mercoledì 11 ottobre 2017

Il divide et impera di sempre



La borghesia, e la parte degli intellettuali che ne dipende, non frappone apertamente alcun ostacolo alla diffusione del sapere tra le masse popolari, anzi, a volte sembra addirittura premere per una “popolarizzazione” della scienza. Eppure i livelli più alti, più specifici del sapere-potere, quelli che presiedono alla direzione scientifica dell’economia e quelli specialistici del controllo sociale (alti funzionari degli apparati, giornalisti grandi firme e birilli vari), rimangono monopolio di pochi prescelti, rimangono “sacri misteri”.

La comprensione delle idee fondamentali e dei sistemi di gestione viene resa enormemente difficoltosa attraverso l’uso di astrazioni e tecnicismi, inusuali presso le anime comuni. È sicuro che per acquisire queste conoscenze precise e specifiche, e non soltanto briciole volgarizzate di esse, bisogna poter disporre di molto tempo e denaro, in modo da potersi permettere di vivere senza lavorare per diversi anni. Condizioni che sono tutte, evidentemente, proibitive per le masse popolari (*).


Vi sono, è vero, eccezioni a questo stato di cose e riguardano un numero limitato di persone che riescono a vincere il meccanismo di selezione borghese. In tal caso esse sono accettate volentieri dalla classe dominante, che offre loro impieghi di prestigio, e il far parte di quell’élite, che non ha alcun interesse nella banale lotta per l’esistenza, apparirà ad essi come il segno tangibile della propria superiorità.

La lotta per raggiungere la posizione che si erano prefissi è stata dura, ed essi dimenticheranno la loro antica difficile esistenza, i propri interessi precedenti e i compagni che hanno lasciato indietro, preferendo mettersi al fianco di nuovi amici. Anche se non diventeranno dei rinnegati in assoluto, ossia nella migliore delle ipotesi, essi cercheranno comunque di conciliare gli interessi della borghesia con quelli della propria classe d’origine e, in breve, diventeranno degli individui ipocriti e opportunisti. 

È questo un metodo di autoconservazione delle élite moderne, non dissimile da quello delle società antiche. In altri termini, le élite, quali depositarie del sapere-potere, alleate dei proprietari dei mezzi di produzione, in ogni società di classe, e cioè sin dall’antichità e secondo un meccanismo che non varia nella sua sostanza nella forma più matura del capitalismo, selezionano il proprio personale specializzato tra coloro che offrono piena garanzia e si riconoscono pienamente nel sistema.

Questo personale, così come in genere gli intellettuali, sono una categoria sociale, come i preti; sono una vera casta, sono i produttori e gli spacciatori di oppio al servizio della classe dominante e dello Stato che della borghesia ne rappresenta gli interessi.




(*) Va rilevata la tendenza, da parte del capitale, a ridurre la popolazione alla condizione proletaria. È questa una tendenza che contiene, come tutte le tendenze, numerose controtendenze che la ritardano, ostacolano, deviano, e casini vari. Tuttavia questa tendenza è reale, in quanto lo sviluppo del capitale estende il suo potere con forza progressiva.
Il declassamento e l’emarginazione di vasti strati sociali non è certo una novità e non solo nel modo di produzione capitalistico, ma nella misura in cui questo processo di estromissione non è più temporaneo, nella divaricazione tra processo di lavoro e processo di valorizzazione questi strati si trovano oggettivamente contrapposti al capitale, poiché da esso privati della possibilità di sopravvivenza.
Il lavoro degli specialisti è da un lato quello di programmare determinate forme di coscienza (che paiono prodursi spontaneamente), come cultura dei consumi, ossia ideologia della merce lucidamente finalizzata alla riproduzione del capitale; dall’altro lato si tratta di sviluppare strategie atte a incanalare, in limiti sempre più ristretti della razionalità, la protesta e l’antagonismo verso obiettivi secondari, meglio ancora se di natura localistica e identitaria. Il divide et impera di sempre.

9 commenti:

  1. in Italia la selezione delle classi dirigenti e degli opportunisti vien fatta prima di tutto in culla e successivamente attraverso una scuola disastrosa. Con la stampa solo per gli ultimi che ancora leggono. ma anche loro saranno presto surclassati dai figli di papà e da quelli di buonadonna senza dover scrivere troppo.
    Il controllo sociale non è imperscrutabile ma chiaro e continuo. Fisico vorrei dire. Rozzo per molti aspetti, in un ocntesto che è molto più rozzo di quanto si voglia credere.
    E' importante, come dicevo ieri, la consapevolezza delle debolezze. Dall'alto le blandiscono e poi le incentivano a spesa pubblica.
    Induzione al consumo per gli abbienti, blandire le debolezze dei poveracci e poi spesa "sociale" mirata a produrre una dittatura in ogni famiglia (tutti i soldi al solo capofamiglia). Fine. Ma di che intellettuali vuoi che abbiano mai bisogno?

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  2. Un po' di ottimismo :-)
    Secondo la ricerca "Adp 5.0: come la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare" fatta da The European House-Ambrosetti per Adp Italia, per ogni nuovo posto in tecnologia, scienze della vita e ricerca scientifica lo studio stima che saranno generati – tra diretti, indiretti e indotti – altri 2,1 posti di lavoro. Et voilà.. :-))
    Saluti,
    Carlo.

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    1. ciao Carlo, lasciamoli dire, che altro potremmo fare?

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  3. in effetti il ceto intellettuale dà l' impressione di non aver altro da fare che non riprodurre se stesso, la cosa gli riesce anche discretamente (in francia e in italia meglio che altrove) compresa la disastrosa branca degli intellettuali marxisti.

    a regola, per me, un marxista non può essere un uomo di cultura nel momento in cui si pone dialetticamente a fronte della cultura che emana dal dominio. si può fare della critica culturale forse, ma mi è sempre sembrata una posizione già debole in sè

    l' ho già detto qui, bisogna fare a meno degli intelligentoni e fare da sè

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    1. una posizione già debole in sé, d'accordo, ma pur sempre con l'esistente e la sua ideologia bisogna fare i conti

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    2. qui parliamo di Marx, di classi sociali capitalismo, intellettuali ed economia, poi esco e non riesco a fare due passi in Italia senza imbattermi in babyboomers che si lamentano che devono mantenere la figlia, l'altro figlio l'han dovuto far assumere loro e l'ultimo è scappato all'estero.
      Dopo aver intascato tutta la spesa pubblica secondo loro la responsabilità è degli immigrati, dell'europa, dei politici corrotti e dei comunisti come noi. Mah... Son quelli che poi ti eleggono un Renzi ("eleggono" si fa per dire) e si apprestano a regalarci un Di Maio. Colpa nostra, amen.

      Voglio dire, i conti van fatti con l'esistente per quanto fetente. E la realtà italiana è molto più scadente di quanto vorremmo.

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    3. qui purtroppo siamo noi gli intellettuali ciao.

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  4. certo, ma il punto di vista borghese non è smontabile come la piramide della antica società egizia. travolte da tempo tutte le resistenze, il resistergli stesso fa parte del suo punto di vista. cazzo, sembra una frase di Horkheimer

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    1. la cd scuola di Francoforte è il punto di vista borghese, sia pure il più critico :)

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