sabato 2 luglio 2016

La legge De Nicola-Acerbo


Per instaurare un regime dittatoriale vi sono principalmente due modi: il golpe, ossia il colpo di Stato, oppure le elezioni politiche. In quest’ultimo caso, perché la cosa funzioni senza sorprese, è necessario varare una nuova legge elettorale: fecero così i fascisti e poi i nazisti.

I fascisti nel 1923 fecero scrivere la nuova legge elettorale, che garantiva la maggioranza assoluta dei seggi con il 25 per cento dei voti, da un economista versato per l’agronomia, certo Giacomo Acerbo, sottosegretario alla presidenza del consiglio. Non fu certamente la sua mano a scrivere la legge che porterà il suo nome, e tra i suoi suggeritori vi fu l’allora presidente della camera, tale Enrico De Nicola, già presidente della giunta elettorale, il quale durante la discussione e l’approvazione del provvedimento consentì alle squadre fasciste di “assistere” dai palchi dell’aula alle relative operazioni. Non per intimorire e minacciare, ma anche loro per suggerire.

Alle elezioni politiche del maggio 1924, De Nicola accetta di candidarsi a Napoli nel listone fascista, per poi rinunciare al seggio e dedicarsi all’attività professionale di avvocato (i pronostici davano il fascismo per passeggero). Il regime non si scordò di lui e nel 1929 lo nomina senatore. Fu molto amico di Croce e già questo fatto non può deporre a favore di un galantuomo.


Enrico De Nicola, nato il diciotto brumaio 1877, fu monarchico, sempre. Perciò fu scelto ed eletto poi come primo Presidente della repubblica, sia pure provvisorio e per pochi mesi. E se questo fatto vi sembra paradossale, quelli che seguirono nella storia repubblicana non lo furono meno. Fino ad oggi, domani, sempre.

6 commenti:

  1. Io che sono solo un vecchio stolido, bastian contrario fin dall'asilo infantile, sempre timoroso delle istituzioni dello Stato, in fondo in fondo, sento una forma di ammirazione verso tutti i Fouchè del mondo, passati e presenti, grandi e piccoli.

    RispondiElimina
  2. A proposito di Fouchè...anche io che sono un vecchio stolido; convengo quindi che per Fouchè si possa nutrire una certo tipo di " ammirazione",e la convinzione che uno sbirro resta sempre uno sbirro sotto qualsiasi regime.
    Quello che non capisco è cosa c'entri Fouchè con De Nicola che era un politico.

    caino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo tutti politici. Specialmente chi - come Fouchè - è stato deputato e ministro, capace di stare in groppa al Potere, per trent'anni, durante il periodo storico concitato della Convenzione, del Direttorio, del Consolato, dell'Impero fino alla restaurazione. [ https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Fouch%C3%A9 ].

      Elimina
    2. Post di sapore geriatrico.
      Buttata lì:anche sotto il profilo commerciale al clan Acerbo(ditta Marenghi)non è andata male con la fornitura di attrezzature militari(tende,coperture per aerei,ecc.ecc.); ci sta, un piccolo aiuto alla Patria.

      Vecchio,per quanto posso.
      In quattro,stabilire chi dà le carte.

      Elimina
    3. lei è una persona disturbata

      Elimina
  3. Prestigiatori :

    http://www.beppegrillo.it/2016/07/i_morti_sul_lavoro_aumentano_ma_non_vengono_riconosciuti.html

    Camusso...dove sei..?
    ciao.g

    RispondiElimina