lunedì 26 giugno 2017

Il Pd ha perso anche dove correva da solo


Asilo Mariuccia


Si continua nel salvataggio delle banche in dissesto con i nostri soldi. Decine di miliardi, a debito naturalmente. Soldi che poi si lesinano per molte altre cose. I responsabili della rapina sono ancora tutti a piede libero.

Dopo 10 mesi le macerie del terremoto sono ancora tutte lì, gli sfollati negli alberghi.

Se non piove è dramma, se piove per un paio d’ore è già tragedia. E quando nevica, fosse a Roma o nelle Marche, si tratta sempre di fenomeni “eccezionali”.

Domani saranno 37 anni dall’abbattimento dell’aereo di linea presso Ustica: “Alle nostre pressanti richieste gli uffici hanno risposto che non c'è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi”.

Si potrebbe continuare ad libitum, ma basta questo per darci un quadro di un paese disilluso e sfiancato, ma anche in tanta parte corresponsabile se non proprio complice di questo stato di cose. E però oggi è festa perché ieri ci sono stati i ballottaggi per le amministrative.

Il Pd ha perso persino a Trapani, dove correva da solo. Infatti, Girolamo Fazio, candidato ammesso al ballottaggio, si è ritirato dal secondo turno. L'unico candidato, Piero Savona, del Partito Democratico, sarebbe diventato sindaco se avesse raggiunto il 25% con un quorum di votanti almeno del 50%. L'affluenza però si è fermata al 26,75%, invalidando l'elezione. Il comune sarà commissariato.





9 commenti:

  1. Qua ad Alessandria un anno fa la sindaca uscente commentava con supponenza le statistiche che la indicavano come il sindaco meno amato d'Italia.
    Ha pagato una gestione discussa e discutibile delle vicende relative alle cave trasformate in discariche per lo smarino dell'ennesima grande opera inutile, il Terzo Valico.
    Ha perso il ballottaggio contro una lista nella quale avevano un peso non indifferente personaggi pesantemente coinvolti nella fallimentare gestione 2007/2012.
    Il fatto è che qui come a Genova in sempre di più hanno rifiutato l'appello, ormai più ricatto che appello, "se non voti il meno peggio vincono i fascisti".
    Persino a Genova, città Medaglia d'Oro per la resistenza, dove l'appello era esplicitamente quello, ha votato il 42%.

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  2. Una nota su Ustica sull'aereo c'era un nostro amico, la madre, scomparsa poco tempo fa, ha lottato fino all'ultimo per sapere quello che tutti sanno, nero su bianco, ma pare che la bara dei fondali mantenga il segreto molto più dei confessori di antan......questo paese non cambierà mai.

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    1. a proposito di segreti, lei scrive anonimo/a, neanche un nickname
      ad ogni modo una sola cosa è chiara: è una verità che non può essere raccontata
      il mig "libico" caduto sulla sila, il "mistero" e tutto il resto, fu una bella trovata costruita a tavolino. come se un aereo fosse una bicicletta abbandonata che non si sa di chi sia e da dove provenga

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    2. Ha ragione, mi scuso, ho dimenticato di firmarmi col mio nick Caifa, ogni tanto posto qualche commento, ho omesso di dire che sono salvo per miracolo dalla strage di Bologna, quel giorno non presi il treno, una mia compagna di università sì, aveva 19 anni.....casi della vita, e anche lì acqua in bocca....
      Caifa.

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  3. Ai cittadini non far sapere quante persone ammazza il Potere.

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  4. Se non piove è dramma
    ma qui il governo ce la mette tutta del suo ma niente.. non piove nemmeno a rubare alla grande.😎
    ws

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  5. Come accade nel gioco del ‘vinci-perdi’, tacendo su quel 'convitato di pietra' che è l'astensione (un convitato che potrebbe però risvegliarsi all'improvviso nelle piazze), le conseguenze che scaturiranno dall’esito di questa tornata di elezioni amministrative saranno tali che chi vincerà le elezioni molto probabilmente non riuscirà a gestire il governo della città e chi le perderà si troverà, stando all’opposizione, in una condizione migliore di chi le avrà vinte. Questa è, peraltro, la ragione che, unita alla profonda crisi del sistema politico e alla notevole affinità dei programmi presentati dalle due forze maggiori, toglie oggettivamente qualsiasi drammaticità ad un eventuale cambio di amministrazione, laddove il meno che si possa dire è che, come la passata giunta di centrosinistra non ha suscitato particolari entusiasmi (mi riferisco alla mia città: Genova), così la prossima giunta di centrodestra non sembra giustificare particolari preoccupazioni. Lo scontro è del tutto endosistemico e si riduce alla contrapposizione fra due blocchi che hanno la stessa natura sociale e programmi largamente sovrapponibili all’insegna del populismo e del liberismo, anche se non rispecchiano le stesse correnti politico-ideologiche e hanno legami diversi con la committenza rappresentata dai ‘poteri forti’: blocco capitalistico e piccolo-borghese, clientelare e sottoproletario, neofascista e mafioso, l’uno; blocco capitalistico e concertativo, finanziario e tecnocratico, burocratico e impiegatizio, l’altro. Infine, basterà solo un cenno, ché non merita di più, a quel circo Barnum in
    sedicesimo che è la cosiddetta ‘sinistra’, anzi la cosiddetta ‘sinistra plurale’, così come si è andata agglomerando dopo le prove scadenti e regressive offerte con la partecipazione ai governi borghesi: un misto di folklore, confusione e teratologia, privo di dignità, credibilità e presentabilità.
    A parte alcune forze comuniste ultraminoritarie che ne fanno l’asse fondamentale del proprio programma (forze alle quali va comunque la simpatia di chiunque non accetti la espunzione del simbolo della falce e del martello dalle liste elettorali), il vero problema, che nessuna delle aggregazioni politiche in competizione ha posto al centro del rispettivo programma (né il centrodestra né il centrosinistra né il M5S) è il problema del lavoro. Questo accade nel momento in cui la questione salariale, la questione della precarietà e la questione della sicurezza, oltre ad essere manifestazioni esemplari della violenza con cui si esercita lo sfruttamento capitalistico nel nostro paese, si intrecciano strettamente fra di loro e formano quell’unico nodo che è oggi la ‘questione sociale’.
    Ecco perché bisogna riportare il lavoro al primo posto dell’agenda politica, prima delle pari opportunità, degli omosessuali, delle grandi infrastrutture, dell’ambiente, dell’equilibrio di bilancio e del fisco: prima di quel profluvio di argomenti che sembrano sempre più importanti del lavoro. Bisogna ricollocare il lavoro, e il correlativo conflitto di classe, al primo posto dell’agenda economica, politica e culturale italiana, perché, mentre la vita della stragrande maggioranza del popolo è basata sul lavoro, in questo paese non vi è un partito che lo rappresenti, che ne difenda le condizioni materiali e morali, che si proponga di farne il fulcro del vero interesse generale, mettendolo al centro di un progetto di liberazione collettiva degli individui e di radicale trasformazione della società.


    Enea Bontempi


    [Pubblicata domenica 16.III.2008 – p. 33]



    Varese, 13 marzo 2008.

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