lunedì 5 novembre 2018

Effetti collaterali





Una delle più massicce e gravi distruzioni di opere d’arte dell’epoca moderna è poco nota, e per alcuni aspetti ancora "segreta". Non quella del sacco di Roma del 1527, non le distruzioni perpetrate durante la guerra dei Trent’anni, né quella causata dall’incendio del Real Alcázar di Madrid, nel  1734; nemmeno le distruzioni causate dai vendicativi bombardamenti aerei austriaci su Venezia nella prima guerra, o quelle degli austro-tedeschi dopo Caporetto nei territori occupati. E infine non si tratta nemmeno delle innumerevoli distruzioni provocate dai bombardamenti a tappeto del secondo conflitto mondiale. Tale distruzione avvenne invece tra il 6 e il 18 maggio 1945, in una Berlino arresasi già da giorni, dov'erano cessate le ostilità belliche e si attendeva la formale resa di quello che fu il Reich hitleriano.

I danni maggiori riguardarono il settore della pittura: si trattò di ben 434 opere, prevalentemente di grandi dimensioni (quelle di più piccolo formato erano state trasferite in una miniera di potassa), fra le quali 158 dell’arte italiana, 89 olandese, 54 fiamminga, 67 tedesca, oltre a molti altri capolavori d'arte spagnola, francese, inglese, statue in bronzo e innumerevoli altri oggetti d’arte. Dipinti di Raffaello, Caravaggio (tre opere), Botticelli, Jacopo e Giovanni Bellini, Veronese (cinque opere), Sebastiano del Piombo, Filippino Lippi, Ghirlandaio, Guercino, Gozzoli, Signorelli, Beccafumi, Canaletto, Tintoretto, Tiziano, Tura, Jan Brueghel, van Dyck, Rubens, Cranach (tre opere), Murillo, Goya e molti altri (qui una lista).


Durante il conflitto, centinaia di dipinti, disegni e statue erano stati posti al riparo dai bombardamenti in una torre, nota come la Flaktürm Friedrichshain (realizzata nell’omonimo parco, ora quartiere residenziale prestigioso), e appunto in quel maggio 1945 perirono in un incendio o risultano comunque scomparsi. Probabilmente tutto iniziò, paradossalmente, a causa di un fulmine che colpì alcuni grossi cavi elettrici. La situazione in sé grave e l’incuranza delle truppe sovietiche d’occupazione fecero il resto. Poi, il mese successivo, si tentò con un comunicato stampa di addossare la responsabilità dell’incendio alle Ss (non immuni, anche in quei giorni, da altri misfatti).

Tuttavia vi sono molti elementi (e prove) per far ritenere che molte opere siano state in realtà trafugate (e poi perite in gran parte nell'incendio di un deposito). Si pensi, tra l’altro, che per quanto riguarda i libri, il bottino totale dei sovietici è stimato in circa sei milioni di volumi. Ma non solo i sovietici, anche gli altri occupanti non furono da meno, e gli elenchi delle opere recuperate in Germania non furono compilati con lo scrupolo necessario. E ciò pare non fosse casuale. Insomma, si tratta di un pezzo di storia in gran parte ancora da scrivere.

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Le Flaktürme (al singolare Flaktürm) sono delle mastodontiche torri, costruite durante la seconda guerra mondiale a Berlino, Amburgo e Vienna su progetto dall’architetto berlinese Friedrich Tamms (1904-1980). Per la loro costruzione furono impiegati lavoratori forzati da tutta Europa. Le torri di Amburgo e Vienna sono entrate del novero dei monumenti storici, mentre quelle di Berlino non esistono più. Una delle torri di Vienna ospita l’acquario marino della città, mentre un’altra è utilizzata come deposito dal MAK, il museo di arte applicata.

Ne furono costruite di tre tipologie, per esempio a Vienna sono disposte a coppie in tre punti della città. Le coppie sono formate rispettivamente da una torre più alta, circa 40 metri (la Friedrichshain berlinese era alta 75 metri), allora fornita di artiglieria contraerei (la dizione "contraerea" è sbagliata), ed una più bassa, predisposta all’elaborazione dati. Il raggio d’azione dell’artiglieria, con pezzi da 105 e 128, era di 21 km, e l’altezza massima di tiro 15 km, mentre potenti radar potevano localizzare i bombardieri nemici fino a 80 km di distanza. I muri hanno uno spessore tra i 2,5 e i 3,5 metri di cemento armato, e ogni torre aveva il suo generatore di emergenza e un approvvigionamento idrico autonomo attraverso pozzi profondi, vi erano piccoli ospedali e in alcune torri fabbriche e depositi di munizioni (nella Friedrichshain non vi erano esplosivi).

Oltre alla funzione di postazioni contraerei, consentivo l’eventuale rifugio di diverse migliaia di persone. Inoltre ospitavano, come detto, molti tesori artistici e culturali, come nello Zoobunker, una delle tre Flaktürme  di Berlino, dove furono custodite alcune parti dell'altare di Pergamo e il cosiddetto il tesoro di Priamo per proteggerli dalla distruzione.

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