martedì 3 gennaio 2023

Addio alla classe


L’Europa che si alza presto al mattino è stufa di veder declinare il proprio tenore di vita. Non è l’Europa al vertice delle gerarchie reddituali che trascorre le vacanze di natale nei paradisi soleggiati o sulle piste da sci di Cortina e Sestiere, e nemmeno quel “milieu” sociale che può permettersi le auto elettriche (in Italia il parco auto più vecchio). È quel grande arcipelago eterogeneo che, pur avendo ancora un’occupazione e un salario, è minacciato di precipitare nella povertà dagli alti e bassi dei grandi movimenti del capitalismo e della valorizzazione.

Il movimento di protesta più divertente è quello dei dipendenti della Banca centrale europea, i quali scrivono nei loro rapporti che non si dovrebbero aumentare i salari, ma loro chiedono aumenti più consistenti per sé stessi, con tanto di volantini e striscioni, in quell’alto consesso di stupidità e malvagità economica.

Alla loro presidente, Christine Lagarde, le si sono aggrovigliati i capelli quando ha saputo che “i salari aumenteranno ben sopra la loro media storica, il che farà salire l’inflazione”. Continuerà ad alzare i tassi d’interesse. Le piaceva tanto vivere negli Stati Uniti: ci sono poveri ovunque, anche tra i dipendenti del suo studio legale d’affari. Si rassicuri: è sulla buona strada anche in Europa.

Come scrivono i giornali bolscevichi, noi europei stiamo vivendo un “violento calo” del nostro potere d’acquisto. Secondo i dati della stessa BCE, quest’anno i prezzi sono aumentati dell’8,4% in Europa, i salari solo del 4,5%, in Italia l’inflazione è quasi del 12% (dato di nov.).

Quello che accade è folle: aumento dei prezzi, aumento del debito, incipiente recessione, quindi altro aumento del debito. Come spiegare che nonostante il Covid, la guerra alle nostre porte e il diffondersi della povertà ovunque, siamo ancora prigionieri dei misfatti ideologici di Milton Friedman, Margaret Thatcher e Jacques Delors?

Bisognerebbe spiegare i motivi della crisi dell’azione politica e sindacale, i motivi per cui la vecchia classe operaia è caduta nel buco nero della storia e perché il destino collettivo della classe media, sempre più decomposta, somiglia a quello dei sopravvissuti.

Certamente ha avuto un ruolo importante la rivoluzione tecnologica su base informatica, le trasformazioni delle situazioni lavorative e tutte le altre cose che sappiamo esservi connesse, e tuttavia ciò sommato non basta ancora a spiegare una metamorfosi così totale della dimensione identitaria e culturale (compresa la “caduta” della élite borghese e del management !!), o, come dicevo nel post di ieri senza eufemismi, il livello generale di “deficienza” raggiunto e la tendenza che non sembra più arrestarsi. 

6 commenti:

  1. Gentile Olympe, sarà pure colpa della metamorfosi identitaria, ma all'atto pratico a noi ci tocca di subire ed impoverire.
    C'è solo una maniera, rovesciare il tavolo.
    Io non me la sento, largo ai giovani. Manca l'analisi e poi non ho l'elmetto. ( A. Venditti )

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    1. caro Lettore, lei non se la sente, ma noi vecchietti dobbiamo almeno togliere i gomiti dal tavolo presso il quale siamo seduti se vogliamo che qualcun altro (ma non vedo chi e come) provi a rovesciarlo. e invece decine di milioni vanno ancora a votare, per esempio, offrendo di fatto sostegno al non tanto metaforico tavolo.

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    2. Anche se nessuno andasse a votare, cosa cambierebbe?
      Io personalmente sono decenni che non voto, e con me milioni di persone. E seppur in aumento (l'astensionismo), non è che cambi qualcosa. Il malato - leggi: la classe operaia! - nel frattempo muore.
      Inventiamoci qualcosa d'altro. Il non votare (come il votare) non serve a niente.
      Saluti

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  2. E' chiara l'impasse pratica che rende difficile la via di uscita rivoluzionaria.
    A mio parere, però, occorrebbe partire da un'analisi spassionata. Se questo è il mondo auspicato da Milton Friedman, che ci fanno tutti questi burocrati felici e contenti?

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  3. https://bit.ly/3VLvLg6

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