martedì 23 giugno 2026

La grana a loro, le grane agli altri

La prima emissione di buoni del tesoro poliennali (btp) denominata Italia Sì (nome evocativo del referendum di marzo?) ha raccolto in cinque giorni 8,84 miliardi. La platea degli acquirenti è quasi esclusivamente domestica. Segno che la grana c’è, tanto è vero che nei portafogli degli investitori nazionali non finanziari i miliardi sono 458. Famiglie e imprese non finanziarie italiane detengono un 14,5% del debito pubblico. Non male. Ma ciò significa anche che oltre l’85% del debito pubblico è in mani straniere.

Ovviamente a comprare titoli è solo chi può permetterselo e dunque sul piano redistributivo gli effetti dell’alto debito (leggi: spartizione degli interessi cedolari) sono a favore di chi la grana già ce l’ha. Insieme alle solite banche e agli altri investitori istituzionali. E quella degli interessi passivi del debito costituisce una delle voci di spesa più rilevanti a carico dello Stato (dunque di quella metà dei contribuenti che paga le imposte).

Come scriveva Gianni Trovati sul Sole 24ore di domenica, «Da questo fiume di cedole sono inevitabilmente esclusi gli italiani in condizioni economiche meno floride. Che, anzi, vedono erodere dagli interessi sul debito in margine di bilancio che altrimenti avrebbero potuto finanziare politiche pubbliche a loro destinate». In altri termini: risorse tolte alla sanità, alla scuola, alla ricerca, eccetera.

Gli interessi passivi costeranno quest’anno 94,9 miliardi (+8,9% rispetto al 2025), prima di arrivare a 100,1 miliardi nel 2027 e salire poi ai 111,6 miliardi messi in calendario nel 2029 dall’ultimo Documento di finanza pubblica approvato a fine aprile.

Di patrimoniale neanche a parlarne. Del resto, fanno notare, una pur minima patrimoniale la si paga già con la tassazione dei conti correnti (imposta di bollo). Sennonché tale imposta è fissa, sia per chi ha una giacenza media di 5.001 euro e sia per chi mediamente ha una giacenza di milioni di euro. Insomma, non è una imposta progressiva, e anzi per aziende, società ed enti, l’imposta di bollo fissa è di 100 € l’anno, anche in tal caso indipendentemente dalla giacenza. Tutto ciò s’addice alla buona gestione di una società di classe.

Chi pensa che un prossimo esecutivo, di stampo malavitoso come l’attuale o anche di stampo malavitoso diverso, possa mettere mano a questa distorsione che grida scandalo al cielo, ebbene, se c’è chi pensa questo, non è solo un irrimediabile illuso, bensì un imbecille.

7 commenti:

  1. anche imu è fissa su tutte le case di proprietà, che sia la seconda o la trentesima fa uguale. Che siano ereditate o acquistate fa uguale; che siano abitate o meno ecc ecc Se qualcuno pensa di poterci metter mano senza prima instaurare la dittatura del proletariato, è un imbecille. E potrebbe venir eletto.

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    1. L'imu si versa in base a dei coefficienti. Altro discorso è quello della riforma del catasto e della rimodulazione di quei coefficienti. Altro discorso ancora è quello dell'imposta di successione, sulle donazioni e sulle polizze vita.
      Altro discorso ancora quello sugli sprechi di spesa pubblica e le varie dissipazione dei valori demaniali. Eccetera.
      Visto che ol "campo largo " ne parla tutti i giorni?

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    2. le case le hanno tutti, è un prerequisito. Meglio tassare il lavoro che ce l’hanno pochi, uno vero. Poi si inizia ad allargare anche la definizione di “lavoro” a qualsiasi reddito, è un campo illimitato. Tuttavia, non vincono.

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  2. La tassa sui conti correnti esiste oltre i 5000 euro ed è fissa indipendentemente dall'importo ma nessuno tiene, o dovrebbe tenere grosse cifre sul conto. La vera patrimoniale è quella sul conto titoli, cioè l'imposta di bollo patrimoniale che ammonta al 2 per mille (0.2%) dell'importo, indipendentemente dal fatto che i titoli rendano o meno. Poi c'è la tassazione delle rendite di questi titoli: 26% su azioni e obbligazioni e 12.5% su titoli di stato europei.
    Il 26% di tasse è dovuto anche per il capital gain, cioè su quanto si guadagna ( se si guadagna) nel rivendere un titolo.
    Quando ti dicono che un cct rende il 3% omettono sempre di dirti che dovrai pagare lo 0.2% di imposta solo per tenere il CCT in anca + 26% di tassazione sulla rendita. Quindi il 3% si riduce al 2.02%.
    Quindi non è che il capitale in banca non venga tassato.

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    1. quindi lei conferma che il lavoro è mediamente più tassato della rendita

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    2. La cosa è complessa e non si puo' liquidare con una battuta.
      Fino ad un reddito di 28.000 euro il lavoro è tassato meno (23%) del reddito da capitale (26.2%). La quota eccedente i 28.0000 del reddito da lavoro è tassata di piu (dal 33% al 43% oltre i 50.000).
      Poi su tutto, lavoro e capitale, agisce l'inflazione, tassa occulta ma efficace.

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    3. la questione non è tanto (non solo) quanto si paga, ma soprattutto chi paga e chi non paga, poi dove vanno spesi (male e malissimo) i nostri soldi. ma queste mi pare siano cose note, ma vale la pena ribadirle.

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