venerdì 9 luglio 2021

Dal G20 al migliore dei mondi possibili

 

Il silenzio e la pace dei giardini reali, alias napoleonici, alle spalle delle Procuratie Nuove, sono guastati dall’insistente sorvolo di un elicottero della GdF. È il prezzo che si deve pagare in questi giorni alla presenza dei caporioni del G20 a Venezia. Usciti dai giardini, prendendo a sinistra, a due passi si apre piazza San Marco, e l’omonima basilica, con i suoi mosaici e relativi pennacchi.

Pochi giorni or sono è morto Richard Charles Lewontin, il quale aveva scritto, tra l’altro, un famoso articolo: I Pennacchi di San Marco e il paradigma di Pangloss. Non era uno storico dell’arte, bensì uno dei maggiori biologi del Novecento, critico del cosiddetto “adattazionismo” e dei comuni pregiudizi biologici che tutt’ora informano varie discipline.

Lewontin e il suo grande amico Stephen Jay Gould, misero in questione un modo di pensare profondamente radicato fra gli studiosi dell’evoluzione, tra i quali appunto quelli aderenti al programma adattazionista o paradigma di Pangloss, ossia i sostenitori della quasi onnipotenza della selezione naturale nel forgiare le forme organiche, che darebbe vita al migliore dei mondi possibili.

Voltaire attirava sul dottor Pangloss l’osservazione che: «Le cose non possono essere in altro modo che come sono [...]. Ogni cosa è fatta per lo scopo migliore. I nostri nasi sono fatti per portare gli occhiali. Le gambe sono chiara- mente fatte per portare le brache, e noi le portiamo».

Lewontin e Gould opponevano, per sintetizzare qui la questione con una battuta, che se i maschi dei tirannosauri potevano benissimo avere usato le loro zampette anteriori per titillare le femmine, tuttavia ciò non spiega perché quelle zampe siano divenute così piccole! Insomma, un conto sono gli epifenomeni altra faccenda le cause primarie.

Nozione questa che non vale solo per la biologia, ovviamente.

Lydia Denworth, una signora di Brooklin che scrive per Scientific American, nel numero di luglio di Le Scienze, ci delizia con queste sorprendenti, direi epocali, scoperte scientifiche: «L’idea che l’adolescenza possa essere un periodo critico per l’elaborazione dell’esperienza emotiva e sociale è stata avanzata nel 2014 da due neuro scienziate, Sarah-Jayne Blakemore e Kathryn Mills, oggi rispettivamente dell’Università di Cambridge e all’Università dell’Oregon». Segue l’esempio degli uccelli che possono avere bisogno “di più tempo per l’apprendimento vocale per imparare i propri canti, cosa che di solito avviene nell’adolescenza”.

L’avessero saputo i miei insegnanti di scuola, non avrebbero fatto tante storie perché non avevo trovato tempo nel fare i compiti durante le vacanze e dovevo scopiazzarli in fretta e furia il mattino del giorno del rientro.

1 commento:

  1. in soli 12.000 anni l'evoluzione culturale(?) sta distruggendo un equilibrio raggiunto in 4,5 miliardi di anni. ancora pochi anni e non ci saremo più.il kaos e il caso se la ridono e continuano a sperimentare. hanno tempi lunghi, loro.
    vale anche per il post precedente.

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