sabato 31 ottobre 2015

Non può restare senza conseguenze


La Federal Reserve e la Bce, nonché altre banche centrali, mantengono i tassi di interesse vicini allo zero (o anche negativi) e iniettano miliardi di dollari e di euro nei mercati finanziari attraverso acquisti di obbligazioni, il cosiddetto quantitative easing. Le politiche delle banche centrali mondiali e dei principali governi hanno come scopo quello di proteggere e di aumentare la ricchezza dell’élite finanziaria. Il dominio delle banche e della speculazione finanziaria su tutti gli aspetti della vita sociale trova espressione politica nell'erosione dei diritti democratici: il capitale finanziario opera per il dominio, non per la libertà.

La tendenza verso il parassitismo finanziario, il monopolio, la dittatura, la corruzione di tutti i tipi su vasta scala e la guerra non sono semplicemente il risultato di politiche soggettive dei leader politici, bensì l'espressione delle tendenze fondamentali del capitalismo, laddove i caratteri e le contraddizioni fondamentali del capitalismo si esprimono nella loro forma più nuda e cruda. Tant’è che c’è uno stretto legame tra il carattere criminale dell'aristocrazia finanziaria e il carattere criminale della politica estera delle grandi potenze.



Dopodiché ognuno di noi può guardare al classico ditino che indica la luna, ossia le dissolvenze delle slide e rallegrarsi o preoccuparsi per il movimento impetuoso di alcuni decimali. Sappiamo bene che tale movimento e relativo ottimismo propagandistico è ottenuto grazie a temporanee e cospicue donazioni pubbliche ai padroni per delle assunzioni fittiziamente a tempo indeterminato, e altre ancora ottenute con il part-time (e il conseguente taglio netto degli stipendi) dei limoni già spremuti.

Tuttavia, come vado ripetendo, non è questo il punto dirimente della vicenda storica che stiamo vivendo. Lavoro ce ne sarà sempre di meno, e questo da un lato segna l’enorme sviluppo raggiunto dalle tecnologie e dalla produttività del lavoro (e l'obsolescenza di molte competenze), e dall’altro lato marca la crisi storica della forma valore e con essa la crisi generale del capitalismo nell’epoca del suo apparente trionfo. A ciò s’aggiunge un mostruoso debito e una speculazione sui prezzi obbligazionari e azionari che non è esagerato definire decisamente folle.

Le classi dominanti non hanno via d'uscita, e va ricordato che Sarajevo nel 1914 non fu altro che una scintilla in una situazione geopolitica europea e internazionale altamente infiammabile. Mentre gli storici possono vagliare all’infinito le motivazioni esplicite o segrete dei diversi governi e i relativi obiettivi bellici, va tenuto conto che la guerra generale sarebbe prima o poi divampata anche se l'arciduca non fosse stato assassinato.


In definitiva, oggi come allora, l’inasprimento della lotta per il mercato mondiale, non può restare senza conseguenze per la politica estera delle nazioni capitaliste.

18 commenti:

  1. Salta agli occhi il paradosso tra la voce grossa che fanno i cinesi agli americani (e ai giap) per quei due o tre scogli in mezzo al mar e il tappeto rosso che il grande capitale americano distende al segretario/presidente del PCC appena si reca in USA in visita diplomatica.

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    1. sì, caro Luca, salta proprio agli occhi (per chi li tiene aperti e vigili)

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  2. Devo farla breve, quindi, come mio solito procedo un po' disordinatamente. Da Moreno, l'omino che ha la bancarella dei libri usati, mi capitò di sfogliare un libretto in cui si diceva che il moltiplicarsi degli elettrodomestici nelle case, lungi dal diminuire il lavoro delle donne, l'ha proporzionalmente aumentato. Rimandai di qualche ora l'acquisto del libretto e male me ne incolse, perché qualcuno se lo prese prima di me (e ci sarebbe da meditare anche sulle ragioni di chi si sbarazza della sua biblioteca anni '70 e su quelle di chi invece la ricostituisce). Ho a lungo fantasticato su quell'affermazione che non ho potuto leggere meglio, tuttavia fa parte della mia esperienza (cioè non me lo dicono i sondaggisti o la televisione) vedere tutti i giorni, anche più volte al giorno, nuovi bucati stesi alle finestre proprio in quei vecchi palazzi dove, fino a sessant'anni fa, i bucati venivano fatti, innegabilmente con più fatica, però solo una volta la settimana. Questo per dire che le macchine non sempre diminuiscono il lavoro. Le femministe autrici di quel libretto lo rilevavano con rabbia, noi forse possiamo rilevarlo con speranza (ammesso che possa essere definita speranza l'idea di lavorare in nome e per conto delle nostre macchine). Voglio dire che sui fini dell'introduzione delle macchine nei processi lavorativi si confrontano almeno due punti di vista, tra i quali non mi so decidere. Per ora. Quanto alle guerre imperialiste, lì le idee sono ancora più confuse. E se questa storia della crisi (esattamente come quella, tutta berlusconiana e, dunque, renziana, del suo superamento) fosse solo una truffa? E mi faccia fare un po' di dietrologia, alla fine: e se l'avessero data in pasto alle plebi solo per convincerle della inderogabile necessità di cedere quote di diritti e di welfare? La Lehmann non è l'arciduca? New York non fa bene le parti di Sarajevo? Insomma, non è una guerra quella che ci stanno facendo? (e ne approfitterei anche per stupirmi pubblicamente della cancerogenicità della carne rossa, contrapposta alle recentemente riconosciute virtù terapeutiche della cannabis). Grazie davvero per i suoi post. Saluti
    Ale

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    1. sarò breve anch'io. credo che la lavatrice ci abbia risparmiato molto lavoro faticoso e ingrato nonostante si sia soliti oggi, in generale, cambiarsi di abiti e biancheria molto più spesso rispetto al passato, anche recente. grazie a te e ciao

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    2. Allora dico un'altra cosa. Sembrava che nell'agricoltura "industriale" moderna un unico addetto potesse mandare avanti interi poderi prima affidati al duro lavoro di famiglie davvero allargate (cugini cognati fratelli nonni....). Poi si scopre che per raccogliere l'uva o i pomodori ci vogliono intere coorti di schiavi (così quando al supermercato mi chiedono di indossare il guanto per prendere la verdura, prima segnalo che dopo l'uso dovrò buttarlo, inquinando, e poi li tratto da ipocriti). Insomma è dal tempo dei luddisti che temiamo di dover concorrere con le macchine per il lavoro. Non è andata così per ora, mi sembra. Ho piuttosto paura che questi siano i chiari di luna adatti a velare tanto lavoro che potrebbe esser fatto dalle macchine ma costa meno (ed è fatto meglio) con le manine di bimbi (fino a quando solo asiatici?) e tanto lavoro che serve a dare l'illusione che siano le macchine a lavorare. Saluti Ale

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  3. Le banche centrali sono le stamperie dei soldi dei padroni del mondo. Che sono quattro gatti.
    Il capitalismo è l'effetto della circolazione di tali soldi stampati dal nulla dalle tasche dei padroni a quelle dei loro amministratori (multinazionali banchieri imprenditori) che in cambio assicurano che i popoli schiavi non creino eccessivi problemi alle loro feste. I politici, parafrasando, sono solo i camerieri di tali padroni ed il loro compito è di servire ai tavoli e di tenere lontano dal castello il popolo affamato ricorrendo di tanto in tanto al lancio di brioche dal balcone o di pezzi di pane e frattaglie animali ovvero dei resti dei loro lauti banchetti (gli 80 € di Renzi).
    Questo giochino sta per finire perché il popolo affamato non è più necessario. Una variabile in meno nell'equazione della vita. Al posto del popolo ci sono e ci saranno sempre più robot ed automatismi. La cosiddetta forza lavoro ha le ore contate (ancora pochi decenni). Servirà sempre meno ed inoltre, dato il surplus di produzione (eccesso di popolazione), avrà un costo (salario) tendente a zero. In verità il costo degli schiavi non è mai stato un problema dal momento che di soldi, i padroni, ne hanno a sbafo. È che per tenerli miti ed obbedienti (gli schiavi) non devi concedere loro tanta libertà altrimenti si montano la testa e cominciano a sognare di poter diventare un giorno anche loro padroni. E lo sanno tutti che in prima classe i posti sono limitati.
    Oggi si fa tutto on line. Si compra il frigo o il cellulare on line, si va sempre meno in banca o alla posta, on line si comprano i biglietti del treno e dell'aereo, si fa il 730 on line, l'attestato isee on line (tramite sito Inps), si gioca on line, si chatta on line, ci si masturba on line. La ricetta della pasta e fagioli o della torta della nonna sono on line. Il certificato medico si manda on line. Tra non molti anni saremo operati on line da chirurghi collegati on line attraverso robot più precisi dei chirurghi stessi. Se devi studiare studi on line.
    Se ogni insegnante avesse l'obbligo di video registrare almeno un'ora di lezione del programma dell'anno scolastico, nel giro di pochi anni avremmo uno YouTube della scuola con tutte le lezioni di ogni ordine e grado. Ed ogni alunno potrebbe scegliersi, ad esempio, la lezione sui "radicali" o sul "medioevo" o su "diritto canonico" tra le top ten in tutta Italia o nel mondo. A che servirà andare a scuola? La scuola, intesa come quella attuale, sarebbe addirittura deleteria e diseducativa. E sparirebbe finalmente la componente educativa umanitaria soggettiva attribuita al ruolo dell'insegnante. Le cui idee politiche etiche morali religiose non interessano a nessuno (dal momento che hanno sempre divulgato le logiche padronali di sistema (quelle democratiche).
    Tutti i futuri bambini parleranno tutte le lingue. I migranti lo fanno già. Senza andare al british o a lezioni private.
    Negli uffici pubblici (e privati) il 90 % del personale potrebbe già essere "immediatamente" sostituito da efficienti personal computer. Li si tiene ancora in vita per evitare disordini sociali. Ma già adesso non servono proprio a nulla.
    Le conseguenze saranno (lo sono già) un surplus di mano d'opera che avrà sicuramente conseguenze terribili e disastrose. Qualche guerra è probabile che scoppi per resettare il sistema.
    Come quando il pc dopo qualche tempo va sempre più lento e si blocca. Allora il tecnico ti dice "bisogna formattare tutto" o comprarne uno nuovo.
    La popolazione scenderà a pochi milioni di persone. Altro che autorizzare i cinesi a fare 2 figli!
    Facendo una iperbole sarà messa in discussione l'utilità della stessa vita sul pianeta.
    Penso che tra qualche secolo resteranno in pochi sulla terra e costoro camperanno bene ed a lungo. Forse in eterno. L'ingegneria genetica saprà come fare.
    La tecnologia ci sta facendo riscoprire la nostra vera natura.
    Macchine. Siamo solo macchine. Automi. Robot.
    Belli fantasiosi ed attraenti. Ma pur sempre robot.

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    1. Tutto plausibile , ma resta comunque l' imponderabile che e' sempre molto di più di quanto si aspettino i " conducenti" delle danze.

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    2. mi permetto opinare su il "capitalismo è l'effetto della circolazione di tali soldi stampati", casomai è proprio il contrario. la moneta stampata è l'effetto di ......

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  4. Mi sembra di leggere la saga dei robot di Asimov.Anche se poi il finale sembrerebbe positivo,nel senso che i terrestri,colonizzano l'universo...forse per riproporre l'immane ciclo riproduttivo..?della sostanza per dirla con Spinoza..
    Caino

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    1. francamente non so cosa pensasse Spinoza dei robot :)

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  5. Mi chiedo perchè non dice mai nulla, su come (e chi) ci si dovrebbe organizzare, per non andare incontro alle inevitabili conseguenze di cui parla.

    Saluti.

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    1. per cortesia, ci proponga qualcosa lei su cui discutere criticamente. saluti

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  7. è vero, la disoccupazione al 12% -e in europa è un punto meno- non sembra essere di per sè un problema ingestibile per l'ordine sociale, e si campa dei gruzzoli passati accumulati dalle famiglie. nel 2007 pensavo che i risparmi durassero meno e si avesse prima di oggi qualche vera fiammata, invece i piccoli capitali passati, con piccole rendite urbane e non, e le pensioni sembrano sopperire a salari e stipendi al osso o nulli o parziali e neri

    'a nuttata non è per ora passata, rimane per le borghesie il punto dirimente di operare altra distruzione di capitale perchè a tutt'oggi quella già incorsa sembra essere insufficiente a rinvigorire la redditività delle industrie

    eppure la capacità del Capitale di opporre controtendenze non necessariamente belliche alle sue interne contraddizioni è obbiettivamente e storicamente fondata, va osservata e non sottovalutata

    allo stato attuale dubito che i grandi riusciranno a stabilire equilibri politici duraturi, l'economia e la finanza sfugge di mano pure i dirigenti del PCC, come nella crisi di agosto, tanto per fare un esempio di mano dirigista per definizione. i problemi sul tavolo non si sono mai posti a questo stadio di integrazione del mercato mondiale

    purtroppo pensare che il debito che le banche centrali di tutto il mondo, dal europa all'australia, stanno emettendo non diventi prima o poi un "pagherò" inesigibile da parte di un creditore -che quindi s'incazza- è a mio avviso suggerire che la competizioni tra nazioni capitalistiche sia una specie di scherzo, la crisi sistemica prima o poi costringerà a tirare i cordoni della borsa

    la concorrenza fra grandi holding oligopolistiche non toglie centralità agli stati ma anzi la richiede come supporto e arbitraggio politici


    un saluto

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    1. caro amico, è da sempre che il capitalismo, ossia i capitalisti e la grande borghesia come classe di riferimento, escogitano "controtendenze non necessariamente belliche". il punto è proprio questo: quel non necessariamente non è un assoluto e per i resto le leggi dell'economia capitalistica vanno per conto loro indipendentemente dalla volontà dei suoi attori
      ciao

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  8. A fronte di un'analisi di questo tipo e visto il riferimento al primo conflitto bellico viene spontaneo chiederti se pensi che l'unica forza in grado di "rimettere le cose al loro posto" sia una che si richiami all'esperienza dei bolscevichi e dei Soviet. Altrimenti sembrerebbe che il destino dell'umanità tutta sia segnato e si passi da un macello all'altro, inesorabilmente.

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    1. non penso che "il destino dell'umanità tutta sia segnato" e debba ripercorrere l'esperienza dei bolscevichi e dei Soviet. le contraddizioni fondamentali del capitalismo sono le stesse, anche se agiscono su una scala più grande, e tuttavia il contesto storico in cui ci muoviamo è diverso pur presentando, per taluni aspetti, impressionanti analogie. l'analogia è utile come modello concettuale ma non va mai spinta oltre un cero limite. sul modo in cui si svilupperà la lotta tra le classi noi oggi abbiamo un solo esempio ed è quello che riguarda la grande borghesia monopolistica. per il resto non mi pare vi sia grande fermento d'iniziative e d'idee. ci fotteranno, come solito.

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    2. Parto dalla fine (la tua) per gridare: viva la fiducia nelle sorti progressive dell'umanità! Scherzi a parte, uno dei punti principali, mi pare, è rappresentato dal fatto che mentre la borghesia sa benissimo che interessi difendere, il cosiddetto proletariato è disperso in mille rivoli più o meno consapevoli (come tu stessa fai spesso notare negli articoli che pubblichi sul blog). Ad oggi i Bolscevichi sono stati gli unici ad aver fatto uscire un Paese da una carneficina immane come la Prima Guerra Mondiale. Bisogna dargliene atto e mi pare che onestamente da quell’esperienza non si possa prescindere dal momento in cui si vuole provare a sviluppare un discorso su un modello sociale alternativo a quello di produzione capitalistico. Non è un caso che Lenin e Trotskij ce l'abbiano fatta e Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht no. Altrimenti ci si deve onestamente schierare tra quelli che ritengono che il modello di società umana sia un continuo susseguirsi di picchi più o meno alti di conflitti tra sfruttati e sfruttatori, in cui questi ultimi finiscono per avere inesorabilmente la peggio. Io francamente alternative ai Consigli non ne vedo, non fosse altro perché ogni volta che il proletariato è riuscito a prendere in mano il potere si è sempre organizzato in Soviet (o chiamali con qualunque altro nome tu voglia). Dalla Comune, all’esperienza di Lenin e dei suoi, così come durante la Guerra civile Spagnola. Etc, etc. Però la grande novità dei Bolscevichi è stata proprio di aver rotto la catena dell'Imperialismo mondiale durante un conflitto di proporzioni generali. Nella Seconda Guerra Mondiale tutto ciò non è capitato ed abbiamo avuto il Nazismo e lo Stalinismo. Infatti non è casuale nemmeno che tu citi Sarajevo e non Danzica...

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