mercoledì 14 ottobre 2015

Vaticini di un noto ubriacone


Sabato scorso, circa 250.000 persone hanno marciato attraverso Berlino per manifestare contro il TTIP (partenariato transatlantico su commercio e investimenti), accordo commerciale (che riguarda anche gli investimenti dei governi e le proprietà intellettuali) tra Usa e Europa. La manifestazione è stata indetta da una coalizione di oltre 30 organizzazioni ambientaliste e dei consumatori, da sindacati e da organizzazioni ecclesiastiche, nonché appoggiata anche dai Verdi e il Partito della Sinistra. Insomma in gran parte da organizzazioni che sognano un capitalismo ecocompatibile ed etico (ma questo è altro discorso).

La prima domanda da porsi sarebbe questa: perché una manifestazione così massiccia nella capitale tedesca e invece in Italia non solo non si manifesta ma i media tacciono la notizia?

Ed infatti, ieri mattina, un ascoltatore di Radiotre chiedeva al giornalista Gian Antonio Stella, commentatore settimanale, per quale motivo la stampa italiana non parli di tale manifestazione di massa. Il giornalista del Corriere rispondeva candidamente di non sapere nulla del TTIP, e, del resto, osservava, non ci si può occupare di tutto. Ad ogni modo, soggiungeva, si sarebbe documentato e avrebbe riferito.

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È sufficiente digitare “TTIP (partenariato transatlantico su commercio einvestimenti)” per avere notizie a chiarimento di che cosa si tratti, con tanto di testi negoziali e schede informative dell’UE. Naturalmente il sito della UE ha un approccio al tema del tutto positivo, ma se non altro si può accedere a della documentazione ufficiale e farsi un’idea.

Oltre al TTIP, c’è il CETA (Comprehensive Economic and TradeAgreement), l’accordo economico e commerciale globale tra l’UE e il Canada (un testo di 1634 pagine). I negoziati si sono conclusi il primo agosto 2014 e l'accordo è stato ufficialmente presentato il 25 settembre 2014 dal primo ministro canadese Stephen Harper e della Commissione europea Jose Manuel Barroso.

Sono trattati che ci riguardano tutti molto da vicino, e però non abbiamo tempo per occuparcene e preoccuparcene, come già rileva il buon G.A. Stella, in quanto siamo alle prese con temi ben più cogenti, ossia una campagna mediatica contro il sindaco di Roma (sul quale ho già espresso il mio negativo giudizio) cominciata il giorno del suo insediamento al Campidoglio e che ha avuto, tra gli altri, il sito Dagospia come punta di lancia.

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Di là di taluni benefici effetti prodotti dall’abbattimento delle barriere doganali, in buona sostanza il TTIP e il CETA, con la scusa di un'armonizzazione delle normative sul libero commercio, si prefiggono lo scopo di eliminare gli ostacoli legali che si frappongono ad un liberismo sfrenato che ha come obiettivo unico ed essenziale quello di trarre profitto in ambiti finora in parte tutelati, come istruzione, sanità, ambiente, servizi pubblici e sociali, ecc..

Un solo esempio che traggo da sito UE: i governi nazionali, regionali o locali possono organizzare i servizi pubblici, in modo che solo un fornitore fornisca il servizio. Il singolo fornitore può essere: di proprietà pubblica, oppure una ditta privata con il diritto esclusivo di offrire un particolare servizio. Chiare mi sembrano le implicazioni quando si tratta di multinazionali e monopolio, tanto più che a fissare gli standard transatlantici di libero scambio sarà il Consiglio per la Cooperazione Regolativa (RCC), scavalcando di fatto i Parlamenti. Inoltre viene deliberato un organo di arbitrato internazionale costituito da arbitri scelti con metodi extragiudiziali, chiamato a decidere sulle controversie fra investitori privati e paesi aderenti. Su quanto possano essere terzi questi arbitri su questioni che riguardano una montagna di soldi e interessi monopolistici è quantomeno lecito il dubbio.

Ad ogni modo nulla di nuovo, è tutto vaticinato in un libello scritto oltre un secolo e mezzo fa da un noto ubriacone.




5 commenti:

  1. Non lo sa proprio nessuno.
    Pochi sanno che se viene approvato il TTIP la nostra agricoltura e il nostro agroalimentare di qualità saranno distrutti dalla forza economica e commerciale delle potenti multinazionali che faranno valere, da "tribunali" internazionali privati, i loro enormi interessi. Fino allo sfascio dei DOC-DOP-DOCG, etc. e senza poter più difendere la nostra economia rurale ma anche molte altre attività produttive agricole nazionali ed europee.
    Anche se protestassero tutti gli abitanti del pianeta se ne fotterebbero altamente facendogli pure una sonora pernacchia.

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    1. le magnifiche sorti e progressive di giacomino

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  2. ChE gli "opinionisti"italioti non comprendano una sega di nulla in materia economica non mi stupisce per nulla.
    In materia infatti ,capiscono poco pure gli economisti ..va da se che nelle osterie tedesche di meta'ottocento ne capissero di piu'..presumo fosse per la buona birra..e non certo per il vino,che e'prerogativa "nostra",soprattutto per quello al metanolo.
    Sul piano poi sindacale ,stupisce ,che a fronte di decisioni UE ,sovranazionali,non si senta l'esigenza di un sindacato Eu,che almeno sul piano contrattualisto tenga testa ,alla fine dgli stati nazionali.
    Mi faccio una doppio malto e vado a letto.
    Caino

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  3. Se, prima, Stella si è giustificato dicendo che non può occuparsi di tutto, quando più avanti nella trasmissione un'ascoltatrice è tornata sull'argomento ha comunque sproloquiato a vanvera sul TTIP di cui appunto non sapeva una beata cippa come di qualcosa che sicuramente non sarà da demonizzare come fanno i soliti complottisti che sanno immaginare solo malefatte da parte delle (per lui evidentemente candide e innocenti) multinazionali. Quanto al documentarsi e riferirne, purtroppo ieri mattina ero in altre faccende e non ho avuto modo di ascoltare "Prima pagina", ma sarebbe interessante sapere se è tornato sull'argomento per qualche attendibile informazione e almeno un mea culpa, anche se già so che è troppo sperare: come dicevi in altro loco, Olympe, figurarsi se uno che scrive per il Corriere...
    Nessuno mi toglierà mai dalla testa che se in Italia la stampa fosse un'altra cosa lo sarebbe, tanto o poco, anche la politica.

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    1. no, ho ascoltato la trasmissione di ieri e sto ascoltando quella di oggi e non c'è stato alcun accenno al TTIP.
      In Italia nulla può essere diverso. grazie e ciao.

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