mercoledì 27 luglio 2016

Disparità


Si può avere 64 anni e 41 anni di contributi ed essere costretti a continuare a lavorare come schiavi. Per i giornalisti, invece, è diverso ed immagino perciò quale dev’essere il loro turbamento quando scrivono in tema di pensioni.

Innanzitutto va rilevato che essi hanno una doppia previdenza, quella INPS e quella dell’ente previdenziale di categoria: L’INPGI, il quale ha mantenuto per i propri iscritti la possibilità di accedere alla pensione di anzianità con 57 anni di età e 35 anni di contributi, con l’applicazione di penalizzazioni, le quali però sono azzerate se si accede alla pensione con 62 anni d’età o con 40 anni di contribuzione (indipendentemente dall’età anagrafica). Pertanto il giornalista che decida di andare in pensione anticipata, per poi magari dedicarsi alla libera professione, scrivere libri e farsi i casi suoi, può accedervi già con soli 35 anni di contributi e a partire da 57 anni d’età, in attesa di percepire la pensione dell’INPS secondo le modalità della Monti-Fornero. C’è inoltre anche la possibilità di accedervi con 62 anni e 35 di contributi sommando i versamenti INPS e INPGI. A tale riguardo, a suo tempo, la Corte dei Conti, proprio in relazione ai bilanci dell’INPGI ha rilevato la “propensione al pensionamento volontario anticipato”.



Prima considerazione: le nuove leve del giornalismo sono composte quasi prevalentemente da degli sfigati che non godranno in futuro dei privilegi attualmente concessi ai loro colleghi più anziani, per esempio quelli della Rai, delle testate Finegil del gruppo Espresso-Repubblica o RCS. Senza contare che molti politici sono iscritti quali giornalisti all'INPGI. Peraltro, come scrissi a suo tempo:

A dare lustro alla presunta indipendenza della stampa ci pensano anzitutto le grandi firme, gli editorialisti e gli opinionisti noti al grande pubblico che i giornali (e gli altri media) si contendono a colpi di cospicui contratti d’ingaggio. Gli editorialisti hanno funzioni di diversione ma anche d’indirizzo: possono scrivere come e quello che vogliono, così s’ingenera l’impressione che nei giornali si possa scrivere come e quello che i giornalisti vogliono. La loro indipendenza recintata dà al giornale l’odore dell’indipendenza, la loro stravaganza dà al giornale un tocco di brio, il loro coraggio nel sostenere opinioni impopolari dà al giornale l’impronta dell’anticonformismo. Se poi a causa di un editoriale si perdono anche dei contratti pubblicitari, questa diventa la prova dell’indipendenza del giornale.

Il rovescio della libertà dell’editorialista è la non libertà della redazione. Infatti gli editorialisti non hanno influenza diretta sul restante contenuto del giornale, sono ben pagati e i loro nomi stampati in grassetto. Gli editoriali sono articoli di lusso, gli editorialisti dei divi, capitani nella loro vasca da bagno. Il resto del giornale, la parte cospicua del lavoro, viene svolta nelle redazioni. Spesso si tratta di un mero lavoro di copia incolla del “foraggio” che passano le agenzie, di redazionali pubblicitari o lobbistici camuffati da articoli specialistici, di comunicati stampa governativi fatti di annunci volutamente contraddittori e di contraddittorie smentite, di prove tecniche di confusione per sondare le reazioni.


Seconda considerazione: senza i voti del Partito democratico la famigerata legge Monti-Fornero, scritta materialmente dai funzionari del ministero ma dettata da altre “entità”, non sarebbe passata. Una riforma iniqua e vergognosa fatta sulla pelle di milioni di lavoratori che sta costando molto in termini elettorali al Pd, cioè al partito delle banche e degli affari. Ora si promette qualche toppa, qua e là, mettendo già le mani avanti: non ci sono risorse. Invece molte risorse miliardarie si troverebbero subito se si potesse intervenire direttamente sul dissesto delle banche. Altre cospicue risorse si trovano senza battere ciglio per nuove spese per armamenti. Le nuove modificazioni che verranno introdotte nella legge finanziaria 2017 non risolveranno i guasti provocati dalla Monti-Fornero, avranno solo lo scopo di raggranellare voti in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

4 commenti:

  1. Riguardo ai giornali,per i più interessati era/è sufficiente esaminare le componenti dei cda.Al tempo
    il caso FiatAgnelliStampa (mettiamoci anche il Corrierone)è stato sempre esemplare,del resto cosa si può pretendere se vengono assunti da Elkan,De Benedetti o Cairo? Di contro per il Manifesto ogni tanto si riapre la colletta.
    In Germania quattro gruppi detengono il monopolio dell'editoria.

    Oggi c'è il web che non richiede capacità alla fonte,alcun esame o iscrizione ad un'ordine professionale (per quest'ultimo meno male):l'aspetto poco interessante è l'opportunità concessa alla frustrazione e/o all'eccesso di autostima di persone con l'hobby della scrittura; anni fa si accontentavano di stampare dal tipografo poche copie in proprio da regalare a parenti ed amici o scrivere sul calendario della bocciofila.Ma non è detto che più informazione sia vera informazione.

    L'apertura e la chiusura di finestre sui muri delle pensioni non suscita negli interessati altro che vituperi all'insegna della prof.Fornero,mentre la signora comunque gode di ottima salute.
    Non abbiamo preso la Bastiglia, siamo solo sbarcati a Marsala.

    PS Le leggi le hanno sempre scritte i direttori generali;i ministri ruotano, loro sono sempre lì.

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  2. nessuno parla mai di ricalcolo contributivo.
    per equità tra generazioni è la sola riforma equa e
    giusta

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    1. Grazie Maria Adele. perché non ne accenna lei?

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  3. In Italia sempre due pesi e due misure, e dividi et impera , o come dicono i bambini tra due litiganti il terzo gode così mentre ci scanniamo tra di noi , come stupide galline che si azzuffano per niente (diceva Battiato) la Casta gode e si arrichisce sempre più e non solo di denar,o ma di agi e potere , cosi si creano strane alleanze, giornalisti che non parlano mai di pensioni per non vedere toccati i propri agi , direttori generali che per rimanere al proprio posto fanno leggi per i ministri , magistrati che sono collegati ai meccanismi di vita e pensioni stipendi, che hanno la vista corta sulla costituzionalità o meno delle leggi, se toccano anche o loro oppure no (provate a togliere anche una sola virgola della loro pensione -retribuzione , come hannno fatto congli altri lavoratori e magicamente ritorna la parola incostituzionale) ... essendo cosi bello questo paese, ha tutto da perdere a rimanere in europa ... ma insipegabilmente si finge di volerci rimanere ...insomma il paese dove il tempo serve solo a prendere tempo e chi vivrà vedrà ....poveri partigiani.... morti proprio per un fiore .....

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