venerdì 24 giugno 2022

Sta tornando di moda

 

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A ognuno la sua Iwo Jima

Ipotizziamo una campagna mediatica contro il consumo di carni animali motivata dal fatto che sono prodotte con animali “assassinati”. Un tempo sarebbe apparso irrealistico, ridicolo; oggi però non lo sarebbe più di tanto.

Immagini con opportuno sottofondo sonoro dei luoghi del “massacro”, a seguire la sequela di “esperti” con dati scientifici inoppugnabili e la battente pioggia parolaia degli apparatchik, quindi lunghe teorie di camion frigorifero che trasportano i “cadaveri”, divieto di macellazione e di consumo, slogan del tipo “Io non uccido animali”, eccetera.

L’imposizione da parte dei mezzi di comunicazione d’una certa visione delle cose, spesso falsa, strumentale e atta a evocare condanne morali e censure, può aprire la strada a qualunque scenario, anche a ciò che oggi possiamo ancora ritenere inverosimile.

Non da oggi la propaganda è uno strumento bellico e può diventare un’arma di distruzione di massa. A scuola leggiamo il De bello gallico, una cronaca dettata da un uomo colto e raffinato, e però non si fa caso che il suo esercito sterminò, senza distinzioni di sesso ed età, circa un milione di persone, ossia intere popolazioni le quali avevano la sola colpa di resistere all’invasione, a volte anche senza questa “colpa”.

Dove comincia l’informazione e dove finisce la propaganda? Comunemente sappiamo ciò che è avvenuto in Cambogia (Kampuchea) tra il 1975 e il 1979, ma non sappiamo nulla di ciò che è avvenuto in Indonesia, dove furono sterminati tra 500.000 e 2 milioni di persone dall’esercito e dai paramilitari indonesiani. Può essere rilevante la motivazione?

Quanto è avvenuto per anni dal 2014 in Ucraina ci ha lasciato indifferenti, pensando non fosse un crimine ma una reazione difensiva contro una minaccia.

Massacri e genocidi non sortiscono dal nulla, non si afferra il machete o costruiscono campi di lavoro forzato e di annientamento senza la preparazione degli attori e dei testimoni che li circondano. Sono sempre stati preceduti da una preparazione ideologica della popolazione, che consiste nel prendere di mira le vittime e disumanizzarle, renderle dei mostri. È meno imbarazzante uccidere chi è percepito come un nemico mortale e non consideri più come un essere umano.

Lo scontro tra popoli e nazioni per affermare “valori e principi” si sta radicalizzando sotto i nostri occhi, con la nostra sostanziale e generale passività. Già accettiamo e taluni accarezzano l’idea che sia possibile un’altra guerra europea e mondiale, perfino nucleare se ciò dovesse essere “necessario”. La letteratura, la musica e gli artisti e gli intellettuali del “nemico” sono già al bando, come se nulla fosse. È vero, ciò che è successo in passato non solo può accadere ancora, ma sta tornando prepotentemente di moda.


5 commenti:

  1. https://bit.ly/39Tsd9S

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  2. https://bit.ly/3OBKKG9

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  3. Basti pensare che abbiamo un giornata della memoria per i 2000 morti ammazzati delle foibe (tutti italiani?) e neanche cinque minuti di riflessione (neanche mezza maratona, cit. :)) per le centinaia di migliaia di persone uccise dal colonialismo iataliano in Africa.
    Pietro

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  4. La famosa autodeterminazione dei popoli...
    Roberto

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