martedì 28 giugno 2016

L’errore di confondere tattica e strategia


In ogni epoca l’errore più frequente che commettono i responsabili politici è quello di confondere il piano della tattica con quello della strategia. Ne abbiamo diversi esempi classici, per esempio quello raccontato da Tucidide circa il rapporto, sul finire del V secolo, tra Atene e la Sicilia, che vide protagonista, da un lato, Nicia, eletto generale “contro sua voglia” (VI, 8), e quel bel tomo di Alcibiade, che aveva conquistato l’immaginario degli ateniesi, i quali “nelle botteghe e nei passeggi pubblici disegnavano la figura della Sicilia, le coste del mare che la cinge, i porti, i luoghi dell’isola che danno sulla Libia” (Plutarco, Nicia, 12, 1). Finì male, molto male, per gli ateniesi, com’è noto.

Anche per quanto riguarda la guerra civile americana gli episodi che confermano l’arbitraria giustapposizione tra tattica e strategia, fino ad arrivare a confondere la strategia con lo stratagemma, sono copiosissimi.  D’altronde i sudisti erano convinti di essere militarmente più forti, in fondo che cos’era il nord, se non “una nazione di bottegai incapaci di battersi”? Molti lo dicevano e altri lo pensavano, tipica mentalità di una società aristocratica, convinta di possedere il monopolio della violenza e della capacità di combattere e abituata a disprezzare i “borghesi”, capaci solo di maneggiare denaro (*).

Mao Tze-tung, invece, fu un leader che di tattica e di strategia s’intendeva come pochi altri, poiché come pochi sapeva adattare la tattica alle caratteristiche della situazione contingente. Che altro fu se non una brillante intuizione tattica quella adottata dal “fronte unito” nella lotta contro i giapponesi? In una simile situazione storica seppe ricreare un fronte unito con la borghesia nazionale, facendo rilevare il carattere di lunga durata della rivoluzione cinese e criticò il chiuso settarismo e la tendenza alla precipitazione nella rivoluzione, memore tra l’altro della sconfitta subita nel 1927 della quale fu causa l’opportunismo di Chen Tu-hsiu.

*

Che cos’è la UE se non un’accolta di burocrati venduti agli interessi delle grandi corporazioni? E quanto male ci ha fatto l’uso politico di una moneta comune ricalcata sul marco? Vero anche questo, come scrivevo e dimostravo quattro anni or sono: “un pugno di tecnocrati al servizio delle grandi multinazionali hanno cambiato la geografia e l'economia del mondo in un tempo brevissimo con conseguenze che non potevano ignorare”. E tuttavia l’Italia non poteva restare fuori dall’euro (non l’avrebbero permesso), ci avrebbero fatto a pezzi in una settimana.



Sappiamo da secoli con quali mezzi la borghesia supera le crisi: da un lato, con la distruzione coatta di una massa di forze produttive; dall'altro, con la conquista di nuovi mercati e con lo sfruttamento più intenso dei vecchi. Non vedo come, al momento, potremmo opporci. Perciò, ripeto, non commettiamo l’errore di confondere il piano della tattica con quello della strategia.

E poi non accusiamo gli altri di colpe che sono solo nostre. Non sarà mica colpa dei tedeschi se essi possono giovarsi di una rete infrastrutturale e dei servizi migliore, se non hanno un’evasione fiscale nemmeno paragonabile alla nostra e intere regioni sequestrate dalla malavita, dove vige un’illegalità endemica e diffusa? La Germania come l’Italia è rimasta divisa molto a lungo; ma i tedeschi si sentono e agiscono come un popolo, noi invece ci sentiamo tali solo quando gioca la nazionale di calcio, e però pronti a dividerci in mille campanili anche su questo.

Per questi motivi abbiamo bisogno ancora di tutele, per difenderci da una “classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e predatrici della storia occidentale, la cui criminalità si è estrinsecata nel corso dei secoli in tre forme: lo stragismo e l’omicidio politico, la corruzione sistemica e la mafia”.


(*) Raimondo Luraghi, La spada e le magnolie, p. 74.

22 commenti:

  1. da anni le alternative erano due, dentro o fuori. Per gli inglesi 'dentro' significava dover intervenire con forza, direttamente, in paesi ricchissimi, non democratici e irreformabili come l'Italia. Già successo più volte. Era la guerra. Eleganti gli inglesi a chiamarla remain.

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  2. tuttavia l’Italia non poteva restare fuori dall’euro (non l’avrebbero permesso), ci avrebbero fatto a pezzi in una settimana.

    questo suona molto giustificativo di una " sinistra" che dopo aver ( correttamente) denunciato nei tempi andati la deriva antisalariale e filopadronale di ogni "unione monetaria" poi ha totalmente sostenuto e difeso " l' euro" non avendo saputo resistere alla solita illusione "internazionalista" che la trappola evocava.

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    1. dunque, la sua posizione qual è?

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    2. la mia posizione e' che prima bisogna individuare bene il nemico e poi si puo fare anche della tattica .
      Ora i blocchi sono scomparsi il "libbberalismo" trionfa ovunque e la questione "europa" e' solo geopolitica che si riversa sui "popoli" ad essa soggetti . Ed e' qui che il paragone con mao non ha alcun senso; mao e shankaiscek ( o come si chaimava) avevano un invasore comune nel giappone che ognuno combatteva separatamente sospendendo la guerra interna per tempi futuri .
      Ora qui per equivalenza chi e' l" invasore " dell' europa ? ( U$A suggerirei :-)) ma non mi risulta che ne la germania ne l' italia lo percepiscano come tale ( anzi lo servono in tutto punto ) ne mi risulta che in " questa europa" la germania abbia rinunciato all' idea di sottomettere i suoi vicini .
      In soldoni per me "leuropa" e' solo un lager "libbberista" dove per chi sta " in punizione" contare sulla benevolenza del kapo' sia alquanto "utopistico " e che comunque per lui sia meglio tentare un "leave" :-)

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    3. ah beh, se le cose stanno così non c'è nulla da aggiungere
      PS: per cortesia, nell'eventualità di un futuro suo commento, la prego di usare un nickname. a risparmio di tempo. grazie.

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  3. Meglio essere fatti a pezzi un pezzo per volta?

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    1. Podemos ha perso un milione di voti in 6 mesi. questi sono fatti che non lasciano spazio alle illusioni.

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  4. Merkel ha tra l’altro affermato, incassando l’applauso dei deputati della sua maggioranza, che la “Gran Bretagna non può aspettarsi di non avere più obblighi ma mantenere i privilegi riservatigli negli anni passati. Il governo inglese non può pensare di avere dei rapporti “à la carte” con Bruxelles. Il governo tedesco userà tutta la sua forza per impedire un'ulteriore disgregazione della UE”. Secondo Merkel i 27 sono sufficientemente “forti per proseguire senza Gran Bretagna il progetto europeo”

    http://www.rsi.ch/news/mondo/No-allUE-%C3%A0-la-carte-7675871.html

    Ora che non hanno più rivali nel dominio sull'europa con gli inglesi fra i piedi (hollande e renzi sono già stati a rapporto), i tedeschi possono anche mettere a rischio il loro export verso l'UK (4% pil tedesco)perchè si rifaranno abbondantemente sulla carcassa dei popoli eu.

    Sulla sconfitta di podemos c'è questa analisi

    http://sollevazione.blogspot.it/2016/06/spagna-perche-ha-perso-podemos-di-piemme.html

    Personalmente penso che il narciso iglesias avrebbe già dovuto presentare le sue dimissioni, ma mi sembra sia della stessa pasta dei rifondaroli nostrani e degli tsipras greci. ciao g

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  5. "tuttavia l’Italia non poteva restare fuori dall'euro (non l’avrebbero permesso), ci avrebbero fatto a pezzi in una settimana."

    chi, come, quando, perché ? c'è un popolo là fuori che non aspetta altro che di tornare a votare qualcosa di sinistra. Ma prima vorrebbe sapere perché non potevamo restare fuori.

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    1. forse lei è troppo giovane per ricordarsi, tanto per citare, che cos'era il sistema monetario europeo (SME). e del resto la sua domanda denuncia un'ingenuità molto diffusa

      votare? e per fare cosa? qualunque establishment (non solo europeo) non ha risposte ai problemi perché non può inquadrarne realisticamente le cause.

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    2. grazie della risposta. Adesso capisco il senso del post: aderire all'euro e tifare contro la brexit sarebbero mosse tattiche che, per quanto apparentemente paradossali per un marxista, in realtà fanno parte di una strategia generale che mira alla ( o che spera nella ) instaurazione del comunismo.

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  6. Potrebbe spiegare, in che modo avviene "la distruzione coatta di una massa di forze produttive"?

    Buona giornata

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    1. Se non ha tempo e voglia di essere più largo nel rispondere, non ha che da dirlo. Ne prenderò atto. Perchè, rispondere con la crisi, è beh un po frivolo da parte sua. Ad esempio, la forza-lavoro in che modo si distrugge, mettendola semplicemente in esubero? E i capitali fissi, in che modo si distruggono?

      Sempre se vorrà rispondere ovvio.

      Ancora saluti

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  7. Riprendendo ancora una volta il bignamino di Storia i tedeschi sentono e agiscono come 'ein volk,ein reich,ein euro' perchè forse le atmosfere paternalistiche, guglielmine e prussiane non si sono ancora dissolte nelle giovani generazioni; Goethe aveva scritto che 'i tedeschi sono diventati un popolo solo attraverso Lutero'. Quando
    ci saremmo riuniti dopo la Controriforma per dividerci di nuovo in mille campanili ad ogni occasione? Mettere a punto tattiche e strategie generali nel Bel Paese ci si rende conto che non è cosa facile nè semplice; da noi ad un buon livello standard preferiamo sempre le eccellenze in tutti i campi, forse è anche la nostra fortuna.
    In effetti la signora Lagarde con il Mario nostrano sono arrivati in tempo da Bruxelles per tutelarci e difenderci dagli endemici e secolari problemi.

    ( dal Manifesto del 5 gennaio 1999 - R.Carlini - : [ ...] è andata benissimo per le borse europee,asiatiche e americane, cioè per i titoli in esse quotati,con l'unica eccezione degli extracomunitari della City di Londra,che ora si dibattono nel dilemma - guadagno più dentro o fuori?. E sono andati alle stelle i titoli di Stato tedeschi.
    Nihil novum sub soli,stesse tattiche e strategie.
    Cercheremo, se possibile, di unire la Kunsthalle di Amburgo con i Sassi di Matera.

    gg

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    1. con lutero, ma anche thomas muntzer ha dato una mano

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    2. Glielo avevo già scritto anni fa, ma se lo immagina Lutero al suo arrivo Roma da un posto con un clima e un cibo di m. e trova nell'ottobrata romana i colleghi tra zoccole e baccanali,gratta e vinci di indulgenze,colori smaglianti,lui vestito da famiglia Adams: 'die ubliche italienish' - i soliti italiani.
      E' da allora che se la sono legata al dito.

      **
      Lutero e Muntzer. Va sempre a finire così: Thomas vai tu in piazza che io ho altro da fare.

      gg

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  8. Da vari commenti sembra che dissolvendosi l'UE possa iniziare una riscossa, di chi non si capisce. OK, dalla regia dicono del "popolo sovrano", allora siamo a posto.
    Manca almeno una precondizione necessaria a tutti i bei propositi.
    "Se la classe operaia cedesse per viltà
    nel suo conflitto quotidiano con il capitale,si priverebbe essa stessa della capacità d’intraprendere un qualsiasi movimento più grande".
    Classe "operaia" che nei paesi avanzati ha messo i remi in barca da un bel pò, per cui....
    Saluti,
    Carlo.

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    1. il post odierno lo dedico a te
      ciao

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    2. Per un cambio di residenza politica sarebbe 'anche' indispensabile aver pronta una classe dirigente che non sia espressione unicamente della protesta. Siamo a posto infatti, ciò che si vede attorno sono capetti incompetenti e una massa di manovra pronta per ogni tipo di avventurismo: i 'social' hanno sfrattato le cellule Gramsci e i centri Don Sturzo.
      Troviamoci in panchina al parco per spettegolare ancora sul Migliore e la Jotti.






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