giovedì 11 giugno 2015

La radice


Ci viene detto che uno dei più gravi problemi delle nostre società, dopo quello di procurarsi l’insalata a km zero, è l’immigrazione. Quei disperati che cercano di sfuggire alle guerre e a povertà molto più grandi di quelle che ci sono qui da noi. Cercano in buona sostanza quella che si chiama “fortuna” così come l’hanno cercata decine di milioni di nostri nonni e bisnonni sparsi in ogni angolo del globo. Non si emigra se non per bisogno. Altrimenti è turismo.

Ormai tutto è problema: il lavoro, le pensioni (*), i diritti e le tutele, la corruzione dilagante, la famiglia, la scuola, le terre esaurite, il clima e perfino l’aria che si respira e dunque la salute. Siamo tributari dei progressi della merce. Quando si è giovani perché non si trova un’occupazione, quando si lavora perché ti spremono come limoni per una mancia di euro, quando s’è anziani perché con la pensione si stenta a campare, eccetera.




Quando sollevi queste questioni, le fogne intasate del pensiero borghese ti rispondono con la “complessità”. È un termine come abracadabra, un passepartout. E invece le cose sono semplici, la spiegazione così elementare da essere imbarazzante. Se la grande torta della ricchezza sociale se la pappano in pochissimi, se a tutti gli altri non resta che lottare tra loro per le briciole, evidente che questa è la radice principale da cui nascono e aggravano i problemi.

Questa forma fraudolenta di spartirsi la ricchezza prodotta dal lavoro dei più umili la chiamano “economia”. Intere biblioteche celebrano la gloria di classi sociali predatrici e di personaggi che si vantano di aver fatto grande questo metodo di rapina. I moralisti un tempo ci raccontavano che l’uomo è nato cattivo, e con ciò esorcizzavano la storia e allontanavano i sospetti sui caratteri di classe della società. Oggi sono i biologi a dirci che gli uomini nascono stronzi, ma bisogna ammettere che in quelli che nascono in certe famiglie si riscontra una predisposizione genetica maggiore.

Mi riferisco ai rampolli di un’oligarchia che tiene in proprio possesso quei capitali che giudica poco fruttiferi investire nel settore della miseria e delle disuguaglianze. Anzi, miseria e disuguaglianze sono indispensabili per trovare gente disposta a lavorare in ogni condizione e a qualsiasi prezzo. Così com’è indispensabile il contributo che questi parassiti al cubo offrono al mantenimento del sistema, che è quello di spogliare delle proprie conquiste un proletariato sempre più numeroso.

Per fortuna che a gestire le povertà crescenti sono chiamate le persone più preparate e competenti, più rette e disinteressate al proprio tornaconto, tutte elette democraticamente (o quasi).

(*) Si sta aprendo un nuovo estenuante dibattito estivo cui seguirà, immancabilmente, quello autunnale. Vorrei chiedere a Boeri, con quella sua bella faccina sorridente, quanto stima l'Inps la sua pensione e liquidazione. Così, per avere un parametro di riferimento per quanto riguarda la sostenibilità del sistema previdenziale raffrontata con la coerenza del presidente dell'Inps.

4 commenti:

  1. Speriamo che ciò diventi un uovo di Colombo.

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  2. > Anzi, miseria e disuguaglianze sono indispensabili per trovare gente disposta a lavorare in ogni condizione e a qualsiasi prezzo.

    E funzionali al duale dei capitalisti, ovvero alla vostra casta di neocatechisti. Alla critica del capitalismo, per quanto fondate, una persona intelligente propone un'alternativa e poi osserva se funziona e se non funziona (qui si ritorna all'etologia e al conflitto alimentato ad arte contro la biologia da parte di voi “culturalisti”, i preti parlavano di peccato originale, voi di peccato capitalistico).
    L'alternativa al capitalismo parassitario è stato il moralismo marxista egalitario, masochista e depauperante, altrettanto distruttivo per l'ambiente che condivisono gran parte del modello (tecnoteismo, crescitismo, dirittismo, indidualismo, globalismo, distruzione identitaria, sfruttamento di alcuni calssi su altre - le classi sono diverse ma il principio lo stesso).
    In fin dei conti, anche la casta di voi sacerdoti marxisti e del vostro insieme di credenze e superstizioni è funzionale ad un conflitto di interessi esplicito: senza la massa di mediocri, informi, ugualizzati, proletari, ckandestini, etc. opportunamente manipolata con fanfaluche, dirittismi e altri anacrionistiche, antistoriche bislacche teorie, con risultati nefasti, come pastore senza gregge, non avreste senso.
    Una persona osserva il collasso sociale e la balcanizzazione in corso e la vostra apologia panmixismo e al filomassmigrazionista. Poi nella realtà, osserva i risultati delle accoglienze senza se e senza a spese tue, nei tuoi quartieri, nelle tue strutture fatiscenti, la vostra azione ideologica e squadristica di deprecazione e lotta con con ogni mezzo, anche violento, ad ogni reazione immunitaria di pur blanda resistenza all'azione bellica migratoria.
    Ascolta, legge vede l'apologia dell'inettitudine quaresimale, autopunitiva (le pulsini masochiste e sadiche che vi contraddistinguono sono peculiari delle caste sacerdotali in ogni cultura) e il fatto che come catechisti manipllatori senza questi “umili” - ohps, scusate, quello lo dicevano i preti - senza questi “proletari” sareste spacciati, non avendo di campare e speculare.
    Come i capitalisti, i padroni in una sorta di bipolarismo paradigmatico e funzionale alla perpetuazione di se stesso e dei gruppi di portatori di interessi che campano di questi problemi.
    Più o meno come gli scafisti, in colletto bianco o rosso.
    Una volta i moralisti dicevano che l'uomo era cattivo (qui si dovrebbe ripassare un o' di filosofia ma lasciamo perdere) ora che ha diritti ed è gioioso, migrante, meticcio, multiculturale. Ovviamente più buono di te.

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  3. La fretta... scusate errori e refusi.

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    1. Lei si è proposto con tutto l'impegno di cui è capace di costringermi a dar ragione a Umberto Eco. Confesso che mi trovo tra l'incudine e il martello.

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