venerdì 14 agosto 2015

L'estasy per i momenti di crisi politica


Alla vigilia di ferragosto cosa c’è di meglio di un trip come questo, sull’astensionismo elettorale di oltre ottant’anni fa? Roba che l’“ecstasy killer” passa per monacolina.

*

La grande affermazione elettorale della formazione völkisch di Hitler, nelle elezioni anticipate improvvidamente convocate il 14 settembre 1930 da Heinrich Bruning nella speranza di ottenere un parlamento più malleabile, fu possibile grazie a una combinazione di eventi tra i quali la diminuzione degli astenuti non ebbe un ruolo marginale. Infatti, nel 1928 aveva partecipato al voto il 75,6 degli iscritti nelle liste, mentre nel 1930 i votanti furono l’81,9 per cento, cioè quasi due milioni e mezzo di votanti in più. Inoltre il corpo elettorale dal 1928 al 1930 crebbe di 2.700.000 unità, ossia giovani che votavano per la prima volta.



Il primo partito risultò ancora la socialdemocrazia, ma la Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (quanta furbizia in questo nome) conquisterà il rango di seconda forza politica della Germania (107 seggi, due anni prima ne aveva conquistati appena 12) con solo il 18,33 per cento dei votanti. Magia delle leggi elettorali.

Da dove venivano i voti di Hitler? La NSDAP si propose in contrapposizione a tutto l’edificio istituzionale e politico weimariano, come movimento (il termine Bewegung era favorito presso il gruppo dirigente rispetto a quello di Partei) totalmente nuovo, giovane, di gente che si poneva sopra le divisioni ideologiche e gli schieramenti di destra e sinistra, che non aveva mai prima intrigato con la politica, interessata solo al bene della nazione. Sempre in anticipo sui tempi, questi crucchi.

La Deutschnationale Volkspartei (DNVP), partito di destra, perse due milioni di voti; i liberali della Deutsche Volkspartei (DVP), ne persero oltre un milione. I socialdemocratici persero 600mila voti che andarono alla KPD, cioè ai comunisti. Questi ultimi trassero qualche vantaggio tra i nuovi votanti e tra gli ex astensionisti, ma assolutamente non come la NSDAP di Hitler.

Nelle due votazioni cruciali del 1932, si assiste a questo fenomeno: la percentuale dei votanti scende dall’84 all’ 80,5 per cento, e ciò favorirà il crollo elettorale dei nazisti che passeranno da 230 seggi e 13.800.000 voti di luglio, a 196 seggi e 11.700.000 di novembre. La NSDAP resta ancora una forza notevole anche sul piano elettorale, ma essa si proponeva di diventare la prima forza elettorale, e l’esposizione finanziaria per mantenere il suo mastodontico apparato di stipendiati di partito (molti presi dal bacino dei disoccupati) la sta condannando alla bancarotta (*).

A concorrere al crollo elettorale della NSDAP nel novembre 1932 non ci fu solo l’aumento dell’astensionismo, ma anche la ripresa dei partiti della destra tradizionale che recuperarono un milione di voti. Il calo si era verificato ovunque nella stessa misura. Il quadro istituzionale andava stabilizzandosi e ci fu chi ai vertici del NSDAP si proponeva seriamente di suicidarsi.

Tuttavia, come sappiamo le cose tra novembre 1932 e gennaio 1933, presero una piega diversa da come si configurava la situazione dopo l’esito elettorale. Un fattore importante nel successo elettorale di Hitler e nel suicidio della repubblica di Weimar fu la caduta del governo Hermann Müller e la concomitante disoccupazione di massa seguita alla crisi del 1929. Un sistema di welfare aveva mosso i primi passi già dal 1928, poi dal 1929 era stata introdotta una pensione speciale per i disoccupati all'età di 60 anni, ma per tutti gli altri non c’era nulla, anche perché a livello politico non si era riusciti a trovare un accordo sul bilancio per finanziare un sostegno ai disoccupati.

La differenza tra il passato e il presente, in sintesi e per quanto concerne l’aspetto sociale, è tutta qui. Milioni di disoccupati senza un soldo sono pronti a seguire un pifferaio magico sotto qualsiasi cielo e bandiera.

Le complicate vicende politiche del momento, il rifiuto del presidente Hindenburg di fornire il governo di Müller dei poteri di emergenza di cui all'articolo 48 della costituzione (che verranno poi invece concessi a Hitler), costringono Müller, anche molto malato, a dimettersi il 27 marzo 1930. La caduta del governo indebolì notevolmente sia il sindacato e sia la base sociale delle forze di sinistra. I padroni dell’industria e i proprietari terrieri, l’alta burocrazia e ovviamente l’esercito, nonché la vecchia aristocrazia sul lastrico, colsero l’occasione per imprimere una svolta decisiva al paese e per espellere la socialdemocrazia dai centri del potere. Pensavano di fare di Hitler come lo Zauberlehrling di Goethe.

Infine Hitler fu nominato cancelliere il 31 gennaio 1933. Meno di cinquanta giorni dopo, il 20 marzo, veniva aperto il primo Konzentrationslager per gli avversari politici: Dachau. Il sistema sociale non era cambiato, era mutata la sua gestione politica (**).

È la vecchia storia del fallimento del riformismo alla prova della crisi economica e sociale, la lezione secondo la quale gli sfruttati hanno un unico modo per conquistare il potere politico e mantenerlo, e non passa ovviamente per le urne.

Noi oggi siamo ben lontani da porci questi problemi. A ricordarcelo è per giunta Romano Prodi: “Nonostante tutto viviamo ancora in un’Europa democratica”. Ma a leggere il suo articolo non ne sembra più tanto convinto nemmeno lui.

(*) Joachim Fest: «Hitler avrebbe potuto divenire cancelliere soltanto di un governo che avesse dalla sua la maggioranza parlamentare; e poiché il capo dello NSDAP evidentemente non era in grado di assicurarsela, il segretario di stato di Hindenburg, Meissner, gli indirizzò una lettera» in cui liquidava ogni velleità del «Signor Hitler» alla nomina a cancelliere. Nella lettera si diceva testualmente: «il Signor Presidente del Reich non può non temere che un gabinetto del genere da Lei guidato si trasformi inevitabilmente nella dittatura di un partito».

William Shirer scrive: «Non vi erano fondi per i mensili di migliaia di funzionari di partito e per mantenere le SA che da sole costavano due milioni e mezzo di marchi alla settimana». Il 31 dicembre Goebbles scrive: «sparite interamente ogni prospettiva e ogni speranza». Il 15 gennaio, Kurt von Suhschnigg, allora ministro austriaco della Giustizia, in visita dal cancelliere Schleicher, venne raassicurato: «il signor Hitler ha cessato di costituire un problema, il suo movimento non rappresenta più un pericolo politico, tutta la questione è risolta, non è più che una cosa del passato ».

«Gli elettori erano chiaramente delusi dal mancato insediamento [dopo le elezioni del luglio precedente] di Hitler. Gli attivisti del partito cominciarono a perdere entusiasmo. Lo slancio che aveva portato il NSDAP di vittoria in vittoria fin da 1929 si era ormai esaurito. All’indomani della sconfitta elettorale di novembre, le divisioni tra ala destra e ala sinistra che avevano afflitto il nazionalsocialismo negli anni Venti riemersero improvvisamente. Nel dicembre 1932 il generale Schleicher, autentico kingmaker della politica tedesca, assunse pienamente il potere e fece una mossa popolare avviando la prima iniziativa nazionale per la creazione di lavoro. Gustav Stolper ricordò poi una scherzosa colazione tenutasi presso la cancelleria del Reich nel gennaio 1933, in cui Schleicher e i suoi collaboratori fecero a gara nel prevedere quanti voti avrebbero perso i nazisti nelle elezioni che Schleicher intendeva indire nella primavera successiva. […] Certamente, il 1° gennaio 1933 gli editoriali di capodanno della stampa berlinese erano ottimisti. “Vorwats”, il quotidiano socialdemocratico, salutò il nuovo anno con il titolo: Ascesa e caduta di Hitler» (Adam Tooze, Il prezzo dello sterminio. Ascesa e caduta dell’economia nazista, Mondadori, p. 54).


(**) Tanto è vero che paradossalmente le misure per il rilancio dell’economia ricalcarono il cosiddetto piano WTB, così chiamato dalle iniziali dei suoi estensori: il consulente economico della confederazione sindacale della SPD, Woytinski, il presidente del sindacato dei lavoratori del legno, Tarnow, e il deputato socialdemocratico Baade. Il piano, presentato nel 1931, prevedeva l’assorbimento di un milione di disoccupati da impiegare in lavori pubblici finanziati; ciò avrebbe tonificato la domanda di beni di consumo determinando la ripresa di altri settori produttivi e dando origine a un circolo virtuoso. I nazisti avrebbero aggiunto, di loro sponte, l’enfasi propagandistica e il riarmo (cfr. Brunello Mantelli, Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel, Utet, p. 176).

12 commenti:

  1. Complimenti! Sempre post interessantissimi.
    Buon Ferragosto

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    1. come mi piace il tuo nick
      buon ferragosto!

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  2. E non potrebbe dire qualcosa su come gli sfruttati dovrebbero organizzarsi per la presa del potere politico e mantenerlo?

    Grazie.

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    1. di questi tempi, ma le pare?
      ciao

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    2. Come non detto!

      Saluti.

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  3. Buongiorno, perché la caduta del governo Hermann Müller ha rappresentato un vantaggio per Hitler? La socialdemocrazia tedesca non era in grado di rimpiazzarlo? Chiedo scusa per lacune storiche

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    1. le segnalo uno dei miei primi post, che oggi scriverei diversamente ma va bene uguale:
      http://diciottobrumaio.blogspot.it/2010/02/loskar-di-hitler-1_9320.html

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  4. Cara Olympe,
    visto che siamo in argomento,magari prima di abbandonarlo,una puntatina sui Freikorps e sui socialdemocratici al potere,del tipo Ebert,Noske...tanto per rammentare che Adolfetto non si invento'proprio nulla con SA e SS....i lungimiranti difenseri della classe operaia ci avevano pensato loro ,attraverso un complesso piano democratico,riformista..

    caino

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  5. Milioni di disoccupati senza un soldo sono pronti a seguire un pifferaio magico sotto qualsiasi cielo e bandiera.
    Ecco quindi l' importanza del ( futuro) "reddito di cittadinanza" . Il sistema impara sempre dai suoi "errori".

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    1. ho già detto che sono favorevole a quel tipo di elemosina, e però si tratta di un veleno. l'importante è capire il perché.

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  6. Un plauso per il magistrale post di ferragosto. Più impera l'idiozia e più valore acquista la memoria intelligente del passato prossimo venturo.

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