giovedì 23 giugno 2016

La Francia, la Germania e il catenaccio italiano


In una norma del codice napoleonico – in materia di successione nella proprietà, sia essa mortis causa che inter vivos – si è voluto vedere sancito un principio giuridico che ha di fatto mandato al macero intere biblioteche e mutato radicalmente il corso degli avvenimenti più di quanto non abbia fatto il diuturno lavoro della ghigliottina (*).

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Premesso che la gestione detta democratica del capitalismo non offre altro che l’illusione delle elezioni, le quali non cambiano mai nulla nell’insieme e assai poco nel dettaglio, si può sostenere senza tema di smentita che la storia italiana degli ultimi decenni si sia data come unico compito quello di smentire le previsioni sulle magnifiche sorti del nostro riformismo. Ultime quelle dell'attuale governo. A tale riguardo è evidente che la classe politica, non importa di quale sbiadito colore, sia rimasta vittima del proprio soggettivismo di classe, di un sentimento euforico che contava su uno sviluppo virtuoso che di per sé avrebbe messo a posto le cose.

Restyling della Costituzione, legge elettorale ad hoc, qualche mancia alla plebe, decontribuzioni per i padroni ed esenzioni per le rendite, e tutto sarebbe filato liscio o quasi. Poi, nel generale e inquietante fallimento, gli apprendisti stregoni, prima l’uno e ora l'altro, non hanno voluto vedere che il tradimento di un pezzo di società o la congiura di poteri avversi: comunisti, magistratura, gufi, sabotatori interni. Il fatto che ormai si sia giunti a comprarsi la vecchiaia a rate, ci dice invece quanto sia profonda la frattura tra società reale e la sua allucinata rappresentazione.



C’è anzitutto da chiedersi se questo paese voglia realmente cambiare, sia pure alla fine di un’epoca e fuori tempo massimo. Chiaro che non mi riferisco all’elettore che può solo esprimere desideri nell’urna elettorale. Mi riferisco soprattutto a coloro che controllano le banche, le assicurazioni, alle grandi famiglie, ai gruppi industriali, ai padroni di giornali, di cliniche e imperi immobiliari, ai gestori di società di servizi (**), insomma quella classe di oligopolisti che concentra ricchezza e potere e che, è bene ricordarlo, in maniera inequivocabile ha tratto enormi vantaggi dalla svendita dell’importante patrimonio pubblico italiano (uno dei più cospicui del mondo), e dalla liquidazione di regole e tutele del lavoro.

Sono loro per primi che si oppongono al cambiamento, a misure eque e progressive, effettive, di tassazione sulle rendite e gli utili. Per quanto riguarda, per fare un esempio, la tassazione sulle successioni e le donazioni (o presunte donazioni), non si sente dire nulla (neanche da parte di blog "irriverenti"). Eppure si tratterebbe di un introito sicuro per l’erario. Si potrebbe adottare la stessa legislazione della illiberale Germania, la cosiddetta Erbschaft und Schenkungsteuer. Non una cosa comunista, un'idea da centro sociale, bensì il primo provvedimento borghese di salute pubblica, misura di redistribuzione della ricchezza e di recupero di parte della refurtiva sottratta con l’evasione fiscale e contributiva. Mettiamola così: provvedimento che rimetterebbe in circolazione ricchezza con indubbie virtuose ricadute sulla famigerata "crescita". Altro che i pellagrosi 80 euro che tra l'altro ogni anno costano un terzo di manovra finanziaria.

Dica qualcosa al riguardo il Matteo Renzi, e anche il signor Giuseppe Piero Grillo, ora che sente profumo di governo. A proposito, quanti eredi hanno in famiglia?


(*) Abolito l'istituto del maggiorasco, si stabilì che «al padre e alla madre succedono i figli o i loro discendenti, senza distinzione di sesso né di primogenitura […]. Essi succedono in eguali porzioni.» (Code Nap. art. 745, che riprende la legge del 17 nevoso anno II della Rivoluzione); era ragionevole sperare che in capo a poche generazioni, mediante la divisione ereditaria, sarebbero tornati a circolare quelli che erano stati ingenti patrimoni fondiari di proprietà di poche famiglie.

Alla borghesia serviva accelerare la circolazione dei beni, particolarmente quelli immobiliari, per favorire il turn-over politico-economico. Lo scopo fu raggiunto privando i contratti traslativi di quegli inutili formalismi di tradizione romanistica che in Francia erano il vest e il devest. Il giudice o il sindaco, seduto sopra uno scranno, teneva da un capo il bastone che gli aveva offerto il venditore; il compratore, in ginocchio davanti a lui, prendeva l'altro capo del bastone, mentre quattro individui schierati dietro il venditore renderanno pubblica testimonianza dell'avvenuta alienazione. Le leggi del 20 e 27 settembre 1790, abolendo le formalità feudali del vest e del devest aprirono la strada al principio secondo il quale la proprietà doveva poter circolare con il solo consenso delle parti, cioè senza gli ostacoli del passato, vedi le eredità inalienabili e gli altri impedimenti alla vendita e alla suddivisione basati sulla proprietà nobiliare.


Questa è stata la rivoluzione francese, la lotta di classe della borghesia, la sua dittatura, non le chiacchiere dei sociologi e degli storici borghesi! Il primo obiettivo era di trasformare la terra in una merce qualunque. Questo profondo cambiamento sarà poi recepito nell'art. 1138 del napoleonico, al quale si affiancarono, perché informati alla stessa ratio, anche l’art. 938 in materia di donazione, e il 1583 in ordine alla compravendita.


(**) Vogliamo parlare di come si è arrivati alla completa inefficienza nel campo della qualità dei servizi, creando così i presupposti per la loro tanto invocata privatizzazione e il lucro cospicuo che ne deriva? Ora si sta dando la botta finale alla sanità, vale a dire si consegue un altro risultato di un deliberato piano politico di affossamento della struttura pubblica.

10 commenti:


  1. Non è dato sapere se il popolo vuole cambiare. Distratto,disinformato,disinteressato al bene comune, volatile nelle preferenze e nel giudizio politico, attratto dalle semplificazioni concettuali, soprattutto estraneo al senso civico (per il Sud un congresso a parte).
    Tutto già scritto e già detto nelle enciclopedie della socialità del Bel Paese.
    Così nel recente 'bignamino' :[...] Il privilegio edonistico, un tempo riservato solo a una classe sociale, si è democratizzato, con la più grande soddisfazione sia degli schiavi che dei padroni [...]
    E' opportuno valutare quali sono,sono stati e saranno i costi derivanti dalla proprietà della piccola casa, dell'aver fatto studiare i figli, della cinquecento con il portapacchi, della vacanza a Rimini .....
    E soprattutto se si ha capacità e volontà nel tenerne conto.

    Mi pare sia impossibile smantellare la democrazia in quanto realmente non è mai esistita. Le società democratiche possono esistere solo con democrazia diretta, e quindi la democrazia può vivere solo nel contesto di un villaggio e nemmeno in una città.
    Nel momento che c'è una appartenenza ,un movimento, ci sono segretari, presidenti, capi spirituali, maestri, che detengono qualche potere nei confronti degli "appartenenti".Come è stato scritto il popolo non pensa,crede. Al pifferaio di turno.

    Vedremo cosa succederà quando dovremo pagarci bende e siringhe,
    quelli con un briciolo di salute ancora apprezzabile con parenti e amici in camice di ordinanza sopravviveranno, i più deboli in lista di attesa finalmente moriranno, un aiuto consistente alle guerre ricorrenti.

    Vedremo.

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  2. Chi avrà i soldi andrà all'estero, gli altri faranno in 10 con 1 siringa ad andare bene, come nel III mondo, ma poiché ormai siamo al VI in Italia, non si useranno e basta, sapete come facevano i nativi Americani, vecchi e malati si allontanavano dalla tribù per morire, togliendo il disturbo e l'onere del mantenimento, se l'uno per cento di questo paese possiede tutte le ricchezze, al restante 99% non rimane che ammazzarsi l'un l'altro o morire di inedia,lo stato da noi non è mai stato tale, solo conventicole di varia sfumatura di colori che hanno sempre campato, e bene, sulle spalle altrui, da quest parti c'è un detto : J è sempre I strazz che J vola p'r'eria, niente 777, chi vuole intendere..... Grazie per i bei post, di classe, sempre.

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    1. la vedo dura portare gli immobili all'estero. grazie a te.

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  3. Dagli esempi storici di Olympe ne deduco che la borghesia, nei suoi momenti storici pionieristici e rivoluzionari, aveva chiara coscienza della necessità del Capitale di passare di mano senza soffermarsi troppo nelle stesse mani, di muoversi verso chi potrebbe valorizzarlo di più e più velocemente. Mi domando se oggi, a questo livello di centralizzazione di capitali, tutto ciò sia ancora indispensabile e se per contro non abbia fiaccato la democrazia borghese - che doveva garantire la riproduzione allargata ed evoluta del rapporto sociale capitalistico attraverso una certa mobilità sociale.

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    1. la fase rivoluzionaria della borghesia, come ben sai, è finita da almeno un secolo e mezzo

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    2. maestro, come stai? non mi sono ancora ripreso dal tuo pronunciamento sul referendum trivelle. come è stato possibile? cosa ti è successo? ti puoi pentire perfavore?
      Per quanto riguarda la fase rivoluzionaria della borghesia penso sia impreciso dirla esaurita. Soprattutto se uno come te va poi a votare...
      La borghesia si dimostra incapace di contenere la rivoluzionarietà del capitale, che prosegue ben oltre la logica della proprietà e del dominio di classe, tanto che continua a rivoltare tutti i rapporti sociali attraverso la caduta tendenziale del saggio di profitto.
      La borghesia ha utilizzato il capitalismo come un taxi, ora non sa più scendere per la velocità del mezzo e per l'inerzia del proprio corpaccione ossificato.

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    3. maestrina,
      lei dovrebbe ben sapere che la borghesia non è più portatrice di un progetto rivoluzionario complessivo e radicale della società e dei rapporti sociali. Tali rapporti, nel loro fondamento oggettivo e anche giuridico, la borghesia tende a conservarli. Come scrive Marx: “Di tutte le classi, che oggi stanno di fronte alla borghesia, solo il proletariato è una classe veramente rivoluzionaria". A sua volta Engels: “Ci avviciniamo ora, a rapidi passi, ad uno stadio di sviluppo della produzione nel quale la esistenza di queste classi non solo ha cessato di essere una necessità ma diventa un ostacolo effettivo alla produzione”.

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    4. mi chiami pure maestranza.

      La borghesi anon è più portatrice ma conservatrice di una rivoluzione che per sua natura, non può conservarsi e continua a rivolgere. I rapporti sociali, pur senza cambiare il dominio di una classe sulle altre, vengono erosi e, tendenzialmente, il proletariato s'ingrossa. Ma il proletariato è rivoluzionario non perché può interpretare il capitale, ma perché può farla finita con la borghesia.

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    5. interessantissima discussione, mi pare che la dialettica fra interessi borghesi generali e particolari e quella fra i vari grandi e piccoli interessi particolari mi pare possa aiutare. entrambi creano tensioni sociali, ma solo i secondi sono all'ordine del giorno, almeno per ora

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  4. togliere a li mortacci tua per dare ai vivi nostri, magari giovani, è il contrario del principio che informa l'Italia.
    Ma per fare veramente alzare il pastorale a due mani a bergoglio non è sufficiente tassargli le successioni, bisogna al contempo introdurre patrimoniale soggettiva e legge "illiberale" sui conflitti d'interesse (specie famigliari). Dal mio punto di vista (di classe) è l'unico modo di vedere qualche minima riforma in Italia. Non tanto con l'effettiva applicazione di queste leggi fiscali europee (la tassa di successione era da noi la più evasa. pensa ai catasti degli immobili...) bensì per la Reazione spropositata che scatenerebbe. Getterebbero subito la maschera europeista. Ci aggredirebbero, si andrebbe al conflitto, quello brutto, ma necessario (alla mia classe sociale). Ciao.

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