lunedì 9 febbraio 2015

"l’inevitabilità storica" e il tempo storico


Venendo a parlare del prossimo incontro di Vienna, Kennedy dichiarò di nutrire “grande fiducia” nella possibilità di firmare un accordo sulla messa al bando degli esperimenti nucleari a Ginevra e di stabilire una tregua nel Laos. Se vado a Vienna a incontrare Kruscev, disse, è perché ciascuno dei due possa prendere coscienza degli intenti e degli interessi dell’altro ed evitare quindi quei “gravi errori di calcolo” che hanno condotto alle precedenti guerre. Toccava ora ai giornalisti porgli delle domande. Uno di essi chiese che cosa avrebbe pensato se fosse stato al posto di Kruscev. Se avessi vissuto la vita di Kruscev, probabilmente sarei giunto alle sue conclusioni, rispose, e cioè che il comunismo ha il carattere dell’inevitabilità storica (Arthur Schlesinger, I mille giorni di JFK alla Casa Bianca, p. 401).

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L’umanità non sarà effettivamente tale se non quando potrà produrre la propria vita materiale, soddisfare i propri bisogni e crearne di nuovi, secondo un progetto comune e una pianificazione razionale il cui scopo fondamentale sia quello della qualità della vita delle persone e della comunità, e dunque solo in una società dove anzitutto l’uomo non sia più schiavo di un altro uomo (*).

Lungo l’asse della storia noi assistiamo ad un lento ricambio delle élite, ma non per questo la storia è storia delle élite. Andando oltre quanto appare in superficie, prevale una costante storica che consiste nella riproduzione dei medesimi rapporti sociali tra le diverse classi. E ciò fino a quando le contraddizioni tra rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive non giungano a un punto di rottura la cui maturazione trascende temporalmente la singola generazione. Ed è proprio la maturazione di tali circostanze a decidere se una generazione si trova nelle condizioni di rivoluzionare la “produzione della vita” com’è stata fino a quel momento (**).

Per quanto riguarda la formazione economico sociale capitalistica, tali circostanze si palesano sempre più per esempio nel monopolio, nella sempre minore quantità di tempo di lavoro immediato richiesta nella produzione, nella sempre più stridente inconciliabilità tra il lavoro e l’appropriazione del suo prodotto, di modo che il furto del tempo di lavoro altrui, su cui poggia la ricchezza odierna, si presenta come una base miserabile rispetto all’imponente sviluppo delle forze produttive.



(*) Non è vero che la causa della “catastrofe” cui andiamo incontro “è nel nostro stile di vita fondato su una crescita economica illimitata”, come scrive Latuche; è vero paradossalmente proprio l’opposto: le cause della “catastrofe” sono nella unitarietà dello scopo cui è volta la produzione, e cioè la produzione di plusvalore (quello che i borghesi chiamano profitto). 


(**) È illusorio pensare di poter affrontare politicamente il tempo storico sulla base dell’azione di singoli individui. Il tempo storico è faccenda di generazioni, e solo una concezione soggettivistica e idealistica può pensare, anche solo sul piano dell’elaborazione teorica, di poter approntare una teoria politica valida per ogni situazione storica. L’errore opposto è quello di poter pensare all’azione politica senza la continuità teorica quale prodotto di generazioni. Vero che ogni generazione affronta problemi nuovi, ma ogni movimento pratico non può di volta in volta affrontare ex novo dal punto di vista teorico la realtà storica, anche perché, com’è ovvio, i fenomeni storici si dispiegano su un tempo molto più lungo che non quello di una generazione ed è perciò necessario far tesoro dell’esperienza accumulata. E invece noi l’esperienza storica del Novecento l’abbiamo semplicemente messa d’un canto giudicandola inservibile.

5 commenti:

  1. Ancora un post in cui non resta che dire grazie all'autore.

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  2. Per questo mi ostino a definire il ventesimo come il "secolo inutile"(provocatoriamente, s'intende), altro che "secolo breve".
    E probabilmente mi accorgo scrivendo di aver già tediato con questa storia anche qui.

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  3. Il problema di questo Blog,e che Olympe scrive cosi' bene e in modo sintetico tale da rendere inutili eventuali commenti.

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    1. Concordo pienamente.

      Michele.

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  4. Cara Olympe, spesso tendiamo a dimenticare accadimenti storici, che invece servono a spiegare cose attualissime. I cowboy usa sono i diretti discendenti di coloro che, attraverso crimini ed eccidi fondarono l’impero britannico. Impero che era talmente vasto, che come diceva il Cartista Ernest Jones: il sole non tramonta mai, ma il sangue, giammai si asciuga. E non vale nascondersi dietro il concetto di razzismo, giacchè, negli anni tra il 1840 ed il 1850, lascarono morire di fame 1 Milione di Irlandesi(bianchi, cattolici o protestanti), e costrinsero un altro milione ad emigrare negli usa. Insomma buon sangue non mente.
    Altri accadimenti importanti, studiati a tavolino, ed applicati gradualmente, come una tela di ragno, sono la sostituzione della Nato, istituzione di parte, all’ONU(visto che con il diritto di veto di 5 Paesi, non è controllabile). Per ottenere questo scopo i cowboy, hanno fatto in modo che la UE non potesse diventare una vera Confederazione, facendo fallire il Piano Delors, attaccando la Serbia(24 Marzo 1999, D’Alema Presidente del consiglio, Mattarella vice), e cambiando, ad Aprile 1999 lo Statuto da Struttura difensiva in Struttura Offensiva, facendo inserire tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, prima nella UE, e poi nella Nato: dando il Contentino aj vari Capi, Stoltenberg o Rasmussen, di fare esternazioni senza un detenere alcun vero potere.
    Saluti

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