venerdì 13 febbraio 2015

Rapporti di potenze


Non è stato casuale che la prima guerra mondiale scoppiasse per questioni legate alla situazione nei Balcani. Certo, tali questioni non furono le uniche, ma furono formidabili come innesco. L’area balcanica era un crocevia d’interessi sovrapposti delle grandi potenze, e allo stesso modo oggi la crisi in Ucraina rivela tensioni e contraddizioni che minacciano di far precipitare il mondo in una nuova guerra.

La tregua in Ucraina è solo una pausa nell’escalation di questa guerra. Guadagnare tempo, procrastinare la resa dei conti, vuoi per l’Ucraina, vuoi per la Grecia o la crisi, è la sterile strategia adottata. Naturalmente i media occidentali hanno gridato quasi all'unanimità che la responsabilità è del presidente russo. Non si tratta di avere simpatie per una parte o l’altra, ma di dire le cose come stanno.



La Russia è in tal caso la vittima di un’aggressione imperialista, ma il regime di Putin è assolutamente incapace di contrastare la minaccia della guerra poiché esso incarna gli strati più reazionari della società russa. I funzionari presidenziali del Cremlino hanno ricevuto in omaggio i libri di tre filosofi: Ivan Ilin, Nikolaj Berdiaiev e Vladimir Soloviev. Con l’ordine di leggerli bene. Altrettanto sintomatico che nei suoi discorsi Putin citi ripetutamente Ivan Ilin, anticomunista, espulso dalla Russia da Lenin nel 1922, esponente della tradizione di pensiero religioso influenzato dall’idealismo tedesco. Alimentando il nazionalismo e minacciando ritorsioni militari, Mosca rischia una guerra nucleare globale.

L'accordo di Minsk è venuto solo perché il regime di Kiev, salito al potere un anno fa con un colpo di stato sostenuto dall'Occidente, ha urgente bisogno di una tregua. Del resto Poroshenko ha già pubblicamente ripudiato l'accordo. L'esercito ucraino è stato indebolito da diserzioni e da una successione di sconfitte. Sempre meno giovani sono disposti a sparare sui loro connazionali e morire per un regime che offre povertà e disoccupazione. Le uniche forze disposte a dare battaglia sono quelle dell’ultra-destra e i terroristi di matrice islamica.

Finanziariamente, l'Ucraina è in bancarotta. La sua produzione economica è scesa dell'8 per cento, e le sue riserve di valuta estera sono ridotte a 6,6 miliardi dollari, a malapena sufficiente per finanziare un mese d’importazioni. Subito dopo l'accordo di Minsk, il Fondo monetario internazionale ha promesso un pacchetto di 40 miliardi dollari di aiuti al regime di Poroshenko, che potrebbe implodere sotto la pressione di una popolazione stanca della guerra e impoverita.

Sappiamo bene che quanto accade non è in primo luogo una questione che riguarda l’Ucraina, un confronto tra Kiev e Mosca, ma un conflitto geopolitico molto più ampio. Washington ha finanziato la rivoluzione arancione in Ucraina nel 2004 e nel 2014 ha sostenuto il colpo di stato contro il legittimo presidente ucraino Viktor Yanukovich, al fine di indebolire la Russia e creare caos alle sue frontiere. Non bisogna dimenticare che Mosca sostiene il governo siriano contro Washington e in Estremo Oriente si fa sempre più stretta l'alleanza strategica russo-cinese. Inoltre gli Usa sono sempre stati una matrigna gelosa dei rapporti tra l’Europa e la Russia. Ne sa qualcosa l’Italia e l’Eni.

L’invio di armi Usa non consentirebbero ovviamente a Kiev di vincere la guerra, ma di coinvolgere la Russia in un conflitto che la terrebbe impegnata e la renderebbe più vulnerabile su altri scacchieri. Sempre nella illusoria ipotesi che il conflitto resti localizzato e a bassa intensità.

Non dobbiamo nemmeno farci ingannare dall’atteggiamento della Merkel. La Germania ha appoggiato il colpo di Stato di Kiev e il regime Poroshenko come parte del suo obiettivo di abbandonare la politica di contenimento militare e svolgere un ruolo maggiore nella politica mondiale, come del resto aveva annunciato il presidente tedesco Joachim Gauck all'inizio dello scorso anno.

Washington e Berlino inizialmente hanno lavorato a stretto contatto per costruire l'opposizione ucraina, preparare il colpo di stato del febbraio 2014, e per rafforzare il regime di Poroshenko. E tuttavia le cose sono sempre un po’ più complesse di come appaiono. La recente decisione degli Stati Uniti per l'escalation militare ha fatto scattare un campanello d'allarme a Berlino.

L'imperialismo tedesco rimane intenzionato a integrare l'Ucraina nell'Unione europea, di cui la Germania ha il controllo, e persegue lo scopo indebolendo la posizione contraria della Russia con sanzioni economiche, ma vuole del resto evitare un’escalation della guerra in Europa poiché ciò avrebbe un impatto devastante sulla Germania e su tutta l'Europa, che hanno stretti legami economici con la Russia e dipendono dalle forniture energetiche russe.

È perciò evidente che la Germania e gli Usa nella questione ucraina perseguono obiettivi solo apparentemente comuni ma soprattutto che essi vogliono realizzarli con modalità diverse. In questo senso la strategia americana indebolisce l’Europa. Una guerra estenuante potrebbe sconfinare in altri paesi europei, causare ondate di profughi e destabilizzare l'intera Unione europea. È per questo che la Merkel e Hollande si sono spinti prima a Mosca e poi a Minsk per trattare anzitutto un cessate il fuoco. Non è senza significato che alla recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco la Merkel sia stata aspramente criticata da funzionari degli Stati Uniti i quali non hanno evidentemente alcun interesse a lasciar tempo alle sanzioni economiche di dare frutti, come del resto osservava la settimana scorsa un editoriale del Die Zeit.


Dunque restiamo in attesa degli eventi, della prossima inevitabile ripresa dei combattimenti, della prossima campagna mediatica contro Putin e l’impero del male. Manchiamo di realismo e di onestà. Nelle contese dell’imperialismo a farne le spese sono sempre stati i popoli. E però, nell’era atomica, un conflitto diretto con la Russia non potrà essere limitato alle armi convenzionali.   

9 commenti:

  1. Nella partita,per il momento ,manca un Attore importante...chissa'se lo vedremo entrare in scena fin da subito,o se dovremo attendere l'ultimo atto....
    Scenografia,dialoghi,cara Olympe ,sono da te descritti in maniera mirabile (Lenin li avrebbe descritti in modo quasi identico,non pernulla Lui aveva studiato Marx ed Engels)
    Aspettiamo dunque il finale di partita,ma come ben sai e come sanno i giocatori di scacchi..l
    e prime mosse ricalcano sempre le partite storiche gia'scritte nei testi sacri..
    Aspettiamoci una variante ?

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  2. eccellente sintesi. Aggiungo solo che in ogni caso la (colpevole) germania e' fottuta ... per la terza volta.
    E' incredibile come i tedeschi in geopolitica non imparino mai niente nemmeno dai loro errori..

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    1. ma sono forti in matematica ed economia :)

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  3. Dimenticavo...

    La fine di Yalta ,presenta i suoi conti,come a suo tempo li presento'la pace di Versailles...in berba alla fine della della storia,che fece da preludio all'ideologia neoliberista.
    L' unica cosa che possono fare gli spettatori di SanRemo e' ribaltare la scacchiera e' giocare ad un altro gioco .. (meno monopoli)..sara'dura per i nostri eroi..
    La cosa e' talmente semplice ,che come tutte le cose semplici diventa dura da realizzare...poi con tutti questi laureati che si prostituiscono nel rendere difficili le cose semplici..ma perche'li mandiamo ascuola ,nelleuniversita' di servaggio..mah ?

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  4. Cara Olympe condivido in toto l'essenza dell'articolo. La sola cosa che mi lascia perplesso e' quando afferma che il regime di Putin e' assolutamente incapace di contrastare la minaccia della guerra perche' incarna gli strati piu reazionari della societa' russa. Come dovrebbe invece comportarsi per contrastare come anche lei afferma l'imperialismo usa ed europeo in particolare tedesco. Per impedire l'estendersi della guerra cosa dovrebbe fare Putin? Non e' soprattutto un problema della diplomazia europea, dell'incapacita' nostra di affermare un minimo di indipendenza dall'ingerenza Usa e di ridiscutere l'alleanza Nato?
    vince

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    1. effettivamente quando ho scritto questa frase ho avuto delle perplessità. penso che se la russia avesse un sistema politico diverso, effettivamente più democratico, anche il suo approccio diplomatico alle questioni potrebbe essere diverso, avere più peso presso l'opinione pubblica internazionale. ma posso sbagliare. grazie per l'ottima osservazione.

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  5. Grazie per la sintesi degli sviluppi che si susseguono in questa crisi Olympe.
    Venire ad abbeverarsi su questo blog, è sicuramente meglio di tanti media mainstream in circolazione.

    Un saluto da Franco.

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  6. Succede questo con un presidente USA, premio nobel per la pace, che auspica la fornitura di armi in modo da favorire la guerra fratricida, trascurabile effetto secondario dell'imperialismo USA e della stupida collaborazione tedesca.

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