Avrei scelto la traccia relativa al discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat. Il quale esordiva così:
Cari Senatori e Deputati, è inutile nasconderci un fatto evidente, ossia che Voi contate come il due di coppe quando a briscola c’è denari. E peraltro io stesso – lo dico per prevenire l’accusa – fin qui non ci sono arrivato per mera simpatia.
Le parole pronunciate in quest’aula suonano false come quelle di marionette. Mai, dall’unità d’Italia, chiunque nominalmente esercitasse il potere politico, fosse egli clericale o liberale, oppure socialista o altro, ha potuto agire per gli interessi del paese se non in piena coincidenza con quelli delle diverse frazioni della classe dominante.
Perciò a Voi, Senatori e Deputati, non spetta che formalizzare ciò che è nei patti, altrimenti ve ne andrete a casa. Due conti in milioni di lire e vedrete che cosa vi conviene. Forse non serve che precisi, tuttavia è sempre bene dire le cose con franchezza: nel caso vi saltasse in mente di rendervi disubbidienti, la possibilità di una vostra ricandidatura sarebbe pari a zero.
Tra meno di un anno, ci saranno le elezioni politiche e Voi sapete bene quanta agitazione c’è nei collegi per questo appuntamento che si presenta anzitutto come l’occasione per altri falliti di trovare uno stipendio e visibilità, per i partiti altri finanziamenti e altri scambi. È un mercato, lo sapete bene, un do ut des di posti e di mance, di scambi di ogni natura.
E poi, ancora, sempre per parlar chiaro, sono in ballo decine di sottosegretariati, con annessi e connessi, e può essere che la ruota della fortuna si fermi sul Vostro nome, o su quello di un Vostro amico, di una fidanzata/amica/amante. Vi conviene non disunirvi, di non cedere alle lusinghe emotive ed irrazionali di una coscienza del bene comune che non Vi appartiene, perciò continuate a mentire sulla repubblica democratica del lavoro, sulla democrazia in questo paese.
Pure sulla bontà dei Vostri propositi, vorrei ricordare le parole che un liberale ebbe a scrivere nel 1948:
«Una caratteristica strana degli italiani moderni è che, credendosi molto abili in politica (discendenti di Machiavelli) anche quando altri non li ammira si ammirano. Si ammiravano nel fascismo, si ammiravano nel regime incomposto che seguì il fascismo, si ammirano ora che avendo la più incerta e umiliante situazione credono e dicono di creare anche con ministri ridicoli la nuova Europa!» [*].
E sia ben chiaro che un conto è il rinnovamento e le riforme, quello cioè che noi intendiamo far credere ai gonzi, e un conto è la dissoluzione del sistema di potere sul quale poggiano le nostre fortune sia di classe e sia personali.
Se per qualsiasi causa, per colpa di questi o di quelli, l’Italia va al disastro, il disastro colpirà tutti e noi per primi che perderemo non solo potere e privilegi, ma ci toccherà anche di andare a lavorare.

E il ligio insegnante ti avrebbe bocciata!
RispondiEliminaPietro
Avrebbero chiamato la polizia
EliminaTutto lo scritto è del Saragat tranne il virgolettato che è del Nitti giusto?
RispondiEliminaHo capito bene?
😂
EliminaIn effetti, la vox populi era che il presidente Saragat amasse un po' troppo i liquori. Dicono che nel 1968, seduto davanti alla TV, vedendo i risultati delle elezioni, per lui insoddisfacenti, gettò il bicchiere di whisky contro lo schermo, rompendolo.
RispondiEliminapiù che i liquori, amava il vino. Si racconta che al termine del mandato vendette i vuoti e con il ricavato acquistò una villa.
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