismo. L'opportunismo non fa altro che offrire l'alibi a una classe dominante che poggia il proprio strapotere su dei rapporti sociali illiberali e schiavisti.

lunedì 2 gennaio 2017

Ogni esperimento è stato fatto ed è fallito



Le pensioni saranno pagate il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento ove non esistano cause ostative, eccezion fatta per il mese di gennaio in cui il pagamento avviene il secondo giorno bancabile. A decorrere dall'anno 2018, tali pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese (Articolo 3, comma 3 lettere a e b).

Quando un governo, e poi un altro e un ennesimo, per far quadrare in qualsiasi modo dei conti squinternati, arriva a questi mezzucci, allora vuol dire che siamo arrivati all’ultimo show, al sottovuoto spinto del pensiero e dell’iniziativa politica.

Per avere un saggio completo del fallimento di questa classe dirigente è sufficiente sentirli parlare, da ciò si comprende che non hanno le istruzioni per l’uso dell’intelligenza. Le loro apparizioni sono frammenti caricaturali, imitazioni di chi fa loro il verso.

Hanno evocato tutte le spettacolarizzazioni dell’illusione per intossicarci davanti alla tv, contando che la nostra indulgenza fosse senza limiti, ma infine il 4 dicembre abbiamo dimostrato, se non altro, che un limite c’è. Nella nostra ingenua presunzione che quelle merde non lo ignorino più, e invece siamo daccapo al punto di partenza.