venerdì 30 gennaio 2015

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Gli sta bene a Odifreddi che s’è voluto immischiare nei premi letterari! Oltre alle immancabili cricche dell’élite kulturale s’è imbattuto in quella sionista e dei relativi simpatizzanti. Due giurati, Daverio e Calimani, non gradiscono averlo tra i piedi, troppo politicamente scorretto il suo giudizio sulla Shoah e le camere a gas. Daverio è uno molto amico della lobby e Calimani ha un ruolo di primo piano nella comunità ebraica veneziana. Ora Odifreddi può rinsaldare la sua fama di martire della verità storica, contro il canone imposto per legge. Però stia bene attento a definire “opinioni” le camere a gas, perché Faurisson fu rimosso dall'insegnamento e privato della pensione a causa delle sue tesi. Siamo tutti Charlie, si diceva appena due settimane fa.

giovedì 29 gennaio 2015

Radikalenerlass


Si parla molto della crisi della politica, delle istituzioni, dello scadimento morale e, per tagliar corto, del disagio sociale profondo che ha molti motivi nell’economico ma che la difficile situazione materiale spiega solo in parte. Per quanto riguarda la crisi della politica mi pare evidente che ciò che è venuto maggiormente a mancare nel tempo è il legame con la cultura, e dunque l’influenza del sapere sul potere. Ho già accennato al fatto che non c’è leader politico degli ultimi decenni denotato di una caratura intellettuale tale da essergli riconosciuta unanimemente, e nessuno di loro ha prodotto alcunché di significativo sul piano teorico-scientifico, al massimo ci si occupa di cinema e di vini. E, del resto, di quale cultura stiamo parlando oramai? E, in fondo, a chi interessano queste cose?


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mercoledì 28 gennaio 2015

Tempo


Quanto al capitalismo, vorremmo innanzitutto osservare che fu l’obbedienza ai suoi principi a contribuire in così larga parte al fallimento dell’Inghilterra (*).

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Che cosa accadrà nei prossimi mesi in Grecia? Sappiamo tutti su quali modeste risorse poggi l’economia ellenica. Chi ha finto di non saperlo per anni sono stati i tecnocrati di Bruxelles, le multinazionali e banche europee, soprattutto quelle di lingua tedesca. Anche la persona più ingenua capirebbe che la Grecia non può far fronte al suo debito, né oggi e nemmeno dopo, così come non può reggere l’euro (ma quest’ultimo è un aspetto meno urgente della questione, anche se sta in radice).

Anche la Finlandia s’è detta disposta, tra gli altri, a riconsiderare la situazione del debito greco. Del resto, che altro c’è da fare? Si apre dunque, di là delle dichiarazioni di principio di una parte e dell’altra, una fase di trattativa. Ovvio che nessuna delle parti può permettersi di perdere la faccia. Si tratta di non tirare troppo la corda.

Se si dovesse arrivare ad un esito soddisfacente nella trattativa, sarebbe un indubbio successo politico per l’attuale governo ateniese che non mancherebbe di suonare la grancassa. E però ciò aprirebbe pericolosi scenari su altri fronti europei. Una volta sbollita la sbornia post elettorale, sarà dunque una partita giocata più tra le quinte che sul proscenio, centellinare alle plebi ossicini da rosicchiare, dei grandi titoli sui media, dibattiti infuocati.

E nel caso tali accordi non approdassero a nulla di concreto? La borghesia greca non può permettersi colpi di testa, non si aprirebbe la strada ad Alba dorata, come qualcuno paventa, ma sarà trovata una soluzione meno estrema. Ad ogni modo si tratta di guadagnare tempo, come del resto succede sempre in democrazia, perché in questa fase storica solo il guadagno di tempo può salvaguardare gli interessi fondamentali e l’autolimitazione garantire l’ordine sociale.



(*) In regard to capitalism, we observe first that it was obedience to its principles that contributed so largely to England's failure (John F. Kennedy, Why England Slept, versione della tesi di laurea pubblicata nel 1940, Wilfred Funk, New York, p. 220).

Chi ricorda più quelle vittime?


Siamo sicuri che Hitler sia morto? Certo che no, egli si nasconde dietro molte maschere. E poi porre la questione in questi termini rivela una concezione idealistica della storia. Possiamo considerare Hitler come un mostro, ma egli fu innanzitutto il prodotto di una società e della sua storia, e non si può spiegare un’epoca con le categorie dell'assurdo e della follia.  Senza la prima guerra mondiale, Versailles, la crisi del primo dopoguerra, la crisi del Ventinove, l’impasse politico di Weimar (ah, le leggi elettorali!), il nazismo sarebbe rimasto tutt’al più una curiosità storica per specialisti. E però anche elencando questi motivi, pur molto veri, si resta sempre ancorati all’evenemenziale. Tuttavia, occupiamoci di efferatezze e lasciamo stare, per questa volta, le cause.

Che forse gli ebrei sono stati gli unici ad essere perseguitati ed uccisi? Appena un poco prima di loro non era capitato agli armeni? E con quanto sprezzo razzista è avvenuta l’espansione europea a partire dal XV secolo? E come non ricordare le stragi compiute da santa romana chiesa? E andando ancor più indietro nella storia?


martedì 27 gennaio 2015

Nessuno è veramente interessato a sollevare pietre ...


In attesa dell’apertura ufficiale delle presidenziadi, parliamo d’altro, cioè della guerra e delle sue vittime.

Le vittime del secondo conflitto mondiale furono oltre 50milioni (e altrettanti furono i feriti), delle quali grossomodo circa la metà furono civili. Nella Giornata della Memoria sarebbe opportuno ricordare tutte le vittime civili, anche se la vicenda delle vittime deportate e decedute nei lager richiama com’è ovvio un maggior pathos e una maggior riflessione su quanto accaduto.

"Altre Perdite"


Come ho detto più volte, a me piace la televisione. In famiglia sostengono che se fosse per me il telecomando avrebbe solo tre pulsanti, inclusi quelli on/off e audio. Non è vero, a volte sbircio anche un altro paio di canali se c’è qualcosa d’interesse. Nella settimana in cui si celebra la Giornata della memoria seleziono con maggior cura. Spesso spengo. Non perché non sia doveroso ricordare, ci mancherebbe. M’infastidisce la retorica, il pressappochismo, la volgare falsificazione.

Ieri, per esempio, un documentario su Raistoria sosteneva che per 40anni s’è taciuto un orribile segreto: l’armata rossa avrebbe utilizzato un ex lager tedesco come campo di raccolta di profughi di ogni genere e nazionalità. Ne sarebbero morti circa 12mila di malattia e di stenti. Clamoroso, davvero.

lunedì 26 gennaio 2015

L’inquietudine


L’inquietudine agita l’Europa. Oltre 120 milioni di poveri sono un motivo sufficiente. Le condizioni generali che per alcuni decenni hanno permesso ai paesi capitalisticamente più avanzati un welfare diffuso, stante anche il saccheggio degli altri paesi, non ci sono più e non si riproporranno.

Quale rimedio? C’è chi suona la campana per più tasse ai ricchi e distribuzione delle elemosine, e tuttavia una maggiore equità, pur necessaria, non rimuoverebbe una sola delle cause del disastro. L’altra campana rintocca la solfa sulle riforme, quelle che negli ultimi decenni sono servite a impinguare il grande esproprio.

La borghesia sa bene che non è possibile operare alcun reale mutamento dell’ordine vigente senza che tutto vada all’aria. Non c’è riforma che tenga, i “rivoluziobari” delle promesse sono solo delle macchiette. Lord Castlereagh, ministro degli esteri inglese, nel 1815 poteva assicurare che i rivoluzionari di quel tipo “non sono mai meno temibili di quando sono al governo, mescolati agli altri” (*).

Alla base di tutto c’è un’antinomia logica che perfino i borghesi non stupidi conoscono molto bene (all’argomento ho dedicato centinaia di post in questo blog, perciò non voglio ripetermi), dunque sono ben contenti che si facciano avanti di questi riformatori, i quali sono come dei fisici incapaci di misurare con esattezza posizione e velocità dell’elettrone e che perciò tentano con tutte le forze di fermarlo.


(*) Charles Kingsley Webster, The Foreign Policy of Castlereagh, vol. II, p. 547 (Appendice).




L'accoppiata




Chi è Panos Kammenos, alleato del nuovo premier Alexis Tsipras? Qui in wikipedia in italiano, e qui in inglese. Ora leggete chi è Panos Kammenos in greco. Insomma, l’uomo giusto per combattere la corruzione e per tante altre cose.

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domenica 25 gennaio 2015

No, non si tratta del formaggio di fossa


I lavoratori gridano per avere il pane
I commercianti gridano per avere i mercati
Il disoccupato ha fatto la fame.
Ora fa la fame chi lavora.
Le mani che erano ferme tornano a muoversi:
torniscono granate.





Eugenio Scalfari nel suo odierno editoriale cita questa poesia di Bertold Brecht. Allora Scalfari legge Brecht? Questa gente non legge veramente nulla, credetemi, salvo i risvolti di copertina, recensioni e prefazioni. Questo stralcio di una poesia di Brecht è riprodotto in copertina all’edizione einaudiana uscita due settimane fa e che ha per titolo Poesie politiche. Oltretutto Scalfari, nel suo commento, sembra non cogliere il senso esatto della strofa. Meglio sorridere su queste cose.

M’interessa di più cosa ammette Scalfari oggi anzitutto in riferimento al famigerato Jobs Act e più in generale sulla politica economica di questo governo a capo del quale siede una persona non solo troppo giovane, ma soprattutto molto ignorante perché possa anche solo cogliere la dimensione reale dei problemi.

“Quelli che portano all’abisso la nazione /”, si legge nel Breviario tedesco di B.B., “affermano che governare è troppo difficile / per l’uomo qualsiasi”. Con Renzi siamo in presenza dell’uomo qualsiasi ma nella versione del paradosso.



sabato 24 gennaio 2015

Tsipras, il “serial killer”, l’alter ego ellenico di Renzi


Poiché disponibile solo in abbonamento, riporto integralmente in nota alla fine del post alcuni stralci da un articolo del Financial Times, noto giornale di orientamento bolscevico, in cui Alekos Alavanos, predecessore di Tsipras a capo di Syriza, traccia un ritrattino del Renzi greco (*).

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Dopo cinque anni di brutali misure di austerità dettate dell’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, la Grecia ha toccato il fondo economicamente e socialmente. I partiti tradizionali sono così detestati (eufemismo) che Syriza, una coalizione della cosiddetta sinistra radicale (Synaspismós), ha la possibilità di vincere le elezioni e prendere la direzione del governo. Come Berlusconi, Alexis Tsipras ha promesso che abolirà l’Imu greca, che lì si chiama Enfia. La vittoria elettorale di Syriza avrà un impatto soprattutto sui media, ma per la gente che lavora (se ha un lavoro) un governo Syriza non rappresenterebbe un modo per uscire dalla crisi; al contrario, rappresenterebbe l’ennesimo inganno.

venerdì 23 gennaio 2015

Il miracolo dello zero virgola


Leggo sul Corriere di oggi la seguente dichiarazione del ministro Padoan, tra l’altro uomo molto papabile per il Quirinale: “Ora le famiglie possono cominciare a spendere”. Il riferimento è al QE della Bce annunciato ieri nei suoi numeri reali. Chissà perché chi guadagna 1.200-1.500 euro al mese avrebbe finora dimostrato scarsa propensione (la chiamano così) al consumo. Invece chi guadagna di più e anche molto di più non farà aumentare di molto i consumi, specie quelli di base. Quanto latte, pasta, verdure, automobili, televisori, frigoriferi volete che consumino le famiglie benestanti? Fatto salvo l’abbigliamento e poco altro, i beni di lusso l’Italia deve importarli, soprattutto auto, cosmetica e prodotti di alta tecnologia.



A guadagnarci saranno i soliti che potranno arricchirsi ancora di più. Innanzitutto chi esporta nelle aree extra euro poiché le merci europee costeranno meno, quindi i tedeschi primi fra tutti. Questo è un dato di fatto, non una considerazione. Per i poveracci non cambierà assolutamente nulla stante il fatto che gli aumenti di produzione riusciranno forse ad alzare l’occupazione in alcuni settori ma la tendenza resterà comunque quella del calo della domanda posto l’aumento dello sfruttamento e l’innovazione tecnologia che sostituisce sempre più forza-lavoro. Insomma, aspettiamoci qualche zero virgola qualcosa che farà immancabilmente gridare al miracolo, nulla di più. Il sistema è alla frutta, secca.

giovedì 22 gennaio 2015

Presidente


La crisi della rappresentanza è nella fine delle ideologie, delle appartenenze, e ciò è il segno che la società stessa è cambiata, nello stravolgimento dei suoi riferimenti e nell’idea che noi abbiamo di essa. Ciò nonostante è innegabile che le nostre condizioni di vita poggino su concreti rapporti sociali che non sono cambiati, prova ne sia quando cerchiamo un lavoro e quando lo perdiamo. E però a cambiare è stata la nostra concezione di tali infrangibili rapporti. Il salariato non crede più in una società di uguaglianza e di solidarietà, ma in quella del consumo e più ancora nei modelli del lusso, vero o fasullo. Il suo orizzonte è a due passi, concreto e immediato, gli sorride dalle vetrine della boutique e lo solletica da quelle del concessionario. Troppo potente è l’arma della lusinga, inestinguibile il desiderio alienato, lo sanno bene i pubblicitari e i padroni per i quali lavorano.

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mercoledì 21 gennaio 2015

Quando un cammello è un cavallo


Con le cosiddette primarie s’intendeva selezionare i quadri e la dirigenza del Partito democratico. A cominciare dal segretario del partito. A votare per i candidati ci può andare chiunque, come dimostra quanto è avvenuto, da ultimo, anche per i candidati alle regionali della Liguria. In pratica è come se alle riunioni di un condominio avessero diritto di voto anche i condomini di altri stabili.

Alle ultime primarie per l’elezione del segretario del partito ha vinto il sindaco di Firenze, il quale s’è dimesso dalla carica cittadina per ricoprire quella di partito. Sennonché come segretario del partito di maggioranza ha fatto cadere il governo in carica a guida Pd, e ha ottenuto a sua volta l’incarico dal presidente della repubblica di formare un nuovo governo. Insomma, cose che si vedevano nella vecchia Democrazia cristiana.

Renzi ha usato il discredito del vecchio gruppo dirigente come arma, le primarie come mezzo, e il complotto come base (*).

“Oggi voglio venirti a tergo"



Ieri sera ho fatta un’eccezione, ho seguito il dibattito sul tema dell’euro e dell’immigrazione tra il signor D’Alema e madame Le Pen. Poi, prima dell’arrivo in video della ministra Pinotti, ho spento per poter leggere la recensione, sul Domenicale, al libro che raccoglie la corrispondenza tra Federico De Roberto ed Ernesta Valle (*).

Per De Roberto ho avuta una passione in gioventù, tanto da aver letto, credo, tutto ciò che ha scritto e che ora è raccolto in un volume dei Meridiani, salvo appunto la corrispondenza con la sua amante Ernesta (che Federico chiama Renata, maritata all’avvocato messinese Guido Ribera), con la quale intrattenne una relazione, un’ardente storia d’amore, durata intensa per oltre sei anni: 1897-1903. Gli incontri avvengono a Milano, capitale dei poteri mediatici, industriali e finanziari nonché di salotti culturali.

martedì 20 gennaio 2015

Neppure Dio


Il post che segue tratta di un tema dell’economia con semplicità elementare, perciò è rivolto specialmente a quelli che affermano, schermendosi, di comprendere poco o nulla di tale materia (e come facciano ad occuparsi di tutto il resto un po’, per me resta un mistero).

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In questi giorni si parla molto della distribuzione della ricchezza nel mondo, spesso accompagnando i dati con considerazioni etiche, come potrebbe un Ratzinger, e moralistiche, come fa Bergoglio. La “spirale della disuguaglianza perpetua” la chiama quel bel tomo che risponde al nome di Piketty, ed Obama prende per buona l’”utopia utile” pikettiana per proporre maggiori imposte sulla ricchezza come leva dell’imperialismo per regolare il “capitalismo patrimoniale globalizzato”, in realtà per ridurre il fardello dei suoi rentier nella competizione mondiale (leggi Cina, anzitutto).

Ciò che invece m’interessa è un altro aspetto di questa disuguaglianza, la quale oggi appare più abnorme che un tempo (*).

Secondo il Credit Suisse, la ricchezza privata nel mondo viene calcolata in 262 trilioni di dollari, vale a dire, facendo una media, 56mila dollari per adulto, con un aumento tra il 2013 e l’anno scorso dell’8,3 per cento. E ciò nonostante la crisi, o forse anche grazie ad essa.

lunedì 19 gennaio 2015

Kabuki


La strategia è quella di sempre, del carciofo e del dito puntato alla Luna. Quella della gradualità, che rende accettabile una misura inaccettabile mediante una sua applicazione graduale, foglia dopo foglia, e, in parallelo, quella della distrazione, che consiste nel deviare l’attenzione dai problemi importanti e dai cambiamenti che incidono profondamente nella vita di ognuno.

È la strategia che ha portato dapprima alla famigerata riforma Fornero. Una riforma che andava fatta, ma per eliminare i privilegi non per bastonare chi ha lavorato oltre 40anni. Per usare parole gentili possiamo dire che è un prodotto difettoso, con effetti iniqui e distorsivi, che lascia intatti molti privilegi e penalizza le pensioni di chi ha sgobbato per davvero.

Nel vuoto


Questo è un paese che non ha mai veramente creduto in quella che chiamiamo politica, poiché sa bene che è un gioco truccato. E dunque l’unica domanda schietta e razionale che si dovrebbe porre è: che cosa difendiamo, e contro che cosa lo difendiamo?

Eppure c’è da credere che tra non molti giorni riuscirà, se non proprio ad entusiasmarsi, quantomeno a dividersi in accalorate fazioni. In questo modo, ancora una volta, ci faremo fottere. Con un vecchio trucco, lo stesso utilizzato per ogni tipo di elezione: se esce testa vincono loro; se esce croce perdiamo noi.

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domenica 18 gennaio 2015

La crociata imperialista


Se andiamo a vedere chi sono le persone che lavorano facendo i braccianti in agricoltura, non solo in Italia, ma anche in Francia, Spagna e altrove, se entriamo nei mercati generali, nelle cucine dei ristoranti, nei cantieri edili, nelle fabbriche d’automobili, ebbene chi svolge i lavori di manovalanza sono gli immigrati, di prima o di seconda generazione, i quali provengono prevalentemente dall’Africa e dall’Asia. Ecco chi sono dunque innanzitutto gli immigrati: forza-lavoro, spesso nei gradini più bassi della scala sociale. Pertanto, prima di iniziare qualsiasi tipo di discorso che abbia per tema gli immigrati, sarà bene aver presente quale ruolo essi occupano nella divisione sociale del lavoro in Europa.

Come un tempo s'usavano gli anarchici per creare un certo clima sociale, oggi si usano i terroristi islamici. Non conosceremo mai i dettagli.

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sabato 17 gennaio 2015

In mezzo alla nebbia


Dice Ferrara Giuliano:

Questi sono eserciti! Ma ancora non l'avete capito? Ma che cazzo dite 'terroristi'! Questo non è terrorismo, questa è guerra santa islamica contro l’Occidente cristiano e giudaico! E se negate questa cosa siete un branco di coglioni!

Da Ferrara, da un ex manovale della Cia, da un egocentrico che le deve sparare grosse per paura d’essere ignorato, non ci si può aspettare che queste similitudini. È un tipo che rigetta le obiezioni non perché non ne comprenda la fondatezza, ma perché le disprezza.

L’Iraq, la Libia, la Siria, eccetera, chi li ha destabilizzati? Chi ha alimentato, almeno in origine ma sappiamo anche dopo, le bande di fanatici islamici? Come negli scacchi, la prima mossa d’apertura può determinare l’esito della partita. Una partita che comunque ora va giocata, su questo ha facilmente ragione Ferrara, ma fosse per lui manderebbe all’aria la scacchiera invece di riposizionare i pezzi.

Siamo passeggeri di un mondo che procede in mezzo alla nebbia, con percezioni diverse e sulle quali ognuno giura !

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Povere ragazze, in fondo mi fanno pena, molto meno i loro genitori. Per quanto riguarda il riscatto, dire a dei levantini di non contrattare è come imporre a dei pesci di non nuotare.
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Dagospia da agenzia di pissi pissi, provocazioni e rassegna stampa, sta diventando sempre più un sito di pseudo sessuologia clinica di gente disperata.

venerdì 16 gennaio 2015

Umano troppo umano


Ricevo da un lettore, Marcello, che ringrazio:

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Tra un prete e un ateo sur fanatismo religioso

- "Da prete dico che me sò stufato
de stà a sentì accusà la religione
pè via de quarche stupido esartato
che sbrocca e ammazza un fracco de persone!

A Dio gne serve er terrorista armato
o er boia cò la sciabola e er barbone,
e invece viene strumentalizzato
pè dà a le stragi giustificazione...".

- "Ah Don Ignà, permette dù postille?
Ognuno intenne dio un po' come vole:
c'è chi je serve a arzà l'otto per mille

e c'è chi in nome suo fa er tajagole;
chissà si è peggio un ladro o un imbecille...
Comunque, lascio a voi 'ste commediole

'sto spreco de parole,
ché come nonno mio diceva spesso

dio è umano tanto quanto l'omo stesso".

La superstizione universale


Comprendo come molti dei cosiddetti laici guardino a Bergoglio con umana simpatia, per quel suo fare accattivante, il sorriso bonario, le frasi semplici e i ragionamenti semplicistici, per il suo essere parroco di villaggio del buon tempo antico. E perché passa per essere il castigamatti della sua curia, cioè del suo governo, del suo entourage e dalla sua cancelleria. Poi i media pensano al resto, a fare in modo di tenerci occupati con una quantità crescente di cose di nessuna importanza. Infine, Bergoglio, come i suoi predecessori, non avrà difficoltà di essere fatto beato e poi anche santo: un miracolo non si nega ad alcun leader carismatico se ciò serve al dominio delle false apparenze.

Si dimentica che Bergoglio è un autocrate a capo dell’unica religione avente un proprio stato, con tutte le prerogative che ciò comporta, e che egli incarna un potere assoluto e tutt’altro che democratico. Solo l’ordine assurdo delle cose può trasformare le parole ridicole di simili personaggi in qualcosa che appaia sensato. Solo l’inerzia della paura ben rappresentata nello sfacelo spettacolare ci tiene insieme nello stazzo, nell’assuefazione a barattare la nostra vita per la sopravvivenza, in cambio degli spiccioli del profitto.

Per quale motivo dovremmo altrimenti accogliere il suo “invito” a non ridere della religione? Vedo in questo il richiamo a una solidarietà tra teocrati, con e senza barba, e nel pugno alzato a difesa della propria “mamma”, l’allegoria che Malvino con chiarezza ha saputo ben rilevare nel suo reale significato. In termini di violenza dove cogliere la differenza tra chi ti prende a pugni perché hai riso della sua ridicola religione intrisa di imposizioni e di violenza, non potendo per ragioni di circostanza fare altro, e chi ti taglia la gola perché è nella situazione che gli consente di farlo?

Solo un pensiero castratorio può porre limiti al riso, all’irriverenza, allo sberleffo, all’insulto dissacratorio, all’offesa per la menzogna, alla scoreggia per qualsiasi certezza autorizzata e certificata in Dio, Diavolo, Stato, Rivoluzione, Sinistra e Destra e tutti gli altri cazzo di dogmi con la maiuscola su cui si fonda la superstizione universale instillata fin dall’infanza. 

giovedì 15 gennaio 2015

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«Nessun comunista al Quirinale», ha intimato lo st...atista della Brianza. Venga avanti qualcuno le cui ambizioni superino le capacità e con una buona riserva di barzellette riciclate.




Stanze Vaticane, Ritratto di comunista (XXI sec.), particolare.

mercoledì 14 gennaio 2015

Domanda e risposta


Se il liberalismo ha fatto derivare il significato politico di “cittadino” dal suo status sociale, ossia dai beni in suo possesso, la democrazia contemporanea ha poi validato l’universalità di tale condizione in senso giuridico, sebbene, come rilevo spesso, in modo più formale che sostanziale per quanto riguarda il proletariato. L’orientamento socialdemocratico, nel dare forza alle istanze sociali, è stato infine fondamentale perché ha fondato energicamente la democrazia sulla reale qualità dell’umanità e della condizione del cittadino, anche se non ha potuto superare incagli decisivi per giungere alla liberazione del proletariato dalla sottomissione capitalistica (*).

È il caso di richiamare l’attenzione su come gli ideali socialisti, pur con tutte le distorsioni che inevitabilmente hanno subito (si pensi allo stalinismo), siano stati essenziali nel processo, e come essi debbano tornare ad essere vivi se non si vuole ripiombare, come sembra, in situazioni che sembravano superate e quasi dimenticate. Del resto nemmeno il liberalismo è rimasto immune da distorsioni, basti pensare alla concezione manchesteriana (cui ci vorrebbero, mutate le forme, ricondurre) e al colonialismo, per non dire della non velata condiscendenza con la quale le democrazie liberali hanno guardato ai fascismi europei, alle dittature latino americane, arabe, ecc..

Una classe dirigente ben contenta



C’è quasi da rimpiangere d’essere vissuti fino ad oggi per vedere lo sfacelo attuale. Trovo conferma quotidiana di quanto siano pochi a fare dell’essere e non dell’avere la ragione propria dell’esistenza. Di quanto sia grande la confusione sull’oggi e il fraintendimento sul recente passato.

Ieri mattina scambiavo alcune impressioni con una cassiera che conosco di vista e che lavora in un supermercato. Le dissi che la vedevo stanca, esausta, provata. Mi raccontava come da mesi sia sottoposta a turni e orari massacranti, di come le condizioni di lavoro siano cambiate in pochi anni, di come ormai non esista domenica o festività in cui non si debba lavorare.

martedì 13 gennaio 2015

Je suis De Gaulle

La libertà di stampa non è il fondamento della libertà, così come non lo è di per sé la democrazia come forma politica; e tuttavia le altre libertà, qualunque esse siano, se non si accompagnano con la libertà di stampa, non fanno ancora libertà.

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Quanti di noi sono disposti a dire fino in fondo le cose che pensano? Un tempo questo ruolo apparteneva ai giullari, ai buffoni di corte. Veniva concessa loro licenza di dire ciò che agli altri invece sarebbe costato la cabeza. Oggi questo rischio, il taglio del collo, non c’è più. E allora cosa ci trattiene? Non c’è rimasta materia sociale per cui valga la pena di spendersi, oppure si tratta solo di opportunismo e menefreghismo?

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In questi giorni non ho letto i giornali, li ho solo sfogliati, di proposito non volevo leggere ipocrisie sulle vittime di Parigi. Anche il Domenicale del Sole 24ore l’ho incominciato a leggere solo stasera. Così apprendo delle cose che non sapevo e, mi si perdoni la presunzione, che confermano quanto scrivevo ieri: la libertà di stampa, anche nelle democrazie attuali, è sempre relativa.



Divagazioni misericordiose


La copertina con cui esce C.H. raffigura il Profeta preferito di Allah in una posa e con parole che non avrebbe troppi problemi ad essere affissa, dopo ciò che è successo, nella bacheca di una madrasa pakistana. La lezione è servita, penseranno i misericordiosi guardiani dell’ortodossia con la barba. Per il resto si susseguono, ancora per qualche giorno, i richiami alla crociata e le analisi sociologiche.

Dalla Sura II (La Vacca), leggo:

Fate guerra per la causa di Dio, a coloro che vi fanno guerra ma non siate aggressori: Iddio non ama gli aggressori. Uccideteli dovunque li incontrate e cacciteli di donde vi hanno cacciati: la sovversione (fitna) è peggio dell’uccisione. […] Combatteteli, dunque, finché non vi sia più sovversione e il culto sia riservato a Dio.

In nota c’è scritto:

È considerata sovversione da parte dei Pagani della Mecca anche la guerra fredda a base di propaganda e manovre ostili per disgregare e indebolire le file dei Fedeli, donde a questi il diritto di combattere e uccidere anche durante i mesi sacri alla pace (Il Corano, Utet 1967, pp. 42-43).

Ai preti col turbante ci vuol poco per fomentare una guerra santa sulla base di testi come questi. La religione è sempre stata agìta politicamente. Come parte importante dell’ideologia non può non avere un ruolo politico, e del resto Maometto era anzitutto un riformatore politico. Se avesse scritto un testo politico nessuno se lo sarebbe filato. Perciò scrisse un testo religioso e c’era un solo modo per dargli autorevolezza, la sua fonte doveva essere divina. Lutero invece non ebbe bisogno di scrivere a sua volta, gli bastò tradurre.

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lunedì 12 gennaio 2015

Libertà di stampa e lotta di classe


Libertà di pensiero e di stampa è il diritto di chiunque di dire e pubblicare di tutto, salvo ciò che istiga a commettere violenze. Il resto spetta poi al buon gusto di chi scrive (e di chi legge). Così scrive il Condirettore de Il Fatto quotidiano. Come non essere d’accordo? E se scrivessi con pacate argomentazioni che il cosiddetto olocausto è una gigantesca esagerazione? Ok, lasciamo perdere le provocazioni stronze e passiamo ad altro, ma si tratta pur sempre di un esempio concreto di come il concetto di libertà di stampa sia sempre soggetto a interpretazioni e restrizioni.

Tendenze e contraddizioni


Il capitale è un rapporto di produzione (capitale costante e capitale variabile),
un rapporto di classe (borghesia e proletariato),
un rapporto di forza.


Il XXI secolo non è più una novità, e i primi tre lustri forniscono dati sufficienti per consentire di individuare, seguendo le costanti storiche di movimento del capitalismo, i principali processi e tendenze che determineranno la natura e la direzione degli eventi economici, geopolitici e sociali negli anni a venire. Dev’essere chiaro che non si tratta di un movimento lineare ma che procede per deviazioni, rallentamenti e controtendenze. Dunque si tratta di tener conto della “mediana” risultante dalla continua successione di zig-zag.

Si deve anzitutto rilevare come i primi quindici anni del secolo abbiano smentito, nel modo più netto, la trionfalistica dichiarazione con la quale si poneva fine alla storia in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, e abbiano confutato anche la fola che il capitalismo possa rappresentare il vertice insuperabile della realizzazione umana.


domenica 11 gennaio 2015

[...]


Mi aspettavo riprodotte sui più importanti quotidiani e trasmesse dai TG le famose vignette che sono costate la vita ai loro autori. Oggi i 45 capi di stato e di governo che sfileranno a Parigi avranno in mano una copia della rivista? Ipocriti. Vorrei vedere la reazione dei cosiddetti organi competenti se un vignettista italiano facesse lo stesso tipo di satira su Napolitano. Ipocrisia al cubo.




Mi ricordo quando i media discettavano in lungo e in largo sul nuovo ordine mondiale. È dunque questo? Non si sente un solo mea culpa tra i responsabili economici e politici di questo disastro. O sono dei grandi coglioni, oppure ci coglionano alla grande. Senza escludere la terza ipotesi.




Sul Fatto quotidiano, il profilo di Loretta Napoleoni, scritto da sé medesima, recita: “Sono tra i massimi esperti mondiali di terrorismo”. Esperta di terrorismo? E chi è, la sorella di Bin Laden?


È solo questione di tempo


Scrive oggi Eugenio Scalfari:

Interrogato venerdì scorso nella trasmissione televisiva della Gruber sul successore di Napolitano, Matteo Renzi ha risposto che non dirà nulla e si vieta perfino di pensarci fino a quando le dimissioni di Napolitano non saranno state effettuate. Ha perfettamente ragione, non spetta al presidente del Consiglio immaginare candidature fin quando quella carica è ancora ricoperta. Lo farà a partire dal 15. Ed ha aggiunto che il candidato non sarà né eletto e neppure indicato esplicitamente fino alla quarta votazione del "plenum" parlamentare, quando cioè termina la maggioranza qualificata e comincia quella del 50,1 per cento degli aventi diritto. Tutto giusto e avveduto.

Questa è la situazione: Matteo Renzi, al cui nome alcuna elezione legislativa ha dato mandato, si trova ad essere, per scelta del Quirinale, presidente del consiglio e colui che s’incarica, ma solo dal 15 di gennaio egli precisa, d’indicare il nome del nuovo presidente della repubblica, previo accordo sopra e soprattutto sotto il banco con quell’esemplare di galantuomo che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Renzi è anche segretario di partito, ma questi sono fatti interni e che però rendono ancora più marcata l’anomalia.

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sabato 10 gennaio 2015

Il parroco e lo spirito dei tempi


Leggevo un articolo di un parroco, il quale se la prende con l’uso strumentale e sacrilego che da sempre s’è fatto del nome di Dio. Dunque non solo i mussulmani, ma anche i cattolici, e gli ebrei (li aggiungo a mia volta).

Eh no, caro parroco, troppo comodo da quel pulpito. Non si può rimproverare agli uomini l’uso distorto di Dio, perché è quello stesso Dio agìto ad arte dalle religioni, ad immagine e misura, soprattutto per la cura di certi interessi. È, per essere banali e forse rozzi, quello stesso Dio in nome del quale cattolici e non cattolici, cioè volenti e non volenti, versano il loro obolo a santa romana chiesa (tanto per dire di un fatto tra gl'altri).

venerdì 9 gennaio 2015

Ma figuriamoci ...


Che cosa possono fare dei terroristi, armati, braccati da decine di migliaia di poliziotti? Seguendo la logica più elementare quei terroristi adotteranno la miglior difesa nel modo più semplice: prendere degli ostaggi. Ogni esperienza di questo tipo lo conferma. Senza la pressione dell’opinione pubblica, dunque senza la fretta dei responsabili politici, la faccenda di Parigi si poteva gestire molto meglio e risparmiando altre vite incolpevoli.

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Vittima del puritanesimo


Nel gennaio 1944 le armate tedesche, sebbene molto provate e nonostante la grave sconfitta subita l’anno prima a Stalingrado, cingevano ancora d’assedio Leningrado e non distavano molto da Mosca. In quel mese i sovietici lanciarono la più massiccia controffensiva che in poco più di un anno doveva condurli alla vittoriosa battaglia di Berlino, dove però subirono altre pesantissime perdite: 80mila morti e oltre 200mila feriti (*).

Un’altra grande offensiva seguì quella del gennaio 1944, e fu da Stalin denominata Operazione Bagration. Essa fu sferrata il 22 giugno 1944, anniversario dell’invasione tedesca, con lo scopo di annientare le forze tedesche del gruppo d'armate Centro schierato in Bielorussia e nella Polonia orientale, fino alla Vistola e al Niemen.

giovedì 8 gennaio 2015

La cauzione


L’Islam è compatibile con la democrazia? Questa domanda ho letto stamani. In epoca classica il cristianesimo era totalmente incompatibile con la concezione generale delle cose, eppure, in una certa fase storica, fu dichiarato religione ufficiale dell’impero romano (IV sec.). Bisogna essere molto devoti per credere che ciò dipese anzitutto dal fascino del racconto della resurrezione di un reo condannato a morte.

L’Islam di Omar Khayyam era quello di Ruḥollāh Khomeyni? A leggere i versi di Omar non si direbbe. E il cattolicesimo attuale è il medesimo di Pio IX o XII? Pertanto, prima di chiedersi se l’Islam sia compatibile con la democrazia, bisognerebbe rispondere alla domanda: che cosa provoca tali cambiamenti in una stessa religione?

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Dio muore nel pensiero degli uomini quando la società, sotto la pressione dei suoi costanti progressi, spezza le vecchie strutture sociali e si sbarazza della superstizione, dei tabù e dell'intolleranza religiosa. L’universo dello scambio in cui evolve la merce ha ridotto, per esempio, il cattolicesimo sempre più a uno spettacolo da operetta. Lo sanno bene i preti che vilipendono l’altrui edonismo dai pulpiti.


Se non succede per l’Islam, o avviene in forme più blande, è perché la religione in quel contesto sociale e politico svolge ancora una funzione importante. Ci vuole l’orecchio ostruito di un politico occidentale, o di un giornalista, per non udire i motivi reali che uniscono i fedeli islamici nel continuare a pagare la loro cauzione ad Allah.

C'est ça, la différence!


Ieri sera, ascoltando la trasmissione Otto e mezzo, precisamente l’editoriale di Paolo Pagliaro, ossia il solo momento interessante della puntata, ho appreso che tra le vittime della strage di Parigi c’è Bernard Maris, autore di due libri tradotti anche in italiano: Antimanuale di economia e Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli. Sicuramente in questi due libri non si scoprirà nulla di nuovo, ma sarà ad ogni modo utile che me li legga.

Secondo la sintesi di Pagliaro, il povero Maris accusa Friedman e Modigliani, Nobel per l’economia, di essere: “incompetenti in malafede, incapaci di vedere che non esiste teoria del liberalismo, dell’efficienza e della concorrenza, parole che sono solo ideologia e utopia totalitaria”. Inoltre sostiene che “tutto il neoliberismo si riduce all’esortazione: siate egoisti e tutto andrà bene”.

mercoledì 7 gennaio 2015

Prendere posizione?


Per ogni sua iniziativa, per ogni atto ostile, l’occidente ha sempre pronta una giustificazione morale. I fanatici islamici, dal canto loro, hanno sempre pronto un versetto coranico. Prendere posizione sulla validità delle loro soluzioni?

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A Vienna, nella prima settimana di gennaio del 1815, era in corso già da circa un anno il famoso congresso. Ciò che solo tre mesi prima sarebbe parso paradossale, in quei giorni diventava realtà. Si stabiliva un’alleanza tra l’Austria, l’Inghilterra e … la Francia!

Sui banchi di scuola immaginavamo quel congresso come una serie quasi ininterrotta di sedute ufficiali tra gli esponenti delle potenze attorno a grandi tavoli ingombri di carte e di mappe. E invece non vi fu alcuna adunata di cinici e scaltri plenipotenziari per tutta la durata del congresso, salvo il 9 giugno 1815 in cui si tenne l’unica riunione ufficiale e conclusiva del congresso. Tutto si svolse tra le quinte, in un’esplosione di feste, banchetti, spettacoli, ricevimenti e gran balli, con spese che anche per quell’epoca parvero folli e insostenibili.

I proletari d’Europa dapprima si erano scannati sui campi di battaglia in nome di ideali a cui corrispondevano prevalentemente interessi altrui, e poi avevano pagato le spese per degli accordi di pace in cui essi erano spesso solo merce di scambio.


martedì 6 gennaio 2015

The Butler


Ieri ho visto il film The Butler (*). Come dice il titolo, racconta di un maggiordomo, e nel farlo rappresenta alcuni aspetti della segregazione razziale negli Stati Uniti d’America nel ‘900. Il film esprime il punto di vista del regista e sceneggiatore, Lee Louis Daniels, il quale fa dire al protagonista una cosa di una certa forza a proposito dei campi di concentramento: gli americani dovrebbero ricordare quelli che per duecento anni sono esistiti in casa loro. Poi sono arrivati i diritti civili e l’uomo nero divenne presidente.

La Fiat col truck


La Fca supera due milioni di vendite negli Usa: miglior anno dal 2006. Così titola Repubblica. Per il marchi Fiat miglior anno dal ritorno del 2011, “la casa automobilistica dell'asse Torino-Detroit ha superato 2 milioni di auto vendute negli Stati Uniti nel corso dell'anno scorso, registrando una crescita del 16% sul 2013 e chiudendo in bellezza con il +20% di dicembre”. Grande manager quel Marchionne, se solo la Fiom gli desse retta chissà che ti combinerebbe qui da noi. Perché non eleggerlo per il Quirinale?

Ma poi se vai a leggere bene, scopri che “scomponendo il dato annuo complessivo di Fca Us (+16%) si vede come sia il comparto "truck" a trainare (+28%) rispetto a quello "auto" (-11%)”. Cazzo sarà questo truck? Il truck è il trucco, vale a dire che si tratta di Ram-Trucks (ex Truck Dodge), ossia il marchio del gruppo Chrysler  che produce quei giganteschi furgoni e fuoristrada che chiamano pickup, oppure le Jeep, e che si sarebbero comunque venduti anche senza la Fiat e la bacchetta magica di Marchionne.

lunedì 5 gennaio 2015

A canne mozze


Tre giorni senza tivù e giornali è disintossicante più delle tisane. Quando stasera ho ripreso contatto con le notizie che raccontano come nemmeno a natale la mafia politica abbia desistito dalle sue imprese, ho avuto un senso di rigurgito (chiedo scusa al lettore) anche delle pastine della prima comunione. E tuttavia questa mia considerazione, dettata dallo schifo che inevitabilmente ti assale leggendo delle innumerevoli e reiterate porcate, appartiene all’alveo dell’indignazione morale.

Parliamoci chiaro: questo governo non è peggiore dei precedenti, è solo un po' più indecente di quanto lo siano stati gli altri. Ci scandalizziamo, questa volta, per via della famigerata norma del 3 per cento? Sacrosanto. Sarà riproposta, dice l’amico del delinquente, a tempo debito. Normale. Di che cosa ci scandalizziamo ancora, come se non fosse sufficiente il fatto che questi governi stanno in piedi solo grazie ai voti di un notorio delinquente che ha corrotto e comprato i voti di quasi la metà degli elettori.

Dovremmo scandalizzarci di come la democrazia in questo paese sia una caricatura della democrazia in ogni suo aspetto. Tutto il resto, comprese le sceneggiate su chi, di volta in volta, ha scritto o fatto inserire un certo codicillo, è solo conseguenza. Ci coglionano, e hanno ragione a farlo!

Di che cosa stiamo discutendo? Abbiamo a che fare con una classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e predatrici della storia occidentale, la cui criminalità si è estrinsecata nel corso dei secoli in tre forme: lo stragismo e l’omicidio politico, la corruzione sistemica e la mafia. Se questo giudizio, a riguardo della propria classe dirigente nazionale, fosse stato espresso da un alto magistrato sul più importante quotidiano tedesco o francese, oppure olandese e finanche portoghese, sarebbe cascato il mondo a Berlino, Parigi, Amsterdam, Lisbona, eccetera. In Italia, invece: niente, nichts, nada. Nessun monito, come se si fosse trattato dell’inserzione di una massaggiatrice. La mafia, si sa, indossa la coppola, cartucciera e spara a canne mozze.