martedì 30 settembre 2014

Figurine


Tra le figurine del mio album personale ne mancano alcune, tra le quali quella di Mario Tronti, che non ho mai incollato. Leggo ora una sua intervista (*) nella quale, tra l’altro, dichiara di sentirsi un “teologo politico”, ma soprattutto uno sconfitto, un ex in tutto che ha provato a distrarsi con il Tai Chi, e di avere una figlia che avrebbe “voluto farsi monaca, poi ha scelto con la stessa profonda coerenza quel mondo che io ho solo sfiorato”, ossia l’Oriente. Questioni strettamente personali, uno scorcio d’ambiente.

Del resto la dissoluzione di una determinata forma di coscienza, specie per un uomo per il quale il comunismo e il marxismo sono stati una dichiarazione di fede, è sufficiente a dissipare un’esistenza e ad uccidere un’intera epoca, ed è perciò che Tronti afferma: “Viviamo un tempo senza epoca”. Parabole così, e anche più tristi, ne abbiamo viste e udite raccontare tante negli ultimi decenni.

lunedì 29 settembre 2014

Il diritto di non avere padroni


I lettori ingenui – che non sono minuta schiera altrimenti non si spiegherebbe l’andamento di molte cose – leggendo questo articolo di Furio Colombo potranno convenire con il giornalista della bontà e pacifica verità di ciò che egli scrive. Racconta nella sua dolente prosa di come la rovina del capitalismo nel suo trionfo corrisponda al venir meno di un capitalismo dal volto umano, laddove dal secondo dopoguerra si era venuto creando “un mondo dell’ottimismo” e invece oggi, con un’inversione di tendenza, il capitalismo cerca, ohibò, con molto successo d’inasprire le più radicali ineguaglianze.

domenica 28 settembre 2014

La sacrosanta causa (dei padroni)


«La giusta causa per licenziare: prima lo si poteva fare a discrezione del "padrone". Dopo fu la giusta causa una difesa da questa discrezionalità priva di motivazione, che avrebbe dovuto essere provata dall'imprenditore di fronte al giudice del lavoro. Il dipendente non perdeva infatti soltanto il salario ma anche la dignità di lavorare.

Povera Elena, con quel nome, vittima più dell'invidia che del pregiudizio


Ieri ho trascorso un piacevole pomeriggio in compagnia dei personaggi ritratti nei dipinti di Vittorio Corcos (1859-1933) in mostra a Padova a palazzo Zabarella. Per chi ama l'arte e il genere, si tratta di un’occasione poiché la mostra è finora l’antologica più completa sul pittore livornese, il quale operò a cavallo tra i due secoli, segnatamente nell’epoca che celebrò i trionfi della borghesia e che va sotto il nome di belle époque. E che per la borghesia quella fosse un'epoca speciale, non c’è dubbio a vedere i ritratti dei quali Corcos era celebrato maestro in tutta Europa.

sabato 27 settembre 2014

Per una nuova toponomastica


Spesso abbiamo uno strano concetto della storia, nutriti come siamo di pregiudizi scolastici e mediatici che ogni generazione dà per scontati o quasi. E del resto così va per binomi come democrazia/dittatura, libertà/schiavitù, ecc.. Per fare un esempio, in una conversazione recente mi è stato difficile fare capire che anche la repubblica di Weimar era un Reich, e che il Reich successivo ha continuato a proclamarsi repubblica. Impossibile far comprendere che con l’unificazione del 1989 si è trattato di raggiungere il reichen, ossia i confini “naturali”, e che dunque la Germania è di nuovo un Reich ad ogni effetto, quindi che tutti i tedeschi si sentono un grande popolo a cui è stato affidato dalla Storia un mandato precipuo.

giovedì 25 settembre 2014

Contro quelli che vogliono moralizzare il profitto


Il proletariato non aveva al suo fianco altro che se stesso.
Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, Ed. Riuniti, p. 59.


Il rischio è sempre quello dell’auto parodia, e può capitare, avvertendo questo tipo di consapevolezza, di sentirsi come quei soldati giapponesi che si nascosero per vent’anni nella giungla temendo che la guerra non fosse finita. E però, a differenza di quei reduci, la lotta alla quale abbiamo preso parte è tutt’altro che conclusa.

Abbiamo rimosso i motivi della nostra sconfitta, pur vera al momento, e il nemico proclama di aver vinto con onore e per sempre, ma questa è menzogna. Laddove le crisi precedenti erano crisi economiche, oggi assistiamo all’implosione dello stesso sistema di gestione dell’economia nel momento stesso del trionfo/crollo della civiltà mercato. E dunque le questioni restano, antiche.

Mai le masse sono state così passive in Europa, mai il solco tra consapevolezza della vita e sopravvivenza è stato più profondo. E tuttavia l'arroganza, l’incompetenza, e l'impotenza delle classi dirigenti, unitamente alla crisi economica e sociale quale prodotto delle contraddizioni capitalistiche e del crollo del capitalismo finanziario, alla fine sveglieranno le coscienze dal sonno in cui sono tenute, e si affrancheranno dal puzzle culturale fatto d’ideologie bislacche, di religioni, di tensioni psichiche di ogni tipo evocate ad arte.

martedì 23 settembre 2014

Il make-up del capitalismo


Mia figlia di otto anni quando ho il rossetto non mi bacia, sa che è fatto con olio di palma, e sa che per crescere le palme si distrugge l’habitat naturale degli orango tango (Valerie Rockefeller Wayne).

*

Uno degli aspetti più critici della crisi del modello di sviluppo capitalistico riguarda lo sfruttamento sconsiderato e insaziabile delle risorse naturali e la devastazione del paesaggio naturale e umano. I così detti movimenti ambientalisti, nella loro critica allo “sviluppismo”, ritengono di individuare la contraddizione principale di tale stato di cose nel rapporto tra uomo e natura, anziché nelle leggi dell’accumulazione capitalistica. Sfugge loro che il rapporto uomo/natura è storicamente determinato dalle condizioni oggettive del suo sviluppo.

In tal modo, i vecchi e nuovi credenti dell’ambientalismo – come i Rockefeller – trascurano il nesso essenziale che lega i rapporti di produzione e di scambio capitalistici – ossia i rapporti oggettivi e indipendenti dalla coscienza che si stabiliscono tra gli uomini nella realizzazione del prodotto sociale e della successiva ripartizione di esso – ai problemi dell’inquinamento, sfruttamento e distruzione delle risorse naturali, e quindi evitano di affrontare il tema vero della questione, ossia l’impossibilità della continuazione del capitalismo. E, del resto, chiedere ai Rockefeller, data la loro posizione di classe, di considerare la questione dal lato politico rivoluzionario è fuori luogo!

Ciò che in questo mondo chiamiamo il male ...


Ormai è noto a tutti che cos’è il premio IgNobel istituito dalla rivista Annals of Improbable Research. Il prestigioso premio fa la parodia a quello istituito a suo tempo dell’inventore della dinamite, ed è assegnato alle ricerche più improbabili e più ridibili.  Quest’anno il premio per l’economia è stato assegnato ai tecno-burloni dell’Unione europea con sede a Bruxelles, anche se verrà consegnato, immaginiamo idealmente, all’Istat, l'Istituto nazionale di statistica italiano, “per aver preso orgogliosamente l’iniziativa di adempiere al mandato dell’Unione Europea di aumentare l'entità ufficiale della propria economia nazionale includendo i proventi da prostituzione, vendita illegale di droghe, contrabbando oltre che di tutte le altre operazioni finanziarie illecite tra partecipanti volontari”.


lunedì 22 settembre 2014

Autoillusione



Dicono i militanti emiliani del Pd a Renzi:

“Il 40 e passa per cento in Europa l’hai avuto per salvare l’Italia, non per fare lo stronzo”.

C’è chi ha votato per una vita per il Pci, poi per il Pds, e ancora per i Ds e per il Pd, infine per salvare l’Italia ha votato in Europa per Renzi. C’è un po’ d’incongruenza in quest’ultima espressione, ma sorvoliamo sui dettagli e apprezziamo la sostanza.

Sull’altra sponda c’è chi ha votato di tutto, prima ancora di amare Berlusconi e poi magari anche Grillo, e per finire vota in Europa per Renzi, naturalmente per il bene dell’Italia. C’è molta (apparente) incongruenza in questa evoluzione, ma sorvoliamo sulla sostanza e apprezziamo le dichiarazioni di buona volontà.

Ognuno a modo suo vuole il bene dell’Italia, vuole salvarla. Una crocetta sulla scheda, poi l’urna, e l’Italia è salva da tutto ciò che vogliamo e desideriamo già la sera stessa in cui la tivù trasmette le proiezioni. È salva di volta in volta da Berlusconi, da Prodi, dal comunismo, dalla reazione, dalla casta, dalla mafia e dalla Merkel.


Con il voto si mantiene viva l’illusione, di essa si servono i padroni del mondo per uccidere ogni verità e cambiare realmente le cose, a modo loro, come del resto possiamo verificare ogni giorno su qualunque tema.


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" ... una visione di classe resa impossibile dalla trasformazione delle classi".

Ancora su Piketty


È possibile che la nota posta alla fine risulti più interessante del post stesso, per quanto la comprensione della nota risulti connessa alla lettura del post. Si cerchi comunque di apprezzare l’impegno e la fatica profusi in un paio d’ore di ricerche nei recessi di memoria e di scaffali.

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Ho minacciato i lettori di questo blog di voler scrivere un secondo post in relazione al libro di Thomas Piketty; sennonché, leggendo un’intervista rilasciata dello stesso economista, nella quale ammette candidamente di non aver letto Marx perché “difficile” e “poco interessante”, il mio buon proposito iniziale è stato posto in seria difficoltà.

domenica 21 settembre 2014

Chi dirige l'orchestra è sempre la borghesia


La facilità di scambio universale, raggiunta coi nuovi mezzi di comunicazione e la nuova legislazione sul commercio, ha dato vigore a quelle economie locali e regionali che un tempo, se pure non erano poste ai margini del commercio mondiale, erano costrette a fare anzitutto riferimento all’ambito economico, politico e amministrativo nazionale a causa delle barriere doganali, di un forte settore pubblico in economia e di altre complessità.

Questa rivoluzione che apre le frontiere al profitto e instaura nuovi rapporti economici internazionali, dà vigore ai movimenti separatisti che vediamo agire specialmente in Europa. Questo ha come effetto il formarsi di una frazione borghese locale con interessi suoi propri e che nel suo movimento espansivo agisce in posizione conflittuale rispetto a uno Stato centrale il cui debito pubblico diventa sempre più divorante e concorrente del profitto. Sfruttando il particolarismo locale e il malcontento di altri ceti sociali, questi movimenti rivendicano l’indipendenza, quantomeno amministrativa, in modo da sottrarsi agli oneri, specialmente tributari, ben più elevati dei benefici che riceve in cambio.

venerdì 19 settembre 2014

Andrà male, prima di andare molto peggio


Gli eredi del Pci, dopo che per decenni avevano fatto un solo fascio di Stalin e Marx (senza mai averlo letto e tantomeno studiato), ed entrate in scena nuove contingenze del processo storico (è necessario usare degli eufemismi per rimanere nel politicamente corretto), sono passati armi e bagagli dal fronte riformista a quello neoliberista, contrapponendo la dottrina più oltranzista dei mercanti alla questione sociale, passando cioè dalla realtà delle fabbriche, dei quartieri e delle scuole, a quella della istituzioni statali e dei salotti televisivi. E tuttavia non è mai stata perdonata agli eredi del Pci la loro origine, la “macchia” comunista, e perciò li accompagna il sospetto, nonostante le innumerevoli prove di adesione convinta ai precetti del globalismo.

Contro l'eresia


Oggi ci rompono il cazzo col referendum scozzese, laddove gli scozzesi dovevano scegliere se rimanere sotto la dittatura della borghesia inglese oppure passare sotto la cappella dell’élite locale. Resta comunque acquisito un fatto, e cioè che le burocrazie statali sono un ostacolo alla libertà dei popoli.

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C’è un forte accanimento contro ogni forma di "eresia", non solo da parte della classe egemone (e questo va da sé), ma anche da parte di tutti quei proletari che sono stati convinti che solo il denaro sia adatto a governare il mondo. La nostra è una società plasmata secondo le aspirazioni dei padroni, secondo il loro modello culturale, facile da assimilare, che è diventato quello dell’uomo comune, laddove i problemi importanti ma complessi e noiosi sono messi da parte nelle coscienze e nell’intimità degli individui per lasciare spazio allo stesso e medesimo massaggio, quello pubblicitario, quello dei nuovi eroi della comunicazione, vuoi travestiti da politici o da specialisti di qualunque altra cosa.

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giovedì 18 settembre 2014

Week-end a ......


Per il bimillenario augusteo le solite “autorità” hanno avuto la bella idea di concentrare eventi e mostre a Roma tra la primavera e l’estate. Per l’autunno, nisba. E allora quale migliore occasione per visitare i siti archeologici un po’ meno celebri e turistici? Ma prima di parlare di siti archeologici, due parole per un museo: per chi non l’ha ancora visitato c’è il Museo di arte orientale di via Merulana (quella del “pasticciaccio” di Gadda, a 10 minuti da Termini), e ciò prima che lo trasferiscano chissà dove ma sicuramente fuori mano. È possibile anche fotografare, ovviamente senza flash, senza che ti rompano le scatole.


Guerre tra poveri




Si sono mai visti dei pullman carichi di laureati bolzanini partire per la Calabria o la Sicilia o per qualunque regione per andare a svolgere delle prove concorsuali? Né, viceversa, si vedranno dei pullman carichi di laureati di altre province o regioni salire fin sulle Alpi per lo stesso motivo, ben sapendo che ai posti in concorso a Bolzano hanno preminenza i residenti (a parte il fatto del bilinguismo come requisito). E tuttavia ciò che vale per Bolzano non vale per Padova, Vicenza e altre province. Ecco allora che per 2 (due) posti d’infermiere le domande piovute da tutta Italia per un posto a Cittadella e uno a Vicenza sono state ben 6.923, provenienti prevalentemente dal centro-sud. Chiaro che a un laureato veneto debbano girare molto forte, anche perché si sa come funziona con i punteggi in certe regioni (la Puglia, per esempio, registra più diplomati cum lode di tutte le regioni del nord insieme). Lo stesso discorso riguarda le graduatorie degli insegnanti precari e via discorrendo. Sarebbe interessante vedere la reazione dei locali se a Vibo Valentia, per citare un nome, arrivassero i pullman dal nord per un posto d'infermiere o di maestro elementare. La Lega ovviamente cavalca il malcontento, trasformando una guerra tra poveri in una guerra di secessione. Meno male – dico seriamente – che in Italia i referendum sul tipo scozzese non si possono fare: al nord sarebbe plebiscito. Del resto, una questione molto seria come il federalismo, posta in mano a dei cretini, non poteva finire meglio di com’è finita.

mercoledì 17 settembre 2014

Di Martedì, ma anche tutti gli altri giorni


Matteo Renzi vuole acquistare una merce preziosa: il tempo. In cambio è disposto ad offrire l’abolizione dell’art. 18 e altri divorzi dalle residue tutele del lavoro. Tanto chi parla di abolizione dell’art. 18 personalmente non rischia nulla. Cosa c’entrano queste misure con la crisi? Nulla. La separazione tra la politica e la vita è riassunta in questi discorsi burocratici di smembramento programmato delle conquiste operaie. Il trattamento delle persone è deciso dalle istanze monetarie internazionali secondo il punto di vista del calcolo di bilancio. Ma non solo. Tutte le riforme strutturali invocate hanno in realtà un unico scopo: la lotta di classe. Quella che i padroni stanno conducendo senza risparmio da decenni.  Quella razza e i suoi galoppini sostengono che vanno conservati i posti di lavoro, non i diritti dei lavoratori. Una logica stringente, come dire che va garantita la libertà, non il diritto di ciascuno di essere libero.

martedì 16 settembre 2014

Un libro di successo, pubblicato in molti paesi, di cui tutti parlano, in cui si liquida Marx con giudizi trancianti e definitivi, ma il cui autore ammette – in un'intervista – di non aver mai letto le opere economiche di Marx


Questa mattina ho ricevuto un singolare commento a proposito del mio post dedicato al libro di Thomas Piketty (ne farà seguito un altro). Eccolo:

Io ho l'impressione che tu sia una persona estremamente religiosa e che in sostituzione del dio cristiano, musulmano,ebraico abbia posto Marx.
Io sto leggendo il libro di Piketty e pubblico per tutti quello che scrive terminando il capitolo sei ( che tu citi e che mi sembra che ti abbia notevolmente irritato ) : " Marx pare voler fare a meno del tutto della contabilità nazionale che si sviluppa intorno a lui: un fatto increscioso, perchè, se ne avesse tenuto conto, avrebbe potuto in una certa misura confermare le proprie intuizioni sull'enorme accumulo di capitale privato peculiare dell'epoca , e soprattutto avrebbe potuto chiarire meglio il proprio modello interpretativo".
Queste non mi sembrano parole ne offensive ne di disprezzo nei confronti di Marx ma una semplice critica da parte di chi attualmente ha a disposizione strumenti e dati che all'epoca non era possibile reperire e soprattutto analizzare, attraverso strumentazione estremamente potente come sono i "computer " attuali. Mi pare che questo sia il vero scopo di Piketty quello di mettere a disposizione dati su cui discutere.
Naturalmente come tutte le persone di questo mondo ( compreso Marx) scrive delle cose estremamente discutibili ma penso che prima di "buttare nel cesso" tanti bei dati ci penserei un po'. Ho l'impressione, leggendo una serie di blog in rete, più che discutere il libro e usarne i dati che contiene, si discuta con i giornalisti che hanno fatto la solita propaganda mediatica senza neanche aver letto una riga del libro, magari traducendo in modo errato blog e commenti della stampa estera.

Tra l’altro, nel mio post, scrivevo:


La causa fondamentale della crisi spiegata da mio nipote alla Merkel


Pare – e non sembra sia scherzo – che ora anche la Cia e altri servizi d’intelligence siano stati incaricati di scoprire quali siano le cause della crisi economica. Eh sì, perché prima davano la colpa alla bolla immobiliare, quindi alla speculazione finanziaria, che ad ogni buon conto c’entrano con gli effetti della crisi, ma ora, con il perdurare di essa, senza una prospettiva sulla sua fine, ci s’interroga, come fa la Merkel, se siano sbagliate le teorie o se ci si sia rivolti alla persone sbagliate. Da parte mia ho già risposto a tale interrogativo: entrambe le cose.

Ma dobbiamo credere veramente che questa gente che sta sui gradini altissimi della scala sociale non sappia qual è la causa fondamentale della crisi capitalistica, almeno vagamente? Certo che lo sanno bene, ma gli conviene parlare d’altro. E dunque, per svelare l’arcano in termini che anche mio nipote che fa le medie possa comprendere, vedo di rendere la faccenda assai semplice e pur tuttavia con il rischio, sempre minaccioso, di volgarizzare un po’ troppo. Rischio che però correrò volentieri a favore della progenie.

Lo sporco gioco


Quello che viene indicato come il Nuovo Ordine Mondiale, non è ancora perfetto. Ci sono ancora alcuni pezzi che non si sono ben incastrati nel puzzle, grandi paesi come la Cina, il Brasile e l'India, ma soprattutto manca un pezzo importante: la Russia. La Cina non è la Lettonia, l'India non è l’Italia e il Brasile non è il Portogallo, e tuttavia pur essendo questi paesi delle potenze con una certa autonomia sotto molti aspetti (specie la Cina), esse sono integrate nel sistema economico mondiale al punto che non possono mostrarsi troppo reticenti a quest’ordine, pena gravi conseguenze. Si distingue la Russia, il paese più recalcitrante, ed infatti il vecchio nemico della guerra fredda è l'obiettivo ideale per l’ultima, ridicola e isterica crociata “democratica”.

lunedì 15 settembre 2014

Violenze sui minori


Nessun giornale, mi pare, ricorda oggi il 15 settembre del 2008: si celebrano le vittorie del capitalismo, non i fallimenti. Henry Kissinger, sempre lui, si spinse a dire, ripetendo parole di altri, che il collasso economico era una grande opportunità. Dopo sei anni sappiamo che quello fu solo l’inizio, e che il peggio deve ancora arrivare. E arriverà. Al momento, per quanto ci riguarda più direttamente registriamo che i bambini italiani in stato d’indigenza sono raddoppiati, passando da 723mila a 1milione e 434mila, il 13,3 per cento. E tutto ciò in soli due anni.

Vieni avanti, ennesimo cialtrone


All’estero ha avuto molta eco il libro di Thomas Piketty dal titolo Il Capitale nel XXI secolo, e c’è da credere che anche in Italia, dove è appena uscito, farà molto discutere senza peraltro essere letto da molti che ne parleranno. Vale la pena acquistare e leggere questo libro di 928 pagine? Dipende da ciò che ci si aspetta e soprattutto se si è disposti a dare retta alle molte fraudolente bugie che racconta, e credere che l’origine della disuguaglianza di reddito sia anche la causa fondamentale delle crisi capitalistiche (e non semplicemente un effetto, per quanto dirompente), e che tale disuguaglianza possa essere ricomposta in qualche modo per via politica, con una tassazione progressiva della ricchezza. Ecco dunque in sintesi la tesi fondamentale di questo ennesimo cialtrone.

sabato 13 settembre 2014

[...]



Cita Ratzinger? A scuola, con l'insegnate di sostegno.

Stupidi ipocriti



Mi spiace che accidentalmente sia stata uccisa un’orsa, ma ciò che mi stupisce (o forse no) è il coro di dementi proteste che si è levato. Poche settimane or sono venivano uccisi donne e bambini poco a sud est dalle coste dalla Sicilia (senza contare quelle che annegano nell'omonimo Canale), e altre centinaia di persone venivano (e verranno) uccise in Ucraina. E per restare in Italia, ogni giorno, mediamente, muoiono sul lavoro tre operai, spesso per mancanza o insufficienza di tutele antinfortunistiche. Senza dire di quelli che restano invalidi o inabili, oppure muoiono a distanza di tempo per malattie contratte sul lavoro. Ma andate a fare in culo, stupidi ipocriti.

Lo sceriffo


A me i discorsi sulla cosiddetta multipolarità non mi persuadono molto, sarà perché tutta questa multipolarità non riesco a vederla. Anche se la sua egemonia è per alcuni aspetti in crisi, in campo vedo sempre e solo un grande attore protagonista, nella parte dello sceriffo buono e democratico; dall’altra i soliti cattivi, e poi tante comparse. C'è chi teorizza – e sono maggioranza – che senza questo sceriffo sarebbe il caos e conflitti ovunque, ma quante delle situazioni di crisi e dei conflitti passati e in corso sono responsabilità diretta dello sceriffo?

A riguardo della multipolarità prendiamo l’esempio della Cina, della più popolosa nazione del pianeta che starebbe, ci dicono, per superare economicamente nientemeno che gli Stati Uniti d’America, e però i cinesi hanno un potere d’acquisto procapite che li colloca al 93° posto, mentre gli americani sono al 6° (pur con tutta la faccenda dei food stamps di cui i liberisti e i rigoristi all’amatriciana non amano parlare troppo).

Lo status di superpotenza economica della Cina si basa chiaramente sulla sua enorme popolazione e sulla notevole potenza industriale e commerciale creata dal massiccio spostamento di capitali in particolare dagli Usa e dall’Europa negli ultimi 30 anni, nel perseguimento della minimizzazione dei costi di produzione e la massimizzazione dei profitti.

venerdì 12 settembre 2014

L'autunno del nostro scontento




L’autunno incalza e in qualche zona del nord è già autunno pieno con le minime non oltre i 12 gradi. Bisogna dunque provvedere per il riscaldamento, anche chi non ha ricevuto i famigerati 80 euro di bonus. È notizia di questi giorni che in tutta Europa sono in calo i prezzi di carburanti, tranne che in un paese. Non serve dire quale. Anzi, lì sono lievemente aumentati tra il 28 agosto e l’8 settembre (dati ministeriali). E qual è il carburante, al netto delle imposte, che costa di più? Quello per andare a fare shopping o le gite fuori porta? Manco per sogno: quello da riscaldamento. Ai petrolieri, costretti a pagare mostruose tangenti, non si può dire di no.

Un verme truccato


Sappiamo veramente poco su ciò che realmente accade d’importante, e ciò che sappiamo corrisponde grossomodo a ciò che si vuole si sappia. Un’idea di realtà e di mondo in qualche modo ce la facciamo, ed è per tale motivo che esistono tante interpretazioni quante sono le teste. Le differenze sono più apparenti che reali, poiché le fonti dalle quali ci abbeveriamo sono pressoché le stesse. Soprattutto è medesima la matrice culturale e perciò ideologica di base, a partire dalla comunicazione televisiva: la fabbrica della coscienza con i suoi relativi funzionari, fabbrica di modelli di consumo, di modelli ideologici, di sistemi di segni finalizzati alla realizzazione-riproduzione del plusvalore relativo, insomma fabbrica per eccellenza del rapporto sociale dominante.

giovedì 11 settembre 2014

La prima forma


Lui ha 38 anni, sposato da qualche anno, hanno un bambino, un cane, una casetta con mutuo solvibile in tempi normali. Sennonché l’operaio specializzato è stato lasciato a casa, e anche sua moglie, ragioniera di uno studio di commercialista, ha avuto il benservito per “calo di lavoro”. Brava gente che faceva almeno e ben volentieri quaranta ore di straordinario il mese, anni addietro.

In realtà lui non è stato licenziato, prima che lo facessero, per orgoglio, si è licenziato. Ora ha capito la cazzata che ha fatto. Ha sempre sostenuto che chi ha voglia di lavorare un posto lo trova. A prescindere. E infatti ha trovato un altro lavoro, commesso in un banco di pesce. Bella sberla per un tecnico come lui, ma per sopravvivere si prendono anche quelle.

Per quanto si faccia il culo, il suo padroncino gli ha detto che non va bene, gli costa troppo tenerlo. Adesso è a casa a tagliare la siepe, come un disoccupato qualsiasi, come uno scansafatiche “da Roma in giù”. E gli capita di piangere, naturalmente di nascosto, è depresso e la moglie molto preoccupata. Uno come lui un altro lavoro qualsiasi lo troverà, si spera, ma intanto il mutuo bussa alla porta e così anche altre spese. La loro è una situazione simile a quella di tante altre famiglie, non peggiore di altre.

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mercoledì 10 settembre 2014

Prof-letari di tutto il mondo, unitevi


Non so che cosa si siano detti i capitalisti e i loro ruffiani al forum di Cernobbio, né cosa sia andato a dir loro Alexis Tsipras di tanto importante, sta di fatto che i disoccupati in Italia hanno raggiunto percentuali record e sono ben 100 milioni in Europa. Effetti collaterali del modo di produzione capitalistico. Una situazione, quella della disoccupazione, così come per altri aspetti, che sarà destinata a non migliorare e anzi a peggiorare e che ci dice anzitutto che una società giunta a tale grado di sviluppo delle forze produttive non può più poggiare su rapporti di produzione come quelli capitalistici. Sicuramente il signor Tsipras non avrà fatto cenno a questo dettaglio poiché egli rappresenta solo una delle frazioni della borghesia che questo sistema vuole migliorare per mezzo delle sempre più mitiche “riforme”. E dunque il problema fondamentale non riguarda il rapporto tra capitale e lavoro, bensì, per esempio, la questione del debito e altre mene del genere.

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martedì 9 settembre 2014

Esiste un confine?


Vita sana sotto la Garisenda: sole, latte e niente stress

Ritorno da un breve viaggio in Italia con le considerazioni di sempre, e cioè che di noi e della nostra epoca per fortuna non resterà nulla se non cumuli di rifiuti di ogni genere sui quali finalmente in futuro non vi saranno obblighi di tutela ma solo problemi di demolizione, stoccaggio e smaltimento. E per certi versi è un male che non resti memoria dei nomi di ministri, sindaci e assessori, archistar e oscuri geometri, con una menzione particolare per chi ha tagliato alberi secolari senza essere a sua volta decollato.

Per altri versi, se dovessimo dar ascolto a quella razza di grassatori e truffatori che risponde al nome di operatori turistici, il patrimonio storico-artistico e, per ciò che resta, paesaggistico dovrebbe avere come unico scopo e destinazione quello di garantire e incrementare le loro lucrose attività. Potessero, non si farebbero scrupolo di piazzare i loro tavolini e le fetide cucine pakistane nelle sale del Pitti e fare dei Musei vaticani un ostello a otto stelle.

Del resto, non sono migliori quei viticoltori al solfito che per far transitare il trattore tra i filari spianano (“addolciscono”) una mezza collina. E che dire di quelli che chiedono la chiusura delle grandi navi al transito in Canal Grande, ma poi sono favorevoli a farle arrivare al solito scalo scavando un nuovo e profondo canale? Idioti. Non è forse lo scavo del famigerato “canale dei petroli” la causa dell’aumento vertiginoso del fenomeno dell’acqua alta negli ultimi sessant’anni? Ma certo che no, altrimenti il Mose che lo si fa a fare?!


È ormai impossibile distinguere il confine tra malafede e semplice stupidità, posto che esista.

giovedì 4 settembre 2014

Criminali e complici


PS : Renzi che dice a Putin "basta parole" supera le gags del predecessore.

Leggendo quanto vado scrivendo in questo blog, posto all’estrema periferia della galassia internet, è possibile ci si possa farse l’idea di un mio pregiudizio antiamericano. Non che la cosa, se vera, possa togliere il sonno a chicchessia, e tuttavia posso assicurare che non è così in alcun modo. Quello che penso degli Usa, della loro politica estera, del loro modo di agire, è ciò che ogni persona di buon senso dovrebbe pensare alla luce dei fatti se solo i media non ci bombardassero quotidianamente di autentiche falsità. Nessun pregiudizio, ma solo una presa d’atto e pur considerando quanto di positivo gli Usa e l’Europa rappresentino nella difesa dei cosiddetti valori non negoziabili, anche se più dichiarati che praticati.


Partiamo da un’evidenza palmare, cioè dal fatto che negli ultimi trent’anni, ossia dall’epoca di Gorbaciov e poi dalla fine della cosiddetta Guerra Fredda, la sola delle tre grandi potenze nucleari che abbia fomentato dei conflitti armati, numerosissimi, in ogni angolo del mondo, è stata la potenza americana. I motivi e i pretesti per questi conflitti sono stati di volta in volta i più vari e i più astratti. Non c’è un solo paese al mondo, al di fuori degli Usa, che dichiari ricadere nei propri interessi nazionali tutto ciò che accade in qualunque luogo del pianeta, e questo ogni qualvolta un paese ritenga di non doversi piegare agli interessi e ai progetti di Washington.

mercoledì 3 settembre 2014

Perché vinsero i Russi


Avvertenza: quello che segue è un post abbastanza lungo, a suo modo tecnico, e perciò poco adatto a lettori sbrigativi che prediligono, data la natura dei più giovani della nostra epoca, il cinguettio piuttosto che la composizione, la stoccata rapida invece della battaglia, lo stratagemma alla strategia. È un post scritto in una giornata fredda e piovosa, quasi disperata, e dunque come conseguenza di essa. Nondimeno può insegnare qualcosa d’importante, e non solo agli sbarbatelli.

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«Il potere tende a corrompere;
il potere assoluto corrompe assolutamente»
(John Emerich Dolberg Acton).

È curioso come nascano i grandi miti e si consolidino fino a diventare indiscusse nozioni collettive di storia. È certamente il caso di Napoleone, la cui grandezza e genialità, non solo nell’arte militare, è incontestabile tanto che non conviene modificare l’idea comune, poiché non c’è nulla di tanto sconosciuto quanto ciò che è pienamente noto. Perciò riesce spiacevole contraddire le opinioni comuni e il rischio concreto è di apparire quantomeno saccenti (accusa eventuale della quale m’importa un fico secco), specie tra coloro che d’abitudine intendono l’arte e l’opera di guerra di Napoleone come creazione puramente personale e finanche infallibile.

martedì 2 settembre 2014

I confini della realtà


La realtà? Quando hai il controllo dell’economia e dei media, e dunque dei fatti che contano e dell’opinione su quei fatti, l’invenzione della realtà non è un problema. Quando hai uno schermo che dice alla gente cosa pensare, in cui credere e come votare, quando hai smantellato ogni tipo di organizzazione politica autonoma, puoi inventarti qualunque cosa, soprattutto chi rappresenta il bene, la democrazia e la libertà nel presente e nel futuro. E se sei tu che rappresenti tutto ciò, per converso, i tuoi avversari incarnano e rappresentano il male, il totalitarismo e l’oppressione.

Non è forse questa la rappresentazione dominante, il modello al quale si è sempre attinto, ossia quello dei pionieri bianchi contro i feroci pellerossa, del buon nordista contro lo schiavista del sud, della grande democrazia contro l’immondo Satana di turno? E per lottare contro il grande male è quantomeno lecito e anzi doveroso essere armati fino ai denti. Uccidere il cattivo che minaccia il nostro quieto e operoso vivere. Chi può impedirlo, l’Onu?

lunedì 1 settembre 2014

Stracciatella, nun famme ride


C’è grande disordine sotto il cielo e tuttavia la situazione è tutt’altro che eccellente. Non solo perché abbiamo dovuto dire addio alla douceur de vivre alla quale in molti si erano illusi, ma poiché anche il senso comune percepisce i pericoli derivanti dalla cessione della sovranità nazionale ed economica ad organismi controllati da una élite sovranazionale che agisce per conto proprio, secondo interessi e scopi che non ci riguardano e ci sono ignoti essendo quelli delle grandi potenze e delle loro grandi corporation.

E ciò è il contrario di quanto pensa e scrive Scalfari, il quale deve pure ammettere che il “mondo è sconvolto, non riesce a trovare un asse intorno al quale si possa organizzare una convivenza accettabile”, tuttavia chiedendo paradossalmente di cedere ancor più sovranità nazionale ed economica agli organismi di cui sopra. Lo vada a dire alla Markel se è disposta a cedere un briciolo di quella tedesca!

La realtà sta nei suoi particolari, se vogliamo chiamarli così, ossia nel fatto che se la multipolarità diventa a questo punto ragione di conflitto e di guerra, è proprio in ragione del fatto che il tramonto dell’imperialismo americano si fa sempre più sanguigno. Perché dimenticare i motivi che hanno condotto all’attuale situazione in Ucraina, ossia la volontà degli Usa e dell’Europa di impedire che questo paese decidesse secondo i propri interessi, rifiutando di aderire all’Europa tedesca e alla Nato per far parte invece della progettata Unione euroasiatica? (*).

Che cos’è che sconcerta questa gente?


Scrive Fabrizio Galimberti sul Sole 24ore:

Non c'è pace per l'economia mondiale e diventa difficile discernere, nella nebbia del ciclo, il ruolo dei fattori strutturali, congiunturali e politico-militari.

No, non è difficile discernere, se il discernimento non è viziato da pregiudizi ideologici, ossia di classe. Le difficoltà, ovvero le contraddizioni essenziali, sulle quali poggia l’economia mondiale sono le medesime di sempre, vecchie come il capitalismo stesso. Ed è da tali contraddizioni economiche essenziali che è poi possibile discernere, in ultima analisi, i motivi più profondi dei conflitti geopolitici.