mercoledì 30 settembre 2015

Voluntary disclosure?


Chissà perché ma sono sempre i più poveri, o i meno agiati se l’espressione piace di più, a scassare i conti dello Stato. Che poi vi siano 50mila e più evasori che grazie la solita sanatoria fiscale (il nome è in inglese, ovviamente: voluntary disclosure) se la cavano a buon mercato, passa quasi sotto silenzio.

Voluntary disclosure? Ma neanche per sogno. Vi sono costretti gli evasori e riciclatori posto che chi non aderisce entro il prossimo 30 novembre verrà segnalato dalle autorità svizzere a quelle italiane.

Insomma chi si autodenuncia di aver dichiarato il falso o di aver omesso di dichiarare, e/o di aver omesso versamenti di ritenute certificate e versamenti di Iva, se la passa liscia penalmente. E ciò avviene anche in caso di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e per la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici.

Si paga quanto si sarebbe dovuto dichiarare a suo tempo con l’aggiunta di una lieve penale. L’aliquota media fino a due milioni di euro sarà del 27 per cento, più un 3 di penale. Dunque la stessa aliquota che viene applicata ai lavoratori e pensionati con un reddito tra 15mila e 28mila euro.

martedì 29 settembre 2015

Una tragedia in sé


Il comunismo novecentesco sarebbe responsabile di ogni nefandezza e atrocità. Peraltro nessun dubbio che si trattasse di regimi comunisti: le bandiere e i ritratti esibiti non lasciano dubbi al riguardo. La statalizzazione dei mezzi di produzione ne sarebbe la conferma, la volgarizzazione del il richiamo al marxismo il suo timbro di autenticazione.

Per contro i fascismi e le cento dittature che hanno costellato il Novecento sarebbero invece il frutto avvelenato d’ideologie che nulla hanno a che vedere con la “democrazia”. Gli Stati Uniti d’America, come già prima l’Inghilterra, sarebbero il faro delle libertà.

A chi possa far comodo questo modo d’intendere la realtà storica mi pare chiaro. Di che cosa si alimentino le guerre in essere lo sappiamo: sono conflitti tra la barbarie e la democrazia.

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lunedì 28 settembre 2015

Né lineare, né pacifico


Pietro Ingrao riteneva di essere un reduce del passato millennio. In varia misura reduci di quel vecchio mondo di antiche contraddizioni e però ancora forte delle sue certezze lo siamo tutti, cioè quelli che sono diventati adulti prima del 1989, della rivoluzione elettronica e della nuova fase della globalizzazione.

Almeno sul piano dell’ufficialità prevalse nel Pci l’idea del carattere progressivo dell’Urss e che lo stalinismo fosse un’anomalia transitoria. Certo, non va dimenticata la temperie nella quale si sono svolti i fatti, i fascismi, la guerra e tutto il resto, e tuttavia con quale grave ritardo (1981) si è dichiara esaurita “la spinta propulsiva dell’Ottobre”.

Ingrao assunse una posizione critica ben prima di quella dichiarazione berlingueriana, ma con infinite cautele. Non ruppe apertamente col partito e fu, dopo l’XI congresso, in buona sostanza emarginato. I più giovani, che a lui guardavano, proponevano un punto di vista diverso, distante dall’Urss e di vicinanza alla Cina di Mao. Furono espulsi dal partito per aver dato vita al Manifesto.

Acqua passata non macina più.

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sabato 26 settembre 2015

[...]


Sul taroccamento della VW sui test c'è molta confusione, non senza malafede. Questa intervista può chiarire alcune cose.

venerdì 25 settembre 2015

Solo nuove povertà


Il governo attuale, non diversamente dai precedenti, vara e varerà misure economiche atte a creare nuovi poveri. Si tratta di un’opinione? No, si tratta di situazioni di fatto e di dati ufficiali. La povertà in Italia (ma anche nel mondo) invece di diminuire aumenta. Se si pensa al livello di ricchezza raggiunto nelle nostre società e al livello di capacità produttiva tutto ciò appare paradossale. Ma, appunto, è solo un paradosso apparente, poiché la causa, ben conosciuta, tuttavia non può essere né rimossa e nemmeno evocata.

La capacità produttiva delle nostre società è davvero straordinaria e così la quantità e varietà delle merci prodotte, e però si continua a chiedere agli operai e ai lavoratori in genere di essere ancor più produttivi e di lavorare più a lungo. Non più 35 anni, non solo 40 (base di calcolo per la pensione), ma 43 e oltre. A gratis. E ciò a fronte di un tasso di disoccupazione generale a due cifre, e di una disoccupazione giovanile reale del 30-50 per cento (a seconda delle aree). Questo sistema economico è una gabbia per matti (mi guardo bene dal chiamarlo capitalismo).


giovedì 24 settembre 2015

“God Bless America”


Credo che a nessun altro leader religioso i media americani dedichino l’attenzione che hanno riservato al capo della chiesa cattolica in occasione della sua visita negli Usa: un diluvio di articoli e programmi televisivi su argomenti pregnanti come il guardaroba pontificio, il seguito papale, l'itinerario e l'automobile.

In barba al Primo emendamento, il presidente degli Usa ha accolto il capo cattolico con un discorso in cui ha pronunciato cinque volte la parola “Dio", due volte "Signore", una "Gesù", sei volte "santo" e due "santità”. Ed è proprio chiamandolo santo padre e santità che Obama gli ha detto: "Lei ci ricorda che la gente è veramente libera solo quando può praticare la sua fede liberamente".

E, infatti, anche agli schiavi delle piantagioni veniva lasciata libertà di praticare la religione dei loro padroni. La segregazione razziale non ha mai impedito ai neri di riunirsi nelle “loro” chiese, di cantare i “loro” inni religiosi. Anche ai moderni schiavi è lasciata libertà di praticare la "loro" religione e finanche, pur con sospetto, di non praticarne nessuna.

mercoledì 23 settembre 2015

Di che stupirsi?


Il più formidabile inquinatore planetario denuncia la truffa delle emissioni truccate nelle auto smerciate dalla Volkswagen sul mercato americano (e non solo). Un totale di 11 milioni di veicoli in tutto il mondo con il modello del motore EA189, le cui emissioni risultano significativamente più basse nei test che nel normale utilizzo dell’auto.

L’amministratore delegato della VW, Martin Winterkorn, come i suoi due predecessori, Bernd Peschetsrieder (2002-2006) e il nipote di Porsche, Ferdinand Piëch (come presidente del consiglio di sorveglianza dal 2002 al 2015), è un esperto tecnico e non un direttore finanziario. Quindi non poteva non sapere. Tra Winterkorn e Piëch c’è stata fino ai mesi scorsi una guerra intestina con il tentativo di Piëch di sbarazzarsi di Winterkorn, che però alla fine ha vinto. Il contratto di Winterkorn doveva essere prorogato di altri due anni in una riunione del consiglio prevista per questo venerdì.

Ad ogni modo lo scandalo VW non è il solo della lunga catena che vede coinvolte quasi tutte le case automobilistiche mondiali. Per quasi un decennio, la General Motors ha nascosto un problema con il blocchetto di accensione difettoso che determinava la disattivazione dei meccanismi di governo dell’auto, nonché il dispiegamento degli airbag. L'azienda non ha richiamato 2,6 milioni di veicoli e il difetto ha provocato la morte di almeno 478 persone e migliaia di feriti in incidenti causati dal problema.

Quella volta che Lenin ...


Non ci sono più dubbi: è arrivato l’autunno. A confermarmelo un episodio inquietante che mi crea molta apprensione. Giudicate un po’ voi. La gattona che siede sopra la stufa di maiolica, serafica, questa mattina, mentre gli passavo davanti, ha aperto gli occhi e mi ha guardato. Fissandomi! Credetemi, è successo per davvero. Si dirà che non è poi un fatto così straordinario che un gatto seduto sopra una stufa spenta apra gli occhi e ti fissi a suo modo. Ah no? Un gatto bianco, con gli occhi sempre chiusi e un grande fiocco rosso, della Tuhn?

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martedì 22 settembre 2015

Che altro ci resta?


Qual è il criterio per stabilire se un paese possa dirsi democratico? E, a monte, che cosa significa “democrazia”? Il potere del popolo? Ma il popolo, pur tenendo ben fermo che si tratta di un concetto assai vago dietro il quale si è imbrogliato di tutto, dorme. E nel suo sonno può stravaccarsi e stiracchiarsi.

Il governo dell’ottimismo scavalca il parlamento e riscrive la Costituzione da capo a piedi in un paio di stanze, al chiuso. E non succede niente. Dovremmo chiederci anzitutto se la stragrande maggioranza dei cittadini sia in grado di giudicare e sulla base di che cosa. Non è possibile avere dei cittadini capaci di giudicare se nulla è sotto il loro controllo e vengono ad essi raccontate solo delle frottole dalle grandi concentrazioni mediatiche in mano a pochi.

Bucare quel muro è pura illusione? Forse, ma tanto più se si sta zitti.

Vous êtes quoi?


Nelle interviste rilasciate pubblicamente ha commesso incitazione a commettere il sabotaggio. È indiscutibile che si debba concludere arrivando alla penale responsabilità dell'imputato…

Se, come ha chiesto la difesa, avessimo trovato qualche riferimento diretto alle sue pubblicazioni per esempio nelle perquisizioni degli arrestati, saremmo qui a celebrare un processo per concorso nei reati commessi …

Chiarissima la minaccia nell'interpretazione della norma: se ciò che scrivi viene letto da persone che esercitano forme di resistenza attiva ai soprusi di questo regime, finisci in galera di sicuro.

Qui non si tratta solo dell’uomo, del comune cittadino, come si suol dire, ma dello scrittore. Non bruciano più i libri, ma se prendi posizione su cose decisive che riguardano la vita – quella vera – della gente comune, fai presto a diventare imputato ed essere condannato alla galera in un paese dove regna:

“una classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e predatrici della storia occidentale, la cui criminalità si è estrinsecata nel corso dei secoli in tre forme: lo stragismo e l’omicidio politico, la corruzione sistemica e la mafia. Tre forme criminali che essendo espressione del potere sono accomunate non a caso da un unico comun denominatore, che è il crisma stesso del potere: l’eterna impunità garantita ai mandanti eccellenti di stragi e omicidi politici e ai principali protagonisti delle vicende corruttive”.


Poi, Erri De Luca potrà pure cavarsela con un nulla di fatto o quasi; ciò che conta è l’accusa e il procedimento, che valgono come ammonimento a tutti gli altri, a quelli che non si chiamano Erri De Luca.

lunedì 21 settembre 2015

L'oppio di Scalfari


Con questo post credo che sarà ancora più chiaro, semmai interessi qualcuno, il motivo per il quale mi occupo spesso degli editoriali di Eugenio Scalfari. Questi, con le sue frequenti incursioni su temi storici per trarne analogie con il presente, è un tipico esempio di spacciatore di oppio per il popolo.

Scalfari nell'editoriale di ieri prende spunto dalla situazione che si è venuta a creare in Europa a seguito delle ondate migratorie e conduce un raffronto tra l’atteggiamento attuale delle autorità politiche europee e ciò che invece accadde 150 anni or sono nella patria della libertà e della democrazia, cioè negli Stati Uniti d’America:

La discriminazione fu abolita da Lincoln con la guerra di secessione: la vittoria contro i sudisti ebbe come risultato costituzionale l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Quanto alla xenofobia, tutte le associazioni razziste, a cominciare dal Ku Klux Klan, furono soppresse e la loro ricostituzione vietata. Provvedimenti come quelli di erigere muri e sbarrare i confini da parte di singoli Stati dell'Unione sarebbero immediatamente e concretamente vietati, la polizia locale sostituita da quella federale alla quale ove si dimostrasse necessario si affiancherebbero anche reparti dell'esercito degli Stati Uniti.


domenica 20 settembre 2015

Marameo


Alle recenti elezioni amministrative in Italia non ha votato la metà degli elettori. Lo stesso è accaduto oggi alle legislative in Grecia. I megafoni del sistema la chiamano stanchezza. Non è solo stanchezza. È disillusione e presa di coscienza. Molti proletari hanno capito che questo sistema politico serve solo a garantire il potere al capitale e alla sua classe di sfruttatori.

Un po’ alla volta stiamo arrivando a un cambiamento del vecchio paradigma ideologico che fin qui ha mantenuto a galla il sistema di legittimazione della società borghese.

Andare a votare è come se uno schiavo sperasse, attraverso il voto, di riformare la schiavitù. Il sistema schiavista non si riforma, non si può scendere a compromessi con gli schiavisti e i loro reggicoda. Nessun cambiamento parziale, nessuna riforma migliorativa, indebolirà e tantomeno abolirà l’istituzione schiavistica capitalista che si manifesta sotto le mentite spoglie del “libero scambio”.

Ogni legge di riforma del lavoro rinforza i vincoli che legano gli schiavi ai loro padroni. C’è un solo modo per aver ragione della schiavitù: eliminare le forze materiali e le norme giuridiche della sua dittatura.

Gli schiavi salariati sopportano tutto il peso della società. Non hanno bisogno di padroni, al contrario sono loro che hanno bisogno degli schiavi per continuare a vivere e comandare come fanno. Per tale motivo i padroni considerano come un crimine non la schiavitù salariata, la cui fine non rimpiangeranno mai, ma il rovesciamento del sistema che la garantisce.

Schiavo, ricordati: non votare è la prima e più importante forma di disconoscimento di legittimità di questo sistema che ti sfrutta facendoti marameo.




La realtà vissuta in prima persona dell'inviata del TG


Il Bureau of the Census è un organismo di censimento ufficiale federale la cui istituzione è stabilita nella Costituzione degli Stati Uniti e codificata nel Titolo 13 dello United States Code. Diciamo che si tratta dell’Istat federale americano, e le pubblicazioni on-line dei dati andrebbero prese ad esempio. Anche lì con qualche problema di manipolazione da parte di certi funzionari (che però vengono licenziati in tronco), ma nulla a che vedere con gli artifici statistici nostrani con i quali, per esempio, veniva calcolata l’inflazione da applicarsi alla scala mobile (chi se lo ricorda ancora?).

Ad ogni modo, ancora una volta, fornisco il sito (qui) da dove ricavare i dati sulla povertà ufficiale negli Usa. Poi si dirà che quella negli Usa è una povertà relativa. Appunto, è relativa agli Usa non al Botswana. Non mi dilungo di nuovo su simili considerazioni, m’annoiano.


venerdì 18 settembre 2015

[...]


Per che cosa sarà ricordata la nostra epoca? Per le stragi su scala industriale, l’inquinamento, le dissipazioni assurde, i rifiuti, le deiezioni di ogni specie, comprese quelle che sono fatte passare per arte e architettura? Anche, se non soprattutto. Chi cazzo avrà autorizzato quel giallo eccentrico e le persiane in quel contesto?

Mi chiedo spesso, più in generale, se l’evidente disarmonia suscitata dall’esasperazione dell’aspetto economico basti a spiegare una rottura estetica così totale e irreversibile. Oppure se nella povera espressione di una malintesa post-modernità, nella nostra incapacità di realizzare qualcosa che riesca a invecchiare bene, c’è dell’altro.

Penso ci sia innanzitutto la presunzione di chi ritiene di aver inventato delle idee straordinarie all’interno della cultura contemporanea (sempre più omeopatica), e non si rende conto invece di quanto sia straordinaria la sua nullità.

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Possibile che per decenni e ancor oggi non ci si renda conto della cacofonia delle città attuali, dei cimiteri in cemento armato che si sono costruiti, dove la popolazione è destinata a sopravvivere anonima? Del resto si crede di risolvere l’isolamento con la rapidità degli spostamenti e la possibilità di comunicare in tempo reale, e in ciò dimostrando di non conoscere i veri bisogni delle persone.

"Il grande scambio"


Guardavo la foto che ritrae sorridenti, nella conferenza stampa congiunta, il presidente del sindacato dei lavoratori dell’auto (UAW), Dennis Williams, e l’amministratore delegato della FCA, Sergio Marchionne, dopo aver siglato l’accordo sul nuovo contratto. I giornali ovviamente sono tutti felici. C’è dunque qualcosa che non quadra, a cominciare dal fatto che quel contratto nei suoi dettagli è ancora in gran parte segreto.

Un esempio di ciò che invece è noto: la revisione sanitaria proposta dalla UAW è in linea con il cosiddetto Obamacare, il quale mira a smantellare l'assicurazione sanitaria pagata dal datore di lavoro e tagliare i costi di assistenza sanitaria per le imprese e il governo. Poi il solito trucco sui salari, un contentino oggi dopo un decennio di "congelamento", mentre rimarranno le assurde differenze tra il primo e il secondo livello a parità di lavoro.

Il settore dell’auto ha ricevuto migliaia di miliardi di dollari in sussidi governativi (vietati in Europa) a seguito della crisi economica del 2008, ebbene la classe dirigente è determinata a far pagare ai lavoratori il costo dell’operazione. Non va dimenticato, tra l’altro, che UAW e FCA ricavano i loro redditi e profitti dallo sfruttamento dei lavoratori dell’auto, e hanno cioè entrambi interesse che il prezzo delle azioni del gruppo salga, che l’accordo con GM venga infine concluso. Il resto sono chiacchiere.

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giovedì 17 settembre 2015

S’inquadra bene


Schematicamente: l’anno scorso i nati in Italia sono stati 509mila e i decessi 594mila. Questo dato demografico spiega meglio di qualsiasi altro la situazione sociale in Italia e ciò che ci riserva il prossimo futuro. Sulle cause della denatalità si può dire a lungo, molto a lungo. Un dato è però certo, le donne mediamente fanno figli a 31,5 anni d’età. Tra le altre spiegazioni, anche qui molte, ce n’è una d’incontrovertibile: ci si sposa molto tardi. Ciò vuol dire che le coppie trovano una stabilità e decidono di fare figli sempre più tardi o di non avere affatto dei figli. Anche in tal caso le spiegazioni sono diverse, ma è chiaro che il lavoro e dunque la sicurezza di un reddito c’entra eccome.

I dati sull’occupazione giovanile (chiamiamola così) sono ben noti a tutti e le tendenze anche (come solito dati impareggiabilmente analizzati da Phastidio). Nuovi posti di lavoro, nonostante gli strombazzamenti governativi, non se ne creano e ce ne saranno sempre di meno. Di ridurre la giornata lavorativa manco a parlarne. E però una possibilità in tal senso sarebbe data da una maggiore flessibilità in uscita per chi ha raggiunto una certa età e/o ha maturato più di quarant’anni di contributi.

E invece nulla, con la scusa che non ci sono denari, che però si trovano per acquistare decine di navi da guerra, aerei di ogni tipo, anche per permettere a Renzi e ai suoi ministri di spostarsi per i cazzi propri con i voli di Stato (una scusa si trova sempre). Si trovano i soldi per non far pagare a gente ricca e benestante le imposte sulla propria villa e villetta, senza dire delle imposte di successione che sono le più basse in Europa e tra le più basse nel mondo. Insomma, si trovano soldi per qualsiasi cosa ma non per mandare in pensione il tornitore che ormai non si regge in piedi o il muratore con oltre 40anni d’impalcatura sul groppone.


È una scelta di classe, si capisce. E però s’inquadra bene, tra l'altro, con la definizione di stupidità.

mercoledì 16 settembre 2015

Il sonno




Secondo Saviano la responsabilità è del governo. E dei governi che fin qui si sono succeduti, aggiungiamo senz’altro. E mettiamoci pure, però, la classe possidente e dirigente locale. Se penso alle facce di Schifani e Alfano, che esprimono il trionfo del cinismo, ma anche a quel modo di esprimersi della Finocchiaro, di Grasso e di tutti gli altri, che palesa anzitutto l’attitudine alla furbizia, mi viene in mente che un esame di coscienza collettivo e individuale non è mai stato fatto, preferendo l’autoassoluzione. E quindi mi trovano d’accordo le parole disincantate e franche scritte sessant’anni or sono da un grande siciliano, Giuseppe Tomasi, laddove diceva, e vado a memoria, di quel sonno più forte di ogni volontà di risveglio e che tutto avvolge (compresa tanta brava gente, va da sé).


Ad ogni modo, si dia ragione a Saviano o a Tomasi, oppure torto ad entrambi, resta il fatto che va oltre le opinioni, e cioè che il Sud è sempre stato adoperato come un serbatoio da cui far convogliare braccia e voti. Il voto è sempre di scambio, di favori diretti e indiretti così come di prebende; e il lavoro salariato, oltre a essere sfruttamento, diventa arma potentissima di ricatto quando è scarso e saltuario, dunque specie laddove predominava un tempo il latifondo e oggi ancora il sottosviluppo. Il resto l’ha fatto la storia, cioè l’ambiente e gli uomini. Anche questo va da sé.  

[...]


Sradicare le condizioni di vita altrui è ciò che al capitalismo riesce meglio, come già Marx dettagliava in anticipo nel 1848. La realtà esplosiva di diseredati e profughi in fuga dalle guerre è il ritratto più cogente di quest’epoca di crisi infinita. 

L’arrivo dei profughi e dei migranti dal M.O. e dall’Africa ci rivela che la nostra creduta immunità è un bluff: viviamo in un mondo da cui noi non possiamo fuggire. Di qui vengono le nostre paure, l’incertezza di uno status e di un’appartenenza. E del resto ci sono troppe coincidenze perché si possa parlare di qualcosa di temporaneo e non già di un giro di boa nel nostro destino.


Non basta a volte la razionalità per capire cosa ci succede, e però è ad essa che ci dobbiamo aggrappare fortemente per rimanere a galla e non affogare nell’abisso di una irrazionalità emotiva, oppure in un pessimismo dolente di chi non crede in nulla, e dunque in quel filosofare cinico che già in passato ha inghiottito tutti e ogni cosa.

martedì 15 settembre 2015

Viaggio nel grande disordine mentale


Federico Rampini, il corrispondente dagli Usa di Repubblica che prende “ispirazione” dagli articoli del NYT per scrivere i propri, è autore di un nuovo saggio (L'età del caos. Viaggio nel grande disordine mondiale). In un articolo ne fa la promozione e il sunto, cioè descrive i fenomeni così come si presentano alla superficie, senza indagarne le cause profonde e infischiandosene delle dinamiche che vanno oltre la “seduzione del caos globale”.

Si tratta di quel caos globale che permette a pochi selezionati individui tutti i trucchi per manipolare la finanza e l’economia, ma persegue con lucidità e senza pietà le anime comuni al più lieve strappo di quelle stesse regole.

Rampini arriva a dire, come altri, che si tratta di una “una stagnazione secolare”, ossia “di uno di quei periodi instabili e pericolosi dove l'ordine antico sta franando, [e] di un ordine nuovo non c'è neppure una traccia”. Quale ordine sta franando? Vai a saperlo, poiché Rampini si guarda bene, nei suoi articoli, dall’accostare alla parola crisi o a caos globale un certo sostantivo che vi lascio indovinare.

E fin qui ci stanno arrivando tutti, un po’ alla volta, diamogli tempo. E del resto chi si prenderà mai la briga di andare a fondo dei motivi per i quali il “dominio dell’uomo bianco” (così infine Rapini chiama il capitalismo) è entrato nella sua fase storica di crisi generale? Non certo un corrispondente dall’America a piè di lista.

Come i San Marzano


Fino a quando si parla di quote latte, compensi per l’agricoltura, norme rigide per quanto riguarda la coltivazione e il commercio delle rose (una settantina di norme, cinque per le petunie e ben 24  per i crisantemi), l'Europa matrigna fa sentire tutto il suo debordante peso. Il regolamento europeo disciplina minuziosamente le carote, stabilendo che non devono presentare alcuna traccia di ammollimento e non devono essere né legnose né, attenzione, biforcute. Il loro calibro minimo è fissato a 10 mm di diametro o 8 g di peso e il calibro massimo a 40 mm di diametro o 150 g di peso. Il regolamento in questione non specifica che uso ne facciano a Bruxelles.

E a tale proposito, che dire dei piselli? Guai a chiamarli tali se il baccello non contiene almeno tre semi (all. 1/3 del Regolamento CEE 58 del 1962). Il produttore ancor prima del fruttivendolo è tenuto a verificare baccello per baccello se all’interno ce ne sono almeno una terna! Quanto alle banane il regolamento 2257 del 2004 è chiarissimo e tassativo: «il calibro è determinato dalla lunghezza del frutto, espressa in centimetri e misurata lungo la faccia convessa, dal punto in cui il peduncolo si inserisce sul cuscinetto fino all’apice, dal grado, cioè dallo spessore, espresso in millimetri, di una sezione trasversale del frutto praticata tra le facce laterali e nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all’asse longitudinale».

Tutto chiaro quindi, e perciò stiano attenti i genitori prima di dare una banana priva dei previsti requisiti ai loro figlioli, magari da consumare nell’intervallo tra l’ora di ginnastica e quella di matematica. E anche gli insegnanti, per favore, controllino e misurino nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all’asse longitudinale, perbacco!

lunedì 14 settembre 2015

"Bisogna aspettare una certa calma, un certo ordine”


Tema scottante, oggi.

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Di che cosa volete che parli oggi, di quanta pioggia è caduta e sta cadendo o delle avventure buffonesche di un giovanotto ignorante che ancora non si capacita di come sia arrivato ad essere presidente del consiglio dei ministri? Suvvia, vi annoierò invece parlandovi, come si suole dire, del futuro guardando al passato. Di quel futuro cui non si vuol credere fino a quando …..

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Nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1789, il duca François Alexandre Frédéric de La Rochefoucauld-Liancourt (che pochi giorni dopo diventerà presidente della Assemblea Nazionale Costituente) fece svegliare Luigi XVI per comunicargli la presa della Bastiglia. “È dunque una rivolta” disse il re, secondo una celebre versione dell’aneddoto. “Sire”, rispose il duca, “è una rivoluzione”.

Scrive Hippolyte Taine nella sua monumentale opera:

“Il potere non soltanto era scivolato via dalle mani del re, ma non era caduto nemmeno in quelle dell’Assemblea; era per terra, nelle mani di un popolo scatenato, di una folla brutale e sovreccitata, di bande violente che lo raccoglievano come fosse un’arma abbandonata. In realtà, non c’era più governo; l’edificio artificiale della società umana crollava; si ritornava allo stato di natura. Non era una rivoluzione, ma una dissoluzione.”

Riporta il Taine quanto scriveva, fin dai primi giorni, un subdelegato:

“la risoluzione con cui questa gente agisce è sorprendente: sono spaventato di quello che ho visto e sentito. […] Non esistono più laboratori in funzione; i signori e i borghesi, costretti a rinunciare alle loro rendite, non possono dare lavoro, [così] il popolo affamato non ha più nulla da perdere”.

Ecco qui il punto: quando non si ha più nulla da perdere, scuotere il mondo ab imis è l’unica cosa che resta da fare. I padroni di questo mondo, che pur tanto tirano la corda, sembrano consapevoli di questo fatto. E però a un certo momento le cose non dipendono più da loro.

Nessuno, nemmeno tra quelli che paventavano o auspicavano un mutamento di regime radicale in Francia, poteva sospettare, non solo prima, ma anche subito dopo il 14 luglio, la piega drammatica che avrebbero man mano preso quegli avvenimenti. Nessuno poteva immaginare che in pochi anni sarebbero state decapitate e giustiziate decine di migliaia di persone, compresi il re, la regina e quasi tutta la vecchia élite aristocratica, e che la Francia e l’Europa non sarebbero state più le stesse.

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domenica 13 settembre 2015

Schiavisti di ieri e di oggi


Nel 1860 negli stati del sud americano vivevano più di dodici milioni di anime, ma circa quattro milioni sopravvivevano in condizioni di schiavitù. Essi costituivano un capitale prezioso perché con il loro lavoro consentivano a molti proprietari di schiavi di vivere nell’agiatezza e in non pochi casi nell’opulenza. Quei quattro milioni di schiavi valevano tre miliardi di dollari, una cifra favolosa per l’epoca e che superava di gran lunga il valore di tutte le terre coltivabili degli Stati Uniti.

Le piantagioni producevano soprattutto cotone, che costituiva oltre i due terzi di tutto il cotone commerciato nel mondo e circa l’80 per cento di quello trasformato dalla mastodontica industria tessile britannica, e anche tabacco, riso e canapa. Appannaggio esclusivo degli schiavi erano anche tutti i lavori domestici e di fatica. Ad ogni modo solo un quarto della popolazione bianca era proprietaria di schiavi, la maggior parte della quale era proprietaria da quattro a sei schiavi.

Per essere considerati dei “coltivatori”, secondo l’ufficio federale del censimento, bisognava essere proprietari di almeno venti schiavi, e dunque solo un padrone su otto apparteneva a questa categoria. Ed erano questi “coltivatori” a detenere oltre la metà degli schiavi di tutto il Sud e una porzione ancora più grande della produzione agricola.

sabato 12 settembre 2015

L'aspettativa


È alquanto difficile per un burocrate cadere da un’impalcatura, al massimo dalla sedia, o anche solo lavorare sotto il sole cocente o la pioggia battente. Pure le malattie causate da leghe e composti chimici è difficile interessino manager e avvocati, non parliamo poi di ministri del lavoro e dell’economia, o di magistrati e l’asbesto, e potrei parlare con cognizione di causa a Renzi dell’esposizione a idrocarburi policiclici aromatici e altre amenità del genere. Se certa gente fosse in grado di comprendere quanto è ridicolo ciò che dice e infame quello che fa. Ma certo che lo sa, e infatti è protetta da nutrita scorta armata.


venerdì 11 settembre 2015

Quando gli economisti inizieranno finalmente a lavorare


I mercati finanziari, e il sistema capitalistico globale più in generale, sono diventati così dipendenti dalla moneta a buon mercato che un indebolimento della sua offerta e un ritorno a un regime monetario più normale può far crollare l’intero sistema come un castello di carte.

Non si tratta di una congettura ma di un’evidenza così luminosa da accecare. Se i mercati sono così preoccupati per un possibile aumento dello 0,25 per cento dei tassi statunitensi, allora i problemi dell'economia mondiale sono ben più gravi di quanto viene ammesso. Tanto per dire, la previsione della Banca Mondiale per la crescita globale del 2,8 per cento, fatta solo lo scorso giugno, è già completamente fuori dalla realtà.

L’enorme speculazione su cui regge questo sistema economico-finanziario tende al crollo (*). Non importa se tra uno o tra dieci anni, queste cose hanno una scala temporale che non tiene in alcun conto la contabilità con cui gli economisti e ancor più i politici sono soliti misurare il tempo storico. In ogni caso si tratterà di un evento inevitabile e che provocherà un terremoto sociale di cui le crisi precedenti saranno a confronto dei semplici sussulti.

Stanno guadagnando in ampiezza e in profondità la contraddizione e il contrasto tra i rapporti di distribuzione della ricchezza (e dunque anche i rapporti di produzione cui la distribuzione si riferisce) e le forze produttive (vale a dire la capacità produttiva e di sviluppo della società). Ogni cosa lo dimostra, basta farci caso.

In termini più sintetici, adatti ad un twitter, si potrebbe dire che che i rapporti di distribuzione hanno un carattere storico che dipende dai rapporti di produzione, dei quali essi esprimono solo un aspetto. Con un secondo cinguettio, si potrebbe essere più corrivi dicendo che l’offerta è di gran lunga superiore alla domanda, la quale però resta al di sotto dei bisogni e dei desideri. 

E non c’è dottrina economica, manovra monetaria e anatema politico che possano esorcizzare la scarsa propensione al consumo dei poveracci. E, ad ogni buon conto, ricordiamoci che la genesi della crisi va cercata nella produzione di plusvalore e non nella sua realizzazione.

Nel sistema economico attuale non c’è un piano e non si può prevedere nulla. Quando nascerà un altro sistema economico, in cui sarà possibile fare previsioni, sarà il momento in cui finalmente gli economisti inizieranno a lavorare.


(*) Spero questo termine non venga frainteso.

giovedì 10 settembre 2015

Come noi


Ultima Cumaei venit iam carminis aetas;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo:
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna.

Il Tardo Antico, il grande tema della decadenza dell’impero e della sua civiltà, mi affascina da decenni, diventando quasi una specializzazione. M’incuriosiscono le analogie, pur rintracciabili in ogni epoca di grave crisi in cui alle coscienze si presenta l’idea della fine. Le analogie con il Tardo Antico sono davvero numerose e assai convincenti, già a cominciare dal fatto che fu un periodo d’inquietudine contrassegnato dalle grandi invasioni di popoli da est e da nord. Sul piano della psicologia sociale un’altra rimarchevole analogia sta nel fatto che al pari di quella anche la nostra epoca è sostanzialmente incredula di ciò che le sta accadendo. Una differenza invece riguarda il rovesciamento della nostra sorte che per quasi un secolo si è ritenuto di poter attuare con mezzi umani. E però anche questa differenza infine è svanita, prevalendo nel nostro declino la sfiducia e l’incapacità di vedere le cose per quello che esse sono effettivamente. Sul piano ideologico si tratta in definitiva dell’esito di una grande controffensiva cui solo il punto di vista del materialismo storico offre risposta.

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mercoledì 9 settembre 2015

Aumento dell'aspettativa di vita



L'occhio strabico


Quando un tribunale dichiara nullo un atto, in genere un contratto, ebbene quel contratto è come se non fosse mai stato sottoscritto. Diventa, a seguito di quella pronuncia, “nullo”, appunto. È come se non avesse mai avuto luogo, non fosse mai esistito. Pensa un po’, hai acquistato un appartamento, il venditore è fallito, la curatela fallimentare chiede al tribunale la “revocatoria”, cioè la declaratoria di nullità del contratto di compravendita, e, se la richiesta viene accolta, quel contratto è come se non fosse mai avvenuto e l’acquirente rimane con le mosche in mano: senza soldi e senza immobile. I casi sono numerosi e non solo per quanto riguarda la compravendita d’immobili.

Questi sono gli effetti diretti di quando le pronunce di nullità hanno ad oggetto le “cose”; ma il discorso cambia quando simili pronunce hanno ad oggetto le persone e producono effetti diretti sul loro status e condizione. Ed è appunto il caso della dichiarazione di nullità del matrimonio.

martedì 8 settembre 2015

C'era una volta


Cominciò a soffiare un vento freddo e qualcosa di sinistro si annunciò all'orizzonte. Grandi barche portarono bande di predoni bianchi che saccheggiavano le terre, stupravano le donne, uccidevano uomini e bambini e stabilivano le loro colonie lungo la costa, rubavano le risorse del posto per spedirle alle loro terre, dall'altro lato del mare.

La gente del posto fu fatta schiava e uccisa. Si ammalava delle malattie degli alieni e i superstiti si rifugiarono nelle foreste. Così gli uomini bianchi rastrellarono genti di altri popoli, delle Terre del Sud, strappandole alle loro famiglie, imbarcandole nelle loro navi, incatenate insieme in uno spazio appena sufficiente per sedersi, lasciate nei loro escrementi, trasportate per mesi attraverso il mare per poi essere vendute come bestiame.

lunedì 7 settembre 2015

La senatrice 5Stelle dopo l'Ambrosetti le vuole cantar chiare anche al Bilderberg


In un paese provinciale come il nostro è ovvio che a fare notizia vi sia la passerella di cazzari a Cernobbio, e dunque sia passata sotto silenzio la riunione dei ministri delle finanze del G20 e dei banchieri centrali tenutasi ad Ankara nel fine settimana. Merita dare risalto a ciò che ha detto al forum Ambrosetti la senatrice e vicepresidente della commissione bilancio Barbara Lezzi: “Noi non parliamo come gli altri partiti”. Infatti i 5Stelle quando parlano con i padroni fanno la voce grossa, tanto da dire: “Il gruppo Bilderberg? Se ci chiamano possiamo anche andarci”.

Dicevo del summit di Ankara, al termine del quale il comunicato ufficiale è stato un esercizio di pubbliche relazioni volto a mascherare il prolungarsi infinito della crisi e l'impotenza delle autorità economiche e finanziarie, tanto che con impareggiabile faccia tosta si dice che la ripresa economica globale sta guadagnando velocità!

sabato 5 settembre 2015

L'opzione


Era il settembre del 2008 quando scoppiava il pentolone dei derivati e falliva la Lehman Brothers annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari e debiti obbligazionari per 155 miliardi. Sette anni dopo le cose non sono cambiate, nonostante l’ubriacatura di parole e dati sulla “ripresa” e l’uscita dalla crisi.

La crisi è diventata un soggetto di preoccupazione ufficiale e permanente e porta i più creduli a non dubitare della possibilità di poterla superare prima o poi, annegandola in biglietti di banca. Tra questi creduli vi sono anche molti dei più ragguardevoli intenditori della grande truffa, cioè i padroni del mondo. Confondono questo fallimento, cui essi partecipano tanto attivamente, con le farneticazioni dei capi delle banche centrali, degli economisti e perfino con ciò che viene raccontato nei loro giornali. In tal modo viene alterato il senso delle coscienze contemporanee, non solo quelle degli schiavi ma anche quelle dei padroni.

venerdì 4 settembre 2015

Dell'ipocrisia dei critici laterali


Il premier inglese Cameron ha dichiarato, in riferimento alla foto del bimbo annegato, di essere commosso “come padre”. Questi stronzi devono sempre distinguere, tenere le distanze tra quelli che sono i sentimenti personali, privati, e il loro ruolo di assassini istituzionali seriali.

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giovedì 3 settembre 2015

"Volontà di potenza"


Dopo un lunghissimo post – a tratti ridondante, così come ridondante è l’articolo di Kurz – sul cosiddetto ozio produttivo (perché non chiamarlo ozio operoso?), in cui emerge la scoperta rivoluzionaria che finché l’operaio deve vendere la propria forza-lavoro sempre nella stessa merda schiavistica si resterà, qualunque siano le forme redistributive del plusvalore, veniamo a questioni più prosaiche e soprattutto di più urgente momento.

Sempre a sproposito di lavoro, che dire dei peana di vittoria a motivo della discesa della disoccupazione dello zero virgola, del calo della disoccupazione giovanile (di quella gioventù che emigra in GB e in Australia) che comunque resta sopra il quaranta per cento? È proprio senza vergogna questa gente che il lavoro manco sa cos’è.

Mi vengono in mente quegli insegnanti di Palermo, una coppia con figli, che ricevono a mezzanotte una mail, a scuole aperte e a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, dove gli si comunica che dovranno trasferirsi subitamente a Milano. Roba da libro Cuore, ma siamo nel XXI secolo e l'irrealtà viaggia in tempo reale. Pensa se ne mandavano uno a Milano e l’altro a Bari, oppure se succedeva l’inverso, cioè insegnanti milanesi trasferiti a Palermo! Perché stupirsi, succede di tutto in questo straordinario paese. Chi cavolo glielo ha detto a questi precari di sposarsi e di avere addirittura dei figli?

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mercoledì 2 settembre 2015

L'ozio della stiratrice


Segue qui un commento, assai lungo ma per quanto possibile sintetico, a un articolo, poi pubblicato come saggio insieme ad altri scritti, di Robert Kurz. L’articolo ha per titolo: L'onore perdutodel lavoro. Il socialismo dei produttori come impossibilità logica. Il leit-motiv della sua posizione è già enunciato in apertura:

Nell'orizzonte dell'ontologia del lavoro non è possibile alcun socialismo, o, detto altrimenti, la forma-merce della riproduzione sociale non può venir superata che insieme al "lavoro".

Questa concezione negativa del lavoro tout court, addirittura nella sua “ontologia” – e dunque del lavoro in sé e per sé – , ha trovato seguito presso un certo “pubblico”. Kurz fa largo uso di due concetti per definire il lavoro e il suo opposto, cioè il “lavoro astratto” e il “non lavoro”. Per lavoro lavoro astratto egli intende il lavoro nella sua forma di valore di scambio e per non lavoro l’ozio produttivo.

martedì 1 settembre 2015

L'imprescindibile punto di partenza


Nel regno della confusione e del suo più eclatante fallimento, ritengo che una posizione bisogna assumerla se si vuole almeno tentare di tener alta la testa nel fango che ci assedia da ogni lato. Prendere una posizione contro l’attuale stato delle cose lo fanno in molti ormai; ma per me è fondamentale stabilire il punto di partenza che non può essere quello di una critica generica. Perciò mi definisco marxista, consapevole del rischio poiché molto spesso i marxisti assomigliano a quei gruppi che partono alla ricerca dello yeti e la cui indagine rischia di restare solo ipotetica. Non dunque una volontà di ripararmi dietro a una formazione di pensiero, ma il desiderio e il bisogno di comprendere la totalità da un punto di vista non omologato dal sistema, facendo tesoro di una concezione imprescindibile di ogni critica radicale e che poggia nel materialismo storico e ha per metodo la dialettica. A ben vedere, con i tempi che corrono, è un piccolo atto di rivolta. Se poi questa posizione, pur con tutti i suoi limiti e le inevitabili contraddizioni, esce dall’angustia del privato e dal pessimismo culturale, tanto meglio perché forse riesce pure utile.

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Psicologi


Il tasso di disoccupazione dei giovani è al massimo storico: 44,2%. Il tasso di occupazione dei giovani è al minimo storico: 14,5%. Così anche in generale: giù l'occupazione al 55,8%, su la disoccupazione che ora viaggia al 12,7%, dopo aver sfiorato il 13% record a novembre.

Nel mese di giugno – ultimi dati Istat a disposizione, oggi arrivano quelli di luglio e del secondo trimestre – si sono persi 40 mila posti sull'anno prima e aggiunti 85 mila disoccupati.

Nel marzo scorso veniva varato, con l’accompagno della solita fanfara, il nuovo contratto a tempo indeterminato senza articolo 18, cioè la possibilità per i padroni di licenziare chi e come gli pare, con l’aggiunta di uno sgravio, già in vigore da gennaio, senza precedenti: zero contributi e zero Irap. Il tutto a spese di chi paga le tasse, ovviamente, mentre il padroncino ti sfreccia accanto con il suo Suv nuovo fiammante.

Ricordate? “Le imprese non hanno più alibi”, diceva la nota faccia da sberle.

Eh sì, i dati sono contrastanti: se li strombazza il Ministero del lavoro, con una lunga teoria di addizioni e sottrazioni atta a creare confusione per non far capire un cazzo alla gente, il cambio di contratto, da uno a termine a un altro a bischero sciolto, segna +1 sull’occupazione; se invece lo stesso cambio di contratto lo segnala l’Istat sulla base di una meno sofisticata operazione algebrica, il saldo occupazionale è zero.