mercoledì 10 febbraio 2016

Le macchie solari


Ciò che noi vediamo è un sistema economico pericolosamente fuori controllo, e, del resto, cosa aspettarci dentro una formazione sociale in cui il processo di produzione comanda gli uomini e non ancora gli uomini il processo di produzione? Per questo stesso motivo è il movimento del capitale finanziario ad autonomizzarsi e a sfuggire al controllo di qualunque istituzione nazionale o sovranazionale.

Da dove saltano fuori le illusioni sul sistema finanziario, da quanto tempo vige l’illusione che la rendita finanziaria sia il prodotto del movimento stesso del denaro? Che senso ha chiedersi perché crollano le borse e in particolare il settore bancario se la risposta riguarda i tassi negativi che si diffondono a macchia d’olio sul pianeta, e che sono puro veleno per le banche; Cina e mercati emergenti; quotazioni del greggio e rischio perdite su crediti causate da default d’imprese del settore energia; quotazioni azionarie gonfiate dall’eccesso di liquidità di questi anni di politica monetaria non convenzionale; eccetera. Se credete, continua ironicamente quella peste di Mario Seminerio, metteteci anche le macchie solari.

Quelli elencati sono momenti di una contraddizione di fondo del capitalismo, laddove l’estrema  finanziarizzazione dell’economia, con tutte le sue magagne, non è altro che la conseguenza della crisi del modo di produzione capitalistico. Questo fatto è semplicemente taciuto. E che a tacere siano i padroni del mondo va da sé, però a dar man forte è la pletora di specialisti della falsificazione che opera nel mondo della comunicazione. È anzitutto in tale contesto che la schiavitù si riproduce ad un livello qualitativo superiore come dominio totale del capitale sulle forme della coscienza.

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Succede come per la famigerata “crescita”, laddove si vorrebbe che i salariati consumassero però senza andare a toccare i sacrosanti profitti del capitale. A consumare di più dovrebbero essere gli operai degli altri capitalisti, delle altre nazioni, mai i propri. L’attenzione del capitalista così come dei barbagianni della politica, abituati all’economia volgare, si focalizza sul calo della domanda, in realtà si tratta del lavoro non pagato: a causa di questo le crisi ci sono sempre state nel capitalismo, e però tanto più la forza produttiva si sviluppa e tanto maggiore è il contrasto in cui viene a trovarsi con la base ristretta su cui poggiano i rapporti di consumo.

Questa tendenza si è vista bene all’opera già durante tutto il secolo scorso e nello scorcio dell’attuale. Negli anni Trenta s’è constatato a cosa stava portando. Sono state necessarie due guerre mondiali, con un’immane distruzione di capitale (ovviamente compreso quello umano), con un intervento massiccio dello stato nell’economia di guerra, perché le cose non precipitassero. Poi è venuta la spinta della ricostruzione, delle nuove produzioni e dei nuovi consumi, il ciclo virtuoso dell’accumulazione è ripreso per quasi un trentennio, e tuttavia le leggi di tendenza non si fanno intimorire da questi antagonismi temporanei.

Considerando la faccenda dal lato della valorizzazione del capitale, che è l’intrinseco fine della produzione capitalistica, la caduta del saggio del profitto si presenta come un ostacolo per lo sviluppo del processo di produzione capitalistico, e ciò favorisce la sovrapproduzione, la speculazione, le crisi, un eccesso di capitale insieme a un eccesso di popolazione.


E dunque, in definitiva, tutti gli escamotage riformistici e produttivistici, il diuturno impegno a stampar moneta per contrastare i tassi negativi, le quotazioni del greggio, eccetera, nel lungo periodo producono sulla tendenza delle leggi di movimento del capitale lo stesso effetto che avrebbero delle misure per contrastare le macchie solari.

4 commenti:

  1. Macchi(n)e solari

    la finanziarizzazione è strettamente collegata al macchinismo e alle esigenze dell'economia di scala: indebitarsi per ammodernare ed ampliare continuamente gli impianti - cambiando di rimando la forma dell' organizzazione e il comando sul capitale variabile, per acquisire o fondersi con la concorrenza, per ricoprirsi dai chiari di luna del mercato: il capitalista finanziario è servito!

    L' enorme montagna dei capitali che partorisce un topolino di plusvalore (l' indicibile plusvalore che idrata le cellule del mostruoso organismo!) subisce una svalutazione sistematica che solo temporaneamente le diverse governance monetarie possono arginare, agendo sul valore internazionale della divisa e sul costo del debito.

    Infatti non arginano più nulla: l'attuale big short ("La grande scommessa" è un bel film) è partito proprio in risposta alle disattese promesse della BCE e del timidissimo rialzo FED. Visto il clima è più che normale che molti assumano posizioni di vendita allo scoperto almeno fin quando altri tenteranno di cavalcare i rimbalzi.

    Ma questa è solo una superfetazione, il problema è che il can can della produzione e del realizzo è diventato un drammatico tango. Chi detiene capitale si rifiuta di entrare in un circuito produttivo poco redditizio, e, data l'incertezza, molto rischioso e con tempi di ritorno troppo lunghi. A volte si riflette poco su questa storia del tempo di rientro, la bronzea legge del Capitale vuole sicuramente massimizzare il profitto ma -non secondariamente- proprio nel minor tempo possibile.

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    1. secondo libro de Il Capitale. ma se non leggono nemmeno il primo!

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  2. Una domanda da perfetto ignorante: se domani crollasse il prezzo del grano, sarebbe più pane per tutti o più fame per tutti? Lo so, sembra una domanda stupida ma (sempre da perfetto ignorante) ho dei sospetti.

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    1. succede, in via generale, come per tutte le altre merci. se crolla il prezzo significa che c'è più grano che domanda. se i mezzi di sussistenza costando meno, sempre parlando in via generale, anche i salari subiranno un calo, a cominciare proprio dai salari di chi produce il grano, ecc.. la domanda è meno banale di quel che sembra e implicherebbe da parte mia una risposta che non può essere contenuta in questo spazio.

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